Dalla fede infantile alla piena maturità: crescere nella sapienza di Dio (1 Corinzi 2:6-8)

Domenica 7 settembre 2025

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La maturità: che cos’è?

Che cosa vi viene in mente quando sentite parlare di “maturità”? Per noi italiani, il primo pensiero corre spesso al temibile (almeno ai miei tempi) esame di maturità: la prova finale dopo le scuole superiori, che permette di accedere all’università. Confesso che talvolta me lo sogno ancora di notte! È indubbiamente un momento carico di ansia e di aspettative, e segna simbolicamente il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta.

La maturità, però, non si limita a un esame scolastico. In senso più ampio, è la qualità che dovrebbe caratterizzare ogni persona adulta. Una persona matura è colui o colei che ha acquisito senso di responsabilità, che sa distinguere il bene dal male, che non vive più solo d’istinto o di emozione, ma con equilibrio, saggezza e discernimento. Almeno in teoria, crescere significa diventare persone capaci di pensare e di scegliere in modo consapevole e responsabile.

Questo concetto di maturità si applica anche alla vita cristiana, in maniera del tutto peculiare. La Scrittura ci parla infatti di una crescita morale e spirituale che accompagna l’esperienza del discepolo del Signore Gesù Cristo lungo il cammino della fede. Spesso, purtroppo, questo aspetto viene trascurato, o dato per scontato. Certamente si tratta di “un processo naturale” dell’opera della grazia di Dio in noi; tuttavia, implica anche un impegno concreto e costante, sia da parte nostra che da parte di chi ci accompagna pastoralmente.

All’inizio della fede siamo come bambini alle “prime armi”: abbiamo bisogno di essere guidati, istruiti e sostenuti nei primi passi. Ma con il tempo, Dio si aspetta che cresciamo, che acquistiamo maggiore conoscenza della sua Parola, più profondità di esperienza, e che tendiamo “alla piena immagine di Cristo” (Efesini 4:13). L’apostolo Paolo e l’autore della Lettera agli Ebrei usano immagini concrete per descrivere questa crescita: parlano di “latte” e di “cibo solido”. Il latte è necessario ai neonati, ma non può nutrire un adulto; allo stesso modo, la fede non può rimanere per sempre in una fase infantile. Il cristiano è chiamato a passare gradualmente al cibo solido: a una comprensione più ricca, più profonda e più robusta della verità di Dio, capace di sostenere la vita quotidiana e di affrontare le sfide della fede.

Ecco dunque la domanda che ci guiderà oggi in questa riflessione: stiamo crescendo verso la maturità spirituale, o siamo rimasti fermi a una fede infantile e superficiale?

Il testo biblico

La maturità   come sviluppo e stadio della crescita del discepolo di Cristo è menzionata dall’apostolo Paolo nella sua prima lettera ai cristiani di Corinto. Lo fa impartendo ulteriori insegnamenti e riservandoli a “quelli che sono maturi” per riceverli! Sì, nell’insegnamento cristiano ci sono cose che riguardano “i principianti” e cose che riguardano “quelli che sono maturi” e che i primi non comprenderebbero o non sarebbero loro abbastanza “digeribili”! Egli afferma:

“Nondimeno, fra quelli che sono maturi, noi esponiamo una sapienza, però una sapienza non di questo secolo né dei dominatori di questo secolo che stanno per essere annientati, ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria e che nessuno dei prìncipi di questo mondo ha conosciuta perché, se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ma, com’è scritto: “Le cose che occhio non ha visto, e che orecchio non ha udito e che non sono salite in cuor d’uomo, sono quelle che Dio ha preparato per coloro che l’amano”. A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo spirito investiga ogni cosa, anche le cose profonde di Dio.” (1 Corinzi 2:6-8).

Il contesto di queste parole è un brano molto denso della Prima Lettera ai Corinzi. Per comprenderlo bene dobbiamo fare un passo indietro e ricordare la situazione della comunità di Corinto. Era una chiesa giovane, vivace, ma attraversata da profonde tensioni. Corinto era una grande città portuale, un crocevia di commerci e di culture, un luogo cosmopolita ma anche corrotto, dove convivevano lusso sfrenato e miseria, raffinatezza culturale e immoralità. In quel contesto, la comunità cristiana rischiava di lasciarsi influenzare dalle logiche dominanti: l’amore per la retorica brillante, la ricerca dello status sociale, la smania di apparire “sapienti” secondo i criteri del mondo. Non a caso, all’inizio della lettera, Paolo denuncia le divisioni interne: alcuni dicevano “Io sono di Paolo”, altri “Io di Apollo”, altri ancora “Io di Cefa”. In altre parole, ci si vantava dei propri maestri come in una gara di prestigio.

Paolo allora interviene con forza: la fede cristiana non si fonda sulla sapienza umana, ma sulla croce di Cristo, che per il mondo è follia, ma per noi che siamo salvati è potenza e sapienza di Dio. In questo brano, egli sviluppa il contrasto: esiste una “sapienza di questo mondo”, che ha successo per un tempo ma è destinata a cadere; ed esiste la “sapienza di Dio”, nascosta agli occhi degli orgogliosi, ma rivelata per mezzo dello Spirito Santo a coloro che sono maturi o stanno maturando nella fede.

Qui Paolo, infatti,  non disprezza l’intelligenza, né invita a rimanere nell’ignoranza. Egli stesso era un uomo colto e capace di dialogare con filosofi e pensatori del suo tempo. Ma mette in guardia dal confondere la sapienza mondana, legata al potere, al prestigio e all’apparenza, con la sapienza spirituale, che viene da Dio e che sola conduce alla vita eterna. È per questo che Paolo parla di maturità. I “maturi” non sono semplicemente i più istruiti o i più brillanti, ma coloro che hanno imparato a discernere la voce di Dio in mezzo al frastuono delle tante voci del mondo. La vera maturità cristiana non consiste né si acquisisce nel sapere tante cose, ma nell’essere radicati in Cristo, guidati dallo Spirito, aperti a ricevere e a vivere la sapienza che viene dall’alto.

Ed ecco allora la domanda che ci interpella: su cosa stiamo costruendo la nostra vita di fede? Sul fragile prestigio della sapienza mondana, destinata a passare, o sulla roccia stabile della sapienza di Dio, rivelata in Cristo? Acquisire una tale sapienza fa parte del processo di maturazione del cristiano.

La sapienza di questo mondo è effimera (v. 6)

Paolo riconosce che nel mondo esistono forme di sapienza, ma le definisce subito “sapienza di questo mondo” e “dei dominatori di questo mondo”. È una sapienza che si misura in termini di potere, prestigio, successo, eloquenza. A Corinto, città famosa per i suoi oratori, questo significava saper parlare con eleganza e impressionare con discorsi raffinati. Ma anche oggi, nelle nostre società, la sapienza del mondo si esprime nell’arte di apparire, di imporsi, di primeggiare sugli altri. È una sapienza che può anche affascinare, ma ha in sé un limite insuperabile: è legata al tempo e alla caducità delle strutture umane.

Paolo non solo relativizza questa sapienza, ma afferma che i dominatori che la rappresentano “stanno per essere ridotti al nulla”. Con queste parole smaschera l’illusione della gloria terrena: i grandi di questo mondo, con tutta la loro intelligenza e potenza, sono destinati a sparire. La storia ne offre innumerevoli esempi: imperi caduti, regimi dissolti, pensieri filosofici che sembravano eterni e oggi sono dimenticati. Ciò che sembrava stabile e indistruttibile si rivela effimero. Questa è la fragilità della sapienza mondana: brilla per un istante, ma non ha la forza di durare.

Il credente maturo non si lascia ingannare da questa apparenza. Egli sa che la vera sapienza non si misura con i parametri del mondo, ma con la capacità di conoscere e seguire Cristo. Il cristiano maturo non disprezza la cultura o l’intelligenza, ma le colloca al loro posto, riconoscendo che non possono dare la vita eterna. È per questo che Paolo afferma: “fra quelli che sono maturi, parliamo di sapienza”. Solo chi cresce spiritualmente, solo chi è guidato dallo Spirito di Dio, comprende la differenza tra ciò che è passeggero e ciò che è eterno. Acquisire una tale sapienza fa parte del processo di maturazione del cristiano: è un cammino che porta a non farsi abbagliare dalle luci artificiali del mondo, ma a orientarsi verso la luce autentica di Dio.

La sapienza di Dio è eterna e nascosta (v. 7)

Dopo aver messo in chiaro la fragilità della sapienza mondana, Paolo annuncia una sapienza diversa: “parliamo della sapienza di Dio, misteriosa e nascosta, che Dio aveva preordinata prima dei secoli per la nostra gloria”. Qui l’apostolo non pensa a un enigma irrisolvibile, ma a un piano divino che l’uomo non può scoprire da sé. È una sapienza che non nasce dall’intelletto umano, ma dall’iniziativa di Dio. Per questo è chiamata “misteriosa”: non perché incomprensibile, ma perché rivelata solo a chi Dio apre gli occhi. Questa sapienza si manifesta pienamente nel vangelo di Cristo crocifisso, evento che per il mondo appare follia, ma che per chi crede è la potenza e la sapienza di Dio (1 Corinzi 1:24). Il credente maturo impara a riconoscere che la vera conoscenza non consiste nell’inventare, ma nel ricevere con umiltà ciò che Dio rivela in Cristo.

Questa sapienza non è soggetta all’usura del tempo, né dipende dalle mode o dalle opinioni. Paolo la descrive come qualcosa che Dio ha stabilito “prima dei secoli”: dunque eterna, immutabile, radicata nell’essere stesso di Dio. Mentre la sapienza umana cambia con le epoche, la sapienza divina rimane ferma. È la roccia sulla quale poggia la nostra fede, ed essa ci è stata resa accessibile proprio mediante la croce e la risurrezione di Cristo, nelle quali il piano eterno di Dio si è compiuto. Il cristiano maturo trova in questa stabilità la sua sicurezza: non in teorie passeggere, non in ideologie che oggi sembrano forti e domani cadono, ma nella sapienza che Dio ha voluto rivelare nel suo Figlio, il quale è “la stessa ieri, oggi e in eterno” (Ebrei 13:8).

Infine, Paolo aggiunge un dettaglio sorprendente: questa sapienza eterna era stata preordinata “per la nostra gloria”. Non si tratta di una gloria mondana, ma della partecipazione alla gloria di Cristo risorto, della comunione eterna con Dio. La sapienza di Dio non è fredda teoria, ma progetto di salvezza che ci innalza verso la pienezza della vita. Ecco perché crescere nella fede significa penetrare sempre più questo disegno, essere guidati da esso. Il cristiano maturo scopre progressivamente che tutto ciò che Dio ha stabilito converge verso la nostra trasformazione in Cristo: questa consapevolezza gli dà profondità, stabilità e speranza. Acquisire questa sapienza significa imparare a vedere la vita e la storia non dal punto di vista dell’uomo, ma dal punto di vista eterno di Dio, rivelato in Gesù Cristo.

La sapienza di Dio è inaccessibile all’uomo naturale, ma rivelata dallo Spirito (vv. 8-10)

Paolo così prosegue il ragionamento ricordando che “nessuno dei dominatori di questo mondo ha conosciuto” la sapienza di Dio, poiché “se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria”. Questo mostra la radicale cecità della mente umana quando è lasciata a sé stessa: persino le autorità religiose e politiche più potenti non hanno saputo riconoscere in Gesù il Messia promesso. Agli occhi della sapienza naturale, la croce non poteva che apparire come sconfitta e vergogna. Ma proprio lì si nascondeva il trionfo di Dio. Questo ci mette in guardia: la mente umana, senza la luce dello Spirito, rimane incapace di cogliere il vero senso delle cose divine. La maturità cristiana comincia dal riconoscere i limiti della propria ragione e dal piegarsi all’autorità della rivelazione divina.

Per sottolineare l’inaccessibilità della sapienza divina, Paolo cita Isaia: “Quelle cose che occhio non ha visto, che orecchio non ha udito e che mai entrarono in cuore d’uomo, sono quelle che Dio ha preparato per coloro che lo amano” (v. 9). La mente naturale non solo non comprende, ma non può neppure immaginare le ricchezze del piano di Dio. La salvezza in Cristo, il perdono dei peccati, la vita eterna, la comunione con Dio: tutto questo era ed è impensabile per l’essere umano senza la rivelazione. Qui si evidenzia ancora una volta la differenza tra la sapienza mondana, che esplora e deduce, e la sapienza divina, che si riceve come dono. Il cristiano maturo impara a stupirsi davanti a questa grazia: non è frutto di calcolo umano, ma dono di un Dio che prepara cose gloriose per i suoi figli.

Se questa sapienza è inaccessibile all’uomo naturale, come può essere conosciuta? Paolo risponde: “A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio” (v. 10). È lo Spirito Santo a rendere comprensibile la croce, a farci vedere in Cristo il Signore della gloria, a penetrare i nostri cuori con la luce del vangelo. Senza lo Spirito, la fede non può nascere; con lo Spirito, il credente entra progressivamente nelle profondità stesse del pensiero di Dio. La maturità cristiana è proprio questo: imparare ad essere guidati e formati dallo Spirito, crescere nella conoscenza di Cristo e nelle sue implicazioni per la nostra vita. La vera sapienza non è accumulare nozioni, ma vivere in comunione con lo Spirito che rivela le cose eterne di Dio.

La sapienza di Dio rivelata in Cristo crocifisso (v. 8)

Paolo sottolinea, infine, che i “principi di questo mondo” non hanno compreso la sapienza di Dio e, proprio per questo, hanno crocifisso “il Signore della gloria”. È il grande paradosso del Vangelo: ciò che agli occhi degli uomini appare debole, scandaloso e fallimentare, agli occhi di Dio è potenza e sapienza. La croce non è un incidente della storia, ma la rivelazione suprema della sapienza divina. Il cristiano maturo riconosce che la logica del mondo e la logica di Dio sono spesso opposte: ciò che sembra fallimento e debolezza può nascondere la salvezza e la gloria eterna.

Questa sapienza non è astratta o teorica: si manifesta concretamente nella persona e nell’opera di Gesù Cristo. La sua vita, la sua sofferenza e la sua morte sulla croce rivelano il progetto eterno di Dio per la redenzione dell’umanità. Ciò che il mondo giudica stolto, Dio lo usa per compiere la sua opera di salvezza. La maturità cristiana consiste proprio nel saper riconoscere questa sapienza nascosta nelle azioni di Dio, nel non lasciarsi ingannare dalle apparenze, nel fidarsi della volontà e del piano divino anche quando contraddicono la logica umana.

Acquisire questa sapienza fa parte integrante del processo di maturazione del cristiano. Il credente cresce nella capacità di vedere con gli occhi della fede, di giudicare con discernimento spirituale e di vivere secondo la verità rivelata in Cristo. La croce diventa allora la guida principale della vita del discepolo: ogni scelta, ogni valore, ogni azione viene misurata alla luce della sapienza divina e della realtà eterna. Così la maturità non è solo intellettuale o morale, ma profondamente spirituale: chi la raggiunge impara a costruire la propria vita su Cristo, la roccia della sapienza di Dio, e a orientarsi in un mondo spesso cieco e superficiale.

Conclusione

Avevamo cominciato oggi la nostra riflessione chiedendoci che cosa significhi davvero maturità. In Italia, spesso il pensiero corre subito all’esame di maturità, quella prova finale che segna il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta. Ma la maturità cristiana va molto oltre: consiste nel diventare persone capaci di discernere, di scegliere con saggezza e responsabilità, e di vivere con profondità, equilibrio e fedeltà a Dio. Nella vita di fede come discepoli di Cristo, crescere significa passare dai primi passi, nutriti del “latte” della Parola, a una comprensione più matura e solida, capace di sostenere le sfide quotidiane. Abbiamo visto che la sapienza del mondo è fragile e destinata a svanire, mentre la sapienza di Dio è eterna, nascosta, e pienamente rivelata in Cristo crocifisso e risorto. Senza lo Spirito, questa sapienza resta inaccessibile; ma chi è guidato dallo Spirito scopre la profondità del piano divino, il senso della croce e la gloria eterna a cui siamo destinati.

Così la maturità cristiana non è un privilegio riservato a pochi, né un accumulo di conoscenze astratte, ma un cammino di formazione quotidiana: imparare a distinguere ciò che è effimero da ciò che è eterno, lasciarsi illuminare dallo Spirito e vivere secondo la sapienza di Dio. Che noi si possa allora essere formati da Lui, aprire il cuore e la mente alla verità del Vangelo, e tendere ogni giorno, con umiltà e costanza, alla piena immagine di Cristo, edificando una vita stabile e radicata nella Sua grazia. Tutto questo non è opzionale ma fa parte dell’essere e del divenire cristiano.

Preghiera finale

Signore Iddio, ti ringraziamo perché ci hai chiamati a Te e perché hai promesso di guidarci con il Tuo Spirito. Aiutaci a crescere nella Tua sapienza, a non accontentarci di una fede superficiale, ma a cercare ogni giorno la pienezza della Tua verità. Apri i nostri occhi, illumina la nostra mente e rafforza il nostro cuore, affinché possiamo discernere ciò che è eterno da ciò che è passeggero, e vivere secondo la Tua volontà. Non permettere che la fragilità del mondo ci inganni o ci allontani da Te. Fa’ che la Tua Parola sia nutrimento solido per la nostra vita, e che lo Spirito Santo ci accompagni passo dopo passo in questo cammino di maturazione. Signore, formaci secondo la Tua immagine, rendici forti nella fede e coerenti nella vita quotidiana, per la Tua gloria e la nostra gioia eterna. Amen.

Paolo Castellina, 28 agosto 2025

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