Domenica 11 gennaio 2026 – Prima domenica dopo l’Epifania
[Servizio di culto completo con predicazione, 1h 22″]
[Solo predicazione, 32’38”]
Al passo segnato dai tamburi con le bandiere al vento
Immaginate una scena: un corteo celebrativo di militari in alta uniforme con i loro fucili e le loro bandiere, preceduto da tamburi che segnano il passo della loro marcia. È uno sfoggio di forza e di fierezza. Quella processione è fatta non solo per celebrare ma indubbiamente anche per impressionare la folla ammirata che assiste al loro passaggio. Si tratta di un’ordinata e colorata processione che procede solennemente verso la loro destinazione. Chi sono? Dove stanno andando? Celebrano le loro vittorie e si muovono verso quelli che pensano saranno nuovi trionfi.
Immaginate ora che questo corteo incontri un altro corteo molto diverso che va in direzione opposta. Non è sgargiante come il primo. È fatto di gente comune e mansueta che umilmente seguono il Cristo, che porta la Sua croce. Quelli del primo “trionfante” corteo cominciano così a deridere e sbeffeggiare il secondo che, a loro dire, è fatto di “perdenti”, ma che procede con passo lento ma altrettanto determinato.
La scena che vi ho illustrato mi rammenta quella a cui avevo assistito molti anni fa nello spettacolo di Dario Fo e Franca Rame dal titolo “Mistero buffo”, del 1969. Una sua scena chiave, la “giullarata” intitolata “Bonifacio VIII”, è uno dei monologhi più celebri e satirici dell’opera. Ispirata a testi medievali è un’aspra critica contro il potere politico ed ecclesiastico. In questa parte, Dario Fo interpreta Papa Bonifacio VIII, un pontefice storicamente noto per la sua ambizione e corruzione (aveva regnato dal 1294 al 1303). La scena inizia con il Papa che si prepara per una cerimonia solenne, indossando con fatica i suoi sfarzosi paramenti: mitra, guanti, anello, bastone pastorale e un pesante mantello. Si lamenta del peso e dell’ingombro, ma al tempo stesso si vanta del suo potere in modo grottesco e ironico. Il culmine arriva con l’incontro, appunto, tra due cortei contrapposti. Il primo è il corteo dei nobili e dei prelati: una processione pomposa e opulenta, con Bonifacio trasportato su una portantina o carrozza ornata. Lo accompagnano cardinali, vescovi e nobili in abiti sontuosi, con mantelli ricamati, mitre luccicanti e bastoni dorati. Rappresentano l’élite ecclesiastica e aristocratica, simbolo di ricchezza, potere e ipocrisia. Avanzano con aria altezzosa, ignorando la folla e ostentando la loro “sacralità”. Il corteo dei “poveri cristi” e straccioni, invece, arriva dall’altra parte: un gruppo di miseri, emarginati e oppressi – poveri, mendicanti e “straccioni” – che marciano con croci di legno grezzo, stracci logori, catene al collo e inni cantati in dialetto, non in latino… Sono sporchi, affamati e imploranti, rappresentando la plebe sfruttata. Si fermano implorando elemosina e pietà, ma vengono trattati con disprezzo. L’incontro è caotico e comico: i poveri si avvicinano al Papa, che finge clemenza ma è disgustato dal loro odore e dalla loro miseria. In un momento culminante, Bonifacio incontra poi un “frate puzzolente” (simbolo di Cristo stesso in incognito), che abbraccia con riluttanza, sporcandosi i vestiti. Poi, in un rovesciamento pure grottesco, il papa si offre di aiutare “Gesù” a portare la croce, scacciando il Cireneo con insulti volgari, per dimostrare la sua “forza” e “umiltà” – ma è solo una parodia. I prelati e nobili gridano ai poveri: “Muovetevi, poveracci, non ostruite il cammino del Santo Padre! Andate a mendicare altrove!”. I poveri rispondono con umiltà ironica: “O Santo Padre, abbiate pietà di noi miseri! Dateci un po’ della vostra grazia, o almeno un tozzo di pane, mentre voi vi saziate di ori e vini!”. Bonifacio, dall’alto, risponde: “Poveretti, venite avanti… ma non toccate i miei abiti! Gesù vi ama, ma io sono solo un umile servo… ah, che odore!” Poi, vantandosi: “Io ti aiuto… Bonifacio, sono! Principe, sono!”. Dario Fo, in questa rappresentazione, da solo sul palco, mima tutti i personaggi con gesti grotteschi, cambi di voce e mimica fisica, creando un effetto comico e caotico. Questa scena è una satira tagliente contro l’ipocrisia della Chiesa istituzionale e del potere feudale medievale, che Dario Fo usa per criticare anche la società contemporanea. Bonifacio VIII incarna il papa corrotto, che sfrutta la religione per legittimare il suo dominio e la sua ricchezza, mentre opprime i deboli. L’incontro tra i due cortei simboleggia il contrasto tra l’opulenza dei potenti (che si mascherano di sacralità per giustificare abusi, torture e tasse oppressive) e la miseria del popolo, ridotto a “cornuti e mazziati” (cioè sfruttati e beffati). Dario Fo rovescia così i ruoli evangelici: il papa, che dovrebbe essere umile come Cristo, si rivela un tiranno arrogante, mentre i poveri rappresentano la vera umanità e spiritualità. Il grottesco e il volgare servono a provocare risate, ma anche a far riflettere sul divario sociale, sulla falsità del potere politico e clericale e sulla necessità di una ribellione popolare.
Il testo biblico
Perché vi ho raccontato tutto questo? Dal significato di un testo biblico nella seconda lettera dell’apostolo Paolo a Timoteo dove, ad un certo punto, al capitolo 3, dice: “D’altronde, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati, mentre i malvagi e gli impostori andranno di male in peggio, seducendo ed essendo sedotti” (2 Timoteo 3:12-13).
Ascoltiamo tutto questo testo nel suo contesto immediato, ma ci concentreremo soprattutto sui versetti 12 e 13 ai quali ho appena accennato.
“Ora sappi questo, che negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili, perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosi, senza affetto naturale, inaffidabili, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, avventati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l’apparenza della pietà, ma avendone rinnegata la potenza. Anche da costoro allontanati! Poiché nel numero di costoro ci sono quelli che si insinuano nelle case e circuiscono donnette cariche di peccati, agitate da varie passioni, le quali cercano sempre di imparare senza mai riuscire a giungere alla piena conoscenza della verità. E come Iannè e Iambrè contrastarono Mosè, così anche costoro contrastano la verità: uomini corrotti di mente, riprovati quanto alla fede. Ma non andranno più oltre, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti, come fu quella di quegli uomini. Quanto a te, tu hai seguito da vicino il mio insegnamento, la mia condotta, i miei propositi, la mia fede, la mia pazienza, il mio amore, la mia costanza, le mie persecuzioni, le mie sofferenze e quello che mi avvenne ad Antiochia, a Iconio e a Listra. Sai quali persecuzioni ho sopportato e il Signore mi ha liberato da tutte. D’altronde, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati, mentre i malvagi e gli impostori andranno di male in peggio, seducendo ed essendo sedotti. Ma tu persevera nelle cose che hai imparate e di cui hai acquistato la certezza, sapendo da chi le hai imparate e che fin da fanciullo hai avuto conoscenza degli Scritti sacri, i quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Timoteo 3:1-17).
Malvagi ed impostori
L’Apostolo qui parla di “malvagi ed impostori” che andranno sempre peggio. Il verbo che egli usa, e che è tradotto in italiano con “andranno”, è il verbo greco προκόπτω (prokopto) che significa procedere nel tempo, andare avanti martellando come un fabbro che forgia metalli sull’incudine, o camminare come al suono ritmico dei tamburi e degli scarponi, avanzare. Si tratta di persone che “progrediscono”, vanno avanti, fanno progressi, non verso il meglio, ma verso il peggio. Da qui pure l’idea di “progresso” che pure ci pone oggi la domanda: dove ci sta portando “il progresso”? Quali ne sono le caratteristiche morali? Dove ci sta portando? Verso un “futuro luminoso” o verso uno scenario distopico, “da incubo”? Già, quale tipo di progresso si tratta?
Ma chi sono quelli di cui l’Apostolo dice che “stanno progredendo”? Egli li definisce “uomini malvagi ed impostori”. “Uomini malvagi” traduce il greco “πονηροὶ” (poneroi) deriva da πονηρός (poneròs, male), vale a dire, caratterizzati da ciò che è moralmente cattivo. La Bibbia definisce esattamente ciò che, agli occhi di Dio, è bene e male, ciò che risponde, cioè, alla legge morale che Egli ha stabilito per la condotta delle creature umane. La Parola di Dio descrive la situazione attuale delle creature umane come decaduta, corrotta, depravata, ribelle a Dio ed alla Sua giustizia. In questo mondo, certo, si può essere relativamente delle “brave persone” rispetto ai criteri morali che noi stessi abbiamo stabilito come validi. Rispetto però ai criteri stabiliti da Dio, tutto assume un contorno ben diverso. Quello che l’Apostolo descrive come i “tempi difficili” degli “ultimi giorni”, di fatto è la condizione “normale” per l’umanità come essa si trova, con l’unica differenza che, nel contesto di ciò che egli qui dice, tale condizione sta gradualmente peggiorando nel tempo, fintanto che essa “andrà a sbattere” contro la finale esecuzione del giusto giudizio di Dio.
La descrizione che l’Apostolo fa è impietosa e riguarda l’infrazione sempre più grave di ognuno dei Dieci Comandamenti. Dice: “… egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosi, senza affetto naturale, inaffidabili, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, avventati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l’apparenza della pietà, ma avendone rinnegata la potenza”. Non è forse questo tutti i giorni sotto i nostri occhi ed anche, più o meno potenzialmente, nel nostro stesso cuore? Queste sono le caratteristiche del “corteo” apparentemente sfavillante dell’umanità che sfila come in una grande, altezzosa, parata militare, con le sue bandiere, con i suoi strumenti di morte, con i suoi capi che fieramente la guidano ed i politici che la servono o ne fanno uso. Ma notate in questa descrizione che cosa pure si afferma: “… aventi l’apparenza della pietà, ma avendone rinnegata la potenza”. E sì, in questa grande parata vi sono pure gli “ecclesiastici”, i rappresentanti delle religioni, che la benedicono ammirati, bardati nei loro “paramenti sacri”! Essi non disdegnano di essere onorati in quel corteo, anzi, sono fieri di farne parte, di condividerne il potere, di benedirlo, di esserne complici. Diranno magari anche ogni tanto delle “belle parole”, ma della pietà, della religione, ne hanno solo l’apparenza, la maschera, mentre per essi è sconosciuta l’autentica potenza spirituale. Anche loro vogliono essere contati fra “i potenti” di questo mondo, quelli che, però, procedono ineluttabilmente verso il giudizio di Dio nei loro riguardi. Non ci si può aspettare altro da chi si trova in condizione di ribellione “congenita” a Dio ed ai Suoi criteri di giustizia. Questo “corteo trionfale” non è fatto di persone in pace con Dio, anzi, di Dio sono sostanzialmente nemici – e giustamente la Bibbia li considera “reprobi”.
Nel versetto che stiamo considerando, l’Apostolo parla poi anche di “impostori”. Chi sono? Il termine originale greco è “γόης” (goes), letteralmente “urlatori”, vale a dire “incantatori” (perché gli incantesimi venivano pronunciati con una specie di ululato). Potremmo equipararli ai “piazzisti”, coloro che sulle piazze dei mercati a piena voce chiamano le persone a comprare i loro prodotti (spesso ingannevolmente lodati), oppure anche “propagandisti”, come nei moderni media controllati dal potere politico ed economico, che diffondono ingannevoli menzogne, ma si tratta indubbiamente di “impostori” che la maggior parte della gente “ne beve” i discorsi e “fatica” ad ammettere che siano tali, perché essi sono molto abili nelle loro arti, nelle tecniche manipolatorie di marketing. Volete dei sinonimi di “impostori” solo per capirci meglio? Eccoli: imbroglioni, ingannatori, ciarlatani, truffatori, furfanti, lestofanti, bugiardi, simulatori, ipocriti, mistificatori, mentitori, e turlupinatori! …e la maggior parte della gente va loro dietro come i ratti ipnotizzati dal pifferaio di Hamelin, della famosa favola.
Progredire di male in peggio
Questo sfarzoso corteo va dunque avanti, procede, sta andando avanti come la società umana che pensa che senza Dio, credendosi Dio e legge a sé stessa, vada incontro, nel suo progresso, ad un “futuro luminoso”. Non ci arriverà, però, perché si nutre di illusioni. Crollerà per le sue contraddizioni “interne” e i ripetuti fallimenti, perché di sé stessa, e ciascuno individualmente, dovrà rendere conto a Dio e subire la condanna che merita. Oggi, infatti, sebbene vi sia un progresso tecnico-scientifico, la nostra rimane una società moralmente fallimentare. Di fatto sta andando “di male in peggio”. Sembra non esserci più limite alle sue trasgressioni morali della Legge di Dio. Ogni anno che passa sembra che sposti sempre più avanti “le linee rosse” di ciò che è consentito, come le regole del diritto internazionale che molte nazioni, soprattutto se potenti, ignorano sempre di più, credendo che tutto sia loro ormai possibile e che possano rimanerne impunite. Anche dei “tribunali internazionali” se ne prendono gioco, “valgono fino ad un certo punto”, dicono, li ignorano o peggio ne disconoscono l’autorità. Oggi sembra valere solo più la regola del fine che giustifica i mezzi. Per raggiungere i loro obiettivi e i fare lauti profitti riescono a giustificare tutto: violenze indiscriminate, omicidi extra-giudiziari, torture, anche milioni di morti ammazzati – se serve! Sta cadendo ormai qualsiasi regola di buon senso e di decenza, in ogni campo, a livello individuale, sociale, e nazionale. Sto esagerando? No, basta aprire gli occhi e scuoterci dall’ipnosi che ci stanno amministrando. Con i “potenti mezzi” a loro disposizione riescono,. infatti a sedurre – lo dice il nostro testo – intere masse di persone.
Ma c’è anche una seconda parte di quel versetto. Dice: “essendo sedotti”. Ingannano, ma loro sono i primi ad ingannare sé stessi, a vivere di illusioni. La Parola di Dio dice infatti: “Non vi ingannate: non ci si può beffare di Dio, poiché quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà” (Galati 6:7).
Epilogo
Il mondo sta andando dunque “di male in peggio”. Di quale mondo, però si tratta? L’umanità che inesorabilmente sta muovendosi verso la catastrofe finale di sé stessa e del pianeta terra – così come predicano le sétte religiose apocalittiche? No, il mondo dei malvagi e degli impostori! Qui di loro si parla, non di coloro che, per grazia di Dio, Egli ha redento in Cristo! Il Salvatore Gesù Cristo dice nelle Beatitudini: “Beati i mansueti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché a essi misericordia sarà fatta. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati quelli che s’adoperano alla pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli” (Matteo 5:5-10). “I mansueti” sono coloro che “erediteranno la terra” e “il regno dei cieli” è il dominio dove Dio regna, dovunque, non solo “le nuvole del cielo” o qualche “dimensione parallela” eterea e spirituale in cui abiteranno! Non ci è dato di sapere come tutto questo avverrà. Però avverrà e Dio è fedele alle Sue promesse.
Ecco così che, come nell’immagine che avevo usato all’inizio, vi sono due “cortei” che si incontrano e che stanno andando in direzione opposta. Il primo è fatto di malvagi e di impostori. Essi stanno marciando, progredendo sulla via della perdizione. Il secondo è fatto dei mansueti, degli affamati ed assetati di giustizia, dei misericordiosi, dei puri di cuore, di coloro che si adoperano per la pace. Essi stanno fedelmente seguendo Cristo come Suoi discepoli e portando essi pure la loro croce. Essi sono talora per questo perseguitati, come diceva lo stesso apostolo Paolo nel contesto del nostro brano biblico, ma, per grazia di Dio, di loro sarà il Suo regno. In un’altra epistola, Paolo dice rivolgendosi ai cristiani di Corinto: “Poiché noi siamo dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione” (2 Corinzi 2:15).
Noi siamo chiamati “solo” a confidare in Cristo Gesù e vivere fedelmente secondo quello che Egli ci ha insegnato dovunque ci troviamo, e così insegnare alle nazioni. Siamo come i Suoi “seminatori” ed “operai nella Sua vigna”. A noi viene detto: “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio e tutte queste cose vi saranno date in più” (Matteo 6:33). Ci crediamo? Lo facciamo?
A quale “corteo”, dunque, appartenete voi? A quello dei malvagi e degli impostori che andranno di male in peggio, seducendo ed essendo sedotti, oppure a quello che va in direzione opposta e che segue umilmente il Cristo? L’unico e vero trionfo sarà solo di questo secondo “corteo”, del quale è detto nella Bibbia: “…avendo spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce” (Colossesi 2:15).
Paolo Castellina, 1 gennaio 2026.