Domenica 12 aprile 2026 – Seconda Domenica di Pasqua
[Servizio di culto completo con predicazione, 58′ 26″]
[Solo predicazione, 30′]
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Licenza di uccidere?
Liberarsi dei propri (presunti) avversari direttamente o indirettamente attraverso l’omicidio è pratica comune in questo mondo decaduto sin dai tempi di Caino e Abele. Si tratta, ovviamente, di uno spregevole crimine, ma si trova sempre chi si sente abbastanza potente per dichiararsi al di sopra delle leggi e, giustificandosi, sfuggire al giudizio e rimanere impunito.
Le legislazioni moderne condannano l’omicidio, chiunque lo commetta – ma gli uomini di potere, se lo ritengono utile, talvolta lo perpetrano in modo nascosto sotto false apparenze per eludere la condanna dei tribunali e la riprovazione dell’opinione pubblica. Oggi, però, l’omicidio politico sembra stia diventando sempre di più cosa ammessa e giustificata apertamente come, per esempio, l’assassinio di leader stranieri (e persino con le loro famiglie) senza alcuno scrupolo e con il pretesto delle esigenze di sicurezza nazionale o “finalità superiori”. Come nell’antica Roma…
Insomma, gli scrupoli morali e le leggi sono sempre più disattesi e quella che sembra prevalere oggi è solo più “la legge della giungla”, la legge del più forte. Per questo i servizi segreti si danno oggi sempre più da fare, come esemplificato dai vecchi film “di fantasia” del tipo “James Bond licenza di uccidere” che illustravano bene la realtà, contribuendo per altro a “sdoganarla” nella coscienza dello spettatore. Attraverso di essi l’omicida diventa “l’eroe” della vicenda, quello che ci portano ad applaudirne le vicende perché “al servizio del bene” che, guarda caso, è sempre “sua maestà britannica”.
Ecco così che, “morto e sepolto” l’avversario, l’uomo di potere ritiene di poter realizzare le proprie aspirazioni di dominio e profitto. Potranno, però, queste politiche avere successo duraturo? No, si illudono: presto o tardi non potranno sfuggire al giudizio di Dio, quali che siano le loro pretese. Come dice il profeta Osea: “costoro seminano vento e raccoglieranno tempesta; la semenza non farà stelo, i germogli non daranno farina” (Osea 8:7).
Togliere di mezzo lo scomodo Gesù
Le autorità politiche e religiose dell’antico Israele stavano pure cercando un pretesto, una qualche ragione, per “togliersi dai piedi” Gesù di Nazareth, “personaggio scomodo” che metteva in questione il loro potere. Ecco che cosa dice il vangelo di Giovanni al capitolo 11.
“I capi sacerdoti e i farisei, quindi, radunarono il Sinedrio e dicevano: “Che facciamo? Perché quest’uomo fa molti miracoli. Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui; e i Romani verranno e ci distruggeranno, città e nazione”. Uno di loro, Caiafa, che era sommo sacerdote di quell’anno, disse loro: ‘Voi non capite nulla e non riflettete come torni a vostro vantaggio che un uomo solo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione’. Ora egli non disse questo di suo, ma, siccome era sommo sacerdote di quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non soltanto per la nazione, ma anche per raccogliere in uno i figli di Dio dispersi. Da quel giorno dunque deliberarono di farlo morire. Gesù quindi non andava più apertamente fra i Giudei, ma si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città detta Efraim; là si trattenne con i suoi discepoli” (Giovanni 11:47-54).
Le autorità politiche e religiose riescono a far morire crocifisso Gesù di Nazareth con pretesti e false accuse – per altro, strumentalizzando l’autorità dell’occupante romano. Proprio come si fa oggi con le proxy wars, le “guerre per procura”, a spese altrui, cioè far combattere altri al posto nostro e scaricarsene ipocritamente la responsabilità diretta.
Reprimere e sopprimere “gli ostinati”
“Morto e sepolto” Gesù di Nazareth, le autorità politiche e religiose pensavano che pure i suoi discepoli sarebbero stati facilmente repressi e il movimento creatosi intorno a Lui si sarebbe presto disperso e, di conseguenza, estinto. Le cose, però, non sarebbero andate in quel modo. Dopo la sua morte per crocifissione, i discepoli di Gesù, con grande sorpresa delle autorità e sfidandone le minacce, non solo non si erano dati per vinti, ma proclamavano apertamente la risurrezione di Gesù e il movimento cristiano si espandeva sempre di più. La cosa aveva lasciato allibite le autorità che non potevano fare altro che aumentare l’intensità della repressione. Avrebbero avuto successo?
Il libro degli Atti degli Apostoli, a proposito di tali autorità, la cui “logica”, anche allora, non era diversa da quella prevalente oggi, dopo aver fatto arrestare Pietro e gli altri apostoli, discepoli “ostinati” di Gesù ed attivisti del movimento cristiano, ci danno questo resoconto:
“Ma essi, udendo queste cose, fremevano d’ira e si proponevano d’ucciderli. Ma un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della legge, onorato da tutto il popolo, alzatosi in piedi nel Sinedrio, comandò che gli apostoli venissero allontanati un momento. Poi disse loro: ‘Uomini d’Israele, badate bene a quello che state per fare circa questi uomini. Poiché, prima d’ora, sorse Teuda, dicendo di essere qualcuno, e presso di lui si raccolsero circa quattrocento uomini; egli fu ucciso e tutti quelli che gli avevano prestato fede furono sbandati e ridotti a nulla. Dopo costui, sorse Giuda il Galileo, ai giorni del censimento, e si trascinò dietro della gente; anch’egli perì e tutti coloro che gli avevano prestato fede furono dispersi. E ora vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli stare, perché, se questo disegno o quest’opera è dagli uomini, sarà distrutta, ma se è da Dio, voi non li potrete distruggere, se non volete trovarvi a combattere anche contro Dio’” (Atti 5:33-39).
Saggia e lungimirante decisione! La persistenza della predicazione cristiana, però, era per loro non poteva essere tollerata. Ascoltate il caso di Stefano, diacono della comunità cristiana di Gerusalemme e primo martire:
“Ora Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni fra il popolo. Ma alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini, di quelli di Cilicia e d’Asia si misero a discutere con Stefano, ma non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. Allora istigarono degli uomini, che dissero: ‘Noi lo abbiamo udito dire parole di bestemmia contro Mosè e contro Dio’. Essi sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi e, piombatigli addosso, lo afferrarono, lo condussero al Sinedrio e presentarono dei falsi testimoni, che dicevano: ‘Quest’uomo non cessa di proferire parole contro il luogo santo e contro la legge. nfaItti gli abbiamo udito dire che quel Nazareno, Gesù, distruggerà questo luogo e cambierà gli usi che Mosè ci ha tramandati’. E tutti quelli che sedevano nel Sinedrio, avendo fissato gli occhi su di lui, videro la sua faccia simile alla faccia di un angelo” (Atti 6:8-15).
Gli Atti degli Apostoli ci presentano poi il lungo discorso di Stefano che, dopo aver passato in rassegna la storia di Israele come preparazione dell’avvento del Messia, denuncia apertamente le sue classi dirigenti politiche e religiose, che, nel corso della storia, avevano di fatto sempre sistematicamente boicottato, perseguitato ed ucciso i profeti mandati da Dio. Questa è la logica del potere, non al servizio di Dio e della gente, ma di sé stesso. Alla fine avrebbero provveduto a togliere di mezzo quello stesso di cui la storia di Israele era il compimento. Il racconto è esplicito a questo riguardo:
“Gente di collo duro e incirconcisa di cuore e d’orecchi, voi contrastate sempre lo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi. Quale dei profeti non perseguitarono i vostri padri? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete stati i traditori e gli uccisori; voi, che avete ricevuto la legge promulgata dagli angeli e non l’avete osservata’. Essi, udendo queste cose, fremevano di rabbia nei loro cuori e digrignavano i denti contro di lui. Ma egli, essendo pieno dello Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: ‘Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio’. Ma essi, gettando grida fortissime, si turarono gli orecchi e tutti insieme si avventarono sopra lui; poi, cacciatolo fuori dalla città, si misero a lapidarlo; i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano che invocava Gesù e diceva: “Signore Gesù, ricevi il mio spirito”. Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: “Signore, non imputare loro questo peccato”. E, detto questo, si addormentò” (Atti 7:51-60).
L’irresistibile proclamazione dell’Evangelo
La predicazione dell’Evangelo non si sarebbe ciononostante fermata. Gesù di Nazareth, il vero, solo e insostituibile Messia, Signore e Salvatore, sarebbe continuata tramite i Suoi apostoli, con la forza del Santo Spirito di Dio, senza farsi intimidire da niente e nessuno. Le minacce delle autorità politiche e religiose a nulla sarebbero servite perché l’Evangelo sul valore salvifico della morte e risurrezione di Gesù è una forza indefettibile perché è lo strumento principale per lo stabilimento del Regno di Dio.
Quanti “omicidi politici” si sarebbero succeduti nella storia fino ad oggi! Nemmeno quelli avrebbero potuto e potranno mai fermare l’avanzata ed il successo dell’Evangelo in ogni epoca.
Ascoltate un brano della predicazione di Pietro, come riportato dal capitolo 2 del libro degli Atti degli Apostoli:
“Ma Pietro, levatosi in piedi con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera: […] Uomini Israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti, prodigi e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste, ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile che egli fosse da essa trattenuto. Poiché Davide dice di lui: ‘Io ho avuto continuamente il Signore davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò si è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in speranza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo veda la corruzione. Tu mi hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza’. Fratelli, si può ben dire liberamente riguardo al patriarca Davide che egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora oggi fra noi. Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli aveva promesso con giuramento che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò, dicendo che non sarebbe stato lasciato nell’Ades e che la sua carne non avrebbe visto la corruzione. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato, di ciò noi tutti siamo testimoni” […] Dunque, tutta la casa d’Israele sappia con certezza che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”. Udite queste cose, essi furono compunti nel cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: ‘Fratelli, che dobbiamo fare?’. E Pietro a loro: ‘Ravvedetevi, ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà”. E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: “Salvatevi da questa perversa generazione” (Atti 2:14,22-32, 36-40).
Lezioni da apprendere
I propositi di Dio si compiono irresistibilmente, non solo nonostante l’opposizione sistematica che incontra e i complotti delle autorità civili e religiose ad essi avversi, ma facendo in modo che inconsapevolmente vi contribuisse essa stessa. La morte sacrificale di Gesù, come illustrano, nella prima lettura che abbiamo udito, le “parole profetiche” del sommo sacerdote Caiafa, sarebbe stata lo strumento affinché la morte sacrificale di Gesù potesse essere lo strumento della salvezza di coloro che in Gesù avrebbero riposto la loro fede, non solo nella nazione ebraica, ma anche in tutto il mondo “… per raccogliere in uno i figli di Dio dispersi”. Dio trasforma l’opposizione del mondo a Cristo come un fattore funzionale allo stabilirsi del Regno di Dio. Come dice il Salmo 2: “perché i popoli meditano cose vane? I re della terra si ritrovano e i prìncipi si consigliano insieme contro l’Eterno e contro il suo Unto, dicendo: Spezziamo i loro legami e gettiamo via da noi le loro funi. Ma Colui che siede nei cieli ne riderà; il Signore si befferà di loro. (,,,) dirà, “io ho stabilito il mio re sopra Sion, il mio monte santo” (Salmo 2:2-4,6).
La stessa verità la troviamo nel secondo racconto che abbiamo udito. Gamaliele, fariseo si, ma che riflette con spirito critico, sa che nessuno può opporsi al compimento dei propositi di Dio. Dice: “Se questo disegno o quest’opera è dagli uomini, sarà distrutta, ma se è da Dio, voi non li potrete distruggere”. Egli sa pure che lo zelo fanatico che induce a conclusioni affrettate, è pericoloso: “… se non volete trovarvi a combattere anche contro Dio”. Egli conosce le Scritture che dicono: “Lo zelo, senza conoscenza, non è cosa buona: chi cammina in fretta sbaglia strada” (Proverbi 19:2). Lo ribadisce pure l’apostolo Paolo quando dice: “Poiché io rendo loro testimonianza che hanno zelo per le cose di Dio, ma zelo senza conoscenza” (Romani 10:2). Si tratta di un richiamo a conservare spirito critico, anzi, autocritico, lo stesso che condurrà Nicodemo, “uno dei capi dei Giudei” a recarsi, benché segretamente, da Gesù, per accertarsi di persona su di Lui e senza pregiudizi. Sarà allora che Gesù gli parlerà della necessità di una rinascita spirituale, quella che porta ad aprire il cuore e la mente di fronte al mistero della persona di Gesù.
Nella terza lettura, infine, il discorso e martirio di Stefano, vediamo un cristiano che non teme di annunciare senza compromessi l’Evangelo anche di fronte ad autorità civili e religiose avverse ed accecate dal potere. Stefano non si fa scrupolo di attaccare e denunciare il giudaismo incredulo come un sostanziale tradimento dal senso della loro stessa identità come popolo di Dio e delle aberrazioni della loro tradizione religiosa. Con un tale discorso, oggi sarebbe accusato di “antisemitismo” e, senza magari giungere alla lapidazione, si sarebbero trovati altri metodi per metterlo a tacere.
Attenzione, però, la denuncia di Stefano non riguarda solo l’incredulità del giudaismo o gli abusi del potere stabilito, ma riguarda l’uomo e la donna di ogni nazione che, facendo parte dell’umanità decaduta, è radicalmente ostile a Dio ed al Suo Cristo. Ci sono infatti oggi, in effetti, molti modi per “mettere a tacere” l’Evangelo, ma non potranno avere successo duraturo nel farlo.
Siete voi fra coloro che pure vi avvarreste dell’omicidio, se ve ne fosse data l’opportunità, pur non dover udire lo scomodo annuncio dell’Evangelo – quello autentico? La risurrezione del Signore e Salvatore Gesù Cristo è e sarà garanzia del suo successo ultimo. “Fatevene una ragione”, si direbbe oggi. Una ragione però c’è: il fedele ed incontrastabile compimento dell’opera di Dio in Gesù Cristo: un investimento sicuro per tutti coloro che sono avveduti.
Paolo Castellina, 3 aprile 2026