Il battesimo di Gesù: non forma ma sostanza (Luca 3:21-22)

(Culto completo con predicazione, 60′)

(solo predicazione)

Domenica 9 gennaio 2022 – Prima domenica dopo l’Epifania

Introduzione alle letture bibliche

Letture bibliche: Salmo 29; Isaia 43:1-7; Atti 8:14-17; Luca 3:15-17, 21-22

Diamo gloria a Dio onorando la Sua Parola con fiducia e obbedienza perché essa è giusta, buona e salutare. Ecco perché cantiamo con gioia, insieme al popolo di Dio di ogni tempo e paese, le parole del Salmo 29, propostoci oggi. Egli ci ha formato, riscattato e chiamati per nome. A Lui apparteniamo e ci ha dimostrato ripetutamente la sostanza del Suo amore per noi: a questo fanno eco le parole del profeta Isaia contenute nella nostra seconda lettura. La presenza benefica ed energizzante di Dio è condivisa con tutti coloro che accolgono l’Evangelo della grazia di Dio in Gesù Cristo. Lo dimostra la terza lettura che ci parla di quanto era accaduto quando la Parola di Dio era stata portata nella regione della Samaria: essi ricevono la presenza e la forza del Santo Spirito di Dio che Gesù aveva promesso e che si era manifestato la prima volta al momento del Suo battesimo. E’ quel ch’è narrato nella nostra quarta lettura tratta dal vangelo secondo Luca. Gesù, infatti, aveva detto: “…quando …sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà” (Giovanni 16:13-14). Siamone riconoscenti perché questo vale anche per noi oggi. …e facciamo attenzione alle contraffazioni!

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Il battesimo di Gesù: non forma ma sostanza (Luca 3:21-22)

L’episodio del battesimo di Gesù all’inizio del Suo ministero pubblico non è solo qualcosa che registriamo “per dovere di cronaca”, né, da parte Sua una semplice adesione a un atto formale. Esso proclama la Sua solidarietà con coloro che, con quel battesimo, accolgono l’appello al ravvedimento e lo rende efficace. Perché Gesù si è fatto battezzare? È quel che vediamo oggi nel testo di Luca 3:21-22.

I vangeli mettono in evidenza come Gesù, all’inizio del Suo ministero pubblico si presenti per essere battezzato pure lui, da Giovanni, il profeta che predicava nel deserto un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati. Ben lungi dall’essere un atto formale, come spesso sono oggi tanti “battesimi”, quel particolare avvenimento continua a essere rilevante per tutti coloro che ripongono in Gesù soltanto la loro fiducia come Signore e Salvatore.

Giovanni denunziava con parole infuocate la corruzione e le ingiustizie operate dai politici e dei capi religiosi del suo tempo e che chiamava apertamente: “Razza di vipere!”. Giovanni non se la prendeva solo con politici e capi religiosi, ma anche con militari, banchieri e con esattori delle tasse. Denunciava l’ipocrisia e la corruzione dovunque si annidasse nella società e, per averlo fatto, pure ci ha rimesso pure la pelle. Giovanni denunziava pure i peccati delle “persone ordinarie” e chiamava tutti al ravvedimento, a chiederne il perdono a Dio, a cambiare vita, prima che il giudizio di Dio si abbattesse su di loro. Come segno del loro ravvedimento chiedeva loro di sottoporsi a un battesimo, segno che come l’acqua pulisce il corpo, così deve essere ripulita la nostra vita, i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre azioni, prima che  il giudizio di Dio nel tempo e nell’eternità non ci ricada pesantemente addosso.

Perché Gesù chiede di essere battezzato da Giovanni, il profeta? È la domanda che si era fatta lo stesso Giovanni, quando Gesù lo aveva esortato a farlo assieme alla folla di penitenti che era convenuta presso il fiume Giordano a quello scopo. Giovanni, infatti, si rendeva ben conto di chi fosse Gesù e che certo Lui non ne aveva bisogno, anzi, che avrebbe dovuto piuttosto essere lui, Giovanni, a essere battezzato da Gesù! Secondo quanto scrive l’evangelista Matteo, però, Gesù gli risponde: “Lascia fare per ora; poiché conviene che noi adempiamo così ogni giustizia” (Matteo 3:15). Il motivo per il quale Gesù voleva essere battezzato era che così avrebbe “adempiuto ogni giustizia”, vale a dire: “Perché è giusto così”. Ma perché era “giusto così”? Troviamone la risposta nel testo biblico.

Il testo biblico

“Or avvenne che come tutto il popolo si faceva battezzare, essendo anche Gesù stato battezzato, mentre stava pregando, s’aprì il cielo, e lo Spirito Santo scese su lui in forma corporea a guisa di colomba; e venne una voce dal cielo: Tu sei il mio diletto Figliuolo; in te mi sono compiaciuto” (Luca 3:7-22).

Tre elementi da considerare

Vi sono in questo brano tre parole di particolare rilevanza. La prima è battezzare, perché è la prima cosa che Luca ci dice su questo avvenimento. La seconda è pregava, il fatto che Gesù avesse pregato prima e dopo il Suo battesimo. Infine c’è la parola compiaciuto in quel “in te mi sono compiaciuto”, che esprime l’amore di Dio Padre verso Gesù.

Ci facciamo così tre domande eminentemente pratiche, perché questo racconto, nelle intenzioni del suo scrittore, Luca, ha un valore eminentemente didattico e pastorale. La prima domanda è: Pensate che vi possa essere d’aiuto nella vostra vita cristiana sapere quanto Gesù sia accanto a voi nella vostra lotta contro il peccato? La seconda è: Pensate che potrebbe aiutarvi nella vita cristiana se pregaste maggiormente, che foste più disciplinati nel modo in cui parlate con il vostro Padre celeste? La terza domanda è questa: Pensate che vi potrebbe aiutare nella vostra vita cristiana sapere quanto il vostro Padre celeste vi ami? Qui vediamo, infatti, non solo l’affetto del Padre per il Figlio, ma anche l’affetto che il Dio Padre nutre per i Suoi figli, tanto da prendere concretissima forma in ciò che Egli opera per noi nel Figlio.

Il battesimo

Consideriamo così prima di tutto ciò che Luca scrive nel versetto 21: “…mentre tutto il popolo si faceva battezzare, anche Gesù fu battezzato”. Questa è la sua descrizione del battesimo di Gesù: un solo scarno versetto. Luca vuole qui farci concentrare su una cosa in particolare, quella che maggiormente per noi conta, vale a dire: Gesù si identifica con il popolo penitente. Quella gente che era venuta a farsi battezzare da Giovanni riconoscevano tutti di essere peccatori e il loro battesimo era un pubblico riconoscimento che lo fossero veramente e che avevano bisogno di essere perdonati. Essi confessavano i loro peccati, davanti a Dio se ne ravvedevano e Gli chiedevano d’esserne purificati e perdonati. Anche Gesù si era fatto battezzare. Perché? Luca vi aveva già messo in chiaro come Gesù non fosse un peccatore, che non aveva bisogno di pentirsi d’alcunché. Perché mai, allora, Gesù ha voluto farsi battezzare? Vi sono diverse ragioni.

In primo luogo, il battesimo di Gesù collega insieme strettamente il ministero di Giovanni e quello di Gesù. Giovanni era il precursore del Messia. Gesù era il Messia. Il battesimo di Gesù da parte di Giovanni collega assieme i due ministeri. Il battesimo di Gesù da parte di Giovanni, le parole di Dio Padre dal cielo, e la colomba (che rappresenta in forma corporea lo Spirito Santo che discende su di Lui) manifesta il fatto che Gesù è davvero chi dice di essere e che Giovanni proclamava. Egli è il Messia, ed Egli mostra pubblicamente di essere Colui che è venuto per togliere i peccati dal mondo. E’ il Padre stesso che l’ha consacrato per quel ministero.

Nell’Antico Testamento, in Numeri 8:5-20 i sacerdoti levitici, prima di entrare al servizio del Signore nel tempio, dovevano essere sottoposti a un rituale di purificazione, a un battesimo quando avevano trent’anni prima d’iniziare il loro servizio pubblico. Avevano bisogno di essere purificati prima di servire nel Tempio. Essi dovevano essere consacrati dal Signore prima di accedere a quel servizio. E Gesù viene unto, consacrato, non da un sacerdote, ma dallo stesso Suo Padre celeste per dare inizio all’opera sacerdotale in nostro favore, l’unica davvero efficace. Inoltre mostra come Egli assuma volontariamente l’incarico di essere il nostro Messia, Colui che porta il nostro peccato, il Salvatore. Dio Padre lo ha incaricato ed manifesta pubblicamente per noi quella funzione. La cosa che Luca vuole che noi in particolare vediamo è come il battesimo di Gesù mostri la Sua identificazione con il Suo popolo nella loro difficile situazione, perché Egli non è un peccatore ed essi lo sono. Giovanni, quando Gesù viene battezzato dice: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo”. Gesù viene battezzato al tempo stesso in cui gli altri sono battezzati. Essi si facevano battezzare perché erano consapevoli di essere peccatori e d’avere bisogno di purificazione, se ne erano pentiti e avevano confessato i loro peccati. Invocavano così Dio affinché provvedesse loro purificazione e perdono. Giovanni così dice: “Lui è quello che toglie i peccati dal mondo!”. Gesù ripete Egli stesso quel simbolo per indicare loro non che Egli avesse bisogno di perdono dei peccati, ma che Lui avrebbe provveduto loro proprio questo, che Lui avrebbe compiuto ciò che essi anelavano e di cui avevano bisogno.

Quanto strettamente Gesù si identifica con noi, nel nostro peccato? Tanto che per quei peccati, proprio quei peccati che voi vorreste nascondere ma “bruciano”, Egli dice: “Io li prendo tutte su di me per voi. Se avete fiducia in me, se credete in me, quando riponete in me la vostra fede, io prendo su di me stesso quei vostri peccati”. Egli dice: “Abbiate fiducia in me: mi prendo io il carico di quei vostri peccati – proprio di quei peccati che voi pensate che nessuno possa guarire, che nessuno possa perdonare, quei peccati dai quali pensate che nessuno ve ne possa liberare. Io li prendo su di me”.

Potreste dire: “Se io credo al Vangelo, se mi affido a Gesù Cristo, c’è una qualche possibilità che io di tutto questo ne sia liberato?” Qui Gesù vi dice: “Io sono stato battezzato con il battesimo dei peccatori perché sono venuto per togliere i peccati di coloro a cui Dio concede la Sua grazia – quegli orribili e deprecabili peccati, quei peccati umilianti, quei peccati vergognosi. Quelli sono i peccati per i quali sono venuto. Voi mettete in me la vostra fiducia e voi quei peccati me li affidate tutti, e io vi garantisco che quei peccati me li prendo e li porto via. Io vi garantisco che un giorno io comparirò davanti a Dio Padre, e quando il maligno non vedrà l’ora di mostrare quei vostri peccati al mondo affinché siate condannati, mio Padre vi guarderà e dirà: ‘Quel mio figlio non ha alcun peccato in lui. Tutti i suoi peccati vi sono stati portati via. Sono stati deposti sulle spalle di Mio Figlio. Quel mio figliolo ha preferito Lui ai Suoi peccati. Ora non ne ha più alcuno: tutti gli sono stati portati via. È il mio figliolo. Gesù dice: “Io sono stato battezzato con il battesimo dei peccatori. Mi sono identificato con te. Guarda a ciò che ho fatto e sii salvato!”.

Preghiera

Poi qui c’è la preghiera. Luca dice: “Ora, mentre tutto il popolo si faceva battezzare, anche Gesù fu battezzato”. Quando tutto il popolo viene battezzato e pure Gesù è battezzato, Gesù prega… Luca attira spesso l’attenzione dei suoi lettori sul fatto che Gesù preghi. È Luca quello che mette in evidenza come Gesù si alzasse presto al mattino e si ritirasse in qualche luogo isolato per pregare. Luca è molto interessato alla vita di preghiera, il modello di vita di preghiera che il Signore Gesù Cristo incarnava.  Perché pensate che Gesù pregasse? Pensate che fosse perché avesse bisogno di chiedere a Dio Padre il perdono per i Suoi peccati? No. La preghiera di Gesù riportata nel vangelo di Luca è la preghiera di uno a cui piace parlare, interagire, con il Padre Suo celeste. A Lui piace essere in comunione con Suo Padre. Egli ama il Suo Padre celeste. Egli vuole, Egli ha bisogno, di parlare con il Suo Padre celeste. Il Signore Gesù amava quel tipo di comunione con il Suo Padre celeste. Egli ama Suo Padre. Confida nella sapienza di Suo Padre, ama comunicare con il Suo Padre celeste. Si tratta per noi di una figura e di un esempio. Dovremmo volere essere in conversazione con il nostro Padre celeste; disciplinarci a quel fine; pianificare il tempo della nostra preghiera perché è importante relazionarsi, essere in conversazione con il nostro Padre celeste.

Una preghiera gioiosa, che glorifica Dio, che dipende da Cristo, disciplinata, regolare e intenzionale può essere considerata una disciplina. È un dovere nello stesso modo che per un sommozzatore ha il dovere di riempire le sue bombole di ossigeno prima d’immergersi. È un dovere allo stesso modo in cui è un dovere per i piloti d’aereo di essere in contatto costante con i controllori del volo. È il dovere di chi non ci sente bene di procurarsi degli apparecchi acustici. Se non ne facciamo uso nel modo migliore, allora non ci dobbiamo proprio lamentare. Se non mangiamo moriamo. Se non beviamo ci disidratiamo. Se non esercitiamo i muscoli si atrofizzano. Se non respiriamo soffochiamo. E proprio allo stesso modo in cui vi sono mezzi fisici per vivere, così ci sono mezzi spirituali per la grazia, e la preghiera è uno di quelli. Come respirare. È forse nostro dovere quello di respirare? Gesù vuole, pianifica e pratica il parlare con Dio, il conversare con Dio, il pregare a Dio, e diventa un esempio per tutti noi. Questo è ciò che Luca ci vuole insegnare.

Affetto

L’affetto, infine, che il Padre celeste manifesta, in questo episodio, per Gesù è significativo. È la cosa per la quale Luca qui spende più parole. Quando Gesù viene battezzato che cosa accade? “Si apre il cielo”. Si potrebbe considerare come un’apertura cosmica del Mar Rosso o del Giordano. Proprio come il Mar Rosso si era aperto per lasciarvi passare Israele, “si aprono le porte del Cielo” e ne discende lo Spirito Santo in forma corporea. 

Qui si menziona la Santissima Trinità di Dio. La dottrina della Trinità non è una qualche dottrina arcana e oscura ma è qualcosa di prezioso e la troviamo dovunque nella Bibbia. E questo è uno dei luoghi in cui la troviamo in tutta la sua gloria: il Figlio che eleva la Sua preghiera al Padre; lo Spirito che discende sul Figlio; il Padre che dal Cielo parla al Figlio; il vero e unico Dio, che eternamente esiste in tre Persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Questo brano ci fa sapere che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono tre Persone in un solo e vero Dio. Vi è un Dio che eternamente esiste in tre Persone e quelle tre Persone sono in grado di essere in comunione l’una con l’altra e comunicare l’una con l’altra. Qui lo si mostra bene. Che cosa dice qui il Padre a proposito del Figlio? “Tu sei il mio diletto Figlio. Io mi compiaccio di te, mi rallegro di te, io ti amo. Tutto il mio affetto è posto in te”.

Gesù, attraverso il Suo battesimo tanto si è identificato con noi peccatori che non soltanto quando riponiamo in Lui la nostra fede i nostri peccati sono perdonati perché essi sono trasferiti a Lui, ma ora siamo portati in un rapporto nuovo con il Suo Padre celeste perché tutti i Suoi benefici vengono trasferiti a noi. E uno dei più grandi fra quei benefici è che ora il Suo amore celeste di Padre è il dono che ci viene fatto.

In Giovanni 17, Egli così prega il Padre Suo celeste: “Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato;  e io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere, affinché l’amore del quale tu mi hai amato sia in loro, e io in loro” (25-26). Egli qui sta pregando per noi credenti nel Signore Gesù Cristo, che ci siamo ravveduti dai nostri peccati e abbiamo confidato in Gesù Cristo soltanto per la nostra salvezza così com’è offerta nell’Evangelo. Egli sta pregando affinché noi conosciamo, facciamo esperienza, siamo oggetto, partecipiamo all’amore del Padre celeste così come Egli ama il Figlio. Ci sono cristiani, oggi, seri, amorevoli, fedeli, che dicono di “avere un problema” nel fare esperienza dell’amore del quale il nostro testo ci parla e ci garantisce, che non sentono o non credono di essere amati tanto come esso dice. Eppure quello è ciò che ti dice la Parola di Dio. Guardate alla croce. Quella croce non è solo il mezzo mediante il quale Dio ha assicurato la vostra redenzione, è pure la manifestazione dell’alto prezzo di quell’amore che il Padre celeste ha espresso nel Suo Figlio e che il Figlio vi mostra affinché voi possiate fare l’esperienza della sua realtà e profondità.

Là, in occasione del battesimo di Gesù, le stesse parole che il Padre Gli rivolge sono l’evidenza delle parole che il Padre dirà a tutti coloro che all’Ultimo Giorno manifesteranno la loro fede nel Signore Gesù Cristo. Quando attraverserete quel portale voi lo udrete mentre dice: “Va bene, servo buono e fedele. Ora, figlio mio in Gesù Cristo, tu sei il mio diletto, colui nel quale io mi compiaccio e del quale io mi rallegro”. Conoscere questa verità è essenziale perché se davvero avete gustato e veduto che il Signore è buono, se davvero conoscete che la Sua bontà vale più della vita, allora non vi sarà nulla o nessuno in questo mondo che vi potrà sottrarre quell’amore, perché già avete gustato la cosa migliore che possa esistere. Il battesimo di Gesù è là per dirvi: “Peccatore, tu hai riposto in Lui la tua fiducia e non c’è peccato che Egli non possa portare via. Inoltre, tu hai fiducia in Lui ed Egli ti farà pregustare la profondità dell’amore del Padre. 

Conclusione

Ben lungi dall’essere un atto formale, come spesso sono oggi tanti “battesimi”, abbiamo oggi considerato come quel particolare avvenimento, il battesimo di Gesù, continui a essere rilevante per tutti coloro che ripongono in Gesù soltanto la loro fiducia come loro Signore e Salvatore. Esso è segno della completa identificazione di Gesù con la nostra condizione e del fatto che Lui può portare via dalla nostra vita tutto ciò che ci aggrava e condanna; che Lui prega per noi, ci è accanto e ci è di esempio nel necessario “respiro” della preghiera. La nostra comunione desiderabile e possibile con Dio Padre. Possiamo fare l’esperienza attuale dell’amore di Dio che in Gesù e con Gesù certifica che noi siamo amati da Lui e che niente e nessuno ci potrà sottrarre questa certezza. 

Paolo Castellina, 2 gennaio 2022, riduzione di una predicazione del 3 gennaio 2015.