La stoltezza sarà manifesta (2 Timoteo 3:9)

Domenica 31 agosto 2025

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Stupidità

Che cos’è la stupidità, anche detta stoltezza? Ognuno di noi la definirebbe in modo diverso. E di esempi, oggi, certo non mancano! Pensiamo, per esempio, alla stupidità di certi politici che, nonostante le loro grandi pretese, prendono decisioni autolesioniste per il Paese che dovrebbero guidare. Secondo un comune vocabolario, essere stupidi significa “mancare di intelligenza o di buon senso”. In effetti, tutti conosciamo persone che a volte si comportano in modo “stupido” – e, se siamo sinceri, tutti noi abbiamo fatto cose sciocche: dimenticare il portafoglio sul bancone di un negozio, dire una frase fuori posto, prendere una decisione avventata. La stupidità può sembrare banale, ma spesso porta conseguenze molto gravi.

A questo proposito è stato scritto: “Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità ci si può opporre con la forza (…), ma contro la stupidità non abbiamo difese”. Queste parole sono di Dietrich Bonhoeffer, pastore e teologo luterano tedesco che, durante la dittatura di Hitler, si oppose al nazismo in modo militante. Per questo fu imprigionato e infine impiccato nel 1945, pochi giorni prima della fine della guerra. Le sue riflessioni sulla stupidità umana si trovano nel libro “Resistenza e resa”, pubblicato dopo la sua morte, che raccoglie lettere e meditazioni scritte dal carcere.

Ma non è solo Bonhoeffer a parlare di stupidità. La Bibbia stessa offre numerosi riferimenti a questo tema, mostrandoci non solo i danni che la stoltezza produce, ma anche la via per difendercene e per trovarne una cura. Infatti, se vogliamo capire davvero che cos’è la stupidità, non dobbiamo fermarci al nostro punto di vista, ma guardare con gli occhi della Parola di Dio. E allora scopriamo qualcosa di sorprendente: nella Scrittura la stoltezza non è tanto mancanza di intelligenza, quanto cecità spirituale. Lo stolto non è chi non ha studiato o non sa leggere, ma chi rifiuta di ascoltare Dio. È possibile avere una grande cultura e, davanti al Signore, essere degli stolti. La stoltezza è, in definitiva, rifiuto della verità: conduce a vivere male, a farsi del male e a fare male anche agli altri.

Il testo biblico che oggi prenderemo come base è 2 Timoteo 3:9: “… ma non andranno più oltre, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti”. Qui l’apostolo Paolo parla in particolare di falsi maestri che si presentano come sapienti, ma che alla fine si mostreranno per ciò che veramente sono, cioè degli stupidi. E riflettendo su queste parole, troveremo un’eco attualissima di ciò che scriveva Bonhoeffer.

Il testo

Ascoltiamo così il testo che ci parla della stoltezza come lo troviamo nel suo contesto della seconda lettera dell’apostolo Paolo a Timoteo. Esso dice:

“Ora sappi questo, che negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili, perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosi, senza affetto naturale, inaffidabili, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, avventati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l’apparenza della pietà, ma avendone rinnegata la potenza. Anche da costoro allontanati! Poiché nel numero di costoro ci sono quelli che si insinuano nelle case e circuiscono donnette cariche di peccati, agitate da varie passioni, le quali cercano sempre di imparare senza mai riuscire a giungere alla piena conoscenza della verità. E come Iannè e Iambrè contrastarono Mosè, così anche costoro contrastano la verità: uomini corrotti di mente, riprovati quanto alla fede. Ma non andranno più oltre, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti, come fu quella di quegli uomini” (2 Timoteo 3:1-9).

Il contesto è dunque quello dell’inganno religioso e morale, di un’apparente sapienza che in realtà corrompe e distrugge. l’apostolo Paolo incoraggia il discepolo Timoteo a non farsi intimidire: l’errore, per quanto oggi sembri forte, non può vincere. La sua natura sarà smascherata, come accadde a Ianne e Iambre, i maghi d’Egitto che si erano opposti a Mosè ma erano stati umiliati davanti a tutto il popolo. La stoltezza, dunque, può ingannare per un tempo, ma alla fine si rivela per quello che è.

A questo punto è utile chiederci: che cosa significa “stoltezza” secondo la Bibbia? Non parliamo qui di mancanza di intelligenza o di cultura. Infatti, la Scrittura ci presenta lo stolto come colui che, pur potendo conoscere la verità, sceglie di respingerla. Nell’Antico Testamento, lo stolto (kesîl) è colui che rifiuta la disciplina e disprezza la sapienza di Dio; il nabal è chi vive come se Dio non esistesse, dicendo: “Non c’è Dio” (Salmo 14:1). Nel Nuovo Testamento, lo stolto è definito mōros, cioè colui che costruisce la propria vita sulla sabbia, e aphrōn, “senza senno”, incapace di guardare la realtà alla luce di Dio.

In sintesi, la stoltezza biblica non è una debolezza intellettuale, ma una cecità spirituale. Lo stolto è chi rifiuta di ascoltare Dio, chi si affida soltanto al proprio cuore e ai propri ragionamenti, finendo per ingannare sé stesso e gli altri. È quindi possibile essere molto istruiti e, davanti a Dio, rimanere stolti; come pure è possibile avere scarsa cultura ma, avendo timore di Dio, essere saggi. La stoltezza, in definitiva, è un rifiuto della verità: conduce a vivere male, a farsi del male e a fare male anche agli altri.

Cristo, la Sapienza di Dio

Agli occhi del mondo, il cuore stesso dell’Evangelo di Cristo appare come una stoltezza. Paolo lo afferma chiaramente: “La parola della croce è follia per quelli che periscono; ma per noi che siamo sulla via della salvezza è potenza di Dio” (1 Corinzi 1:18). La croce, cioè lo scandalo di un Messia che muore abbandonato e disprezzato, sembra la prova più evidente dell’insensatezza cristiana. Eppure, proprio ciò che il mondo considera pazzia è la manifestazione più alta della Sapienza di Dio: un disegno che sconfigge il male non con la forza, ma con l’amore sacrificato.

Questo è il grande paradosso cristiano: ciò che il mondo chiama stoltezza è in realtà la vera Sapienza. Nella croce non troviamo la logica della potenza, ma quella della grazia. Non l’affermazione di sé, ma la donazione totale. E in questo rovesciamento si manifesta Cristo stesso come “potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Corinzi 1:24). Non si tratta solo di una dottrina: Cristo è la Sapienza incarnata, colui che dà luce al nostro cammino e discernimento alle nostre decisioni.

Da qui la conseguenza inevitabile: senza Cristo, com’è annunciato e spiegato nel Nuovo Testamento, anche la persona più intelligente, colta o raffinata resta stolta davanti a Dio; con Cristo, anche il semplice, colui che non ha grandi studi o capacità, diventa sapiente perché impara a vedere la realtà con gli occhi della verità. La Sapienza non è quindi un possesso umano, ma un dono che si riceve restando uniti a Cristo. Camminare nella Sapienza significa camminare in Lui, lasciandoci guidare dalla sua Parola e dal suo Spirito.

Questa prospettiva ci prepara a comprendere un aspetto decisivo: la stoltezza non è solo una questione di intelligenza o ignoranza, ma di orientamento del cuore. È questo che rende la stoltezza così pericolosa: essa può dominare intere società, travolgere popoli, trascinare le persone lontano da Dio, come abbiamo visto in ogni epoca della storia. Qui si inserisce la riflessione di Dietrich Bonhoeffer, che ci ricorda come la stupidità collettiva, più ancora della malvagità dei singoli, diventi strumento del male. Solo nella luce di Cristo, la Sapienza incarnata, possiamo resistere a questa deriva e imparare a discernere.

La stupidità secondo Bonhoeffer e la sua soluzione

Dietrich Bonhoeffer, teologo e pastore luterano tedesco, scriveva dal carcere nel 1943-44, poco prima di essere giustiziato dal regime nazista, le sue lettere e riflessioni oggi raccolte nell’opera “Resistenza e resa”. Lì osservava con lucidità che il vero pericolo per una società non è tanto la malvagità di pochi, ma la stupidità delle masse. Non intendeva con questo una semplice mancanza di intelligenza, ma una condizione morale e spirituale: la cecità di chi si lascia trascinare, di chi rinuncia al proprio pensiero critico e diventa strumento del male spesso senza nemmeno rendersene conto.

Secondo Bonhoeffer, il male aperto e consapevole si può combattere; ma la stupidità, essendo inconsapevole, è molto più difficile da affrontare. La persona stupida non sa di esserlo, e non si lascia convincere con ragionamenti o prove. Per questo il male prospera più facilmente in mezzo alla stupidità che in mezzo alla malvagità dichiarata. È un fenomeno sociale, collettivo, che prende forza soprattutto quando il potere e l’ideologia si impongono sulle coscienze.

Qui emerge la forza del messaggio biblico: la stoltezza non è semplicemente un limite mentale, ma una forma di schiavitù spirituale. È ciò che Paolo descrive nel primo capitolo di Romani: professando di essere sapienti, le persone sono diventate stolte, perché hanno abbandonato Dio. Ed è qui che Bonhoeffer intravede la via d’uscita: la liberazione dalla stupidità non viene dal ragionamento umano, ma da un atto spirituale, da una liberazione interiore che ridesta la coscienza e apre gli occhi alla verità. Solo la Sapienza che viene da Dio può rompere questa cecità.

Ed è in Cristo che questa soluzione prende corpo: Lui, Sapienza di Dio, illumina il cuore, libera la coscienza e rende capaci di discernere il bene dal male. In Lui il credente non si lascia trascinare dalle mode, dalle ideologie o dalle masse, ma riceve la forza di rimanere saldo. Così, ciò che Bonhoeffer solo accennava – la necessità di una liberazione spirituale – noi lo riconosciamo pienamente nell’opera di Cristo. La risposta alla stupidità non è il cinismo, né la mera resistenza intellettuale, ma il rinnovamento della mente e del cuore nello Spirito Santo (Romani 12:2). Solo così le comunità cristiane possono essere luce nel mondo e fermento di discernimento in mezzo all’oscurità della stoltezza collettiva.

Conclusione

Abbiamo così oggi visto come la Bibbia non esiti a parlare della stoltezza non solo come mancanza d’intelligenza, ma come una cecità spirituale e morale: un cuore che rifiuta Dio e che, proprio per questo, perde il senso della realtà e si lascia trascinare dal male. Abbiamo ascoltato l’avvertimento dell’apostolo Paolo a Timoteo, quando mette in guardia dai tempi difficili in cui la stoltezza si manifesterà sotto forma di egoismo, corruzione e inganno, ma rassicura: “Non andranno oltre; la loro follia sarà manifesta a tutti” (2 Timoteo 3:9).

Abbiamo pure considerato, con le parole di Bonhoeffer, quanto sia pericolosa la stupidità collettiva, che non ragiona più con la propria coscienza informata veracemente e diventa facile strumento del male. È una descrizione che riconosciamo vera anche nel nostro tempo: non occorre vivere sotto un regime apertamente totalitario per vedere come le persone possano lasciarsi trascinare da mode, ideologie o messaggi ingannevoli senza più discernere. E anche noi, se siamo sinceri, dobbiamo ammettere che nessuno è immune da questa tentazione.

La buona notizia è che Dio non ci lascia prigionieri della stoltezza. Egli ha rivelato in Cristo la Sapienza di Dio, che agli occhi del mondo sembra pazzia, ma che è in realtà l’unica via che porta alla vita. La croce di Cristo smaschera l’inganno del peccato e ci apre gli occhi. In Lui riceviamo discernimento, luce, forza per resistere e camminare non secondo il mondo, ma secondo il Santo Spirito di Dio.

Ecco dunque l’appello: non accontentarti di vivere secondo ciò che la maggioranza dice o pensa, non lasciarti ingannare dall’apparente sapienza di questo mondo. Che il tuo cuore sia aperto a Cristo, cerca la Sua Sapienza nella Parola di Dio, che lo Spirito Santo rinnovi così la tua mente. Allora anche tu, pur nella tua semplicità, sarai reso saggio; e in mezzo a un mondo confuso e smarrito, potrai essere testimone di luce e di verità.

Preghiera conclusiva

Signore Dio nostro, ti ringraziamo perché non ci lasci nelle tenebre della nostra stoltezza, ma ci hai fatto conoscere la tua Sapienza in Cristo Gesù. Apri i nostri occhi, illumina le nostre menti, rinnova i nostri cuori. Liberaci dalle false sicurezze di questo mondo, dai pensieri ingannevoli e dalle passioni che ci accecano. Donaci di camminare nella luce della tua Parola, per discernere ciò che è buono e giusto, e per essere testimoni fedeli in mezzo a un mondo smarrito. Fa’ che la croce di Cristo sia la nostra gloria e la nostra guida, e che lo Spirito Santo ci conduca ogni giorno verso la verità e la vita. Nel nome di Gesù Cristo, nostra Sapienza e nostra forza, ti preghiamo. Amen.

Domande per l’approfondimento personale

  • Qual è la differenza tra la “stupidità” secondo il linguaggio comune e la stoltezza secondo la Bibbia?
  • In che modo 2 Timoteo 3 ci aiuta a riconoscere i segni della stoltezza spirituale nel nostro tempo?
  • Quali esempi attuali possiamo vedere di ciò che Bonhoeffer chiamava “stupidità collettiva”?
  • In quali situazioni personali sei tentato di seguire la “sapienza del mondo” piuttosto che la Sapienza di Dio?
  • Come puoi coltivare concretamente la sapienza che viene da Cristo nella tua vita quotidiana (lettura della Parola, preghiera, comunità di fede…)?


Paolo Castellina, 21 agosto 2025

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