Domenica 20 luglio 2025
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Operazioni di guerra psicologica
Da sempre le guerre non sono combattute solo con l’uso della violenza bruta, ma anche attraverso operazioni psicologiche tese ad ingannare e demoralizzare l’avversario con abili manipolazioni cognitive. Sono gli strumenti della guerra psicologica [1], una strategia consolidata ed insidiosa. Essa agisce in diverse maniere. Per esempio: attraverso la diffusione di informazioni false o ingannevoli atte a confondere, dividere o manipolare le opinioni pubbliche; con azioni destinate a influenzare le emozioni, i motivi e il comportamento di governi, organizzazioni, gruppi e individui; con l’utilizzo di piattaforme digitali per diffondere narrazioni specifiche e influenzare l’opinione pubblica a livello globale; con attacchi informatici mirati a compromettere le infrastrutture critiche, rubare informazioni sensibili o seminare il caos. A questo riguardo si parla anche di “neuromarketing”, cioè dell’applicazione di conoscenze neuro-scientifiche per progettare messaggi e campagne pubblicitarie maggiormente efficaci nel modificare percezioni e comportamenti. Gli obiettivi della guerra cognitiva vanno dal ridurre la determinazione del nemico a resistere; alimentare discordie all’interno della popolazione o delle forze armate del nemico; erodere la fiducia del pubblico nelle proprie autorità; come pure influenzare l’opinione pubblica nazionale ed internazionale per isolare diplomaticamente il nemico.
Nella stessa Bibbia, nel racconto dell’assedio di Gerusalemme da parte degli Assiri, narrato in 2 Re 18–19 e Isaia 36–37, troviamo un chiaro esempio di guerra psicologica. L’ambasciatore assiro Rabsachè, parlando appositamente in ebraico al popolo sulle mura, cerca di minare la fiducia nel re Ezechia e soprattutto in Dio. Deride la fede nel Signore, paragona il Dio d’Israele agli dèi impotenti degli altri popoli sconfitti, e promette prosperità a chi si arrende, insinuando che la resistenza sarebbe inutile. Il suo discorso mira a intimidire, confondere e dividere il popolo di Dio, facendo leva sulla paura, sull’orgoglio umano e sulla sfiducia nelle promesse divine. Questo episodio dimostra come, già anche nell’antichità, la battaglia spirituale e la manipolazione delle coscienze fossero parte integrante della strategia dei potenti.
Il testo biblico
C’è, però, quello che potremmo considerare un grande maestro di guerra psicologica e che agiva già agli albori dell’umanità per minare la fiducia delle creature umane in Dio e così rovinarle e distruggerle. Si trova nel racconto della caduta di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden ed è uno dei testi più noti della Bibbia. Ci parla del “serpente”, dell’albero, del frutto proibito, e vi vediamo il dialogo tra Eva e il tentatore, che la Bibbia chiama bugiardo, seduttore, e omicida. Questo testo, però, non ci parla solo di un evento accaduto in un lontano passato e tanto meno può essere considerato “mitologico” e quindi ignorabile. Ci mostra una dinamica permanente: ci rivela come le forze spirituali della malvagità continuino, di fatto, ad operare ed ingannare, come ancora oggi seducano il cuore umano, anche in forme nuove, moderne, colte, sofisticate. Ascoltiamo il testo:
“Ora il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che l’Eterno Iddio aveva fatto; ed esso disse alla donna: “Come! Dio vi ha detto: ‘Non mangiate del frutto di tutti gli alberi del giardino?’”. La donna rispose al serpente: “Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: ‘Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete’”. E il serpente disse alla donna: “No, non morirete affatto; ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri si apriranno, e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male”. E la donna vide che il frutto dell’albero era buono da mangiare, che era bello da vedere, e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò, e ne diede anche a suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò” (Genesi 3:1-6).
Nel Seicento, il teologo puritano William Ames, autore di un manuale di teologia molto diffuso intitolato The Marrow of Divinity (Il midollo della teologia), analizzò con acutezza proprio questo brano. Egli identificò sette astuzie — sette passaggi, sette strategie — che Satana usò nella tentazione originale [2]. Queste sette astuzie, benché descritte secoli fa, non sono affatto invecchiate. Oggi le vediamo ripresentarsi nella cultura, nella filosofia, nei media, persino in certi ambienti religiosi. Nostro obiettivo oggi è mettere a nudo queste strategie, per quanto sommariamente, affinché possiamo resistere al tentatore, con la verità della Parola di Dio.
1. Usare strumenti apparentemente innocui
“Ora il serpente era il più astuto…” (v. 1). Satana non si presenta con apparenze spaventose, ma sceglie strumenti affascinanti, rispettabili, culturalmente attraenti. Il serpente era allora tra gli animali più stimati per astuzia e bellezza; nulla in esso ispirava paura o sospetto, anzi, ammirazione e meraviglia. Così, anche oggi, le idee e le influenze più pericolose entrano attraverso ciò che appare innocuo o addirittura desiderabile: contenuti mediatici raffinati, progetti educativi “moderni”, voci accattivanti che sembrano promuovere libertà e progresso.
La seduzione spirituale raramente arriva in forma diretta. Spesso passa per canali apparentemente neutri: una serie televisiva, un post virale, un documentario ben fatto, un influencer carismatico. In questi veicoli si insinuano valori contrari all’Evangelo, ma rivestiti di umanità, intelligenza o compassione. È il metodo antico: far passare il veleno sotto forma di bellezza, usando mezzi che non sembrano ostili a Dio, ma che lentamente minano la fiducia nella sua Parola.
2. Indebolire l’autorità della Parola di Dio
“Dio ha veramente detto…?” (v. 1). La prima frase pronunciata dal serpente non nega la Parola di Dio, ma ne mette in dubbio la chiarezza e l’affidabilità. È un attacco subdolo: non si dice che Dio ha torto, ma che forse non ha parlato così chiaramente. Oggi, questa strategia si ripete quando si afferma che la Bibbia è solo un testo umano, ambiguo, soggetto a interpretazioni culturali. Si insinua che nessuno può davvero dire cosa Dio voglia, e che ogni verità sia fluida.
Così si disattiva l’autorità della Scrittura. Si crea un clima dove la certezza morale è vista come presunzione, e ogni affermazione netta di verità come fondamentalismo. La Parola non viene negata apertamente, ma screditata sottilmente, fino a diventare inoffensiva. E il risultato è devastante: un cristianesimo che non ha più fondamento, in cui ciascuno crede ciò che preferisce, e dove la voce di Dio viene messa sullo stesso piano delle opinioni umane.
3. Rovesciare il bene e il male
“Voi non morirete affatto…” (vers. 4). Qui Satana nega apertamente ciò che Dio aveva detto. Trasforma la minaccia in un’illusione, ribaltando la distinzione tra bene e male. Non solo dice che non ci sarà morte, ma sottintende che l’obbedienza a Dio priva l’essere umano di qualcosa di buono. È una forma di propaganda morale: ciò che Dio chiama male viene presentato come bene liberatorio. E oggi questo rovesciamento è ovunque.
Basti pensare a come valori centrali della fede (santità, castità, verità, timore di Dio) vengano derisi, mentre il peccato venga normalizzato e perfino celebrato. L’infedeltà è “ricerca di sé”, l’orgoglio è “autoaffermazione”, la disobbedienza è “autenticità”. È l’antico gioco del serpente: confondere il bene con il male, rendere attraente la trasgressione, e presentare l’obbedienza come perdita. E molti cadono, perché non discernono più la differenza tra la voce di Dio e quella della menzogna.
4. Strumentalizzare il linguaggio religioso
“Dio sa che nel giorno che ne mangerete…” (vers. 5). Satana non solo nomina Dio, ma usa il suo nome per sostenere una menzogna. Manipola il discorso teologico: parla di “conoscenza”, di “diventare come Dio”, come se fosse tutto parte del piano divino. È l’antico trucco della manipolazione semantica: usare parole vere, ma con significati travisati, per giustificare la ribellione. E questo accade anche oggi.
Molte eresie e ideologie anticristiane si mascherano con termini evangelici: amore, giustizia, misericordia, accoglienza. Ma dietro c’è un significato rovesciato, in cui il peccato è scusato, la santità è evitata, e il Vangelo viene annacquato. Persino il nome di Gesù è usato per sostenere dottrine che egli non avrebbe mai approvato. È un linguaggio religioso privo della potenza di Dio, utile solo per sedurre le coscienze e renderle cieche alla verità.
5. Screditare la serietà del giudizio divino
“Non morirete affatto…” (vers. 4). La menzogna più pericolosa è quella che nega le conseguenze del peccato. Satana afferma con sicurezza che non ci sarà morte, contraddicendo direttamente la Parola di Dio. Così facendo, toglie alla legge divina la sua forza, e presenta Dio come qualcuno che minaccia, ma non agisce. Oggi questo stesso inganno è diffuso: si afferma che Dio non giudica, che l’inferno è un mito, che la colpa è un costrutto psicologico.
La cultura contemporanea ha anestetizzato il timore del Signore. Anche molti cristiani parlano solo di grazia, ma non più di giustizia, di perdono, ma non più di ravvedimento. Ma un’Evangelo che non avverte del giudizio non è fedele alla verità. Satana sa che, negando le conseguenze, rende il peccato più accessibile, più tollerabile, più normale. E chi lo crede, si illude di essere libero, mentre si avvia verso la rovina.
6. Alimentare il sospetto verso Dio
“Dio sa che… e sarete come Dio…” (Vers. 5). Qui il serpente insinua che Dio voglia trattenere qualcosa di buono, che sia geloso della libertà e della potenza dell’essere umano. È un colpo alla fiducia. Satana non dice solo che Dio ha proibito il frutto: dice che Dio lo ha fatto per interesse, per limitare l’uomo. Questo è il veleno del sospetto, che trasforma Dio da Padre buono a tiranno invidioso.
È il sospetto che vediamo in molte forme contemporanee di spiritualità “alternativa” e anche in certi attacchi al cristianesimo tradizionale: l’idea che Dio non voglia il nostro bene, che le sue leggi siano oppressive, che la libertà consista nel liberarsi da Lui. Ma se Dio è sospettato, non è più amato né ubbidito. Satana vuole proprio questo: distorcere l’immagine di Dio, e portare le creature a credere che si stia meglio senza di Lui.
7. Sfruttare la complicità umana
“La donna… ne mangiò, e ne diede anche a suo marito” (Vers. 6). La tentazione culmina con la complicità tra esseri umani. Eva non agisce più solo da tentata, ma diventa tentatrice. Satana ha ormai in mano un alleato. È una dinamica tragica ma reale: il peccato si diffonde più facilmente quando viene condiviso, giustificato e normalizzato dagli altri. Invece di correggersi a vicenda, gli esseri umani spesso si trascinano nel male reciprocamente.
Oggi, la pressione sociale è uno dei mezzi principali con cui il peccato si propaga: nessuno vuole essere “diverso”, “moralista”, “bigotto”. Così il male viene approvato collettivamente, e la coscienza individuale si spegne. Satana non ha bisogno di apparire, quando ci sono già tanti volenterosi collaboratori. Ma la fede cristiana chiama ad una resistenza personale e comunitaria, che rifiuta la complicità nel male, anche a costo dell’impopolarità.
Conclusione
Siamo così partiti quest’oggi dal considerare le operazioni della guerra psicologica che i potentati di questo mondo usano sia verso i loro avversari che per condizionare a loro favore la pubblica opinione dei paesi che dominano. Dobbiamo prenderne coscienza e resistervi. Ancora più importante, però, è la presa di coscienza e resistenza contro le costanti astuzie delle forze spirituali della malvagità che fanno guerra al Dio vero e vivente ed al Suo popolo. Come infatti dice l’Apostolo: “affinché non siamo raggirati da Satana, poiché non ignoriamo le sue macchinazioni” (2 Corinzi 2:11). “Macchinazioni” qui traduce in greco: νοήματα – pensieri, intenzioni, trame. Non si tratta di “complottismo”, ma di realtà!
È per questo motivo che l’antico racconto della caduta non è un mito del passato, ma una finestra aperta sul presente. Le astuzie del tentatore descritte in Genesi 3 — il dubbio sulla Parola di Dio, la confusione morale, la manipolazione del linguaggio sacro, il sospetto verso il carattere divino, e la complicità umana nel peccato — sono ancora in azione oggi, anche se si presentano con forme nuove e più sofisticate. Satana non ha cambiato strategia, perché funziona con le persone ingenue e disavvedute.
In questo tempo confuso, lo spirito critico è una necessità, ma va rivolto nella direzione giusta. Non per mettere in discussione le verità rivelate da Dio nella sua Parola, ma per smascherare le menzogne travestite da verità, i discorsi seducenti del mondo, le ideologie che deformano il bene e normalizzano il male. Non è fede cieca, ma discernimento spirituale lucido. Per questo è urgente che anche i nostri figli e nipoti siano educati a questa forma di vigilanza, imparando a riconoscere le voci culturali che li vogliono sedurre e a confrontarle con ciò che Dio ha rivelato. Non basta proteggerli: dobbiamo formarli, educarli. Solo così cresceranno come persone libere, non manipolabili, radicate nella verità che salva.
Che il Signore ci dia, oggi più che mai, occhi per vedere, orecchie per ascoltare e cuori saldi nella sua Parola, perché, come scrive l’apostolo Giovanni, “il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (1 Giovanni 2:17).
Preghiera finale
Signore nostro Dio, Padre di verità e di luce, ti rendiamo grazie per la tua Parola che ci istruisce, ci ammonisce e ci protegge. Tu sei il Dio fedele che non ha lasciato l’umanità nell’inganno del peccato, ma hai mandato il tuo Figlio per liberarci dalla menzogna e riconciliarci con Te. Donaci discernimento, Signore, per riconoscere le astuzie del tentatore che ancora oggi insinua il dubbio, traveste il male da bene, e cerca di allontanarci dalla tua volontà. Tieni il nostro cuore saldo nella tua verità, e apri i nostri occhi per vedere ciò che il mondo tenta di nascondere. Aiutaci a educare con amore e fermezza i nostri figli e nipoti, perché crescano nella conoscenza della tua Parola e sappiano resistere alle seduzioni della cultura del peccato. Fa’ che le nostre case siano luoghi di verità, di luce e di fedeltà al tuo nome. Conservaci, o Signore, nella tua grazia, e fa’ che, forti della tua promessa, camminiamo ogni giorno nella luce, fino al giorno in cui ogni menzogna sarà smascherata e ogni lingua confesserà che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre. Amen.
(Paolo Castellina, 10 luglio 2025)
Note
[1] https://www.tempodiriforma.it/mw/index.php?title=Teopedia/Guerra_cognitiva
[2] Letteratura/Midollo Sacra Teologia/11 L’apostasia o caduta dell’uomo
[3] La terza astuzia è l’ambiguità sul significato del comandamento. Il diavolo non dice che Dio ha torto, ma che forse non ci siamo spiegati bene. E oggi? Si dice: “Quel passo della Scrittura va letto in chiave storica”; “Quella norma era per un altro tempo”, “Ciò che conta è il principio, non la lettera” È un modo per neutralizzare l’autorità di Dio sotto il pretesto dell’interpretazione.