Domenica 19 aprile 2026
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Il dramma di una vita senza senso
Molti, oggi, percepiscono la propria esistenza come una sorta di “ruota del criceto”: un movimento frenetico, estenuante e, nello stesso tempo, tragicamente immobile. Si corre, si fatica, ci si impegna… ma senza mai andare davvero da nessuna parte. Ogni sforzo non costruisce un progetto di vita: serve solo a mantenere in funzione il meccanismo che ci consuma. In questa corsa senza fine, l’identità personale rischia di sbiadire dietro scadenze e doveri. Rimane addosso soprattutto una stanchezza profonda: quella di chi avverte che la vita non sta davvero accadendo, ma sta semplicemente passando, mentre si è troppo occupati a farla andare avanti. Si arriva così a un paradosso ben noto: vivere per lavorare e lavorare per vivere. Il lavoro, che dovrebbe essere uno strumento per fiorire, diventa lo scopo stesso dell’esistenza. Il tempo guadagnato con fatica serve appena a recuperare le energie necessarie per ricominciare il giorno dopo. E la vita rischia di ridursi a un ciclo ripetitivo, quasi biologico, privo di un significato autentico.
Questa condizione è stata definita “vuoto esistenziale”: una sensazione dolorosa di mancanza di scopo, come un “buco nero” interiore che inghiotte motivazione, entusiasmo, persino la capacità di gioire. Non si tratta necessariamente di depressione. È qualcosa di più sottile e, per certi versi, più diffuso: una vita piena di attività ma povera di significato; una routine che non appaga; un cuore che non trova più entusiasmo; una fame interiore che nulla sembra saziare.
Per usare un’altra immagine: è come essere intrappolati in un labirinto. Si cammina, si corre, si prova… ma senza mai trovare l’uscita. Eppure, l’uscita esiste. L’apostolo Pietro, nella sua prima lettera contenuta nel Nuovo Testamento, scrive a uomini e donne che avevano conosciuto proprio questa condizione. E con gioia afferma: “Siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri” (1 Pietro 1:18). In altre parole: eravate prigionieri di una vita vuota, senza direzione, senza vero significato… ma ora non è più così. Da essa siete stati liberati. Che cosa era accaduto nella loro vita? Quale liberazione avevano sperimentato? Ed è forse possibile che questa stessa liberazione possa avvenire anche noi oggi?
Il testo biblico
Ascoltate in quale contesto immediato si pone quell’affermazione di Pietro e poi cercheremo di vederne la rilevanza anche per noi oggi.
“E se invocate come Padre colui che senza riguardi personali giudica secondo l’opera di ciascuno, comportatevi con timore durante il tempo del vostro pellegrinaggio, sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come d’agnello senza difetto né macchia, ben preordinato prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi, che per mezzo di lui credete in Dio che l’ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, affinché la vostra fede e la vostra speranza fossero in Dio. Avendo purificate le anime vostre con l’ubbidienza alla verità per arrivare a un amore fraterno non finto, amatevi intensamente a vicenda di vero cuore, poiché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, mediante la parola di Dio vivente e permanente” (1 Pietro 1:17-23).
Queste parole si collocano all’interno di un’esortazione più ampia, in cui l’apostolo Pietro si rivolge a credenti dispersi, molti dei quali provenivano da un contesto pagano e avevano alle spalle un modo di vivere completamente diverso da quello in cui ora erano stati introdotti. Ora, però, la loro identità è cambiata: per grazia di Dio, attraverso l’annuncio dell’Evangelo che avevano accolto, sono diventati discepoli del Signore Gesù Cristo e, proprio per questo, sono chiamati a vivere in modo coerente con questa nuova realtà.
Pietro li descrive come pellegrini: persone che vivono in questo mondo, ma con una prospettiva diversa, tanto da essere considerate “straniere” nella società in cui si trovano. Come cristiani, infatti, sono consapevoli di appartenere ormai a una realtà nuova, inseriti in quell’opera di rinnovamento morale e spirituale che Dio ha iniziato e che porterà un giorno a compimento.
In questo contesto, Pietro collega strettamente tre realtà fondamentali: il carattere di Dio come Padre e giudice giusto; il prezzo altissimo della redenzione compiuta da Cristo; e le conseguenze concrete di questa redenzione nella vita quotidiana – una vita segnata dal timore di Dio, dalla fede, dalla speranza e, soprattutto, da un amore sincero verso gli altri.
È proprio al centro di questo discorso che emerge la dichiarazione: “siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri”. Non è un’osservazione marginale, ma una verità che spiega da dove vengono e, soprattutto, perché ora sono chiamati a vivere in modo completamente nuovo. Ma che cos’è, esattamente, questo ‘vano modo di vivere’ dal quale sono stati riscattati?
I. La diagnosi: una vita vana
Quando Pietro parla di un “vano modo di vivere” (1 Pietro 1:18), usa un termine che indica ciò che è vuoto, privo di valore duraturo, incapace di produrre un vero bene. Si tratta di una vita che può anche apparire piena e rispettabile perché la maggior parte della gente la considera “normale”, ma che, essendo scollegata dal vero Dio, così come dovrebbe essere, non conduce a nulla di stabile né di eterno. È una vita svuotata di significato eterno che gira su sé stessa, senza approdare a una meta.
La Scrittura descrive questa vanità in diversi modi: nell’idolatria, quando si sostituisce Dio con altro (Atti 14:15). Qual è per te il valore più importante della vita? Vale veramente la pena investirvi la vita? Produce esso dei buoni e duraturi frutti, per la tua vita, per quella della tua famiglia, per la società e per il mondo nel suo insieme? Potresti forse illuderti al riguardo ignorando “l’altra faccia della medaglia” dove non vi è un’immagine rassicurante, ma quella di un mostro!
Solo vanità inutile potrebbe essere anche essere una religione formale che non cambia veramente “il cuore” delle persone (Giacomo 1:26). Vanità potrebbe essere persino un cristianesimo di facciata che ha perduto il suo fondamento: la risurrezione di Cristo e il suo potere trasformativo già qui ed ora (1 Corinzi 15:17). In tutti questi casi, il denominatore comune è lo stesso: una vita che può sembrare viva, ma che in realtà è vuota.
II. L’inganno: tramandato dai padri
Pietro aggiunge un elemento particolarmente significativo: questo modo di vivere era “tramandato dai padri”. Non si trattava semplicemente di scelte individuali sbagliate, ma di un sistema di vita ricevuto, appreso, interiorizzato attraverso la cultura, l’educazione e la tradizione. In altre parole, quella vanità era diventata normale, quasi inevitabile, perché era ciò che tutti facevano, ciò che si era sempre fatto.
Ma proprio qui sorge una domanda decisiva: ciò che abbiamo ricevuto è necessariamente vero solo perché è antico o condiviso? Le idee, i valori, persino la religione che abbiamo ereditato – sono davvero fondati sulla verità di Dio, oppure sono semplicemente ciò che ci è stato trasmesso senza essere mai messo in discussione? È possibile che ciò che consideriamo “normale” sia, agli occhi di Dio, parte di quel “vano modo di vivere” da cui occorre essere liberati?
La tradizione può contenere elementi preziosi, ma quando è separata da Cristo diventa facilmente un veicolo di errore. Come ricordava Calvino, anche una religione storica può degenerare quando perde il suo centro. Allora dobbiamo chiederci: la mia fede è viva o è solo ereditata? È fondata sulla verità dell’Evangelo oppure sull’abitudine? Sto seguendo Cristo… oppure sto semplicemente continuando ciò che ho sempre conosciuto? Gesù diceva; “E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?” (Matteo 15:3).
III. La liberazione: riscattati a caro prezzo
Il cuore del testo è racchiuso in un verbo: “siete stati riscattati” (1 Pietro 1:18). Questo termine indica una liberazione ottenuta mediante il pagamento di un prezzo. Non si tratta, quindi, di un semplice miglioramento morale, né di un cambiamento di abitudini, ma di una vera redenzione. Implica che vi fosse una schiavitù reale: un legame profondo con quel “vano modo di vivere”, dal quale l’essere umano non è capace di liberarsi da solo. Ma la Scrittura va ancora più a fondo: questa schiavitù non è solo esistenziale, è anche morale e spirituale. L’essere umano, nella sua attuale condizione, è corrotto e si trova sotto il giusto giudizio di Dio. Mi rendo conto di questo? Oppure continuo a pensarmi fondamentalmente “a posto”, bisognoso solo di qualche aggiustamento?
Pietro insiste sul prezzo di questa liberazione: “non con cose corruttibili, con argento o con oro… ma con il prezioso sangue di Cristo” (1 Pietro 1:18-19). Qui entriamo nel cuore stesso dell’Evangelo: Cristo non è morto semplicemente per darci un esempio o per ispirarci, ma per prendere su di sé la condanna che spettava a noi. Il suo sangue è “prezioso” proprio perché è il prezzo di un’espiazione reale: Egli ha portato il giudizio di Dio al posto nostro, affinché chi si affida a Lui ne sia liberato. Allora la domanda diventa inevitabile: su che cosa sto fondando la mia speranza davanti a Dio? Su ciò che faccio io… oppure su ciò che Cristo ha compiuto per me? Ho compreso davvero che la mia salvezza non è conquistata, ma ricevuta?
Come osservava Giovanni Calvino [1] commentando questo testo, nulla dovrebbe spingerci alla santità quanto il ricordo del prezzo della nostra redenzione. Non si può considerare cosa leggera ciò che è costato il sangue del Figlio di Dio. E allora la domanda finale diventa personale e urgente: come sto vivendo, alla luce di questo riscatto? Sto ancora tornando, magari inconsapevolmente, a quel modo di vivere da cui Cristo mi ha liberato? Oppure sto imparando a vivere come una persona realmente riscattata, che non appartiene più a sé stessa, ma a Colui che l’ha comprata a caro prezzo?
IV. Il risultato: una vita nuova e autentica
La redenzione di cui parla Pietro non è qualcosa di teorico o lontano: produce effetti concreti e visibili. Egli afferma che, per mezzo di Cristo, la nostra fede e la nostra speranza sono ora rivolte a Dio (1 Pietro 1:21). Questo significa che il centro della vita cambia: non è più fondato su ciò che è instabile, ma su Dio stesso. Inoltre, parla di una purificazione dell’anima mediante l’ubbidienza alla verità e di un amore fraterno sincero, non finto (v. 22). La nuova vita si riconosce proprio da questo: non solo da ciò che si crede, ma da come si vive e da come si ama.
Pietro aggiunge poi una verità fondamentale: “siete stati rigenerati… mediante la parola di Dio vivente e permanente” (v.23). Non si tratta di un semplice cambiamento esteriore, ma di una nuova nascita. Una vita nuova è stata generata dove prima vi era solo vanità. Ma allora dobbiamo chiederci: questa nuova vita è visibile in me? Il mio modo di pensare, di parlare, di relazionarmi agli altri – riflette davvero questa trasformazione? Il mio amore è sincero, oppure è solo formale? La mia fede è viva, oppure è solo un’adesione esteriore?
Alla luce di questo testo, la questione è molto concreta: se siamo stati riscattati da una vita vuota, stiamo ora vivendo una vita piena, nel senso che Dio le dà? Oppure rischiamo di tornare, magari in forme diverse, a quella stessa vanità da cui siamo stati liberati? La nuova nascita non è un’idea, è una realtà che trasforma. E dove essa è presente, la vita non può più essere la stessa.
Uscire dal labirinto
Siamo partiti da un’esperienza che molti conoscono bene: quella di una vita che corre, si affatica, si riempie di impegni… e tuttavia lascia dentro un senso di vuoto. Abbiamo descritto questa condizione come una sorta di “labirinto” o di “ruota del criceto”: tanto movimento, ma nessuna vera direzione. Ora, alla luce della Parola di Dio, possiamo darle un nome più preciso: vanità. Non semplicemente una difficoltà psicologica o sociale, ma una condizione spirituale profonda che riguarda il modo stesso in cui la vita è vissuta, quando è scollegata da Dio.
Abbiamo visto, anzitutto, la diagnosi: una vita può apparire piena e rispettabile, ma essere in realtà vuota, priva di valore duraturo, incapace di condurre a un vero compimento. Poi abbiamo considerato l’inganno: questa vita vana non nasce solo da scelte individuali, ma è spesso ciò che abbiamo ricevuto, ciò che abbiamo sempre conosciuto, ciò che la società considera normale. In terzo luogo, abbiamo contemplato la liberazione: Cristo Gesù ci ha riscattati, non con qualcosa di corruttibile, ma con il suo sangue prezioso, prendendo su di sé la condanna che spettava a noi. Infine, abbiamo visto il risultato: una vita nuova, rigenerata, fondata su Dio, trasformata nell’amore e nella verità.
A questo punto, la domanda non è più teorica, ma personale: dove mi trovo io? Sto ancora vivendo dentro quel “modo di vivere vano”, magari senza accorgermene perché mi è familiare? Oppure ho conosciuto davvero quella liberazione di cui parla l’apostolo Pietro? Non si tratta di aderire a una religione in più, né di migliorare un po’ la propria vita, ma di essere riscattati, liberati, fatti nuovi dall’efficace opera di Dio attraverso la fede in Cristo Gesù.
È proprio questa nuova prospettiva che è espressa in modo straordinariamente chiaro nella prima domanda e risposta del Catechismo di Heidelberg:
Domanda: Qual è il tuo unico conforto, in vita e in morte?
Risposta: Che io, con il corpo e con l’anima, in vita e in morte, non appartengo a me stesso, ma al mio fedele Salvatore Gesù Cristo; il quale, col suo prezioso sangue, ha pienamente soddisfatto per tutti i miei peccati e mi ha liberato da ogni potere del diavolo; e mi preserva in modo tale che, senza la volontà del Padre mio celeste, neppure un capello può cadere dal mio capo; anzi, tutte le cose devono cooperare al mio bene. Perciò, mediante il suo Spirito Santo, Egli mi assicura anche della vita eterna e mi rende sinceramente disposto e pronto, d’ora innanzi, a vivere per Lui.
Ecco una vita che non è più vana: una vita che ha un fondamento, un significato, una direzione e una speranza. Non perché l’uomo abbia trovato in sé stesso le risposte, ma perché Cristo lo ha riscattato, lo ha riconciliato con Dio e gli ha donato una nuova esistenza.
Allora, l’invito finale è semplice e solenne: non rimanere nel labirinto. Non accontentarti di una vita che sembra piena ma è vuota. Cristo è venuto proprio per questo: per liberare, per dare senso, per dare vita. Affidati a Lui, e scoprirai che ciò che prima era vanità può diventare, per grazia, una vita piena, vera, e destinata a durare in eterno.
Preghiamo. O Signore nostro Dio, Padre santo e giusto, O Signore nostro Dio, ti rendiamo grazie perché, nella tua misericordia, non ci hai lasciati nella vanità dei nostri pensieri e nel vuoto della nostra vita, ma ci hai parlato per mezzo della tua Parola e ci hai mostrato la verità che salva. Confessiamo davanti a te che troppe volte abbiamo vissuto come se il senso della vita fosse altrove: nelle cose che passano, nelle abitudini ricevute, nelle sicurezze umane. Abbiamo seguito vie che sembravano giuste ai nostri occhi, ma che non conducevano a te. Abbi pietà di noi, o Signore. Ti lodiamo perché ci hai riscattati, non con cose corruttibili, ma con il prezioso sangue del tuo Figlio, il Signore Gesù Cristo. Ti ringraziamo perché Egli ha portato su di sé ciò che noi non avremmo mai potuto portare, affinché noi potessimo essere liberati, perdonati e riconciliati con te. Ti preghiamo: opera nei nostri cuori per mezzo del tuo Spirito Santo, affinché questa verità non rimanga soltanto ascoltata, ma diventi vita vissuta. Liberaci da ogni forma di vanità, da ogni illusione, da ogni falsa sicurezza. Donaci una fede viva, una speranza salda, e un amore sincero , che si manifesti concretamente nelle nostre relazioni.Fa’ che possiamo vivere come persone realmente riscattate, non più appartenenti a noi stessi, ma a Colui che ci ha amati e ha dato sé stesso per noi. Donaci di camminare in questo mondo come pellegrini, con lo sguardo rivolto a te, fino al giorno in cui la tua opera sarà compiuta. E se vi è qualcuno che ancora non ti conosce, o Signore, apri il suo cuore, affinché oggi stesso possa uscire dalla vanità e trovare in Cristo la vita vera. Ti chiediamo ogni cosa nel nome del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Amen.
Paolo Castellina, 9 aprile 2026
Note
[1] Commento di Giovanni Calvino su 1 Pietro 1:18: “Poiché sapete, o, sapendo. Ecco un’altra ragione, tratta dal prezzo della nostra redenzione, che dovrebbe sempre essere ricordata quando si parla della nostra salvezza. Infatti, per chi ripudia o disprezza la grazia del vangelo, non solo la sua salvezza è priva di valore, ma anche il sangue di Cristo, con cui Dio ha manifestato il suo valore. Sappiamo quanto sia terribilmente sacrilego considerare comune il sangue del Figlio di Dio. Non c’è quindi nulla che dovrebbe stimolarci tanto alla pratica della santità quanto la memoria di questo prezzo della nostra redenzione. Argento e oro. Per amplificare, menziona queste cose in contrasto, affinché comprendiamo che il mondo intero, e tutte le cose ritenute preziose dagli uomini, non sono nulla rispetto all’eccellenza e al valore di questo prezzo. Dice che sono stati redenti dalla loro vana condotta, affinché comprendiamo che tutta la vita dell’uomo, fino a quando non si converte a Cristo, è un labirinto rovinoso di vagabondaggi. Intende anche che non è attraverso i nostri meriti che siamo riportati sulla retta via, ma perché è volontà di Dio che il prezzo offerto per la nostra salvezza sia efficace a nostro favore. Quindi il sangue di Cristo non è solo il pegno della nostra salvezza, ma anche la causa della nostra chiamata. Pietro ci avverte di prestare attenzione affinché la nostra incredulità non renda vano o inefficace questo prezzo. Paolo si vanta di aver adorato Dio con una coscienza pura, ereditata dai suoi antenati (2 Timoteo 1:3), e raccomanda a Timoteo di seguire l’esempio di pietà di sua nonna Loide e di sua madre Eunice (2 Timoteo 1:5). Cristo, inoltre, affermò che i Giudei sapevano chi adoravano (Giovanni 4:22). Tuttavia, potrebbe sembrare strano che Pietro sostenga che i Giudei del suo tempo non abbiano appreso nulla dai loro padri se non mera vanità. A questo rispondo che quando Cristo dichiarò che la via o la conoscenza della vera religione apparteneva ai Giudei, si riferiva alla legge e ai comandamenti di Dio, non al popolo; il tempio a Gerusalemme non era stato costruito senza motivo, né Dio era adorato lì secondo le fantasie umane, ma secondo quanto prescritto dalla Legge. Pertanto, Cristo disse che i Giudei non si smarrivano mentre osservavano la Legge. Quanto agli antenati di Paolo, e a Loide, Eunice e casi simili, non c’è dubbio che Dio abbia sempre mantenuto almeno un piccolo residuo tra quel popolo, in cui la pietà sincera persisteva, mentre la maggior parte del popolo era diventata completamente corrotta e immersa in errori di ogni sorta. Innumerevoli superstizioni erano seguite, l’ipocrisia prevaleva, e la speranza di salvezza era costruita su sciocchezze; non solo erano imbevuti di false opinioni, ma anche affascinati da illusioni grossolane; e coloro che erano stati dispersi in varie parti del mondo erano coinvolti in corruzioni ancora maggiori. In breve, la maggior parte di quella nazione era o completamente caduta dalla vera religione, o era molto degenerata. Quando, quindi, Pietro condannò la dottrina dei padri, la considerava scollegata da Cristo, che è l’anima e la verità della Legge. Da ciò apprendiamo che non appena gli uomini si allontanano da Cristo, si smarriscono inevitabilmente. È inutile invocare in questo caso l’autorità dei Padri o un’antica consuetudine. Infatti, il profeta Ezechiele ammoniva i Giudei: “Non camminate secondo gli statuti dei vostri padri” (Ezechiele 20:18). Questo dovrebbe essere considerato anche da noi oggi; affinché la redenzione di Cristo sia efficace e utile, dobbiamo rinunciare alla nostra vita precedente, anche se derivata dall’insegnamento e dalla pratica dei nostri padri. Tre volte stolti, quindi, sono i Papisti, che pensano che il nome dei Padri sia una difesa sufficiente per tutte le loro superstizioni, respingendo audacemente tutto ciò che viene presentato dalla Parola di Dio”.