Domenica 14 dicembre 2025 – Terza domenica di Avvento
[Culto completo con predicazione, 55′]
[Solo predicazione, 28′ 14″]
Quando i nostri piani vengono cambiati
Il periodo di Avvento oggi è tipicamente esposizione di luci colorate, ma c’è ancora, possiamo domandarci, la percezione che esse segnalano che il Salvatore Gesù Cristo, come proclama l’Evangelo, è la luce del mondo? Nella prima domenica avevamo osservato come l’Avvento inizi nel buio, non nella luce. La promessa di Dio, infatti, non ignora le tenebre del mondo, ma, riconoscendole, le attraversa. Nella seconda domenica abbiamo rilevato come, attraverso la predicazione di Giovanni Battista, la Luce di Dio in Cristo chiami al ravvedimento. In questa terza domenica di Avvento vediamo come la venuta del Cristo chiami alla fede. La fede nel Salvatore Gesù Cristo è un bene prezioso quanto raro oggi perché la Sua venuta sconvolge i nostri progetti.
Ci sono momenti nella vita, infatti, in cui tutto sembra già scritto: progetti definiti, percorsi avviati, giornate che scorrono nella normalità. È in quei momenti ordinari che, talvolta, Dio irrompe in modo inatteso. Egli lo fa con una parola che cambia, di fatto, la direzione che volevamo dare alla nostra vita. Tale intervento non deve essere considerato “una violenza” che ci viene fatta, una forzata intromissione che cambia i progetti che noi già avevamo disposto. Chi crede nel Dio vero e vivente, lo rispetta, lo ama e ha fiducia in Lui. Il fatto che Egli cambi i nostri piani e ci faccia percorrere una via diversa dal previsto può all’inizio sconcertarci, ma sappiamo che i Suoi propositi sono sempre migliori dei nostri e sicuramente per il nostro bene ultimo. L’apostolo Paolo scrive al riguardo: “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proposito. Perché quelli che egli ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli, e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati” (Romani 8:28-30).
Vi sono tempi in cui Dio sorprende e chiama a fidarsi di Lui anche quando la sua volontà inizialmente ci disorienta. Così è la storia di Maria, madre di Gesù. Come ci viene raccontata dall’evangelista Luca, essa non è un racconto sentimentale da cartolina natalizia o peggio un racconto mitologico. È la storia di una giovane, con un futuro semplice davanti, che viene raggiunta da Dio in un modo assolutamente inatteso. Una chiamata che la sconvolge, la interroga, la mette davanti a un rischio reale: quello di affidarsi completamente a un disegno che pure non comprende fino in fondo.
Molte volte anche noi viviamo situazioni in cui il Signore ci sorprende — o ci mette alla prova — con strade che non avevamo previsto, con scelte difficili, con richiami interiori che chiedono coraggio. Accogliere la Luce significa dire “Eccomi”, come Maria, quando Dio ci chiede di uscire dai nostri schemi.
Il brano sul quale rifletteremo oggi ci mostra come l’ingresso del Salvatore nella nella storia passi attraverso la fede. Non è una fede teorica, ma una fede vissuta nella realtà e con notevoli rischi da affrontare. Maria diventa così una figura di credente concreta, vicina, non irraggiungibile: un esempio di come la grazia di Dio possa operare quando in un cuore ben disposto.
Il testo biblico
Ascoltiamo dunque il racconto dell’annuncio a Maria, così come lo troviamo nel vangelo di Luca, nella versione italiana in lingua corrente. Dopo la lettura entreremo più a fondo nel contesto e nel messaggio di questo testo.
Annunzio della nascita di Gesù. 26Quando Elisabetta fu al sesto mese Dio mandò l’angelo Gabriele a Nazareth, un villaggio della Galilea. 27L’angelo andò da una fanciulla che era fidanzata con un certo Giuseppe, discendente del re Davide. La fanciulla si chiamava Maria. 28L’angelo entrò in casa e le disse: — Ti saluto, Maria! Il Signore è con te: egli ti ha colmata di grazia. 29A queste parole Maria rimase sconvolta e si domandava che significato poteva avere quel saluto. 30Ma l’angelo le disse: — Non temere, Maria! Tu hai trovato grazia presso Dio. 31Avrai un figlio, lo darai alla luce e gli metterai nome Gesù. 32Egli sarà grande e Dio, l’Onnipotente, lo chiamerà suo Figlio. Il Signore lo farà re, lo porrà sul trono di Davide, suo padre, 33ed egli regnerà per sempre sul popolo d’Israele. Il suo regno non finirà mai. 34Allora Maria disse all’angelo: — Come è possibile questo, dal momento che io sono vergine? 35L’angelo rispose: — Lo Spirito Santo verrà su di te, e l’Onnipotente Dio, come una nube, ti avvolgerà. Per questo il bambino che avrai sarà santo, Figlio di Dio. 36Vedi: anche Elisabetta, tua parente, alla sua età aspetta un figlio. Tutti pensavano che non potesse avere bambini, eppure è già al sesto mese. 37Nulla è impossibile a Dio! 38Allora Maria disse: — Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia con me come tu hai detto. Poi l’angelo la lasciò” (Luca 1:26-38 TILC).
Il racconto dell’annuncio a Maria si inserisce nella prima parte del vangelo di Luca, dove l’evangelista presenta l’inizio dell’opera salvifica di Dio. È il secondo di due annunci paralleli: prima quello a Zaccaria, nel Tempio di Gerusalemme; ora quello a Maria, in una semplice casa di Nazareth. Questo contrasto è intenzionale: Dio non si limita ai luoghi “alti” della religione, ma sceglie ciò che è umile e nascosto per realizzare i suoi propositi. Nazareth, un villaggio irrilevante della Galilea, diventa così il punto di partenza di una storia nuova. La scelta di Maria, giovane promessa sposa, mette in luce lo stile di Dio: Egli interviene nella quotidianità, non seguendo le logiche del potere, ma manifestando la sua grazia là dove nessuno si aspetterebbe nulla. L’angelo Gabriele richiama promesse antiche: il trono di Davide, un regno che non avrà fine, un Figlio chiamato “santo” e “Figlio di Dio”. In un contesto di occupazione romana e di attesa ansiosa del Messia, questo annuncio rivela che Dio sta compiendo la sua promessa in un modo del tutto inatteso: attraverso la fede di una giovane donna disponibile alla sua volontà.
1. Una grazia che ci raggiunge nella vita ordinaria
L’annuncio dell’angelo comincia con parole che sorprendono Maria: «Ti saluto, Maria! Il Signore è con te: egli ti ha colmata di grazia», cioè, “ti ha fatto oggetto di una grazia straordinaria”. In questo saluto non c’è un complimento umano, ma la dichiarazione che Dio ha posto il suo favore su una persona comune, in un luogo comune, in un giorno comune. Ciò che è straordinario non è la persona che riceve tale privilegio, ma le modalità stesse di questa grazia. Maria non sta cercando esperienze straordinarie né si trova in un luogo sacro come il Tempio: è semplicemente raggiunta da Dio nella normalità della sua vita. Il turbamento che la TILC registra («Maria rimase sconvolta») non nasce dall’incredulità, ma dallo stupore di essere visitata dalla grazia di Dio. L’Avvento ci ricorda che Dio non attende condizioni speciali per parlare: interviene dentro la nostra quotidianità, persino mentre noi non lo aspettiamo.
L’angelo la rassicura: «Non temere, Maria! Tu hai trovato grazia presso Dio». La grazia di Dio non è una ricompensa per capacità o meriti, ma un dono preveniente che precede ogni nostra risposta. Maria viene chiamata non perché sia in sé straordinaria, ma perché Dio la guarda e la include nel suo piano. È questo che prepara il terreno per ogni obbedienza credente: sapere che ciò che Dio ci chiede non poggia sulle nostre forze o meriti, ma sulla Sua iniziativa e benevolenza. Così anche per noi: ogni cambiamento che Dio opera in noi comincia sempre con la Sua grazia che ci raggiunge prima ancora che noi sappiamo come rispondere.
2. Una chiamata che supera le nostre categorie
Il cuore dell’annuncio è un messaggio che, umanamente parlando, eccede, va oltre, ogni possibilità umana: «Avrai un figlio… e gli metterai nome Gesù». L’angelo parla di grandezza, di regalità, di un regno che «non finirà mai»: parole che affondano nelle profezie d’Israele, ma che a Maria appaiono enormi e difficili da comprendere. La TILC, più di altre traduzioni, rende bene la forza di queste promesse: Dio sta inaugurando un’opera che trasforma la storia e intanto coinvolge una giovane donna di Nazareth. Questa sproporzione tra la grandezza del piano divino e la piccolezza degli strumenti scelti è tipica dell’opera di Dio.
Maria reagisce con lucidità e sincerità: «Come è possibile questo, dal momento che io è sono vergine?». È la domanda di chi non rifiuta, ma cerca di capire; non un’obiezione di sfiducia, ma il bisogno autentico di collocare la parola di Dio dentro la propria realtà. Questa breve domanda rivela una fede che non spegne la ragione, ma neppure si lascia bloccare dalla logica umana. Anche noi, quando Dio ci chiama a qualcosa che non comprendiamo pienamente, abbiamo il diritto — e il dovere — di porre domande; ma sono domande che devono nascere non dal sospetto o dall’incredulità, bensì dal desiderio di vedere come la sua volontà possa entrare nei limiti della nostra vita.
3. La potenza dello Spirito che rende possibile l’impossibile
La risposta dell’angelo sposta l’attenzione dal “come” umano al “chi” divino: «Lo Spirito Santo verrà su di te… l’Onnipotente Dio, come una nube, ti avvolgerà». Qui non siamo davanti a un invito di carattere morale, ma all’annuncio di un intervento creativo di Dio, un’opera sovrana che richiama la presenza di Dio nella creazione e nel cammino dell’Israele di Dio. L’Incarnazione del Cristo avviene perché Dio agisce, non perché Maria abbia qualche straordinaria capacità di mediazione – oggi si direbbe “diplomatica”. In questo dettaglio del racconto si radica la fiducia cristiana: ciò che Dio chiede, Egli stesso lo realizza attraverso la potenza dello Spirito. L’Avvento, allora, non segnala un tempo in cui ci sforziamo di “essere all’altezza”, ma un tempo in cui si fa spazio l’opera di Dio nel contesto della nostra fragilità.
L’angelo rinforza questa verità ricordando l’esperienza di Elisabetta: «Alla sua età aspetta un figlio… Nulla è impossibile a Dio!». La nascita inattesa di Giovanni diventa il segno che Dio mantiene le sue promesse e porta avanti la sua storia di salvezza anche quando tutto sembra bloccato. Maria non è chiamata quindi a credere nel vuoto, ma dentro una scia di fedeltà divina già visibile. Anche le nostre vite hanno “segni di Elisabetta”: momenti, persone, testimonianze in cui abbiamo visto la mano di Dio operare. Ricordarli ci sostiene quando la chiamata di Dio ci supera o ci intimorisce.
4. L’obbedienza credente che apre la via all’Incarnazione
Il racconto culmina nelle parole che definiscono la risposta di Maria: «Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia con me come tu hai detto». Questo “eccomi” non nasce da una visione immediata dei risultati, né da un entusiasmo superficiale, ma dall’affidarsi alla Parola ricevuta. Maria accetta di entrare in una strada che porterà con sé incomprensioni, rischi, e un profondo cambiamento della sua vita. E tuttavia si consegna con una disponibilità che è frutto della grazia che l’ha raggiunta. In quel consenso libero e coraggioso si apre la via all’Incarnazione del Cristo: la Parola di Dio trova spazio nella sua vita per diventare carne nel mondo.
Quella stessa dinamica si ripete in ogni credente: la venuta di Cristo nella nostra vita prende forma quando diciamo, disponibili, “eccomi”, nonostante le incertezze. Il messaggio dell’Avvento non ci chiede un’obbedienza eroica, ma l’umiltà di affidarci a Dio quando Egli orienta diversamente i nostri piani. Accogliere la Luce significa far sì che la sua volontà entri nelle scelte quotidiane, nelle relazioni, nelle nostre decisioni difficili. Come per Maria, anche per noi la fede non è sentimentalismo, ma la scelta concreta di fidarsi del Signore che guida ogni cosa secondo il suo proposito.
Conclusione
L’esperienza di Maria, così, ci ricorda che, quando Dio interviene nella nostra vita, spesso lo fa in momenti di apparente normalità. I progetti sembrano già stabiliti, le strade tracciate, il futuro prevedibile. Ed è proprio lì che Egli può sorprenderci, come aveva fatto con lei a Nazareth, aprendo vie che non avevamo immaginato. Non sono interventi che schiacciano o forzano: sono iniziative di grazia attraverso le quali Dio ci guida verso un bene più profondo di quello che noi stessi avremmo potuto progettare.
Questo ci riporta alla verità che l’apostolo Paolo esprime con tanta forza: «Tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio». Anche ciò che ci sorprende, ciò che infrange le nostre certezze e ci obbliga a cambiare direzione, può diventare parte del Suo disegno. Maria non comprende tutto, e tuttavia non interpreta l’annuncio dell’angelo come un’intrusione o un sopruso: lo accoglie come una chiamata, perché sa che i propositi di Dio sono più grandi dei suoi. Questa fiducia è la radice dell’obbedienza del cristiano.
Così, l’Avvento non ci invita solamente a contemplare un evento del passato, ma a riconoscere come Dio continua a parlare nelle nostre vite. Egli ci sorprende con opportunità inattese, con sfide improvvise, con richiami interiori che chiedono coraggio. A volte questo ci disorienta, come accadde a Maria; eppure, proprio quel turbamento può diventare il preludio di una nuova opera di Dio in noi. Il messaggio dell’Avvento ci chiama a non temere quando il Signore interviene, ma a cercare il suo volto dentro i cambiamenti che viviamo.
Il “sì” di Maria non è frutto di umana sicurezza, ma della fiducia in un Dio che guida la storia e che sostiene chi si affida a Lui. Il suo “Eccomi” è il ponte attraverso il quale la Luce entra nel mondo. E anche nelle nostre vite, l’opera di Dio prende forma quando diciamo la stessa parola, non perché comprendiamo tutto, ma perché sappiamo che il Signore è fedele e non abbandona chi si rimette nelle sue mani. L’obbedienza credente di Maria non è nemmeno un episodio isolato, ma un modello ecclesiale: la comunità dei redenti accoglie Cristo per fede, lo porta nella vita, lo rende presente al mondo. Maria, in questo senso, anticipa ciò che la comunità cristiane sono chiamate ad essere: luogo dove la Parola “prende carne”.
In questa terza domenica di Avvento, siamo indubbiamente invitati a guardare alla nostra esistenza con occhi rinnovati: quali sono i luoghi in cui Dio ci sta sorprendendo? Quali sono le strade che Egli sta aprendo, anche se non coincidevano con i nostri piani? Come Maria, siamo chiamati a fidarci del Dio che ci conosce, ci guida, ci trasforma e opera ogni cosa per il nostro bene. E mentre diciamo “Eccomi”, che la sua Luce nasca ancora una volta nelle nostre vite, portando speranza, coraggio e un nuovo inizio.
Preghiamo. Signore nostro Dio e Padre, ti ringraziamo per la parola che oggi hai rivolto ai nostri cuori. Tu sei il Dio che entra nella nostra vita non per spezzare i nostri passi, ma per guidarci verso un bene più grande di quanto sappiamo immaginare. Come hai visitato Maria nella sua vita ordinaria, visita anche noi con la tua grazia sorprendente. Donaci la fede che non fugge dalle domande, ma che si apre alla tua volontà con umile fiducia. Quando i nostri piani cambiano, quando la strada non è chiara, ricordaci che tu cooperi ogni cosa per il bene di quelli che ti amano e che nulla è impossibile a te. Fa’ nascere anche in noi l’obbedienza credente di Maria: che possiamo dire “Eccomi, sono la tua serva, il tuo servo”, anche quando non comprendiamo tutto, anche quando il tuo progetto chiede coraggio. Rendi le nostre vite un luogo in cui la tua Parola prende forma,un luogo in cui la tua Luce entra nel mondo. Per Cristo, la Parola fatta carne, nostra speranza e nostra pace. Amen.
Paolo Castellina, 4 dicembre 2025