Domenica 5 luglio 2026
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Solo turisti?
Immaginate di vivere alcuni secoli fa. Non esistono satelliti, fotografie aeree, mappe dettagliate o sistemi GPS. Davanti a voi si estende l’immensità dell’oceano. Sulle antiche mappe, là dove finiva il mondo conosciuto, talvolta comparivano iscrizioni come: «Qui vi sono i leoni», oppure figure di mostri marini. Era il modo con cui si rappresentava ciò che nessuno conosceva e che molti temevano. Oltre l’orizzonte vi erano terre sconosciute, correnti inesplorate, profondità mai misurate. Eppure alcuni decidono di salpare con le loro fragili caravelle. Perché? Certamente talvolta vi erano interessi economici o politici. Ma vi era anche qualcosa di più. Vi era il desiderio di conoscere. Vi era la convinzione che il mondo fosse più vasto di quanto avessero visto fino ad allora. Vi era il coraggio di lasciare la sicurezza della riva per avventurarsi verso ciò che ancora non conoscevano. Vi era persino una sorta di idealismo: la convinzione che la verità valesse il rischio, che la scoperta valesse la fatica, che esistessero realtà abbastanza grandi da meritare una vita intera dedicata alla loro ricerca.
Pensate ai rischi che correvano. Tempeste, naufragi, malattie, fame. Molti non sarebbero mai tornati. Eppure partono ugualmente. Che cosa sarebbe accaduto se avessero detto: «L’oceano è troppo vasto. Nessuno può esplorarlo tutto”. Oppure: “Rischiamo di arrivare ai confini del mondo e cadere nell’abisso. Meglio restare qui sulla spiaggia»? Non avrebbero scoperto nulla. Né la sua immensità né i suoi rischi erano un motivo per rinunciare all’esplorazione. Oggi, invece, siamo abituati a un altro modo di viaggiare. Visitiamo un luogo per poche ore o pochi giorni. Scattiamo qualche fotografia, acquistiamo un souvenir, ripartiamo e pensiamo di conoscere quel luogo. In realtà ne abbiamo sfiorato soltanto la superficie. Non abbiamo imparato la lingua, non abbiamo conosciuto la storia, non abbiamo compreso la cultura e spesso nemmeno incontrato veramente le persone che vi abitano. Siamo diventati turisti.
E c’è il rischio di diventare anche “turisti della verità”. Visitiamo rapidamente qualche pagina della Bibbia. Ascoltiamo un sermone. Leggiamo una breve riflessione. Conserviamo qualche idea generale su Dio e poi passiamo ad altro. Ci accontentiamo di osservare da lontano ciò che dovrebbe invece diventare l’oggetto della nostra più profonda esplorazione. In un certo senso, la vita cristiana assomiglia a questo. Davanti a noi non si apre l’immensità di un oceano materiale, ma qualcosa di infinitamente più grande: la sapienza rivelata di Dio, la gloria del suo carattere, la persona del Signore Gesù Cristo e l’opera della redenzione. Molti oggi si accontentano di restare sulla riva. Conoscono alcune verità fondamentali della fede, ma non sentono alcun desiderio di andare oltre. Non avvertono il bisogno di approfondire le Scritture, di meditare sulle opere di Dio, di esplorare sempre più profondamente le ricchezze di Cristo.
Il testo biblico
L’apostolo Paolo aveva una visione molto diversa della vita cristiana. Nella lettera agli Efesini egli prega affinché i cristiani a cui scrive siano resi capaci di comprendere «la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità» e di conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza. Ascoltate.
“Per questa ragione io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, perché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, affinché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ripieni di tutta la pienezza di Dio” (Efesini 3:14-19).
Notate come Paolo non prega qui affinché comprendano tutto. Nessun esploratore ha mai percorso ogni chilometro dell’oceano. Nessun essere umano potrà mai esaurire la conoscenza delle ricchezze di Dio. Paolo prega, però, affinché comprendano sempre di più. Egli, così, invita anche noi a “prendere il largo”. Il cristiano non è chiamato ad essere un turista della verità, ma un esploratore delle realtà divine rivelate. Dio non ci invita a restare sulla riva. Ci chiama ad addentrarci sempre più profondamente nelle insondabili ricchezze che Egli ha rivelato in Cristo.
1. Le realtà divine hanno dimensioni inesauribili
Quando Paolo parla della larghezza, della lunghezza, dell’altezza e della profondità, usa il linguaggio pluridimensionale per descrivere qualcosa che non può essere umanamente misurato né completamente compreso. Non ci viene data una cifra. Non ci viene indicato un confine. È come se Paolo ci conducesse sulla riva di un oceano sconfinato e ci dicesse: «Guardate quanto è grande ciò che Dio ha preparato per voi in Cristo».
Questo non dovrebbe scoraggiarci. Gli esploratori non rinunciavano a partire perché l’oceano era troppo vasto. Partivano proprio perché era vasto. Così è della conoscenza di Dio. Non possiamo esaurirla, ma possiamo penetrarla sempre più profondamente.
Per questo la Scrittura parla della profondità della sapienza di Dio (Romani 11:33) e domanda con l’antico Giobbe: «Puoi tu scandagliare le profondità di Dio?» (Giobbe 11:7). La risposta è no, ma questo non ci dispensa dall’esplorare ciò che Dio si è compiaciuto di rivelare.
2. L’amore di Cristo è una realtà da esplorare, non uno slogan da ripetere
Paolo non parla di un amore generico o sentimentale. L’amore di Cristo non è uno slogan religioso e neppure una semplice benevolenza indistinta. È l’amore del Dio santo verso persone ribelli e perdute. È l’amore che si manifesta senza compromettere la sua giustizia, la sua verità e la sua santità.
Più comprendiamo chi è Dio e più comprendiamo chi siamo noi per natura, più ci rendiamo conto della profondità dell’amore manifestato nella redenzione di peccatori. La croce non rivela soltanto che Dio è amore; rivela quanto sia grave il peccato, quanto sia perfetta la giustizia di Dio e quanto sia costato il nostro riscatto.
Per questo motivo l’amore di Cristo non può essere separato dai suoi presupposti. Per comprenderlo dobbiamo conoscere il carattere di Dio, la sua santità, la sua giustizia, la sua legge e la reale condizione dell’umanità decaduta. Tutto questo ci è rivelato e dobbiamo conoscerlo! Un amore che non tenga conto di queste realtà diventa qualcosa di superficiale e irriconoscibile rispetto all’insegnamento delle Scritture. Quanto più comprendiamo la gravità della nostra perdizione, tanto più comprendiamo la grandezza della nostra redenzione.
Anche il comandamento di amare Dio e il nostro prossimo acquista il suo significato in questa prospettiva. L’amore cristiano non è semplice sentimentalismo, indulgenza o approvazione indiscriminata. È un amore che riflette il carattere stesso di Dio: un amore santo, vero, giusto e misericordioso. Per questo abbiamo bisogno di approfondire continuamente la conoscenza di Dio. Solo conoscendo meglio Lui impareremo ad amare come Egli ama.
3. Questa esplorazione si compie insieme a tutti i santi
Paolo, dopo averci incoraggiato a questa esplorazione, aggiunge una precisazione importante: «con tutti i santi». Nessun esploratore ha attraversato da solo gli oceani del mondo. Ogni generazione ha beneficiato delle scoperte di quelle precedenti. Allo stesso modo, nessun cristiano cresce da solo nella conoscenza di Cristo. Dio ci ha inseriti in una grande comunione che attraversa i secoli. Accanto alle Scritture, possiamo beneficiare delle riflessioni, delle testimonianze e degli insegnamenti dei credenti che ci hanno preceduto. Essi hanno esplorato parti di questo immenso oceano e ci aiutano a spingerci più lontano. Pensiamo ad Agostino, a Giovanni Calvino, ai Puritani, a uomini come Isaac Ambrose che dedicarono anni interi a contemplare la persona e l’opera di Cristo.
La superficialità del nostro tempo ci spinge nella direzione opposta. Siamo abituati a informazioni rapide, messaggi brevi, opinioni istantanee e gratificazioni immediate. Molti conoscono frammenti di verità, ma raramente si fermano a riflettere profondamente su di essi. Anche nella vita cristiana si può cadere nella tentazione di accontentarsi di qualche versetto isolato, di qualche slogan edificante o di una conoscenza minima delle Scritture.
Vi è poi un’altra manifestazione della nostra superficialità. Ci comportiamo spesso come se la storia della Chiesa fosse iniziata con noi. Leggiamo poco i credenti del passato. Conosciamo poco delle loro lotte, delle loro riflessioni e delle loro scoperte spirituali. Talvolta arriviamo persino a guardare con sospetto tutto ciò che è antico, come se il semplice fatto di essere moderni ci rendesse automaticamente più saggi di coloro che ci hanno preceduto.
Paolo, invece, ci invita all’umiltà. Egli ci ricorda che apparteniamo a una grande compagnia di santi che attraversa i secoli. Essi non erano infallibili, ma avevano imparato molto durante il loro pellegrinaggio con Cristo. Ignorare la loro testimonianza significa privarci di una parte importante dell’eredità che Dio ha affidato alla sua Chiesa.
Per questo l’esplorazione delle ricchezze di Cristo non è un’impresa individuale. È una grande spedizione alla quale partecipano tutti i santi. Noi riceviamo “le mappe” tracciate da chi ci ha preceduto e, a nostra volta, siamo chiamati a trasmettere alle generazioni future ciò che abbiamo imparato. Così la Chiesa, di generazione in generazione, continua ad avanzare nell’esplorazione delle insondabili ricchezze di Cristo.
Paolo ci chiama dunque ad abbandonare la superficialità del turista e ad assumere la perseveranza dell’esploratore. Non per scoprire qualcosa di nuovo che nessuno abbia mai visto, ma per conoscere sempre meglio Colui che rimane inesauribile in tutte le sue perfezioni.
Conclusione
Abbiamo iniziato oggi immaginando gli antichi esploratori che osservavano l’oceano dalla riva. Davanti a loro si stendeva qualcosa di immenso, misterioso e in gran parte sconosciuto. Essi sapevano che non avrebbero mai potuto esplorarlo interamente, eppure decisero di salpare. La vastità dell’oceano non li aveva scoraggiati, ma era proprio ciò che li aveva spinti a partire.
L’apostolo Paolo ci conduce davanti a una realtà ancora più grande. Non un oceano di acqua, ma l’infinita ricchezza di Dio rivelata in Gesù Cristo. Egli ci parla della larghezza, della lunghezza, dell’altezza e della profondità dell’amore di Cristo. Un amore che non può essere compreso separatamente dalla santità di Dio, dalla sua giustizia, dalla sua verità e dalla grande opera della redenzione. Un amore così profondo che nessuna mente umana potrà mai esaurirne completamente la conoscenza, ma che ogni cristiano è chiamato a conoscere sempre meglio.
La domanda allora è questa: come stiamo vivendo la nostra vita cristiana? Come esploratori o come turisti? Ci stiamo limitando a visitare occasionalmente le verità della fede, fermandoci sulla superficie delle Scritture, oppure stiamo “prendendo il largo” per conoscere più profondamente il Signore? Ci accontentiamo di qualche nozione elementare o desideriamo veramente crescere nella conoscenza di Dio e delle sue opere?
E ancora: stiamo ascoltando soltanto le voci del nostro tempo oppure ci lasciamo istruire anche da “tutti i santi” che ci hanno preceduto? Abbiamo l’umiltà di imparare da coloro che hanno dedicato la loro vita a contemplare Cristo? Oppure pensiamo che la fretta, le distrazioni e le opinioni del presente possano sostituire la sapienza accumulata dal popolo di Dio attraverso i secoli?
Forse la sfida che ci lascia questo testo è semplice. Dio non ci chiama a restare sulla riva. Ci invita a prendere il largo. Ci invita ad abbandonare la superficialità del turista per intraprendere il viaggio dell’esploratore. Le mappe ci sono state consegnate. La rotta è stata tracciata. Davanti a noi si estende l’immenso oceano delle ricchezze di Cristo. La domanda è: avremo il desiderio, la perseveranza e la fede necessari per continuare ad esplorarlo? Che il Signore ci preservi dall’essere turisti della verità e ci renda, per la sua grazia, esploratori delle insondabili ricchezze di Cristo.
Preghiamo. O Padre nostro, ti ringraziamo perché non ci hai lasciati nelle tenebre della nostra ignoranza, ma ti sei fatto conoscere attraverso la tua Parola e soprattutto nel tuo Figlio, il Signore Gesù Cristo. Perdonaci quando ci accontentiamo della superficialità, quando ci fermiamo sulla riva invece di prendere il largo nelle ricchezze della tua verità. Donaci fame della tua Parola, desiderio di conoscerti sempre meglio e umiltà per imparare da tutti coloro che, prima di noi, hanno camminato fedelmente con te. Fa’ che possiamo comprendere sempre più profondamente la grandezza del tuo amore manifestato in Cristo, un amore santo, giusto e misericordioso, che ci ha cercati e salvati quando eravamo perduti. Per mezzo del tuo Santo Spirito, fortificaci nell’uomo interiore, affinché Cristo abiti sempre più pienamente nei nostri cuori per fede e la nostra vita rifletta ciò che impariamo di te. Te lo chiediamo nel nome di Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore. Amen.
Paolo Castellina, 24 giugno 2026