Domenica 31 maggio 2026 – Domenica della Trinità
[Culto completo con predicazione, 59′ 23″]
[Solo predicazione, 27′ 25″]
Illusionismo?
Siete mai stati a spettacoli di illusionismo? L’illusionismo è un’arte molto antica, uno spettacolo, che mira a stupire il pubblico facendo apparire reali fenomeni ritenuti impossibili. Combina abilità manipolatorie, principi fisici e tecniche psicologiche di gestione della percezione, ed è comunemente noto anche come prestidigitazione o magia. Di solito gli artisti molto abili che si esibiscono in tali spettacoli fanno uso di “parole magiche” come, ad esempio, “abracadabra”, al pronunciare delle quali avverrebbe “il miracolo”. C’è chi ipotizza che il termine “abracadabra” derivi dall’aramaico o dall’ebraico, con il significato di “io creo mentre parlo”. Noi sappiamo che si tratta di illusioni, che “c’è il trucco”, ma è divertente credere che tali “parole magiche” abbiano un effetto, che “funzionino”.
C’è però chi vi crede veramente, soprattutto in ambito pseudo-religioso, ed allora si parla di superstizione. La superstizione è la convinzione irrazionale che determinati eventi possano essere influenzati o previsti da azioni, oggetti o simboli che non hanno alcun legame logico o scientifico con essi. Sono le “scaramanzie”. La scaramanzia, a sua volta, è l’insieme di credenze e pratiche popolari volte a propiziare la fortuna o scongiurare la sfortuna. Si tratta di una sorta di “scudo psicologico” culturale utilizzato per esorcizzare l’imprevedibilità e sentirsi più padroni del proprio destino. Spesso nasce da ansie o paure, offrendo una falsa ma rassicurante sensazione di controllo su ciò che non si può spiegare.
Alcune di queste superstizioni scaramantiche persistono anche in alcune pratiche del cristianesimo popolare non sufficientemente istruito sul significato autentico di certi gesti, come “farsi il segno della croce”, oppure sul significato dei sacramenti che alcuni chiedono di ricevere, anche senza magari crederci veramente perché “non si sa mai”…
Consideriamo il battesimo cristiano. Esso viene impartito, secondo il mandato biblico, “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Che cosa vuol dire questa espressione trinitaria? Forse è una sorta di “parola magica” dagli effetti miracolosi? Prima di considerare, però, queste parole, una breve osservazione. Il termine ‘Trinità’ non compare come tale nel testo biblico. Esso è stato introdotto nei primi secoli della Chiesa – normalmente se ne attribuisce la prima formulazione esplicita a Tertulliano, nel terzo secolo, con il termine latino Trinitas – per riassumere l’insegnamento complessivo delle Scritture: un solo Dio esistente eternamente in tre Persone distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo. La parola non si trova nella Bibbia, ma la realtà che essa esprime emerge chiaramente dal Nuovo Testamento. Gesù stesso, qui nel Grande Mandato, pone insieme Padre, Figlio e Spirito Santo sotto un unico ‘nome’, e le benedizioni apostoliche riprenderanno continuamente questo schema. La Chiesa, dunque, non ha “inventato” la Trinità; ma ha cercato semplicemente un termine adeguato per descrivere ciò che Dio aveva rivelato di sé stesso.
Il testo biblico
Consideriamo così questa formula nel contesto del Grande Mandato che Gesù affida ai suoi discepoli e che troviamo al termine del vangelo secondo Matteo.
“Quanto agli undici discepoli, essi andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro designato. E, vedutolo, lo adorarono, alcuni però dubitarono. E Gesù, accostatosi, parlò loro, dicendo: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (Matteo 28:16-18).
Le parole che abbiamo letto appartengono alla conclusione del vangelo secondo Matteo. Gesù è risorto dai morti e incontra i suoi discepoli in Galilea, sul monte che aveva loro indicato. È uno dei momenti culminanti dell’intero racconto evangelico: il Signore risorto dichiara di avere ricevuto «ogni potere in cielo e sulla terra» e, sulla base di questa autorità universale, invia i suoi discepoli nel mondo a fare altri discepoli, battezzandoli e insegnando loro a osservare tutto ciò che egli ha comandato. In queste poche parole vi sono molti temi importanti: l’autorità di Cristo, la missione della Chiesa, il discepolato cristiano, il battesimo, l’insegnamento e la promessa della presenza continua del Signore con il suo popolo. In questa occasione, però, concentreremo la nostra attenzione soltanto su un aspetto particolare: la formula trinitaria del battesimo e il suo significato pratico per la vita cristiana.
I. “Nel nome” non significa una formula pronunciata, ma una realtà nella quale si entra
Quando Gesù ordina ai suoi discepoli di battezzare «nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo», non sta affidando loro una semplice formula da recitare meccanicamente, quasi si trattasse di parole dotate di una forza misteriosa in sé stesse. Nella Scrittura il “nome” non è mai soltanto una denominazione o un’etichetta. Il nome rappresenta la persona stessa, la sua identità, la sua autorità, la sua presenza e il suo carattere. Invocare il nome di Dio significa rivolgersi a Dio stesso; confidare nel suo nome significa confidare nella sua persona. Inoltre il testo usa un’espressione significativa, in greco: εἰς τὸ ὄνομα, letteralmente «dentro il nome» o «verso il nome», suggerendo l’idea di ingresso, trasferimento, introduzione in una nuova realtà.
Il battesimo, dunque, non è semplicemente qualcosa che avviene su una persona, ma qualcosa nella quale essa viene introdotta. Non è una formula religiosa pronunciata sulle nostre vite, ma un passaggio di appartenenza. Certamente esso segna anche l’ingresso nella comunità visibile del popolo di Dio, la Chiesa, perché Cristo non salva persone isolate ma le raccoglie nel suo popolo. Tuttavia il suo significato più profondo non si esaurisce qui. In ultima analisi non veniamo battezzati in una chiesa, in una denominazione o in una tradizione religiosa; veniamo battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La comunità cristiana è il luogo nel quale questa nuova vita viene nutrita, istruita e vissuta, ma il battesimo indica prima di tutto che siamo stati accolti sotto la signoria, nella comunione e nella grazia del Dio vivente. La domanda importante, allora, non è soltanto: «Ho ricevuto il battesimo?» ma: «Sto vivendo nella realtà del nome nel quale sono stato battezzato?»
II. Un solo nome, tre Persone
A questo punto emerge un particolare del testo che potrebbe facilmente sfuggirci, ma che è di enorme importanza. Gesù non dice: «nei nomi del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo», come se stesse parlando di tre realtà separate, ma: «nel nome», al singolare. Eppure, subito dopo, distingue chiaramente il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. In poche parole viene qui racchiusa una delle verità più profonde della fede cristiana: un solo Dio e tre Persone distinte. Non tre dèi indipendenti, né un unico Dio che semplicemente si manifesta di volta in volta sotto tre aspetti diversi, ma un solo Dio che esiste eternamente come Padre, Figlio e Spirito Santo. È proprio questa realtà che la Chiesa ha cercato di esprimere con il termine Trinità.
Qualcuno potrebbe chiedersi: perché è importante? Non sarebbe sufficiente dire semplicemente: «credo in Dio»? La risposta è che Dio non ha voluto farsi conoscere in maniera vaga o indistinta. Egli si è fatto conoscere così come realmente è. Come osservava Giovanni Calvino nel suo commento a questo testo, Dio non può essere conosciuto veramente se la nostra fede non distingue le Persone nell’unica essenza divina. Non si tratta di una sottigliezza per teologi, perché qui è in gioco la nostra stessa esperienza della salvezza. Noi veniamo al Padre che ci ama, mediante il Figlio che ci riconcilia, attraverso lo Spirito Santo che opera in noi. Se togliessimo una di queste Persone, non perderemmo semplicemente una dottrina: perderemmo qualcosa del Dio che salva. Per questo il cristiano non crede in una generica divinità, ma nel Dio vivente che si è fatto conoscere come Padre, Figlio e Spirito Santo.
III. L’opera del Dio trino nella nostra salvezza
Perché Gesù menziona espressamente il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo nella formula battesimale? Non soltanto per insegnarci qualcosa sulla natura di Dio, ma per mostrarci come Dio opera per la nostra salvezza. Qui Giovanni Calvino coglie un aspetto molto importante: noi non possiamo sperimentare realmente l’efficacia del battesimo se non comprendiamo l’opera distinta che ciascuna Persona divina compie nei nostri confronti. Tutto inizia con il Padre, Dio Padre, con la sua misericordia immeritata e con il suo amore eterno. Non siamo stati noi a cercare Dio per primi; è Dio che ha preso l’iniziativa, chiamandoci e adottandoci come suoi figli.
Poi incontriamo il Figlio, Dio il Figlio, che si presenta con il sacrificio della sua morte e con la sua opera di riconciliazione. È attraverso Cristo che il peccatore viene ricevuto nella pace con Dio. E infine troviamo lo Spirito Santo, Dio lo Spirito Santo, che applica nella nostra vita i benefici acquistati da Cristo: ci lava, ci rigenera, ci rinnova e ci rende partecipi della nuova vita. Nulla della nostra salvezza dipende ultimamente dalle nostre forze o dai nostri meriti. Dal principio alla fine troviamo l’opera concorde del Dio trino: il Padre che ama, il Figlio che salva, lo Spirito che trasforma. Quando dunque ricordiamo il nostro battesimo, non ricordiamo semplicemente un rito del passato, ma l’opera continua del Dio che ha preso possesso della nostra vita per farci suoi.
IV. Vivere nel nome nel quale siamo stati battezzati
Il battesimo, infine, non riguarda soltanto un momento del passato; riguarda tutta la vita cristiana. Non siamo stati soltanto battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; siamo chiamati a vivere ogni giorno nella realtà di quel nome. E qui possiamo collegarci naturalmente alle parole dell’apostolo Paolo in 2 Corinzi 13:13: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi». Non è una semplice formula conclusiva di una lettera, ma quasi l’espansione pastorale di ciò che Gesù aveva affidato alla Chiesa nel Grande Mandato. Il Dio nel cui nome siamo stati battezzati continua a sostenere, guidare e nutrire il suo popolo.
Che cosa significa allora vivere nel nome del Dio trino? Significa vivere come figli che si rivolgono con fiducia al Padre e non come orfani spirituali lasciati a sé stessi. Significa seguire Cristo come Signore e Salvatore, sapendo che la nostra riconciliazione con Dio riposa sulla sua opera e non sui nostri meriti. Significa camminare nella comunione dello Spirito Santo, confidando nella sua opera che ci santifica, ci consola e ci sostiene nelle lotte della vita cristiana. Ogni giorno, nella preghiera, nel culto, nel combattimento contro il peccato, nella vita della Chiesa e nella speranza del futuro, il credente vive sotto la grazia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La domanda conclusiva, allora, non è soltanto: «Sono stato battezzato?» ma: «Sto vivendo come una persona che appartiene al Dio nel cui nome è stata battezzata?».
Conclusione
Abbiamo iniziato riflettendo su quelle formule o parole che, nell’immaginazione popolare, sembrano possedere un potere misterioso, quasi magico. E abbiamo visto come, talvolta, anche la religione possa essere fraintesa nello stesso modo, riducendo gesti sacri e parole bibliche a qualcosa che agisce automaticamente. Ma le parole di Gesù in Matteo 28 non ci conducono nel mondo della superstizione; ci conducono nel cuore stesso della rivelazione cristiana. Non ci è stata affidata una formula misteriosa da pronunciare, ma un nome nel quale vivere.
Abbiamo visto che essere battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo significa essere introdotti in una nuova realtà di appartenenza. Non veniamo semplicemente accolti in una tradizione religiosa o in una comunità umana, per quanto importante essa sia. Veniamo chiamati dentro la comunione del Dio vivente. Il battesimo ci ricorda che non apparteniamo più a noi stessi; siamo stati rivendicati dalla grazia di Dio e posti sotto la sua signoria.
Abbiamo visto anche che questo Dio non ha voluto restare per noi una realtà vaga e indefinita. Egli si è fatto conoscere come Padre, Figlio e Spirito Santo. Non perché gli esseri umani desiderassero costruire una teoria complicata su Dio, ma perché Dio stesso si è rivelato così. La Trinità non è una curiosità teologica né un problema matematico o filosofico da risolvere; è il modo in cui Dio si è avvicinato a noi per salvarci.
Ed abbiamo visto che la nostra salvezza porta l’impronta dell’opera dell’intero Dio trino: il Padre ci ha amati, il Figlio ci ha riconciliati, lo Spirito Santo ci rinnova continuamente. Tutta la vita cristiana si svolge dentro questa grazia: quando preghiamo, quando lottiamo contro il peccato in noi e nell’ambito della società umana, quando rendiamo culto a Dio insieme al suo popolo, quando affrontiamo sofferenze e incertezze, quando testimoniamo dello stile di vita che Gesù ci ha insegnato e chiamato a trasmettere. Non camminiamo da soli, ma sotto l’amore del Padre, la grazia del Figlio e la comunione dello Spirito Santo.
Per questo la domanda finale che la Parola di Dio ci rivolge oggi non è soltanto: «Hai ricevuto il battesimo?» ma, lo ripeto, qualcosa di più profondo: «Stai vivendo nel nome nel quale sei battezzato?» Perché essere stati battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo significa essere chiamati ogni giorno a vivere come persone che appartengono al Dio vivente, e a trovare in Lui la nostra identità, la nostra speranza e la nostra gioia.
Preghiamo. O Padre nostro celeste, ti ringraziamo perché non sei rimasto nascosto nelle tenebre della nostra ignoranza, ma ti sei fatto conoscere a noi nella tua grazia. Ti ringraziamo perché ci hai chiamati a te non per i nostri meriti, ma per il tuo amore immeritato e misericordioso. Signore Gesù Cristo, ti ringraziamo perché mediante la tua vita perfetta, la tua morte e la tua risurrezione ci hai aperto la via della riconciliazione con Dio. Custodiscici affinché non confidiamo in riti, formule o opere umane, ma soltanto nella tua opera perfetta compiuta una volta per sempre per noi. Spirito Santo, opera nei nostri cuori con la tua potenza. Lavaci, rinnovaci, correggici e guidaci. Rendici persone che non portano soltanto il nome di cristiani, ma che vivono realmente nella comunione con il Padre, nel seguire Cristo e nella santità che tu produci. Concedici, o Signore, di ricordare che non apparteniamo più a noi stessi, ma che siamo stati chiamati nella tua grazia e sotto la tua signoria. Fa’ che la nostra vita, nelle nostre case, nella tua Chiesa e nel mondo, renda testimonianza al tuo nome santo. E la grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti noi, oggi e sempre. Nel nome del Signore Gesù. Amen.
Paolo Castellina, 20 maggio 2026