Etica/Grazia comune Kuyper/1-3 L'Alleanza noachica non è particolare

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La Grazia comune, di Abraham Kuyper (1837–1920)

1-3 L’Alleanza noachica non è particolare

Il capitolo definisce il Alleanza noachica come un’alleanza di grazia universale che non è riservata ai soli credenti, ma è estesa a tutta l’umanità, agli animali e alla terra stessa fino alla fine dei tempi. Tale patto assicura la stabilità del pianeta, garantendo l'assenza di nuove catastrofi universali simili al Diluvio e instaurando un periodo di "grazia comune" in cui Dio pone un freno alla malvagità intrinseca del cuore umano. Attraverso il richiamo all'interpretazione di Calvino, l'autore rifiuta le letture restrittive, sottolineando che, sebbene l'alleanza riguardi la vita terrena e non la salvezza spirituale, essa è fondamentale per preservare l'esistenza umana e permettere alla Chiesa di prosperare fino al giudizio finale.

“.... e io mi ricorderò del mio patto fra me e voi ed ogni essere vivente di ogni carne, e le acque non diventeranno più un diluvio per distruggere ogni carne“ (Genesi 9:15).

Il profondo significato del Patto stipulato con Noè non necessita ora di ulteriori dimostrazioni. Ci è apparso evidente che tale significato non è altro che il fatto che l'attuale condizione della nostra terra e della nostra vita umana su di essa, dal Diluvio fino al Ritorno di Cristo, trova in questo Patto di Grazia con Noè il fondamento della sua solidità e permanenza. La certezza che, prima del ritorno del Signore, non ci sarà più una violenta devastazione della terra è sempre in primo piano in questo Alleanza noachica. Ciò emerge con particolare forza in Isaia 54:9, dove il Dio d'Israele testimonia: "Per me questo infatti sarà come le acque di Noè; come giurai che le acque di Noè non avrebbero più coperto la terra, così giuro di non adirarmi più contro di te e di non minacciarti più". E che ciò non si riferisca esclusivamente a un'inondazione di questa terra da parte di un diluvio d'acqua, ma in generale a una devastazione universale, appare abbastanza chiaro da ciò che segue nel versetto 10 riguardo a "le montagne che si sposteranno e le colline che saranno rimosse". Il diluvio d'acqua è in primo piano, e si deve quindi ammettere che in definitiva la forza travolgente e onnipresente e la violenza distruttiva dell'acqua furono la cosa più terribile e spaventosa; Ma altrettanto chiaramente risuona in tutta la Scrittura il ricordo di montagne che furono smosse e spostate, di cime che balzarono in avanti e furono mosse, e allo stesso modo di valli che emersero dalle profondità e di campi fioriti che subito dopo furono bruciati e ridotti a deserto.

Un'allusione che ricorre nella descrizione della fine dei tempi. Infatti, anche in vista di quella fine, Gesù parla di "montagne che crolleranno sugli uomini" e di "colline che li ricopriranno", e la parola apostolica testimonia che la terra sarà di nuovo "scossa" e che "gli elementi della terra si scioglieranno". Chiunque dunque raccolga dalle Scritture ciò che vi si trova riguardo alla mobilità delle montagne, agli sprofondamenti e agli innalzamenti del suolo, alla trasformazione di terre fertili in deserti sterili e ai cambiamenti che possono avvenire negli elementi della terra, trova che quel linguaggio scritturale è pienamente in accordo con le scene di terribile desolazione che in numerose regioni testimoniano ancora catastrofi passate. I sostenitori della teoria dell'acqua e della teoria del fuoco, nettunisti e plutonisti, possono entrambi appellarsi alle Scritture nella loro disputa, e l'Alleanza noachita verrebbe interpretata in modo indegno di Dio se si leggesse in essa che in realtà non ci attendeva più alcun diluvio, ma che una catastrofe altrettanto terribile, dovuta ad altri elementi o ad altre cause, potrebbe ancora abbattersi su di noi in qualsiasi momento. L'Alleanza noachita dona riposo, certezza e fiducia ai figli dell'uomo solo se la si comprende nel suo significato ampio e completo: ovvero che un sovvertimento così tremendo come quello avvenuto allora, e che ci attende nuovamente con il Giudizio Universale, è, per il periodo intermedio, escluso dalla promessa positiva di Dio, e quindi non ci attende più.

Nel frattempo, riguardo a questa Alleanza noachita, sorge una seria obiezione che deve essere affrontata. Infatti, già ai tempi dei nostri padri ci si chiedeva se anche questa Alleanza, in quanto avente il carattere di un'alleanza di grazia, non dovesse essere considerata come stipulata unicamente con i credenti, e quindi non riguardante il mondo in generale. Pareus, Perkins e Maestricht in particolare si sono espressi in questo senso, e anche Rivet[1] usa un'espressione che lascia intendere che condividesse questa stessa opinione [1]. Nella misura in cui la presentazione che abbiamo dato qui non concorda con questa concezione, ma segue la visione più antica di Calvino, occorre quindi spiegare qui il valido motivo per cui respingiamo questa concezione più ristretta. Calvino afferma con parole che non si prestano a una duplice interpretazione: "È fuori discussione che qui questa grazia di Dio si estenda a tutti i discendenti di Noè. Non si tratta di un Patto speciale... ma di un patto comune a tutti i popoli, che perdura in tutte le epoche fino alla fine del mondo". La sua espressione, Foedus omnibus populis commune, cioè un patto di grazia comune a tutti i popoli, è qui decisiva. Dalla scelta di queste parole appare evidente che Calvino non intende l'Alleanza con Noè come "salvezza", bensì come un'indicazione di una benevolenza di Dio di cui ogni figlio dell'uomo, di ogni popolo, in ogni epoca, fino al ritorno di Cristo, può beneficiare.

All'argomentazione secondo cui stiamo effettivamente seguendo le orme di Calvino, non occorre quindi aggiungere altro. Già questa singola citazione dal suo commentario è qui conclusiva, e un'attenta rilettura di tutta la sua esposizione riguardante questa Alleanza noachita (vedi Ed. Strasb. Tom. XXIII, p. 147 ss.) elimina ogni dubbio al riguardo. L'errore degli autori successivi fu quello di non rendere sufficientemente giustizia alla chiara formulazione delle Sacre Scritture, concentrandosi troppo esclusivamente sulla Chiesa e troppo poco sulla vita umana in generale. Un aspetto che, pertanto, qui risulta ancora più evidente, poiché le parole del Signore in Genesi 9 sono così circostanziali, così escludono ogni fraintendimento e così chiare, che persino la possibilità di un'altra interpretazione è, per chiunque consideri attentamente queste parole, esclusa. Queste sono infatti le parole di Dio in prima persona che ci vengono qui comunicate, e ora Dio dice, non solo a Noè, ma a Noè e ai suoi tre figli, quindi non solo a Sem, ma anche a Iafet e Cam, e ciò includendo i discendenti di Iafet e Cam: "Io, ecco, stabilisco la mia alleanza con voi e con la vostra discendenza dopo di voi". Se si fosse trattato ancora di un'alleanza stabilita con il solo Noè, si potrebbe ancora dire che le parole "e con la vostra discendenza dopo di voi" si riferissero solo ai discendenti spirituali di Noè. Ma questa interpretazione è ora impossibile. Infatti il ​​Signore Dio qui non parla solo a Noè, ma a quattro persone, vale a dire a Noè, Sem, Cam e Iafet. Correttamente, quindi, avrebbe dovuto essere tradotto: "Io stabilisco la mia alleanza con tutti voi e con la vostra discendenza dopo di voi". Infatti, nel testo originale sia "voi" che "la vostra discendenza" non sono al singolare ma al plurale, e l'intera interpretazione diffusa nelle scuole domenicali e nei corsi di catechismo, come se Dio si rivolgesse qui solo a Noè, è errata. Espressamente e in questi termini, dunque, Dio dichiara qui di stabilire questa alleanza non solo con i credenti, né solo con i discendenti di Sem, ma anche con Iafet e Cam e i loro discendenti. Proprio come dice Calvino: "Un'alleanza di grazia, comune a tutti i popoli e a tutte le nazioni". E come se Dio avesse previsto che questo equivoco si sarebbe comunque insinuato, aggiunge ancora una volta, quasi a volerlo definire ulteriormente, letteralmente: "... e con ogni essere vivente che è con voi, degli uccelli, del bestiame e di ogni bestia della terra CON voi, di tutti quelli che escono dall'arca, a ogni bestia della terra". Un concetto che nel versetto 12 viene nuovamente ripetuto in questo modo: "Il patto che io stabilisco tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future". Anzi, quasi a volerlo esprimere in modo ancora più concreto e a chiarire che questo patto riguarda veramente la nostra vita umana su questa terra, nel versetto 13 si legge: "Il patto tra me e la terra", e nei versetti 15, 16 e 17 viene ripetuto ancora una volta per tre volte: "Il patto che è tra me e ogni essere vivente di ogni carne che è sulla terra".

In questo breve spazio, dunque, viene espressamente affermato per ben sei volte che non ci troviamo di fronte a un Patto di grazia particolare, bensì a un Patto di grazia comune; ed è quasi impossibile comprendere come qualcuno, contrariamente a ciò e ignorando questa dichiarazione esplicita ripetuta sei volte, abbia potuto tuttavia sviare e quasi negare il carattere generale di questo Patto. Solo una falsa spiritualità li ha spinti a questo. Ignorando la parola di Gesù, secondo cui nemmeno "un piccolo passero cade a terra senza il volere del Padre celeste", non riuscivano a comprendere il significato di questa cura per gli uccelli del cielo e per ogni bestia della terra. Dimenticando ciò che l'evangelista Giovanni ci testimonia, ovvero che tutte le cose sono state create dalla Parola, e che quindi in quella Parola c'è la vita, e questa vita è la luce degli uomini, non riuscivano a concepire un Patto di Grazia diverso da uno di portata particolare, e nella loro interpretazione limitata non trovarono spazio per un Patto di grazia con tutti i figli dell'uomo. Che, in quanto anima e corpo, apparteniamo a Gesù non penetrò nella coscienza collettiva, con tutte le sue conseguenze. E che la pietà abbia un frutto di grazia non solo per la vita futura, ma anche per la vita presente, non fu compresa nella sua profondità.

È per questo motivo che, con particolare enfasi, ribadiamo la piena verità scritturale dell'Alleanza noachita, e lasciamo che anche in questo emerga l'eccellenza di Calvino, il quale, senza sottrarsi a questa enfasi su una spiritualità unilaterale, ha riconosciuto apertamente l'istituzione di questa Alleanza con tutti i popoli e le nazioni della terra. Persino l'uso del nome con cui viene designato l'Essere supremo che conclude l'Alleanza ci impedisce di interpretare la questione diversamente. Laddove si parla dell'Alleanza salvifica di grazia particolare, in Genesi 3 viene usato il nome SIGNORE, e anche dove Sem riceve la benedizione del Messia, in Genesi 9:26 compare il nome: SIGNORE. Qui, invece, con l'Alleanza noachita, proprio come con la benedizione di Iafet nel versetto 27, il nome dell'Alleanza, SIGNORE, viene costantemente omesso, e ovunque compare solo: DIO. Non è qui il SIGNORE, ma il Dio di ogni carne che entra nell'Alleanza con ogni carne, e in quell'Alleanza giura una promessa che di fatto si estende in egual misura a ogni carne, a "tutto ciò che ha respiro". Molto appropriata è quindi l'osservazione di Calvino, secondo cui gli animali sono qui nominati insieme a noi perché qui si tratta del soffio vitale (vitalis spiritus) che abbiamo in comune con gli animali. Questa Alleanza riguarda la condizione e l'esistenza della terra e dell'atmosfera che la circonda, e sia la terra che l'aria sono date non solo agli uomini, ma, con loro, anche agli animali. Laddove Dio, dunque, nomina e descrive a lungo anche il mondo animale, e fa apparire gli animali insieme agli uomini come un'unica parte dell'Alleanza, è proprio attraverso questa denominazione degli animali, presentata nel modo più chiaro possibile, che si cela una promessa che non riguarda la vita spirituale della nostra anima, ma la nostra esistenza esteriore nel mondo e sulla terra.

Quella promessa stessa, quindi, chiude la porta. Infatti, la promessa è chiaramente definita e non include assolutamente nulla di natura spirituale. Non contiene altro che questo: "Le acque non diventeranno più un diluvio per distruggere ogni essere vivente". Solo questo. Nient'altro. Non viene aggiunta una parola. Naturalmente, la terribile massa d'acqua che un tempo inghiottì ogni forma di vita sulla Terra non fu distrutta dopo il Diluvio. Quella stessa massa d'acqua esiste ancora, sia come acqua sotterranea penetrata nella superficie terrestre, sia raccolta negli oceani, che insieil fatto che ciascuna di esse rimanga al suo posto e non inghiottisca il mondo, questo è opera di Diome coprono i tre quarti del mondo e in alcuni punti raggiungono una profondità di oltre settemila metri, sia congelata nei ghiacciai delle montagne e nelle masse di ghiaccio dei poli Nord e Sud. In ogni istante, dunque, queste acque potrebbero essere liberate; e il fatto che ciascuna di esse rimanga al suo posto e non inghiottisca il mondo, questo è opera di Dio. Egli tiene legata quella spaventosa massa d'acqua nella mano della Sua onnipotenza. E lo fa secondo il Suo decreto di grazia comune, giurato e sigillato a noi nella Sua Alleanza con Noè e i suoi figli.

Dopo aver chiaramente posto questo punto in primo piano, occorre ora richiamare l'attenzione su un secondo aspetto, che conferisce una certa validità all'osservazione di Pareus, Rivet, Perkins e Maastricht. In Genesi 8, infatti, la benedizione di Noè e la conclusione dell'Alleanza sono precedute da un altro atto, che si riferisce effettivamente alla particolare Alleanza di Grazia. In questo racconto, l'Essere Eterno non viene nominato con il nome del Creatore, Dio, ma con il nome dell'Alleanza, SIGNORE, per ben tre volte. Questo primo resoconto non parla di una nuova conclusione di un'alleanza. Leggiamo solo che Noè portò al SIGNORE la sua offerta di ringraziamento, che il SIGNORE l'accettò dal Suo servo e che ora parlò a Se stesso, non a Noè. - Solitamente si legge come se ciò che segue fosse stato detto a Noè e ai suoi figli; ma è chiaramente indicato che non fu così. Il SIGNORE, leggiamo, "disse in cuor suo". Qui dunque si accenna all'intenzione che Dio ha in Sé, rivelata per la prima volta nel capitolo 9, con la benedizione e la conclusione dell'Alleanza, a Noè e ai suoi figli.

Ora, la comunicazione di tale intenzione di Dio concorda in linea di massima con quanto leggiamo riguardo alla conclusione dell'Alleanza, ma vi è una differenza considerevole. Qui viene aggiunto qualcosa, ovvero il motivo per cui d'ora in poi nessun nuovo diluvio distruggerà la terra. Tale motivo è contenuto in queste parole: "Poiché i desideri del cuore dell'uomo sono malvagi fin dalla sua giovinezza". Molto è stato scritto su queste parole, e molti si sono chiesti perché Dio in Genesi 6:5 affermi che, proprio perché i desideri del cuore dell'uomo sono continuamente malvagi, avrebbe mandato il Diluvio sulla terra, e qui in Genesi 8:21 che, per la stessa identica ragione, avrebbe d'ora in poi impedito che tale diluvio colpisse la terra. Eppure, la corretta interpretazione di questa affermazione non è difficile.

Innanzitutto, è bene precisare che non è vero che in entrambi i casi venga addotta la stessa ragione. Una simile, certo, ma non identica. Prima del Diluvio si dice che "la malvagità dell'uomo era grande sulla terra e che ogni intenzione dei pensieri del suo cuore era continuamente rivolta al male". Qui, quindi, non si descrive la condizione del cuore del peccatore in generale, ma quello stato particolare in cui la nostra razza umana era caduta prima del Diluvio. Era giunta a una terribile esplosione di bestialità e ingiustizia, e lo spirito che governava la vita della nostra razza era diventato così brutale e spaventoso che ogni buon impulso veniva soppresso, ogni voce di coscienza soffocata, e letteralmente, tutto il giorno, in tutte le conversazioni e le espressioni di vita, non c'era altro che malvagità. In breve, la condizione sulla terra era diventata infernale. Se il timore di Dio non fosse rimasto nella casa di Noè, non ci sarebbe più stata alcuna chiesa di Dio sulla terra. E perciò venne il Diluvio. Da questa razza così completamente corrotta dal peccato non poteva provenire alcuna continuazione dell'umanità, adatta a far prosperare la chiesa di Dio. Perciò quella razza di quel tempo fu spazzata via dalla terra, e dall'unica famiglia di Noè rimasta, in cui il timore di Dio era ancora saldo, sorse una nuova razza umana. - D'altra parte, dopo il Diluvio si dice in modo completamente diverso: "Poiché l'immaginazione del cuore dell'uomo è malvagia fin dalla sua giovinezza". Qui, quindi, non si descrive lo sviluppo umano in un particolare momento storico, ma la condizione del cuore del peccatore in generale. Poiché il peccato si annida così profondamente nella radice del cuore dell'uomo, che fin dalla nascita avvelena la sua anima, Dio non porterà più la salvezza tramite un diluvio, ma adotterà un modo completamente diverso di preservare la Sua chiesa. Calvino lo esprime in modo molto caratteristico così: "Poiché il cuore dell'uomo è in tale stato, ci dovrebbe essere un diluvio ancora e ancora; non ci sarebbe fine ai diluvio e alle continue interruzioni della vita su questa terra". E perciò ora, poiché l'uomo si trova in tale stato, e quindi un diluvio può anche spazzare via una razza completamente brutalizzata, ma non può arginare il peccato né portare la salvezza, perciò Dio il SIGNORE ora sceglie un'altra via. Non ci sarà più alcun diluvio. Le condizioni di vita su questa terra non saranno più violentemente sconvolte. Ma sul peccato, attraverso un aumento della grazia comune, verrà posto un freno e una briglia, in modo che non possa più, prima che la fine del mondo sia vicina, giungere a una tale orribile, infernale eruzione e dominio. Se, dopo il Diluvio, la vita sulla terra diventerà meno infernale di prima, ciò non significa che il peccatore nella sua essenza sia diventato migliore. Prima e dopo il Diluvio il peccatore è nel profondo del suo essere altrettanto malvagio. Ma qui sta la differenza: il potere frenante che, attraverso la grazia comune, si scaglia contro il peccato, dalla parte di Dio, è diventato maggiore dopo il Diluvio. L'animale nell'uomo rimane altrettanto malvagio e selvaggio, ma le sbarre della sua gabbia sono più forti, così che non può più liberarsi come prima. In futuro, si giungerà nuovamente a quel momento, quando l'"uomo del peccato" sarà rivelato, e allora Dio ritirerà di nuovo la Sua grazia comune, ma anche allora la fine sarà vicina, e non con un diluvio, ma con un incendio degli elementi il ​​giudizio si compirà su questo mondo.

Questo, dunque, è il proposito che Dio il SIGNORE si era prefissato in Sé stesso. Non più un diluvio, ma una grazia maggiore per legare e arginare il peccato. E questo proposito, che Egli in seguito (vedi capitolo 9) rivela per la prima volta con una benedizione e con la conclusione dell'Alleanza a Noè e ai suoi figli, mira nel suo profondo non alla nostra vita esteriore, non alla nostra vita terrena, ma è un proposito del beneplacito di Dio, che mira al Figlio del Suo beneplacito, al corpo degli eletti e all'onore del Suo santo Nome. Ed è questo che Maastricht, pur avendo confuso la rappresentazione, aveva perfettamente ragione a in mente nella sua argomentazione.

Nota

  1. ↑ Rivet, Opera Omnia, I, p. 218b, osserva invece solo che anche questa Alleanza aveva in mente non solo la vita presente ma anche quella futura, e riguardava non soltanto beni transitori ma anche beni permanenti. Sulla questione di principio non si esprime.