Teologia/Teologia riformazionale/1-3-1
1-3-1 Le "cose prime" e le "cose ultime"
Mostrami i tuoi prolegomeni e ti dirò quale sarà la tua teologia. È una tesi sostenibile, a patto, ovviamente, di ammettere un ragionevole grado di coerenza. Tale è lo stretto legame tra i "principi" (le cose prime) e i "fini" (le cose ultime). Ciò spiega la rinnovata attenzione oggi rivolta alle questioni prolegomeniche e alla loro portata fondamentale. Si sta diffondendo la consapevolezza che i punti di partenza rivestono un'importanza enorme nel determinare l'intera struttura della dogmatica. Se la protologia devia dal suo corso, finiranno per risentirne anche l'escatologia e tutte le dottrine intermedie.
Nella dogmatica riformata, dunque, ai "principi" va attribuita la massima priorità. Di conseguenza, la "prima parola" (protologia) - ovvero "ciò che va detto per primo" (i prolegomeni) - deve trovare il suo fondamento nella "prima Parola" che Dio ha rivolto al mondo all'atto della creazione. Svincolare i prolegomeni dal loro fondamento nella creazione significa lasciare la redenzione - intesa come restaurazione della creazione decaduta - priva di qualsiasi appiglio concreto. Il compimento promesso di tutte le cose in un mondo rinnovato finisce così per ridursi a un obiettivo idealizzato e vacuo, che ci attira verso un futuro nebuloso, non dissimile dalle versioni sentimentalistiche di un "dolce aldilà" situato "oltre l'orizzonte azzurro", su qualche "splendida isola di un luogo imprecisato". Se si lascia che le fondamenta bibliche dell'ordine della creazione vadano in pezzi, prima o poi l'intero edificio della dogmatica riformata crollerà come un castello di carte.