Filosofia/Filosofia riformazionale/Il contributo che potrebbe dare la filosofia riformazionale nell'attuale dibattito politico

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Il contributo che potrebbe dare la filosofia riformazionale nell'attuale dibattito politico

Una riflessione preliminare

Il dibattito politico contemporaneo continua in larga misura a essere organizzato secondo la tradizionale contrapposizione fra destra e sinistra. Queste categorie conservano certamente un significato storico e continuano a descrivere alcune differenze reali, ma sembrano diventare sempre meno sufficienti per comprendere una realtà sociale nella quale le diverse questioni politiche non si dispongono più ordinatamente lungo un unico asse.

È possibile, per esempio, essere favorevoli alla libera iniziativa economica e contemporaneamente contrari alla concentrazione monopolistica del potere economico; difendere la famiglia e le tradizioni e nello stesso tempo sostenere determinate politiche di giustizia sociale; essere critici verso l'intervento dello Stato e, in altre circostanze, considerare necessario un suo intervento per limitare poteri economici o tecnologici eccessivamente concentrati.

Fenomeni politici contemporanei, compresi quelli talvolta definiti con il termine polemico di "rossobruni", mostrano quanto siano diventate mobili e trasversali le tradizionali categorie ideologiche. Questo non significa necessariamente che destra e sinistra siano ormai prive di significato, ma che non possono più essere considerate principi ultimi attraverso i quali interpretare ogni questione.

In questo contesto, la filosofia riformazionale potrebbe offrire alcune categorie particolarmente interessanti.

1. Oltre la contrapposizione Stato-individuo

Una delle intuizioni più significative della tradizione riformazionale, preparata dalla riflessione di Abraham Kuyper e sviluppata filosoficamente da Herman Dooyeweerd, è che la società non può essere adeguatamente compresa attraverso la semplice contrapposizione fra individuo e Stato.

La società è costituita da una pluralità di strutture e comunità: famiglia, chiesa, scuola, impresa, associazioni, istituzioni scientifiche, organizzazioni politiche e Stato. Ciascuna possiede una propria natura, una propria responsabilità e una propria competenza.

Da qui deriva il principio kuyperiano della sovranità nella propria sfera (soevereiniteit in eigen kring), successivamente elaborato da Dooyeweerd in termini filosofici.

Il principio fondamentale non è quindi "più Stato" oppure "meno Stato", ma che nessuna struttura sociale deve assorbire le altre né pretendere un'autorità che oltrepassi la propria competenza.

2. Il confronto con il ricostruzionismo teonomico

Questa prospettiva presenta alcune affinità con il movimento teonomico e ricostruzionista. Autori come R. J. Rushdoony e Greg Bahnsen hanno insistito sulla necessità di limitare radicalmente il potere dello Stato e di respingere ogni forma di idolatria statalista.

Nel ricostruzionismo è quindi presente una forte componente anti-statalista, che in alcune correnti assume caratteristiche vicine al libertarismo.

La differenza fondamentale consiste però nel principio dal quale si parte.

Il libertarismo tende a contrapporre soprattutto Stato e individuo, cercando di ridurre al minimo la coercizione statale.

La prospettiva riformazionale propone invece una concezione più articolata: né lo Stato né l'individuo sono assoluti. La sovranità appartiene soltanto a Dio; le realtà create possiedono invece autorità relative e differenziate.

Di conseguenza, la filosofia riformazionale non conduce necessariamente alla conclusione "meno Stato". In alcune situazioni può richiedere una riduzione dell'intervento statale; in altre può invece richiedere l'intervento dello Stato per impedire che un'altra struttura sociale eserciti un potere illegittimamente concentrato.

3. Non soltanto lo Stato può diventare tirannico

Questa distinzione acquista particolare importanza nel mondo contemporaneo.

La critica cristiana del potere non dovrebbe limitarsi allo statalismo. Lo Stato può certamente assolutizzarsi e diventare tirannico, ma anche altre realtà possono assumere pretese totalizzanti.

Possono diventare poteri eccessivamente concentrati:

  • lo Stato;
  • il partito politico;
  • la burocrazia;
  • la maggioranza politica;
  • il capitale finanziario;
  • le grandi corporation;
  • le piattaforme tecnologiche;
  • le organizzazioni transnazionali;
  • le lobby;
  • le istituzioni culturali;
  • e, in determinate circostanze, persino istituzioni religiose.

Il problema fondamentale non è quindi semplicemente chi possiede il potere, ma se il potere rimane entro i limiti della responsabilità che gli è propria.

Questo porta a una possibile formulazione del principio politico fondamentale:

Il compito della politica è impedire la concentrazione e l'assolutizzazione del potere, mantenendo ogni potere creato entro i limiti della propria legittima responsabilità.

4. Il problema delle grandi corporation

Questa prospettiva permette di affrontare una questione che il tradizionale confronto fra Stato e mercato rischia di non cogliere adeguatamente.

Nel XXI secolo alcune grandi corporation transnazionali possiedono una capacità economica, tecnologica, informativa e culturale che può superare quella di molti Stati. Le grandi piattaforme digitali, in particolare, possono influenzare ciò che milioni di persone vedono, leggono e discutono; possono raccogliere enormi quantità di dati, controllare infrastrutture essenziali e possedere una considerevole capacità di pressione politica.

La questione non è necessariamente se tali imprese siano "buone" o "cattive", né se la proprietà privata debba essere sostituita dalla proprietà statale.

La domanda riformazionale sarebbe piuttosto:

Qual è la legittima sfera di responsabilità di un'impresa e che cosa accade quando una struttura economica acquisisce un potere politico, culturale o informativo sproporzionato rispetto alla propria funzione?

La proprietà privata non implica una sovranità assoluta. Un'impresa privata, come lo Stato, rimane una realtà creata e quindi normativamente limitata.

Di conseguenza, la filosofia riformazionale può criticare contemporaneamente due posizioni opposte:

  • lo statalismo: "Il problema delle grandi corporation si risolve affidando ancora più potere allo Stato"; e
  • il libertarismo radicale: "Finché un potere appartiene a un soggetto privato, lo Stato non deve intervenire".

La risposta riformazionale sarebbe più articolata: né il potere statale né quello economico devono diventare assoluti.

5. L'idolatria come assolutizzazione del relativo

Alla base di questa concezione politica vi è una categoria propriamente religiosa e filosofica: l'assolutizzazione di ciò che è relativo.

La sovranità appartiene soltanto a Dio. Tutte le altre realtà sono creature e possiedono quindi un'autorità relativa.

L'idolatria può dunque assumere forme diverse.

  • Lo statalismo assolutizza lo Stato.
  • L'individualismo assolutizza l'individuo.
  • L'economicismo assolutizza l'economia.
  • Il nazionalismo può assolutizzare la nazione.