Ecclesiologia/Donne e ministero cristiano/Ministeri ed ordinazione delle donne

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I ministeri della chiesa  e l'ordinazione delle donne

Introduzione

Le obiezioni sollevate contro l'ammissione delle donne ai vari ministeri della chiesa s'incentrano su tre questioni di base:

  1. come debbono essere interpretati testi delle Sacre Scritture che sembrano escludere le donne dai ministeri consacrati, imponendo loro il silenzio, specialmente dalle lettere paoline;
  2. la natura e funzione delle donne reputate inadatte a coprire ruoli ministeriali tradizionalmen­te affidati a uomini;
  3. La natura e funzione dei ministeri stessi.

Il primo punto è trattato in saggi separati. Il secondo può difficilmente essere addotto come prova conclusiva contro l'ammissione delle donne e, nella migliore delle ipotesi è secondario. Il terzo,però, è di primaria importanza. E' possibile che la natura del ministero sia tale da implicare in modoconclusivo che esso possa essere svolto solo da uomini?

In questo saggio, così, esporremo la natura del ministero cristiano consacrato. Questo saggio non si prefigge di essere un'analisi onnicomprensiva della natura e funzione del ministero cristiano. Il suo scopo è circoscritto alla questione  ell'eleggibilità delle donne. La questione che qui si discu­terà è se la natura e funzione del ministero, come la si trae dalle Scritture, è tale che per la na­tura del caso le donne debbano esserne escluse.

Solleviamo così ora la questione della correttezza scritturale e dell'inclusività dei quattro ministe­ri previsti nella struttura presbiteriana della chiesa riformata, cioè: (1) l'ufficio dei ministri della Pa­rola; (2) l'ufficio di insegnante di teologia; (3) l'ufficio di anziano; (4) l'ufficio di diacono. E' nostro giudizio che, sebbene vi siano definite distinzioni di funzione, i vari ministeri della Chiesa abbiano essenzialmente un'identità di natura che rende impossibile tracciare una lineachiara e decisiva nel determinare la questione dell'eleggibilità o meno delle donne. In altre pa­role, se uno di questi ministeri deve essere aperto alle donne, allora tutti parimenti devono esserlo. Pensiamo quindi a questi ministeri più nei termini di unità che di multiformità.

I. Il contesto del ministero

La natura dei vari ministeri devono essere considerati nel contesto della Chiesa e del regno di Dio. I ministeri non sono qualcosa di imposto alla Chiesa dall'esterno, ma 'qualcosa che sorge dalla natura essenziale della Chiesa.

A. Gesù Cristo e il ministero

La natura essenziale della Chiesa è quella di essere il corpo di Cristo. Gesù Cristo è per eccellen­za Colui che serve, il Servo (o ministro) dell'Eterno. Per la Chiesa Egli svolge funzioni particolari. Gesù Cristo è il Mediatore, mandato nel mondo per la sua riconciliazione (Giovanni 6:44; 1 Giovanni 4:14<ref>“Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno” (Giovanni 6:44); “E noi abbiamo veduto e testimoniamo che il Padre ha mandato il Figlio per essere il Salvatore del mondo” (1 Giovanni 4:14) </ref>). Attraverso la Sua opera e Persona, Egli raccoglie in Sé stesso un popolo e crea la co­munità (comunione) di coloro che così condividono la Sua missione per l'opera dello Spirito Santo (1 Giovanni 1:3<ref>“...quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo” (1 Giovanni 1:3). </ref>).

Egli ha ottenuto il ministero del Nuovo Patto (Ebrei 8:6<ref>“Ora però egli ha ottenuto un ministero tanto superiore quanto migliore è il patto fondato su migliori promesse, del quale egli è mediatore” (Ebrei 8:6).</ref>) dal quale deriva ogni altro ufficio della Chiesa. È così che non è possibile parlare dei ministeri della Chiesa cristiana senza procedere da Gesù Cristo come il perfetto ministro (in italiano si potrebbe anche, secondo etimologia, ufficiante o funzionario). Ogni altro ministero deriva da Lui solo ed in Lui solo è chiaro quale sia il carattere ed il significato del ministero. Ministero è il compito che Dio assegna ad una persona.

Ciò che dobbiamo sottolineare qui è, prima di tutto, che Gesù Cristo, come Servo di Dio, attra­verso la Sua Persona e missione, crea la Chiesa come Sua servente. Essa è l'organo o mezzo che Egli continua ad usare per continuare e completare la Sua missione. Infatti, essa è: “ il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti” (Efesini 1:23). Ogni ministero o servizio nella Chiesa e della Chiesa, è essenzialmente un servizio reso a Dio ed alla Sua opera di ri­
conciliazione nel mondo attraverso Gesù Cristo. Il servizio di Gesù Cristo non è tanto o primaria­ mente un servizio reso all'essere umano (sebbene ne sia incluso) ma per Dio e per il Suo regno. Ogni servizio che da Lui deriva deve essere essenzialmente un servizio di Dio e della Sua causa nel mondo. Gesù Cristo, la Sua Chiesa, i ministeri che in essa si svolgono, devono essere visti come il mezzo per raggiungere i fini di Dio, devono essere finalizzati a stabilire il regno dove Egli è ricono­ sciuto come Re.

Un accento troppo soteriologico non rende piena giustizia al significato biblico di Cristo, della Sua Chiesa e ministeri. Il contesto nel quale essi si pongono è sempre escatologico – il regno di Dio che è presente e che viene. Solo in questo contesto diventa chiaro quale sia il significato e la na­ tura dei ministeri.

B. Il ministero degli apostoli

Operando in questo mondo, Gesù nomina degli Apostoli che Lo rappresentino. Li sceglie, dà loro una delega come pure le risorse necessarie per svolgere il loro compito (Atti 10:41; Giovanni 6:70;17:6<ref>>“Ma Dio lo ha risuscitato il terzo giorno e volle che egli si manifestasse non a tutto il popolo, ma ai testimoni pre­scelti da Dio; cioè a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti” (Atti 10:41); “...Gesù rispose loro: </ref>); “...Gesù rispose loro: "Non ho io scelto voi dodici? … Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal mondo; erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola” (Giovanni 6:70; 17:6).</ref>). Essi si pongono fra di Lui e la Chiesa in modo speciale. Essi sono le fondamenta sulle quali la Chiesa è edificata, essendone Gesù Cristo la pietra angolare” (Efesini 2:20<ref>“Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare”  (Efesini 2:20).</ref>). Essi sono i te­ stimoni degli atti di grazia che Dio manifesta in Gesù Cristo (Giovanni 1:1­4<ref>“Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita (poiché la vita è stata manifestata e noi l'ab­biamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manife­sta), quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia completa” (Giovanni 1:1­4).</ref>).

Come tali, gli Apostoli occupano un posto singolare, unico ed irripetibile nella storia dell'opera di redenzione che Dio porta avanti nel mondo. Da Cristo essi ricevono direttamente un compito, una speciale autorità come Suoi rappresentanti. Essi diventano componente essenziale della rivelazione che Dio ha fatto, una volta per sempre, della Sua volontà (Atti 1:8; Matteo 28:18<ref>“Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra” (Atti 1:8); “Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: </ref>­).

Studiando la natura del ministero apostolico rileviamo qualcosa della sua struttura. Un apostolo è una persona delegata a rappresentare il suo mandante (Gesù Cristo) nello svolgimento del compito specifico al quale è chiamato, al quale è legato (“guai a me se non evangelizzo”), dal quale egli non può sottrarre ed al quale non può aggiungere, compito che non può trasferire ad alcun altro ma che deve eseguire di persona, che adempie nel nome (cioè con la potenza) del suo mandante, al quale è responsabile e del quale deve rendere conto. Chi è mandato è come se fosse il suo mandante. Nel ministero apostolico c'è un'identità funzionale con il ministero di Cristo come se il Signore facesse Lui stesso quel lavoro: “Chi riceve voi, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha manda­to” (Matteo 10:40; vedi anche 16:19 e Giovanni 20:21<ref>“Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglie­rai in terra sarà sciolto nei cieli” (Matteo 16:19), “Gesù disse loro di nuovo: 'Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi'” (Giovanni 20:21).</ref>).

Il fatto che tutti gli apostoli fossero maschi, non costituisce un argomento valido contro l'e­leggibilità delle donne al ministero della Chiesa. In primo luogo, vi è il carattere irripetibile, una volta per tutte, del ministero apostolico. Gli apostoli non hanno successori. Occupano un posto par­ticolare nella storia dei propositi di redenzione di Dio. In secondo luogo, nella Chiesa apostolica, dopo l'effusione dello Spirito Santo, sia gli uomini quanto le donne prendono parte attiva nei vari servizi della Chiesa, sia formali che informali. Vi sono donne che profetizzano, che conducono la preghiera della comunità, che fanno opere caritatevoli, che svolgono compiti missionari e persino, più tardi, che amministrano le ordinanze della chiesa (Atti 21:9; 18:26; Romani 16:1­3; 1 Corinzi 9:5; 11:5; 16:19; Filippesi 4:2ss<ref>“Ripartiti il giorno dopo, giungemmo a Cesarea; ed entrati in casa di Filippo l'evangelista, che era uno dei sette, restammo da lui. Egli aveva quattro figlie non sposate, le quali profetizzavano” (Atti 21:8­9); “Vi raccomando  Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, perché la riceviate nel Signore, in modo degno dei santi, e le prestiate assistenza in qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poiché ella pure ha prestato assi­stenza a molti e anche a me. Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù” (Romani 16:1­3); “Non abbiamo il diritto di condurre con noi una moglie, sorella in fede, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?” (1 Corinzi 9:5); “...ma ogni donna che prega o profetizza senza avere il capo coperto fa disonore al suo capo, perché è come se fosse rasa” (1 Corinzi 11:5); “Le chiese dell'Asia vi salutano. Aquila e Prisca, con la chiesa che è in casa loro, vi salutano molto nel Signore” (1 Corinzi 16:19); “Esorto Evodia ed esorto Sintìche a es­sere concordi nel Signore. Sì, prego pure te, mio fedele collaboratore, vieni in aiuto a queste donne, che hanno lot­tato per il vangelo insieme a me, a Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita” (Fi­lippesi 4:2­3).</ref>). Inoltre, sostenere che gli apostoli fossero incaricati a quel mini­ stero proprio in quanto maschi e su quella base escludere le donne dal ministero, significa presume­
re quel che ancora dev'essere provato. Il sesso degli apostoli è accidentale, almeno subordinato (cioè storicamente condizionato) alla loro elezione a quel ministero. Se il fatto che fossero maschi determina la natura del loro ministero, allora perché non lo può essere il fatto che fossero ebrei e nati in Palestina? Ciò che è essenziale qui è che Gesù Cristo li abbia nominati Suoi rappresentanti nel porre le fondamenta della Chiesa.

C. La continuità del ministero nella Chiesa

Il ministero apostolico continua oggi ad avere la sua funzione attraverso:

(1) la parola degli Apostoli canonizzata nelle Scritture;

(2) nella Chiesa nel suo insieme, laddove l'opera e la missione degli apostoli è diffusa come luce attraverso un prima nei vari servizi, nei ministeri e nell'opera di coloro che in essa servono secondo le loro varie funzioni. Il ministero apostolico è stato trasferito alla Chiesa nel suo insieme, comuni­ tario ed istituzionale, attraverso i suoi membri e servizi, come pure al Canone della sua autorevole Parola. Bisogna quindi affermare come i ministeri scaturiscano dal mezzo della comunità dei cre­denti ed in essa funzionino, ma non vi si identificano. La nozione di ministero, di per sé stesso, ha un carattere specifico e non è condiviso da tutti. Dai molti alcuni sono scelti od eletti come rappre­sentanti di Cristo e della Sua Parola e si pongono “di fronte” agli altri nella comunità. Un rappresen­tante condivide la vita della comunità dei credenti, ma possiede qualcosa che li distingue dagli altri: l'elezione ad un compito speciale non identico ma funzionale ai servizi svolti dai membri del corpo
di Cristo. 

Vi è chi afferma che il ministero cristiano non abbia uno status che lo ponga oltre ed al di sopra dei diversi servizi (diakoniai) dei membri della Chiesa di Cristo. Nella migliore delle ipotesi, si so­stiene, il ministero non è che una specializzazione dei servizi resi dai credenti nel corpo di Cristo e che non vi sia alcun ministero che si ponga al di sopra ed oltre ai servizi resi dai membri della Chie­sa di Cristo, che vi sia solo un sacerdozio universale dei credenti. Il ministero cristiano, però, è le­
gittimo e valido, è qualcosa d'altro e di diverso dai vari doni che lo Spirito Santo liberamente dona ed ispira ai membri della Chiesa di Cristo. Crediamo che i ministeri siano stati istituiti da Gesù Cri­sto per ordinare e dirigere i vari doni presenti nella chiesa per edificare il Suo corpo (Efesini 4). I ministeri rappresentano Cristo nel triplice Suo ufficio che Egli continua a svolgere nel Suo stato di esaltazione. È necessario sottolineare questa duplice rapporto di Cristo con la Sua Chiesa:

  • (1) attraverso i suoi diversi servizi e
  • (2) attraverso i suoi ministeri formali.

Nei Suoi uffici Cristo non è tanto in e con il Suo popolo, ma di fronte ad esso.

La questione, quindi, dell'eleggibilità delle donne non può essere risolta abolendo virtualmente i ministeri nella Chiesa di Cristo, come alcuni affermano, sostenendo che le donne siano eleggibili perché già esse svolgono dei servizi nell'ambito del sacerdozio universale dei credenti. C'è la tradi­ zione bimillenaria della Chiesa, e soprattutto le evidenze bibliche, che mostrano come la chiesa, at­traverso gli anni e sulla base delle Scritture, abbia messo a parte alcuni suoi membri per svolgere
speciali funzioni alle quali sono chiamati, per le quali sono ordinati e legittimati con l'imposizione delle mani e nelle quali sono insediati – e tutto questo non come una concessione ad una tradizione antiquata e non più valida, ma come un riconoscimento da parte della Chiesa che nella sua chiama­ ta, ordinazione ed insediamento, essa riconosce come Dio chiami alcuni fra il Suo popolo a compiti molto speciali per realizzare, in essi e tramite essi, i Suoi propositi. “Nessuno si prende da sé quel­ l'onore; ma lo prende quando sia chiamato da Dio” (Ebrei 5:4). I diversi ministeri consacrati della Chiesa sorgono dall'ambito dei vari servizi che la chiesa si assume, ma non sono identici con essi o una loro specializzazione. La questione dell'eleggibilità delle donne, quindi, è qui considerata in ri­ferimento agli uffici formali specificati ed ordinati nelle chiese.

II. La natura dei ministeri

A. Il ministero consacrato come istituzione divina

Quando consideriamo la natura del ministero consacrato nel Nuovo Testamento, dobbiamo prima di tutto mettere in rilievo come si tratti di un'istituzione divina. I ministeri consacrati non sono una creazione della Chiesa. È Dio che crea o istituisce i ministeri consacrati e che sovranamente sceglie coloro che li debbono svolgere come Suoi rappresentanti. I ministeri consacrati sono un'idea di Dio, non nostra. Si veda, per esempio, ciò che è detto sulla vocazione di Geremia (1:5<ref>«Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni» (Geremia 1:5).</ref>), o di Paolo (i primi versetti delle sue lettere). La vocazione è fondata sull'istituzione del ministero, sulla speciale grazia accordata alla persona chiamata, e sul divino “mettere a parte” ad un compito particolare ad opera del Signore della Chiesa. È da Lui che la persona chiamata riceve autorità e potere (e non dal­ la Chiesa) tanto che a volte questa chiamata è in contrapposizione e nonostante la volontà avversa della Chiesa!

Le parole usate dalla Scrittura indicano chiaramente il carattere del ministero. Dio ha dato, con­ cesso [in greco didomi] (1 Corinzi 3:5; 12:7; Romani 12:6; Efesini 4:7,8,11<ref>“Che cos'è dunque Apollo? E che cos'è Paolo? Sono servitori, per mezzo dei quali voi avete creduto; e lo sono nel modo che il Signore ha dato a ciascuno di loro” (1 Corinzi 3:5); “Ora a ciascuno è data la manifestazione dello  Spirito per il bene comune” (1 Corinzi 12:7); “Avendo pertanto carismi differenti secondo la grazia che ci è stata concessa, se abbiamo carisma di profezia, profetizziamo conformemente alla fede” (Romani 12:6); “Ma a ciascuno di noi la grazia è stata data secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Salito in alto, egli ha portato con sé dei prigionieri e ha fatto dei doni agli uomini»” (Efesini 4:7­8); “E' lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori” (Efesini 4:11).</ref>), Dio colloca, pone,costituisce [in greco tithemi] (1 Corinzi 12:18,28; Atti 20:28<ref>“Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto” (1 Corinzi 12:18); “E Dio ha posto nella chiesa in primo luogo degli apostoli, in secondo luogo dei profeti, in terzo luogo dei dottori, poi miracoli, poi doni di guarigioni, assistenze, doni di governo, diversità di lingue” (1 Corinzi 12:28); “Badate a voi stessi e a tutto il    gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquista­ta con il proprio sangue” (Atti 20:28).</ref>), distribuisce [in greco diaireo] (1Corinzi 12:4; Ebrei 2:4<ref>“Ora vi è diversità di carismi, ma vi è un medesimo Spirito” (1 Corinzi 12:4); “Mentre Dio stesso aggiungeva la sua testimonianza alla loro con segni e prodigi, con opere potenti di ogni genere e con doni dello Spirito Santo, se­condo la sua volontà” (Ebrei 2:4).</ref>); affida (in greco pisteuomai) (Galati 2:7<ref>“...anzi, quando videro che a me era stato affidato il vangelo per gli incirconcisi, come a Pietro per i circoncisi”(Galati 2:7).</ref>). Tutti questi testi puntano nella direzione della nomina ed istituzione da parte di Dio con lo scopo di conservare la Chiesa nella di­ mensione della sua vocazione divina e del suo carattere apostolico. I ministeri così istituiti sono per il perfezionamento [in greco katartismos] dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazio­ne del corpo di Cristo (Efesini 4:12). I santi, a loro volta, sono ammoniti a ricevere il ministero ed i ministri con riconoscenza, a riconoscere e rispettare coloro che sono stati loro preposti, a sottomet­tersi volontariamente al loro governo (I Tessalonicesi 5:12­13, I Corinzi 14:33; 15:23;16:15­16; Ebrei 3:13; 10:25; 13:17; Colossesi 2:5: Romani 13:1­7<ref>_</ref>).

Questa divina istituzione non significa che i ministri consacrati possano “signoreggiare” come dominatori sulla Chiesa (1 Pietro 5:3<ref>“...non come dominatori di quelli che vi sono affidati, ma come esempi del gregge” (1 Pietro 5:3).</ref>). Il Nuovo Testamento dice espressamente come i ministeri cristiani non possano seguire i modelli di condotta comuni in questo mondo. Gesù Cristo indica quale debba essere il comportamento di coloro che Lo rappresentano alla Sua Chiesa (Luca 22:26<ref>“...ma per voi non dev'essere così; anzi il più grande tra di voi sia come il più piccolo, e chi governa come colui che
   serve”.a ciascuno di noi la grazia è stata data secondo la misura del dono di Cristo”.</ref>;cfr. Giovanni 13:1­13). Proprio come Lui è venuto non per essere servito ma per servire, così devo­
no fare i Suoi ministri. Essi devono essere servitori in favore della Chiesa, “fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta” (Ebrei 12:2), umilmente consapevoli della loro vo­cazione divina. Dio deve rimanere sovrano e deve essere glorificato attraverso di loro ed il servizioche essi svolgono.

Se ora i ministeri consacrati sono istituiti da Dio, si potrebbe forse continuare a sostenere che le donne non ne siano ammesse? È Dio che chiama, ed Egli chiama anche donne. Il fatto che Dio istituisca questi ministeri per i propri propositi sovrani, significa forse ipso facto che Dio non chia­mi delle donne fornendo loro le risorse necessarie per svolgere il compito particolare che Egli affida loro? Anche in questo caso la Chiesa di Gesù Cristo deve sempre rimanere umilmente recettiva alla
guida dello Spirito Santo, il quale dà a ciascuno (sia uomini che donne) “la grazia secondo la mi­sura del dono di Cristo” (Efesini 2:7). La conclusione sembra quindi inevitabile: l'aspetto istitu­zionale dei ministeri consacrati non è tale da escluderne l'eleggibilità delle donne.

B. Il ministero consacrato come rappresentanza

In secondo luogo, la Scrittura indica chiaramente che i ministeri consacrati, così come sono stati istituiti, hanno il carattere di rappresentanza e delegazione. Nell'Antico Testamento, profeta, sacer­dote e re rappresentavano Dio al Suo popolo. Essi parlavano ed agivano per Lui e nel Suo nome, o meglio, Egli parlava ed agiva attraverso di loro, nella capacità ufficiale alla quale Egli li aveva chia­mati. Allo stesso modo, nel Nuovo Testamento, ministero è rappresentanza. Questo è vero al massi­
mo grado in Gesù Cristo. Egli è il ministro per eccellenza, istanza nuova ed unica di rappresentanza: “...egli ha ottenuto un ministero tanto superiore quanto migliore è il patto fondato su migliori pro­messe, del quale egli è mediatore” (Ebrei 8:6).
A sua volta Egli nomina e delega gli Apostoli a rappresentarlo come Suoi servitori speciali ed ir­ripetibili nel ministero della riconciliazione. Dal loro ministero scaturisce e si sviluppa non solo il servizio dei credenti nel corpo di Cristo, ma anche il ministeri consacrati, entrambi con il carattere di rappresentanza. Entrambi devono riflettere, rispecchiare, illustrare, esprimere Cristo nel Suo mi­nistero, ma in modi diversi. Il primo rappresenta Cristo nella Chiesa, il secondo Cristo, in, verso e
per la Chiesa.

Tutto attraverso la Scrittura, nell'idea di rappresentanza vi è una forte sottolineatura sulla qualità della subordinazione. La troviamo nel rapporto che vi è fra Cristo ed i propositi di Dio, della Chiesa verso Cristo, e del ministero particolare dello Spirito Santo. Questo accento sulla subordinazione è sempre posto nel contesto dell'amore, della fiducia e della comunione fraterna: esso si attiva proprio in quest'ambito. La qualità della subordinazione tiene la rappresentanza nei limiti suoi propri. I membri della Chiesa di Cristo e i ministri consacrati devono vivere e condursi in modo tale che Cri­sto possa essere veramente il Capo del Suo corpo, il Tutto in tutti, così come Dio era completament ein Lui. Ogni membro e ogni ministro deve rappresentare il suo Signore umilmente, in gioioso riconoscimento della subordinazione che Gli è dovuta.

Un'analogia. La Bibbia, inoltre, per chiarire l'idea di rappresentanza, fa uso di un'analogia. Il rapporto fra Dio ed il Suo popolo è simboleggiato dal rapporto intercorrente fra un uomo e sua mo­glie. Nella Scrittura troviamo una chiara analogia del rapporto Dio­umanità, Cristo­Chiesa da una parte e il rapporto marito­moglie dall'altra. Dio ha voluto che il Suo Patto con l'essere umano doves­se essere riflettuto, rispecchiato, nel patto intercorrente fra marito e moglie. Vedasi, per esempio, la
discussione che fa Paolo in Efesini 5:22­-28<ref>“Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa. Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l'acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama sé stesso” (Efesini 5:22-­28).</ref>. Che cosa significa, però, questa analogia? Come dob­biamo interpretarla, e quali implicazioni comporta al riguardo della questione dell'eleggibilità delle donne al ministero consacrato?

1. Il rapporto dal punto di vista di Dio. Questa analogia esprime in modo vivido, concreto e comprensibile come il rapporto fra Dio ed il Suo popolo, inclusi i ministri nella Sua Chiesa, non è un rapporto simmetrico ma asimmetrico, un rapporto che implica subordinazione. Il primo terminein questo rapporto, Dio, si pone all'origine del rapporto (Egli è Colui che lo inizia). L'altra parte, l'essere umano, è Colui che riceve e può solo reciprocare quanto riceve in umile servizio. Il termine che la Scrittura usa per “subordinazione”, cioè hypotasso può essere intesa in svariati modi, dalla soggezione abietta dello schiavo, che non lascia spazio alla scelta personale, al servizio volontario del nostro prossimo. Fra questi due significati possono essere rilevate molte sfumature. Per dare un qualche contenuto al suo significato, potremmo citare diversi testi biblici nei quali hypotasso assu­me diverse forme.

Il Figlio “si sottopone” a Dio (1 Corinzi 15:28) ed ogni cosa Gli è sottoposta<ref>“Ma come la Chiesa è soggetta a Cristo, così debbono anche le mogli esser soggette a' loro mariti in ogni cosa”(Efesini 5:24).</ref>. Cristo: “essendo andato in cielo, è alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli son sottoposti” (1 Pietro 3:22). La Chiesa “è soggetta” a Cristo (Efesini 5:24<ref>“Ma come la Chiesa è soggetta a Cristo, così debbono anche le mogli esser soggette a' loro mariti in ogni cosa” (Efesini 5:24). Ogni persona deve essere “sottoposta” alle autorità, “soggetta” ai magistrati “per amore del Signore” (Romani 13:1; Tito 3:1; 1 Pietro 2:13<ref>“Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori; perché non v'è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono, sono ordinate da Dio” (Romani 13:1); “Ricorda loro che stiano soggetti ai magistrati e alle autorità, che siano ubbidienti, pronti a fare ogni opera buona” (Tito 3:1); “Siate soggetti, per amor del Signore, ad ogni autorità creata dagli uomini: al re, come al sovrano” (1 Pietro 2:13).</ref>). I figli devono essere sottomessi ai loro genitori ed ubbidire loro (Luca 2:51; 1 Timoteo 3:4; Efesini 6:1<ref>“E discese con loro, e venne a Nazaret, e stava loro sottomesso. E sua madre serbava tutte queste cose in cuor suo” (Luca 2:51); “...che governi bene la propria famiglia e tenga i figliuoli in sottomissione e in tutta riverenza” (1 Ti­moteo 3:4); “Figliuoli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, poiché ciò è giusto” (Efesini 6:1).</ref>). I giovani devono essere soggetti agli anziani (1 Pietro 5:5<ref>“Parimente, voi più giovani, siate soggetti agli anziani. E tutti rivestitevi d'umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili” (1 Pietro 5:5).</ref>).

Al riguardo del suo uso per esprimere il rapporto fra marito e moglie, la Bibbia fa uso di hypotas­so cinque volte (1 Corinzi 14:34; Efesini 5:22,24; Colossesi 3:18; 1 Timoteo 2:11; Tito 2:5; 1 Pietro 3:1,5<ref>“Come si fa in tutte le chiese de' santi, tacciansi le donne nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare, ma debbono star soggette, come dice anche la legge” (1 Corinzi 14:34); “Mogli, siate soggette ai vostri mariti, come al Signore … Ma come la Chiesa è soggetta a Cristo, così debbono anche le mogli esser soggette a' loro mari­ti in ogni cosa” (Efesini 5:22,24); “Mogli, siate soggette ai vostri mariti, come si conviene nel Signore” (Colossesi 3:18); “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione” (1 Timoteo 2:11); “...ad esser assennate, caste, date ai lavori domestici, buone, soggette ai loro mariti, affinché la Parola di Dio non sia bestemmiata” (Tito 2:5); “Pari­mente voi, mogli, siate soggette ai vostri mariti, affinché, se anche ve ne sono che non ubbidiscono alla Parola, sia­no guadagnati senza parola dalla condotta delle loro mogli... E così infatti si adornavano una volta le sante donne speranti in Dio, stando soggette ai loro mariti” (1 Pietro 3:1,5).</ref>). In ciascuno di questi casi, il significato è il riconoscimento ed il rispetto che la moglie deve a suo marito, il quale occupa un posto che non deve usurpare. La moglie deve vivere “in soggezio­ne”, rispondendo all'amore con l'amore. La moglie non può usurpare la posizione del marito senza
fare violenza all'ordine della creazione e della salvezza. In questo rapporto specifico fra marito e moglie l'aspetto di subordinazione volontaria è chiaramente un rapporto fra i sessi.

L'idea, però, del sesso non è un aspetto necessario dell'insegnamento scritturale sulla subor­dinazione. Nel rapporto fra Cristo e Dio, di ogni cosa a Dio, degli angeli e delle podestà a Cristo, non si tratta ovviamente di una struttura e di una funzione biologica. Nei altri casi menzionati più sopra, l'idea di differenza biologica è accidentale, perché sia maschi che femmine, o entrambi, sono la controparte di questo rapporto. Il simbolismo del rapporto fra marito e moglie viene applicato al rapporto di Dio in Cristo alla Sua Chiesa, ma non deve essere interpretato essenzialmente come dif­ferenza biologica. Ciò che è essenziale è l'aspetto di subordinazione evidenziato in questo rapporto. Dio rimane sovrano anche se si compiace, del tutto liberamente, di legarsi all'essere umano con un patto di grazia, eleggendolo ad un servizio di cooperazione nella Sua Chiesa e regno, ed utilizzan­dolo nell'adempimento dei Suoi propositi. Una persona, anche quando è eletta, chiamata, consacrata
e insediata a svolgere un ministero, rappresenta Dio, ma non deve presumere di essere Dio! Non do­vrà usurpare arrogantemente il posto di Colui che lo sceglie come rappresentate. Potrà, proprio per­ché è eletto e scelto, parlare nel nome del suo Mandante, con la Sua autorità e potere, agire in Sua vede e con Lui, essere il Suo collaboratore, ma dovrà sempre farlo rimanendo al posto che gli com­pete, cioè di subordinazione. In sé stesso, quindi, il simbolismo non può essere usato come argo­mentazione per escludere le donne dal ministero consacrato. L'uso che ne fa la Scrittura non va in quella direzione. Tutto quel che vuol dire è che chiunque occupi questo ministero (uomo o don­na che sia) deve adempiere la sua funzione in subordinazione volontaria e gioiosa al Signoreche lo/la chiama.

2. Il rapporto dal punto di vista dell'essere umano. Quel che abbiamo detto fin qui, però, non esaurisce il significato dell'analogia. Il simbolismo usato dalla Scrittura si applica pure alla Chiesa. La Chiesa, come il ministero che rappresenta Dio, deve essere subordinata a Cristo, Nella Chiesa vi sono sia uomini che donne. Gli uomini tanto quanto le donne, e le donne tanto quanto gli uomini, devono essere subordinati a Cristo, e come subordinati Lo rappresentano. Per cui, nel rapporto di
subordinazione, i membri della Chiesa di Cristo, sia maschi che femmine, rappresentano il loro Si­gnore. Se quindi l'argomentazione tratta da questo simbolismo di subordinazione, viene usata per escludere le donne da questo ministero, perché non escluderle pure dall'essere membri di Chiesa?

Questa conclusione, però, nessuno oserebbe dedurla dalle premesse considerate. Si potrebbe persino sostenere che le donne esemplifichino questo rapporto in modo più accettabile degli uomini, avendo appreso qualcosa della sua natura nel rapporto matrimoniale.  Bisogna dunque rammentarsi che il ministero rappresenta non soltanto Cristo in rapporto alla Sua Chiesa, ma anche la Chiesa in rapporto a Cristo ed a Dio. Anche questo è un aspetto di rappresen­tanza, un aspetto che ha bisogno di essere sottolineato quando facciamo uso del simbolismo marito­moglie come analogia del rapporto fra Cristo e la Sua Chiesa. Non solo c'è il servizio della Parola nel senso più ampio del termine come rappresentazione del ministero di Dio verso il Suo popolo, ma anche dei bisogni umani, le sue preghiere, la sua lode, la sua intercessione, il partecipare alle sue sofferenze. Cristo, il cui ministero rappresenta, è sia Dio che uomo. Così i ministeri nella Chiesa de­vono rappresentarlo in entrambe le Sue nature, altrimenti si cadrebbe in una sorta di docetismo ec­clesiastico.

Questo aspetto della rappresentanza è simbolo della subordinazione di Cristo a Dio ed è spesso ignorato,. Vi è una non­simmetria nel rapporto. Paolo, in Efesini 5, nello stesso contesto in cui parla della volontaria sottomissione della moglie al marito, pure scrive della subordinazione di Cristo a Dio in rappresentanza del Suo popolo. Egli rimane Colui che intercede per noi presso Dio (Ebrei 7:25; 9:24; Romani 8:34; 1 Timoteo 2:5; 1 Giovanni 2:1<ref>“Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sem­   pre per intercedere per loro” (Ebrei 7:25); “Infatti Cristo non è entrato in un luogo santissimo fatto da mano d'uo­mo, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora alla presenza di Dio per noi” (Ebrei 9:24); “Chi li con­dannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi” (Romani 8:34); “Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5); “Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto” (1 Giovanni 2:1).</ref>). I ministeri nella Chiesa, quindi, devono
pure essere una rappresentanza di questo aspetto del rapporto. Dio parla all'uomo e l'uomo deve ascoltare, ma l'uomo può anche parlare a Dio. Il rapporto, sebbene non simmetrico, ha una polarità, un duplice aspetto che noi spesso non riconosciamo a sufficienza quando insistiamo che il simboli­ smo biblico rappresenti Dio sempre come maschile.

La Bibbia parla della Chiesa come Sposa di Cristo. Visto da questo lato del rapporto, l'analogia usata dalla Scrittura per simboleggiare il rapporto fra Dio e il Suo popolo, rappresentato dai ministe­ri, non può essere usato per escluderne le donne. Esso ci deve sempre rammentare che nell'ordi­namento della salvezza, cioè in Cristo, non c'è né maschio né femmina (Galati 3:28<ref>“Non c'è qui né Giudeo né Greco; non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù” (Galati 3:28).</ref>), perché entrambi sono là, entrambi sono battezzati, entrambi sono membra del Suo corpo, entrambi servono il Signore. Il vecchio ordinamento è passato, ma ogni cosa è diventata nuova in Gesù Cristo, così come l'approccio dell'essere umano a Dio. Il secondo non è una copia del primo, ma qualcosa di nuovo, e dovrebbe essere rappresentato pure dai ministeri. In questa rappresentazione i ministeri do­vrebbero rappresentare la qualità di apertura, di ricettività, la libertà dello Spirito che dà doni (cari­ smi) a chi vuole, e questo implica sia ad uomini che a donne. Le donne hanno più riguardo e simpa­ tia per la persona, mentre l'uomo rappresenta ciò che è più ufficiale, e che può diventare, senza esse­re controbilanciato dal personale, ufficiosità. Il personale e l'ufficiale sono entrambi aspetti della rappresentanza. Di fatto si potrebbe anche affermare che le donne, per la loro natura stessa e doni, esprimono l'aspetto personale del rapporto in modo più facile ed adeguato che gli uomini.

III. La funzione dei ministeri

I ministeri, per tutta la Scrittura, sono chiaramente di natura funzionale. Non sono fine a sé stessi,ma il loro scopo sta oltre, nella volontà di Dio per la Sua Chiesa e regno. Cristo ha scelto di stabilire nella Sua Chiesa un ministero speciale che Lo rappresenti nell'ordinare, guidare e dirigere il Suo corpo, di cui Egli rimane il Capo. Questo ministero speciale è chiaramente di carattere funzionale, per l'ordine e il governo della Chiesa, la sua crescita ed edificazione. Come dice Calvino, Cristo fa uso dei ministeri “proprio come un artigiano fa uso dei suoi strumenti per svolgere il suo lavoro”
(Istituzione, 4:3:1).

La forma e struttura di questo ministero, così come si è sviluppato nel corso della storia, non rien­tra negli scopi di questo studio. Basti dire che la Scrittura non ci fornisce un ordinamento della Chiesa pienamente sviluppato. La Bibbia rimane la buona notizia di Dio in Cristo. Al riguardo del ministero, in essa troviamo solo elementi seminali che possono essere studiati e sistematizzati, ma sempre con prudenza e come un tentativo non assoluto. La forma che deve assumere il ministero cristiano non è biblicamente e teologicamente fissa e determinata. L'accento cade sulla sua natura rappresentativa e istituzionale, non sulla sua struttura. Riscontriamo sempre l'accento posto sull'in­fluenza costante e sull'azione del Dio Trino, Dio non ha stabilito la Chiesa lasciandola che si svilup­passe da sola al suo interno. In essa Egli è ancora attivo, la dirige e la governa. Questo vuol dire che lo Spirito Santo sta conducendo la Chiesa nella pienezza della salvezza che si trova in Cristo Gesù. La Chiesa deve rimanere sempre flessibile alle necessità del cambiamento e dello sviluppo nelle sue cerimonie ordinarie, nella struttura della sua vita, sotto la guida dello Spirito Santo. A questo ri­guardo, la fede cristiana è stata sempre dinamica e deve rimanere così. Calvino scrive nel suo com­mentario a 1 Corinzi che “può subentrare la necessità di tale natura che le donne debbano parlare in pubblico”. L'impulso della Riforma va nella stessa direzione. Essa insiste, in contrapposizione a Roma, che il ministero (come ad esempio, nell'amministrazione dei sacramenti) è efficace non a causa del carattere di chi svolge questa funzione, ma perché operativo in esso è lo Spirito Santo.

Qui pure la validità e l'efficacia del ministero non dipende dalla persona o dal sesso della persona che lo svolge. Le questioni di forma rimangono accidentali, mutevoli e in sviluppo. Qual è, infine, il contenuto del ministero funzionale? Che cosa implica? Quali sono i doveri e le responsabilità dei membri del concistori e delle corti giudicanti? C'è qualcosa in ciò che coprono questi ministeri che escluderebbero le donne dallo svolgere queste funzioni? La questione è se ac­cettando lo status quo che ha visto fin ora questi ministeri occupati solo da maschi, vi sia qualcosache rendesse impossibile e sconsigliabile aprirli alle donne, se qualificate dallo Spirito Santo.

Bisogna subito sottolineare come il quadruplice ministero della Chiesa sia un “servizio della Pa­rola”. Le responsabilità di un ministro sono le stesse di un anziano o di un diacono. La Scrittura è fonte e norma di ogni conoscenza e della comunione nella nuova vita in Cristo. Ispirata dallo Spirito Santo, la Scrittura soltanto è regola autorevole della nostra fede e condotta. La Chiesa deve vivere per la Parola e, non dimentichiamolo, essere giudicata da essa. Questo vivere ed essere giudicata
dalla Parola diventa visibile ed assume forma nel ministero della Chiesa.  Il contenuto di questo ministero può essere enumerato come segue:

  • 1. La proclamazione dell'Evangelo, la Parola.
  • 2. L'amministrazione dei sacramenti (le oredinanze di Cristo).
  • 3. L'insegnamento e l'istruzione della Parola.
  • 4. La cura dei malati, degli invalidi, dei sofferenti, la “cura pastorale”.
  • 5. La conferma del matrimonio.
  • 6. La conduzione di servizi funebri.
  • 7. L'esercizio della disciplina di chiesa, il “governo” della chiesa.
  • 8. L'opera fra e per i giovani.
  • 9. La cura dell'aspetto finanziario e materiale della vita comunitaria.
  • 10. L'organizzazione ed amministrazione dei servizi della comunità e per la comunità.
  • 11. La partecipazione ad organismi superiori.
  • 12. La rappresentanza della comunità verso lo Stato.

Questa enumerazione non pretende di essere esauriente né vincolante per la libertà dello Spirito Santo nella Chiesa. Questi punti non sono di uguale importanza l'uno rispetto all'altro. Alcuni sono chiaramente degli aspetti degli altri. Crediamo che le molte responsabilità del ministero cristiano possano riassumersi essenzialmente in tre aspetti principali, comparabili alla triplice funzione del­ l'opera di Cristo come Profeta, Sacerdote e Re.

La Parola ha una triplice missione da adempiere nella vita dell'umanità e del mondo.

  • 1. La Parola deve essere pronunciata, interpretata e presentata come la Parola di Dio, la quale non ritorna mai a vuoto (Isaia 55:11).
    *2. Attraverso la missione della Parola, creazione e creature devono essere ricreate, portare l'im­magine e lo stampo del Santo, diventare un'offerta a Dio, manifestare la venuta più piena del Suo regno.
  • 3. Quella Parola proclamata ed esemplificata deve diventare autorevole e governare la vita umana nel mondo.

Se questo è il triplice ministero della Parola, c'è forse qualcosa che, nella sua funzione e nella na­tura del caso, che potrebbe escludere le donne come “ministre” della Parola? Presumendo natural­mente la presenza dei doni dello Spirito, la necessaria crescita e maturità nella nuova vita in Cristo, e la necessaria istruzione formale ed informale, perché mai, alla luce della Scrittura, una chiesa non dovrebbe avvalersi pure del contributo, in questo senso, di una donna? Forse che la funzione del mi­nistero come abbiamo descritto preclude l'eleggibilità delle donne? Questo sarebbe difficile da so­stenere alla luce del fatto che nel Nuovo Testamento lo Spirito Santo di fatto qualifica ed usa delle donne in varie capacità formali nella vita della Chiesa.

Conclusione

Non vi sono, quindi, sufficienti ragioni scritturali per insistere che la natura e la funzione del ministero cristiano sia tale da escludere le donne dall'eleggibilità ad esso. Il fatto che la Chiesa sia stata piuttosto lenta a riconoscere che lo Spirito Santo dona alle donne tanto quanto agli uomini i doni necessari per l'eleggibilità al ministero cristiano è senza dubbio un fatto che è stato condizionato da fattori storici e sociologici. La tradizione, però, che è importante nella vita della Chiesa, non può essere il fattore determinante su queste questioni. La vera questione è che cosa lo Spirito Santo stia dicendo ora alle chiese.

Note