Etica/Grazia comune Kuyper/1-5 Le benedizioni dell'Alleanza noachica
La Grazia comune, di Abraham Kuyper (1837–1920) |
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1-5 Le benedizioni dell’Alleanza noachica
“... che un tempo furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, ai giorni di Noè, mentre si preparava l'arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l'acqua” (1 Pietro 3:20).
Ora è stata nuovamente consolidata la convinzione che il mondo dopo il Diluvio fosse costituito in modo diverso dal mondo prima del Diluvio, e che con l'alleanza noachica si sia instaurato un ordine di cose modificato, che perdura tuttora e che rimarrà saldo anche in futuro, fino al ritorno di Cristo sulle nubi. Da questo fatto consegue direttamente che nessuno può dire: "Beh, sì, tutti questi particolari si applicavano a Noè e ai suoi figli, ma non ci riguardano più"; ma che ognuno, in ogni ambito della vita, deve prendere come punto di partenza proprio la condizione che allora si presentò; deve calcolare a partire da lì; e doveva davvero imprimere in sé stesso e negli altri che anche lui, e ogni uomo con lui, sì, persino i suoi animali domestici e da campo, si trovavano ancora esattamente nello stesso stato del patto noachico in cui si trovava Sem dopo essere uscito dall'arca.
Proprio questo veniva percepito sempre meno. Sembrava che anche il patto noachico appartenesse alla Dispensazione delle ombre, come se dunque si fosse compiuto in Cristo ciò che in questo patto noachico era stato solo profetizzato, e come se di conseguenza, dopo l'apparizione di Cristo, anche l'intero patto noachico fosse giunto a decadere, proprio come la Circoncisione e gli Azzimi della Pasqua. Sì, l'allontanamento da ciò che era stato concesso a Noè era tale che, senza esprimerlo esplicitamente, si considerava questo patto noachico già assorbito nel patto di Abramo o nel patto del Sinai. Con Noè era stato più che altro il primo inizio, la prima prova di un tale patto. Quella alleanza, dunque, venne meno con l'avvento della ben più sacra Alleanza con Abramo. Quest'ultima si fuse poi con l'Alleanza con Israele. Infine, tutte quelle antiche alleanze furono abolite da Cristo, quando sul Golgota fondò la Nuova Alleanza nel Suo sangue.
Così ci si è abituati a immaginare la sequenza delle alleanze. In primo luogo il Nuovo Testamento, come l'unica a cui dovevamo attenerci, e dietro di esso, ormai superate e prive di scopo, le Alleanze con Abramo e Israele. E poi, ancora più indietro rispetto a queste due alleanze ormai obsolete, una terza Alleanza, che in tempi ormai lontani e dimenticati deve essere stata stipulata con Noè e i suoi figli, ma che proprio per questo motivo non ha per noi altro valore se non quello di ricordo storico. A questa si è giunti rifiutando di riconoscere qualsiasi altra alleanza se non quella che mirava alla "salvezza dell'anima". Naturalmente, quando si giunse a considerare l'Alleanza noachica anche spiritualmente, sembrò che contenesse così poco di "salvifico" da indurlo a trascurarla. Se si fosse compreso che questa Alleanza noachica non è salvifica, ma mira alla sopravvivenza di tutti i figli degli uomini, persino degli animali, allora non si sarebbe commesso l'errore di equipararla alle altre Alleanze, ma la si sarebbe considerata separatamente, come un'alleanza di tutt'altro genere; e solo allora ci si sarebbe resi conto che non poteva decadere con la decadenza delle altre, ma che, in virtù della sua natura, e non meno di quanto appare evidente dalla sua chiara formulazione, perdura e rimane in vigore fino ad oggi. Su questo punto, pertanto, si doveva porre grande enfasi. Chiunque legga superficialmente questo testo non è in grado di coglierne il significato e di giudicarne la veridicità. Si tratta di una rappresentazione errata e perversa, che viene qui respinta, e qui viene esposta la rappresentazione scritturale corretta. E in tutte le nostre ulteriori considerazioni partiamo dalla verità, per noi incontrovertibile, che l'Alleanza stipulata da Dio con Noè e i suoi figli fu stipulata anche con te e con me, e con tutto ciò che ha respiro e che ancora vive ora, e che pertanto la condizione allora stabilita governa ancora oggi la nostra vita.
La stipulazione di questa Alleanza dipendeva dal consenso dell'uomo? Ci furono delle negoziazioni riguardo a questa Alleanza? Furono proposte e respinte delle condizioni, per poi essere definite secondo la prassi consuetudinaria? In altre parole, si può forse equiparare la fondazione di questa Alleanza alla stipulazione di alleanze tra uomini? Certamente no, e gli amanti della teologia dell'Alleanza farebbero bene a prestare maggiore attenzione al fatto che di tali alleanze si dice generalmente, e così anche qui, che è Dio a stabilirle. Questa è l'espressione che viene usata anche in Genesi 9. Nel versetto 9: "Ecco, io stabilisco la mia Alleanza". Nel versetto 11: "E stabilisco la mia Alleanza". E analogamente nel versetto 17: "Questo è il segno dell'Alleanza che ho stabilito". Solo una volta (nel versetto 12) viene usata un'altra espressione, ancora più forte: "L'Alleanza che io do", a meno che non si voglia intendere questo "dare" come l'arcobaleno. Ma in nessun luogo si fa menzione di un accordo, né di un'approvazione o di un'azione umana. È Dio che agisce. È Lui che lo fa. E non per opera congiunta di Dio e dell'uomo, ma unicamente per opera di Dio, questa Alleanza viene all'esistenza. Non è conclusa, ma stabilita; un'espressione che significa che, in seguito a tale azione, essa non giace più a terra, ma si erge dritta e salda.
In parte, quindi, si pone sullo stesso piano di un decreto di Dio. Dio non chiede se l'uomo la approvi in questo modo, ma la istituisce così, e ora essa rimane tale, anche se l'uomo potesse ribellarsi. - Lo si comprende meglio confrontandolo con il corso dei corpi celesti. Anche questi si muovono e occupano la loro posizione secondo i decreti di Dio; eppure il Signore dice in Geremia di avere un'alleanza con il sole e la luna. Infatti leggiamo in Geremia 33:20: "Così parla l'Eterno: 'Se voi potete annullare il mio patto con il giorno e il mio patto con la notte, in modo che il giorno e la notte non vengano al loro tempo".
Un'ordinanza data da Dio, un accordo stabilito da Lui, un ordine delle cose, come Egli ha determinato e stabilito nella sua divina pienezza di potenza, può quindi ricevere il nome di Patto, se riguarda un oggetto che ha un proprio centro di movimento. Perciò questo nome di Patto è già impiegato quando si parla di sole, luna e stelle, ma trova un'applicazione ben più potente quando riguarda l'uomo. Per questa ragione, e solo per questa ragione, l'ordinanza di Dio che regola e governa l'attuale condizione delle cose, dopo il Diluvio, è chiamata Patto; tuttavia un Patto che è totalmente unilaterale e non dipende in alcun modo dall'adempimento di determinate condizioni da parte dell'uomo. Non è: "Il diluvio non tornerà, se rimarrai nella mia Alleanza, ma se la romperai, il diluvio distruggerà di nuovo la terra". No, la promessa è assoluta, indipendente da qualsiasi condizione. Nessun diluvio tornerà, e l'osservanza di qualsiasi condizione non ha qui la minima influenza sull'esito. In quell'Alleanza Dio vincola solo Se stesso; e le ordinanze con cui Egli accompagna la Sua Alleanza non sono condizioni o clausole, ma comandamenti e decreti che Egli, in quanto Dio, istituisce nella Sua pienezza di potere e impone all'uomo, in quanto Sua creatura e Suo suddito.
Secolo dopo secolo, in ogni popolo e nazione, gli uomini hanno agito in contrasto con una o più delle disposizioni che accompagnavano questa Alleanza, ma mai per un solo istante si è parlato di un possibile ritorno del diluvio per questo motivo. L'Alleanza di Dio è rimasta e rimane tuttora, e allo stesso modo le Sue ordinanze restano salde fino ad oggi, completamente a prescindere dalla questione se l'uomo agisca secondo esse. E il fatto che non venga scelta la forma di una semplice promessa o di un impegno, bensì quella di un patto, è perché l'intera rivelazione di Dio è destinata a risvegliare la coscienza religiosa nell'uomo, e in ogni religione si instaura un legame, una connessione, un patto tra due persone, ovvero tra Colui che dobbiamo adorare e noi stessi, dai quali tale adorazione deve elevarsi fino all'Eterno. La forma del patto non è altro che la forma della religione. Laddove essa si limita alle ordinanze, si ha una relazione legalistica, al massimo etica; ma della via nascosta di Dio, della pietà religiosa, della relazione dell'anima con l'Eterno, la rivelazione giunge innanzitutto con il Patto.
Si noti bene, dunque, che i decreti che accompagnano l'Alleanza noachica non sono inclusi nell'alleanza stessa. Essi, infatti, si affiancano ad essa, ma la precedono, e solo dopo che sono stati trattati, completamente trattati e portati a termine, segue al versetto 8 un nuovo passaggio indipendente, che inizia con le parole: "Dio parlò a Noè e ai suoi figli che erano con lui, dicendo: Ecco, io stabilisco la mia alleanza con voi e con la vostra discendenza dopo di voi". Naturalmente, da ciò non si può dedurre che i decreti precedenti non abbiano nulla a che fare con l'alleanza, o non siano in alcun modo collegati ad essa; l'intero capitolo dimostra il contrario; tuttavia, resta il fatto che questi decreti e comandamenti non sono formalmente inseriti nell'alleanza, ma si trovano al di fuori di essa.
Tre passaggi, dunque, bisogna distinguere qui. In primo luogo, il proposito di Dio ci viene comunicato in Genesi 8:21-22. Lì si legge: "E il Signore disse in cuor suo". Questo è il primo passo. A questo segue poi il secondo, in Genesi 9:1-8, in cui ci viene presentato il discorso di Dio all'umanità salvata. E solo successivamente, nei versetti 9-17, troviamo il terzo passo: l'istituzione dell'Alleanza noachica, che non contiene altro che l'impegno solenne di Dio nei confronti di tutto ciò che respira, a non infliggere più distruzioni generali sulla terra fino al ritorno di Cristo, e suggella questa promessa con il segno dell'arcobaleno.
Lasciamo dunque da parte per un momento l'Alleanza noachica e consideriamo più attentamente il secondo passo: il discorso di Dio Onnipotente all'umanità salvata. Questo discorso, pieno di maestà, non del Signore al suo popolo, ma del Creatore del cielo e della terra a tutti i figli dell'uomo, recita così:
“Dio benedisse Noè e i suoi figli, e disse loro: Crescete, moltiplicatevi, e riempite la terra. E avranno timore e spavento di voi tutti gli animali della terra e tutti gli uccelli del cielo. Essi sono dati in vostro potere con tutto ciò che striscia sulla terra e con tutti i pesci del mare. Tutto ciò che si muove e ha vita vi servirà di cibo; io vi do tutto questo, come l'erba verde; ma non mangerete carne con la sua vita, cioè con il suo sangue. Certo, io chiederò conto del vostro sangue, del sangue della vostra vita; ne chiederò conto a ogni animale; e chiederò conto della vita dell'uomo alla mano dell'uomo, alla mano di ogni suo fratello. Il sangue di chiunque spargerà il sangue dell'uomo sarà sparso dall'uomo, perché Dio ha fatto l'uomo a sua immagine. Voi dunque crescete e moltiplicatevi; spandetevi sulla terra e moltiplicatevi in essa” (Genesi 9:1-7).
Questo discorso divino inizia e finisce con "pronunciare una benedizione" e racchiude tutto il resto all'interno di questa cornice di benedizioni. Non dice: "E Dio parlò a Noè", ma espressamente: "E Dio benedisse Noè e i suoi figli". Per questo motivo si fa un torto al significato di questo racconto se si cerca questa natura di grazia benedicente solo nei versetti 1 e 7, escludendola da ciò che si trova nel mezzo. Si può solo ammettere che nei versetti 1 e 7 questa natura di benedizione emerge più direttamente. Là infatti si legge: "Siate fecondi e moltiplicatevi, e riempite la terra", e poi ancora al versetto 7: "Ma voi, siate fecondi e moltiplicatevi; producete abbondantemente sulla terra e moltiplicatevi in essa". Quanto a ciò che è racchiuso tra queste due benedizioni dirette, riguarda:
1. la supremazia morale concessa all'uomo su tutti gli animali;
2. il permesso di nutrirsi della carne degli animali;
3. il divieto di mangiare carne cruda con il suo sangue;
4. l'istituzione del Governo e il comando della pena di morte.
Quattro passi che vanno intesi come espressioni di grazia, e solo in questo modo possono essere correttamente interpretati.
Otto persone stavano lì intorno all'altare, e stavano lì come una sola, o, se preferite, come quattro famiglie, con la domanda nel cuore: l'umanità è perita fino a ridursi a una sola famiglia, o la razza umana è stata salvata e la razza umana tornerà a prosperare in moltitudine? E la risposta fu: nella moltitudine, tutta la terra sarebbe stata popolata. E solo Dio Onnipotente poteva creare quegli uomini, poteva far nascere quell'umanità rinnovata dal grembo di quei quattro uomini, e così assicurare la continuazione della nostra razza umana.
Anche questo piccolo gruppo di persone, però, era sopraffatto dalla paura del mondo animale. In quel mondo animale si erge contro l'uomo una forza selvaggia, primordiale e distruttiva, e rimane uno degli esiti più sorprendenti che questo possente mondo animale non sia riuscito a sterminare l'umanità, allora così piccola. Cosa erano quattro uomini contro quella moltitudine di animali, di cui un solo leone o una sola tigre erano sufficienti ad attaccare e distruggere l'uomo ancora così mal equipaggiato! Oggi in Europa quasi non pensiamo più a quella paura, e bisogna recarsi in Asia o in Africa, dove ancora ogni anno migliaia e decine di migliaia di persone vengono uccise, soprattutto da tigri e serpenti, per comprendere la paura con cui, in tempi antichi, il mondo animale angosciava l'uomo. Anche in Europa vivono ancora gli orsi, e durante i rigidi geli a volte si fanno audaci nelle regioni montuose e scendono in pianura, ma allora subito un intero gruppo di abili cacciatori, armati di ottimi fucili, si schiera contro un tale animale e lo abbatte, e i lupi che ancora oggi rendono insicura la parte orientale dell'Europa vengono uccisi a colpi di fucile dalla slitta.
Non era così, però, nei tempi antichi, né tantomeno ai tempi di Noè. Il problema di proteggere e mantenere sé stessi come mondo degli uomini contro il mondo animale era allora la questione cruciale che si imponeva spontaneamente, ed è ora, in vista dell'ansia e della paura che per questo motivo facevano rabbrividire il cuore dell'uomo, che Dio dopo il Diluvio pone innanzitutto la nostra razza umana in pace a questo riguardo. Il mondo animale non prevarrà sulla nostra razza umana, ma la mano dell'uomo sarà più alta del mondo animale. E che ciò avvenga non dipende dall'uomo, ma viene all'uomo da Dio, e questo in effetti attraverso una duplice via. In primo luogo, perché Dio dota l'uomo di giudizio e riflessione, e gli concede l'ingegno per superare in astuzia il leone e per fortificarsi contro di lui con armi precise e ben mirate.
Anche in secondo luogo, però, perché piace a Dio infondere nel mondo animale il timore dell'uomo. In termini di forza bruta e distruttiva, l'animale selvatico supera l'uomo a tal punto che per quest'ultimo non esisterebbe la possibilità di resistere. Ma ciò che si osserva più chiaramente nel possente cavallo, ovvero la sua sottomissione all'uomo, la sua sottomissione, la sua cessione e infine la sua identificazione con il padrone, tale da sembrare una sua estensione, è un fenomeno generale che, sebbene in modo meno evidente, si manifesta comunque in modo percettibile in ogni genere di animale. Il leone della foresta si avventa subito sul bufalo, ma esita di fronte all'uomo. Dove l'uomo entra in una regione selvaggia, le bestie selvatiche presto la abbandonano e si ritirano in luoghi più lontani. Qui, dunque, abbiamo a che fare con un'impressione che l'animale riceve dell'uomo, e quale sarebbe tale impressione dipenderebbe dalla relazione che il Creatore, che li ha riuniti entrambi sulla terra, ha stabilito tra uomo e animale. Quindi fu una grazia, un favore del nostro Dio, che Egli pose "il timore e il terrore dell'uomo" sul mondo animale. Non l'uomo li aveva in mano, ma "essi sono liberati da Dio nelle mani degli uomini."
Che in questo contesto parli la grazia va inteso non solo nel senso che si trattava di una disposizione favorevole all'uomo, ma anche nel senso che, con questo atto di grazia, Dio ha arrestato le conseguenze nefaste che l'uomo si era attirato addosso con il peccato. In paradiso non si fa menzione della paura dell'uomo per il mondo animale. Gli animali si avvicinano ad Adamo con quieta mansuetudine, ed egli li osserva, li comprende a fondo e ne pronuncia il nome. Quando il regno vegetale non aveva ancora prodotto spine e cardi, non vi era ancora alcun pericolo per l'uomo proveniente dagli animali. Ma quando, a causa del peccato, scoppiò la maledizione e l'armonia divina del paradiso fu infranta, allora sì che spuntarono spine e cardi, e nell'animale selvatico si insinuò anche la brama di uccidere, di distruggere l'uomo. Se Dio Signore avesse dunque lasciato che questa brama omicida agisse senza freni, e se in tal modo l'umanità fosse stata sterminata, allora per noi sarebbe caduta solo la giusta punizione per la nostra apostasia da Dio. E che ora Dio il Signore, invece di lasciarci in balia delle naturali conseguenze del nostro male, venga nella Sua compassione alla nostra razza, e in questa lotta tra il mondo degli uomini e il mondo animale si ponga dalla nostra parte contro gli animali, e riempia gli animali di terrore e sgomento di fronte all'uomo, per poi concedere a quell'uomo prontezza e prontezza contro l'animale, questo è più di una disposizione benevola, è grazia, perché, nonostante il nostro peccato, ci allontana dalla giusta punizione del peccato. Anche il fatto che gli uccelli del cielo e i pesci del mare siano menzionati in questo contesto non è affatto superfluo. Anche ora sono stati scoperti resti di antiche specie di uccelli, che come mostri spaventosi di dimensioni gigantesche dovevano seminare terrore e sgomento ovunque si posassero; animali di cui sono state ricostruite orribili raffigurazioni e il cui scheletro ci fa ancora rabbrividire. Pertanto, era necessario che Noè e i suoi figli, che certamente conoscevano ancora la tradizione relativa a questi mostri, dessero un nome anche agli uccelli del cielo, così come agli animali acquatici, affinché né squalo, né coccodrillo, né alcun altro mostro fluviale o marino incutesse nell'uomo un terrore mortale per il mare e i fiumi.
Eppure, con questo, il decreto di Dio riguardante il mondo animale non è ancora completo. Infatti, non solo piace a Dio trasferire il terrore che coglieva l'uomo di fronte all'animale sull'animale stesso, ma dà anche l'animale all'uomo come cibo. "Ogni essere vivente sarà cibo per voi; io ve l'ho dato tutto, come l'erba verde". Questo decreto è nuovo nell'Alleanza noachita. In origine, in Paradiso, non se ne faceva menzione. Allora il cibo degli uomini consisteva in ciò che il regno vegetale offriva sotto forma di frutti pregiati, ma non si trova traccia del consumo di carne. Se per questo motivo si abbia il diritto di affermare che l'uomo prima del Diluvio non si nutrisse di carne, osiamo dubitare.
Di per sé, è già inverosimile che, in una condizione così selvaggia come quella in cui si era evoluta la nostra razza prima del Diluvio, solo erbe e frutti degli alberi costituissero l'alimento dell'uomo. Ma, cosa ancora più importante, la distinzione tra animali puri e impuri era già in uso prima del Diluvio, e nell'ordinanza relativa al bestiame che doveva essere portato nell'arca, Dio stesso si conforma a tale distinzione. Né si può dimenticare, come già osservarono i nostri padri, che Adamo ed Eva in paradiso, dopo la caduta, furono rivestiti da Dio con pelli di pecora, cosa che presuppone la macellazione di questi animali. E a tutto ciò si aggiunge il fatto che, dopo il Diluvio, è proibito mangiare carne cruda e sanguinolenta, un divieto che ha senso solo se questo modo di fare crudo e barbaro era frequente prima del Diluvio.
L'idea, ancora oggi sostenuta da alcuni credenti, secondo cui prima del Diluvio tutti gli uomini sarebbero stati vegetariani, noi la respingiamo. Sebbene in passato il consumo di carne fosse consuetudine, l'ordinanza originaria della creazione, che assegnava all'uomo il regno vegetale come fonte di cibo, non era mai stata integrata ed estesa in tal senso. Ed è proprio questo che accade dopo il Diluvio. È Dio stesso che, dopo il Diluvio, istituisce l'uso della carne per l'uomo. Infatti non dice: "Se necessario potete mangiarla, ma è meglio che ve ne asteniate", bensì, nel modo più generale possibile: "Sarà il vostro cibo, io ve l'ho data tutta come l'erba verde", un'affermazione che naturalmente si riferiva al paradiso. Infatti, sebbene in quest'ordinanza non sia certamente implicito che si debba mangiare carne, in modo che chi non lo facesse commetterebbe peccato, non si può tuttavia contraddire il fatto che la carne sia qui menzionata insieme all'erba verde come cibo ordinario per l'uomo, cosicché chiunque, contravvenendo a ciò, proceda a stabilire un'altra regola e condanni il consumo di carne come illecito, sarebbe più saggio di Dio e verrebbe meno al Suo diritto divino di stabilire come debba essere.