Letteratura/L'Addestramento dei Dodici/10 Il lievito dei Farisei e dei Sadducei
10. IL LIEVITO DEI FARISEI E DEI SADDUCEI
Matteo 16:1-12; Marco 8:10-21.
Questo nuovo scontro tra Gesù e i suoi oppositori ebbe luogo poco dopo un secondo miracolo di moltiplicazione dei pani, simile a quello compiuto nei pressi di Betsaida Giulia. Non è possibile stabilire con certezza quale intervallo di tempo intercorse tra i due miracoli;[10.1] ma fu abbastanza lungo da consentire un lungo viaggio da parte di nostro Signore e dei suoi discepoli fino alle coste di Tiro e Sidone, teatro del toccante incontro con la donna sirofenicia, e da lì attraverso la regione delle dieci città, sul confine orientale del lago di Galilea. Fu abbastanza lungo anche da consentire alla causa e alla fama di Gesù di riprendersi dallo stato di abbandono in cui erano precipitate dopo il sermone di purificazione nella sinagoga di Cafarnao. L'Impopolare era di nuovo diventato popolare, tanto che, giunto sulla riva sud-orientale del lago, si ritrovò circondato da migliaia di persone, così intente ad ascoltarlo predicare e a sperimentare il suo potere di guarigione, che rimasero con Lui tre giorni, quasi, se non del tutto, senza cibo, rendendo così necessario il secondo pasto miracoloso.
Dopo il miracolo sulla costa sud-orientale, Gesù, leggiamo, congedò la folla; e, presa una nave, giunse sulle coste di Magdala, sulla riva occidentale del mare.[10.2] Fu al suo arrivo che incontrò il gruppo che era venuto a chiedergli un segno dal cielo. Queste persone avevano probabilmente sentito parlare del recente miracolo, come di molti altri da Lui compiuti; ma, non volendo accettare la conclusione a cui queste opere meravigliose chiaramente conducevano, finsero di considerarle una prova insufficiente della Sua messianicità, e chiesero prove ancora più inequivocabili prima di cedere alla Sua affermazione. "Mostraci un segno dal cielo", dissero; intendendo con ciò qualcosa di simile alla manna portata giù dal cielo da Mosè, o al fuoco invocato da Elia, o al tuono e alla pioggia invocati da Samuele;[10.3] si presumeva che tali segni potessero essere operati solo dal potere di Dio, mentre i segni sulla terra, come quelli forniti da Gesù nei suoi miracoli di guarigione, potevano essere operati dal potere del diavolo![10.4] Era una richiesta di un tipo spesso rivolta a Gesù in buona fede o in cattiva fede;[10.5] perché gli ebrei cercavano tali segni - miracoli di carattere singolare e sorprendente, adatti a soddisfare una curiosità superstiziosa e a stupire una mente amante delle meraviglie - miracoli che erano semplicemente segni, che non servivano ad altro scopo che a mostrare il potere divino; come la verga di Mosè, convertita in un serpente e riconvertita nella sua forma originale.
Gesù incontrò sempre un netto rifiuto a queste richieste di coloro che cercavano segni. Non si sarebbe degnato di compiere miracoli di alcun genere semplicemente come attestazioni della Sua Messianicità, né per fornire cibo a un appetito superstizioso o materiale di divertimento agli scettici. Sapeva che coloro che rimanevano increduli di fronte ai Suoi miracoli ordinari, che non erano semplici segni, ma anche opere di beneficenza, non potevano essere indotti alla fede in alcun modo; anzi, che più prove ottenevano, più si sarebbero induriti nell'incredulità. Considerava la richiesta stessa di questi segni come l'indicazione di una ferma determinazione da parte di coloro che la facevano a non credere in Lui, anche se, per liberarsi da questo sgradevole obbligo, fosse stato necessario metterLo a morte. Pertanto, nel rifiutare i segni ricercati, era solito accompagnare il rifiuto con una parola di rimprovero o di triste presentimento; come quando disse, in un periodo molto precoce del suo ministero, nella sua prima visita a Gerusalemme, dopo il suo battesimo: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».[10.6]
In questa occasione l'anima di Gesù fu molto turbata dalle rinnovate richieste dei cercatori di segni. "Sospirò profondamente nel suo spirito", sapendo benissimo cosa significassero queste richieste, sia rispetto a coloro che le facevano che rispetto a Lui stesso; e si rivolse a coloro che erano venuti a tentarlo in termini eccessivamente severi e amari, rimproverandoli di cecità spirituale, definendoli una generazione malvagia e adultera e riferendosi ironicamente ora, come aveva fatto una volta prima, [10.7] al segno del profeta Giona. Disse loro che, mentre conoscevano i segni meteorologici e capivano cosa significasse un cielo rosso al mattino o alla sera, erano ciechi ai segni manifesti dei tempi, che mostravano subito che il Sole di giustizia era sorto e che una terribile tempesta di giudizio stava arrivando come una notte oscura sull'apostata Israele per la sua iniquità. Egli applicò a loro, e a tutta la generazione che rappresentavano, l'epiteto "malvagi", per caratterizzare il loro comportamento falso, malevolo e dispettoso nei Suoi confronti; e impiegò il termine "adulteri" per descriverli, in relazione a Dio, come colpevoli di aver infranto il loro patto matrimoniale, fingendo grande amore e zelo con le labbra, ma nel cuore e nella vita allontanandosi dal Dio vivente per rivolgersi agli idoli: forme, cerimonie, segni. Diede loro la storia del profeta Giona come segno, in un'allusione mistica alla Sua morte; intendendo dire che una delle prove più attendibili che Egli fosse davvero il servitore di Dio, era proprio il fatto che fosse stato rifiutato e trattato in modo ignominioso e barbaro da persone come coloro a cui parlava: che non poteva esserci segno peggiore di un uomo che essere ben accolto da loro, che non poteva essere un vero Cristo chi era stato accolto in tal modo.[10.8]
Dopo aver così liberamente espresso il Suo pensiero, Gesù lasciò i cercatori di segni; e, salito sulla barca con cui aveva appena attraversato l'altra riva, si diresse di nuovo verso la stessa riva orientale, ansioso di liberarsi della loro sgradita presenza. Giunto
10. IL LIEVITO DEI FARISEI E DEI SADDUCTI
Matteo 16:1-12; Marco 8:10-21.
Questo nuovo scontro tra Gesù e i suoi oppositori ebbe luogo poco dopo un secondo miracolo di moltiplicazione dei pani, simile a quello compiuto nei pressi di Betsaida Giulia. Non è possibile stabilire con certezza quale intervallo di tempo intercorse tra i due miracoli;[10.1] ma fu abbastanza lungo da consentire un lungo viaggio da parte di nostro Signore e dei suoi discepoli fino alle coste di Tiro e Sidone, teatro del toccante incontro con la donna sirofenicia, e da lì attraverso la regione delle dieci città, sul confine orientale del lago di Galilea. Fu abbastanza lungo anche da consentire alla causa e alla fama di Gesù di riprendersi dallo stato di abbandono in cui erano precipitate dopo il sermone di purificazione nella sinagoga di Cafarnao. L'Impopolare era di nuovo diventato popolare, tanto che, giunto sulla riva sud-orientale del lago, si ritrovò circondato da migliaia di persone, così intente ad ascoltarlo predicare e a sperimentare il suo potere di guarigione, che rimasero con Lui tre giorni, quasi, se non del tutto, senza cibo, rendendo così necessario il secondo pasto miracoloso.
Dopo il miracolo sulla costa sud-orientale, Gesù, leggiamo, congedò la folla; e, presa una nave, giunse sulle coste di Magdala, sulla riva occidentale del mare.[10.2] Fu al suo arrivo che incontrò il gruppo che era venuto a chiedergli un segno dal cielo. Queste persone avevano probabilmente sentito parlare del recente miracolo, come di molti altri da Lui compiuti; ma, non volendo accettare la conclusione a cui queste opere meravigliose chiaramente conducevano, finsero di considerarle una prova insufficiente della Sua messianicità, e chiesero prove ancora più inequivocabili prima di cedere alla Sua affermazione. "Mostraci un segno dal cielo", dissero; intendendo con ciò qualcosa di simile alla manna portata giù dal cielo da Mosè, o al fuoco invocato da Elia, o al tuono e alla pioggia invocati da Samuele;[10.3] si presumeva che tali segni potessero essere operati solo dal potere di Dio, mentre i segni sulla terra, come quelli forniti da Gesù nei suoi miracoli di guarigione, potevano essere operati dal potere del diavolo![10.4] Era una richiesta di un tipo spesso rivolta a Gesù in buona fede o in cattiva fede;[10.5] perché gli ebrei cercavano tali segni - miracoli di carattere singolare e sorprendente, adatti a soddisfare una curiosità superstiziosa e a stupire una mente amante delle meraviglie - miracoli che erano semplicemente segni, che non servivano ad altro scopo che a mostrare il potere divino; come la verga di Mosè, convertita in un serpente e riconvertita nella sua forma originale.
Gesù incontrò sempre un netto rifiuto a queste richieste di coloro che cercavano segni. Non si sarebbe degnato di compiere miracoli di alcun genere semplicemente come attestazioni della Sua Messianicità, né per fornire cibo a un appetito superstizioso o materiale di divertimento agli scettici. Sapeva che coloro che rimanevano increduli di fronte ai Suoi miracoli ordinari, che non erano semplici segni, ma anche opere di beneficenza, non potevano essere indotti alla fede in alcun modo; anzi, che più prove ottenevano, più si sarebbero induriti nell'incredulità. Considerava la richiesta stessa di questi segni come l'indicazione di una ferma determinazione da parte di coloro che la facevano a non credere in Lui, anche se, per liberarsi da questo sgradevole obbligo, fosse stato necessario metterLo a morte. Pertanto, nel rifiutare i segni ricercati, era solito accompagnare il rifiuto con una parola di rimprovero o di triste presentimento; come quando disse, in un periodo molto precoce del suo ministero, nella sua prima visita a Gerusalemme, dopo il suo battesimo: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».[10.6]
In questa occasione l'anima di Gesù fu molto turbata dalle rinnovate richieste dei cercatori di segni. "Sospirò profondamente nel suo spirito", sapendo benissimo cosa significassero queste richieste, sia rispetto a coloro che le facevano che rispetto a Lui stesso; e si rivolse a coloro che erano venuti a tentarlo in termini eccessivamente severi e amari, rimproverandoli di cecità spirituale, definendoli una generazione malvagia e adultera e riferendosi ironicamente ora, come aveva fatto una volta prima, [10.7] al segno del profeta Giona. Disse loro che, mentre conoscevano i segni meteorologici e capivano cosa significasse un cielo rosso al mattino o alla sera, erano ciechi ai segni manifesti dei tempi, che mostravano subito che il Sole di giustizia era sorto e che una terribile tempesta di giudizio stava arrivando come una notte oscura sull'apostata Israele per la sua iniquità. Egli applicò a loro, e a tutta la generazione che rappresentavano, l'epiteto "malvagi", per caratterizzare il loro comportamento falso, malevolo e dispettoso nei Suoi confronti; e impiegò il termine "adulteri" per descriverli, in relazione a Dio, come colpevoli di aver infranto il loro patto matrimoniale, fingendo grande amore e zelo con le labbra, ma nel cuore e nella vita allontanandosi dal Dio vivente per rivolgersi agli idoli: forme, cerimonie, segni. Diede loro la storia del profeta Giona come segno, in un'allusione mistica alla Sua morte; intendendo dire che una delle prove più attendibili che Egli fosse davvero il servitore di Dio, era proprio il fatto che fosse stato rifiutato e trattato in modo ignominioso e barbaro da persone come coloro a cui parlava: che non poteva esserci segno peggiore di un uomo che essere ben accolto da loro, che non poteva essere un vero Cristo chi era stato accolto in tal modo.[10.8]
Dopo aver così liberamente espresso il Suo pensiero, Gesù lasciò i cercatori di segni; e, salito sulla barca con cui aveva appena attraversato l'altra riva, si diresse di nuovo verso la stessa riva orientale, ansioso di liberarsi della loro sgradita presenza. Giunto a terra, fece dell'incontro appena avvenuto l'argomento di istruzione per i dodici. "Fate attenzione", disse mentre camminavano lungo la strada, "e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei". La parola fu pronunciata all'improvviso, come l'espressione di chi si risveglia da una fantasticheria. Immaginiamo che Gesù, mentre i Suoi discepoli lo conducevano a remi attraverso il lago, stesse rimuginando su quanto era accaduto, riflettendo tristemente sull'incredulità prevalente e sui cupi e minacciosi segni meteorologici, presagi di sventura per Lui e per tutto il popolo ebraico. E ora, ricordando la presenza dei discepoli, Egli comunica loro i Suoi pensieri sotto forma di avvertimento e li mette in guardia contro l'influenza mortale di un periodo malvagio, come un genitore potrebbe dire al proprio figlio di stare attento a una pianta velenosa i cui fiori sgargianti attirano il suo sguardo.
In questo avvertimento, si osserverà, si identificano tendenze farisaiche e sadducate. Gesù non parla di due lieviti, ma di uno comune a entrambe le sette, come se fossero due specie di un genere, due rami di un unico tronco.[10.9] E tali erano davvero. Superficialmente, i due partiti erano molto diversi. L'uno era eccessivamente zelante, l'altro era "moderato" nella religione; l'uno era severo, l'altro facile nei costumi; l'uno era esclusivamente e intensamente ebraico nel sentimento, l'altro era aperto all'influenza della civiltà pagana. Ogni partito aveva un lievito peculiare: quello dei farisei era, come Cristo era solito dichiarare, ipocrisia;[10.10] quello dei sadducei, un interesse assorbente per questioni meramente materiali e temporali, che assumeva in alcuni una forma politica, come nel caso dei partigiani della famiglia di Erode, chiamati nei Vangeli erodiani, in altri assumeva le sembianze di una filosofia che negava l'esistenza dello spirito e la realtà della vita futura, e faceva di tale negazione una scusa per la dedizione esclusiva agli interessi del tempo. Ma qui, come altrove, gli estremi si incontravano. Fariseismo, sadduceismo, erodianesimo, sebbene distinti da piccole differenze, erano radicalmente uno. I religiosi, i filosofi, i politici, erano tutti membri di un unico grande partito, che era inveteratamente ostile al regno divino. Tutti erano ugualmente mondani (dei farisei è espressamente osservato che erano avidi[10.11); Tutti si opponevano a Cristo fondamentalmente per la stessa ragione, vale a dire perché Egli non era di questo mondo; tutti si unirono fraternamente in quel momento nel tentativo di irritarlo con richieste incredule e irragionevoli;[10.12] e tutti contribuirono alla sua morte finale. Fu così reso evidente, una volta per tutte, che un cristiano non è colui che si differenzia solo superficialmente dai farisei o dai sadducei separatamente, ma colui che si differenzia radicalmente da entrambi. Una verità importante, non ancora ben compresa; poiché molti credono che il retto credere e il retto vivere consistano nell'andare all'estremo opposto di qualsiasi tendenza la cui influenza malvagia sia evidente. Per evitare il rigore e la superstizione farisaici, divenuti odiosi, gli uomini si rifugiano nello scetticismo e nella licenza sadducali; oppure, spaventati dagli eccessi dell'infedeltà e della secolarizzazione, cercano la salvezza nel ritualismo, nelle chiese infallibili e nella rinascita del monastero medievale. Così le due tendenze continuano a propagarsi reciprocamente secondo il principio di azione e reazione: una generazione o scuola si spinge fino in fondo in una direzione, mentre un'altra si sforza di essere il più possibile diversa dalla sua predecessora o dalla sua vicina, ed entrambe sono ugualmente lontane dalla verità.
Quale fosse il lievito comune del fariseismo e del sadduceismo, Gesù non ritenne necessario dirlo. Ne aveva già indicato la natura con sufficiente chiarezza nella Sua severa risposta ai cercatori di segni. Il vizio radicale di entrambe le sette era semplicemente l'empietà: cecità e insensibilità del cuore al Divino. Non riconoscevano il vero e il bene quando lo vedevano; e quando lo conoscevano, non lo amavano. Tutto intorno a loro c'erano le prove che il Re e il regno della grazia erano tra loro; eppure, ecco che chiedevano segni esteriori arbitrari, "prove esterne" nel senso peggiore, che Colui che parlava come nessun uomo aveva mai parlato e operava meraviglie di misericordia mai viste prima, non era un impostore, ma un uomo saggio e buono, un profeta e il Figlio di Dio. In verità, l'uomo naturale, religioso o irreligioso, è cieco e morto! Ciò di cui avevano bisogno questi cercatori di segni non era un nuovo segno, ma un cuore nuovo; non una semplice prova, ma uno spirito disposto a obbedire alla verità.
Gesù descrisse lo spirito di incredulità che regnava nella società ebraica come un lievito, con particolare riferimento alla sua diffusione; e molto appropriatamente, poiché passa di padre in figlio, da ricco a povero, da colto a ignorante, finché un'intera generazione non è stata viziata dalla sua influenza maligna. Tale era lo stato delle cose in Israele quando si presentò al Suo sguardo. Cecità e intorpidimento spirituale, con il sintomo esteriore della malattia interiore – una costante brama di prove – lo assalivano da ogni parte. La gente comune, i capi della società, i religiosi, gli scettici, i cortigiani e i contadini, erano tutti ciechi, eppure apparentemente tutti ansiosissimi di vedere; rinnovando sempre la domanda: "Quale segno mostri, affinché possiamo vedere e credere in Te? Che cosa operi?"
Irritato un'ora prima dai sinistri movimenti dei nemici, Gesù trovò poi nuovo motivo di fastidio nella stupidità degli amici. I discepoli fraintesero completamente, persino in modo ridicolo, la parola di avvertimento rivolta loro. Conversando tra loro, mentre il loro Maestro si appartava, discussero sul significato delle strane parole pronunciate in modo così brusco e solenne; e giunsero alla saggia conclusione che intendessero metterli in guardia dall'acquistare pane da gruppi appartenenti a entrambe le sette offensive. Fu un errore assurdo, eppure, tutto sommato, non era poi così innaturale: in primo luogo, come già osservato, Gesù aveva introdotto l'argomento in modo molto brusco; e in secondo luogo, era trascorso del tempo dall'incontro con i cercatori di un segno, durante il quale non sembra essere stata fatta alcuna allusione a tale questione. Come potevano sapere che per tutto quel tempo i pensieri del loro Maestro erano stati occupati da ciò che era accaduto sulla sponda occidentale del lago? In ogni caso, era improbabile che una simile supposizione si presentasse loro; poiché la richiesta di un segno non era senza dubbio sembrata loro un evento di grande importanza, e probabilmente l'avevano dimenticata non appena avevano voltato le spalle agli uomini che lo avevano compiuto. E poi, infine, accadde che, poco prima che Gesù iniziasse a parlare, si ricordassero che, nella fretta di una partenza improvvisa, avevano dimenticato di fare scorta di provviste per il viaggio. Era a questo che stavano pensando quando Egli cominciò a dire: "Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei". La circostanza cruciale di avere con sé un solo pane stava causando loro così tanta preoccupazione che, quando sentirono l'avvertimento contro un particolare tipo di lievito, trassero subito la conclusione: "È perché non abbiamo pane".
Eppure, l'incomprensione dei discepoli, sebbene semplice e naturale nella sua origine, era biasimevole. Non avrebbero potuto cadere in quell'errore se l'interesse che nutrivano per le cose spirituali e temporali fosse stato proporzionale alla loro importanza relativa. Avevano trattato l'incidente sull'altra sponda del lago con troppa leggerezza e avevano considerato troppo grave la loro negligenza nel provvedere il pane. Avrebbero dovuto prendere più a cuore l'inquietante richiesta di un segno e le solenni parole pronunciate dal loro Maestro a riguardo; e non avrebbero dovuto preoccuparsi della mancanza di pani in compagnia di Colui che aveva sfamato miracolosamente per due volte la moltitudine affamata nel deserto. La loro spensieratezza in un senso e la loro eccessiva premura nell'altro dimostravano che cibo e vestiario occupavano un posto più importante nei loro pensieri rispetto al regno di Dio e ai suoi interessi. Se avessero avuto più fede e più spiritualità, non si sarebbero esposti alla domanda di rimprovero del loro Maestro: «Come mai non capite che non vi ho parlato di pane, dicendo che dovete guardarvi dal lievito dei farisei e dei sadducei?»[10.1]
Eppure, Gesù non poteva certo aspettarsi che questi discepoli rozzi comprendessero come Lui il significato di ciò che era accaduto dall'altra parte del lago. Non ci voleva una grande capacità di discernimento per comprendere l'importanza di quella richiesta di un segno; e la capacità di leggere i segni dei tempi posseduta dai discepoli, come vedremo presto e come tutto ciò che abbiamo già appreso su di loro potrebbe indurci ad aspettarci, era davvero molto scarsa. Una delle principali lezioni da trarre dall'argomento di questo capitolo, in effetti, è proprio questa: quanto fossero diversi i pensieri di Cristo riguardo al futuro da quelli dei Suoi compagni. Avremo spesso occasione di sottolinearlo in seguito, mentre avanziamo verso la crisi finale. A questo punto siamo chiamati a segnalare il fatto in modo evidente per la prima volta.