Letteratura/La Croce del Garante/IV La Croce interpreta il Peccato
🌱 IV. La Croce interpreta il peccato
La Croce svela la vera natura del peccato, mostrando quanto esso sia grave e distruttivo davanti a Dio. Nel sacrificio del Garante vediamo insieme la mostruosità della colpa umana e la necessità di un rimedio divino. Essa diventa così il giudizio più chiaro sulla malvagità del peccato e la proclamazione più solenne della grazia.
Come la croce interpreta la Legge, così necessariamente interpreta anche il peccato. Infatti, come “mediante la legge c’è la conoscenza del peccato”, allo stesso modo ciò che illumina la legge mette anche in evidenza il peccato. La croce ha preso i dieci comandamenti e, su ciascuno dei loro “Tu devi” e “Tu non devi”, ha gettato una luce nuova e divina. In questa luce il peccato, nella sua orribile natura e nei suoi minimi dettagli, è apparso chiaramente come non mai: “la cosa abominevole” che il Signore odia.
Il peccato esisteva già prima che i tuoni del Sinai risvegliassero il deserto e scuotessero l’accampamento di Israele, ma era nascosto, o intravisto solo in parte. Come un razzo lanciato a mezzanotte illumina un accampamento, così la fiamma del Sinai ha illuminato la legge e svelato il peccato. Ma, anche con tutta quella luce, la conoscenza del peccato era incompleta fino alla croce di Cristo. Lì, come un lampo che squarcia il cielo nella notte e rischiara una valle da un capo all’altro, la gloria celeste della croce ha mostrato con terribile chiarezza e in infiniti dettagli “l’eccessiva peccaminosità del peccato”.
La croce ci ha fatto vedere che il peccato non è una piccola cosa che Dio possa trascurare; che la maledizione non è una semplice minaccia dalla quale Dio possa tirarsi indietro a suo piacimento. Ha mostrato che la misura del peccato non è variabile, né soggetta a riduzioni; che la sua pena non è arbitraria; e che il suo perdono non è segno di indifferenza divina verso la sua gravità. Ha mostrato che il peccato non è un concetto vago, ma una realtà precisa, contro la quale Dio punta il dito dicendo: “Io odio questo, e questo, e questo”. Ha mostrato che il salario del peccato è la morte; che l’anima che pecca deve morire; che peccato, conseguenze e castighi sono certezze assolute, davanti alle quali passeranno cielo e terra. Ha mostrato che il peccato non è solo una disgrazia o una malattia, ma una colpa che deve presentarsi davanti al Giudice e ricevere da lui la giusta sentenza. Tutto questo è apparso chiaramente quando abbiamo visto il nostro divino Sostituto morire, il Giusto per gli ingiusti, mentre Dio non attenuava le sue richieste né diminuiva la sua ira, neppure nel caso del suo Figlio amato.
La croce ci ha mostrato inoltre che l’essenza del peccato è odio verso Dio, e che l’essere umano, per natura, è proprio quello che l’apostolo descrive: “odiatore di Dio” (Romani 1:30). La legge ci aveva detto solo metà della verità: dicendo “Amerai il Signore tuo Dio”, ci mostrava che il peccato consiste nella mancanza d’amore. Ma la croce va oltre, e ci mostra il peccato come inimicizia verso Dio, e l’essere umano come omicida del Signore della gloria. Non è forse questa una scoperta della malvagità del peccato come mai era stata immaginata prima? Che cosa dev’essere l’essere umano, se può odiare, condannare, deridere, flagellare, sputare addosso e crocifiggere l’Agnello di Dio, venuto a lui rivestito d’amore e di salvezza? E che cos’è mai il peccato, se per espiare la sua colpa il Signore della gloria ha dovuto morire sul legno, come un reietto, un criminale, una maledizione davanti a Dio e agli uomini, davanti al cielo e alla terra?
Domande per la riflessione e la comprensione
- Come spiega la croce la vera natura del peccato in rapporto alla legge?
- In che senso la croce illumina i comandamenti in modo più profondo persino del Sinai?
- Che cosa significa l’espressione “l’eccessiva peccaminosità del peccato”?
- Che cosa ti fa capire la croce riguardo alla gravità delle minacce di Dio contro il peccato?
- In che modo la croce mostra che il peccato non è un concetto vago o relativo, ma una realtà precisa davanti a Dio?
- Che differenza c’è tra vedere il peccato come una “disgrazia” o “malattia” e vederlo come “colpa” davanti al Giudice?
- Come reagisci al fatto che Dio non abbia attenuato la sua ira neppure nel caso del suo Figlio amato?
- Perché la croce dimostra che l’essenza del peccato è odio verso Dio?
- Che cosa ti insegna il comportamento delle persone che hanno condannato e crocifisso Gesù riguardo alla malvagità del cuore umano?
- Guardando alla croce, quale immagine del peccato ti colpisce di più: la sua mostruosità, la sua inimicizia contro Dio, o il prezzo infinito che ha richiesto?