Letteratura/La Croce del Garante/Introduzione
🌱 Introduzione: La Croce di Cristo, segno di contraddizione
La morte di croce è sempre stata considerata, più di ogni altra, una morte vergognosa. Il fuoco, la spada, la scure, la pietra, il veleno, erano usati dalla Legge mosaica come strumenti di esecuzione; ma spesso erano associati a una certa dignità, tanto che morire in quel modo non era ritenuto né maledetto né disonorevole. Non così la croce. La vittima, inchiodata con dolore ad un ruvido legno, sospesa nuda e lacerata davanti agli sguardi della folla, era vista come un esempio di umanità disprezzata e degradata, più da schernire che da compatire.
Per i Giudei e i pagani la croce era segno di male e non di bene, di maledizione e non di benedizione. Nell’immaginario e nei simboli delle persone, essa era sinonimo di ignominia, debolezza e crimine. Dio aveva permesso che questa idea si radicasse ovunque, affinché ci fosse un luogo di vergogna, più basso di tutti, per il grande Sostituto che, a suo tempo, avrebbe preso il posto del peccatore, diventando lui stesso il grande reietto, disprezzato e rigettato, giudicato indegno persino di morire entro le mura della città santa.
Quando venne la pienezza dei tempi, cominciò a diffondersi la voce che la croce non fosse ciò che gli uomini avevano sempre pensato: non il luogo della maledizione e della vergogna, ma della forza, dell’onore, della vita e della benedizione. Fu allora che scoppiò sul mondo sorpreso l’annuncio ardito: “Quanto a me, non sia mai che io mi vanti d’altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo”.
Greci e Romani, Giudei e Gentili, principi, sacerdoti, filosofi, rabbini, stoici, epicurei, farisei, barbari, sciti, schiavi e liberi, da Nord a Sud, da Est a Ovest, si guardarono con impazienza e disprezzo, indignati dall’audacia di pochi umili cristiani che sfidavano l’“opinione pubblica” di nazioni e secoli; che attaccavano le religioni della terra avendo come unica spada la croce; che abbattevano gli idoli con essa come unico martello; e che, con essa sola come leva, proponevano di rovesciare il mondo intero.
Da quel giorno la croce divenne una “potenza” sulla terra: una potenza che avanzava come la luce, silenziosa eppure irresistibile, abbattendo tutte le religioni, tutti i santuari, tutti gli altari; non risparmiando superstizione né filosofia; senza adulare il sacerdozio né piegarsi alla politica; non tollerando errori ma senza mai estrarre la spada per difendere la verità. Una potenza sovrumana, eppure maneggiata da mani umane, non angeliche: “la potenza di Dio per la salvezza.”
Questa potenza rimane—nel suo mistero, nel suo silenzio, nella sua influenza—rimane. La croce non è diventata obsoleta; la predicazione della croce non ha cessato di essere efficace e potente! Ci sono tra noi persone che cercano di convincerci che, in quest’epoca moderna, la croce sia superata, fuori moda, consumata dal tempo ma non onorata dal tempo; che il Golgota non abbia visto altro che una scena di martirio; che il grande sepolcro sia solo una tomba ebraica; che il Cristo del futuro e quello del passato siano radicalmente diversi. Ma tutto questo non ci scuote. Ci porta, al contrario, ad abbracciare la croce più fermamente, e a studiarla più profondamente, come la sintesi vivente di quell’Evangelo che è insieme la sapienza e la potenza di Dio.
Il segreto della sua potenza sta nella quantità di verità divina che essa racchiude. È il riassunto di tutta la Bibbia; il compendio della Rivelazione. È in modo unico la voce di Dio; e, come tale, trasmette la sua potenza mentre rivela la sua sapienza: “La voce del Signore è potente; la voce del Signore è piena di maestà.”
Eppure la croce non è senza misteri, o, come direbbero gli uomini, senza enigmi e contraddizioni. Illumina, ma anche oscura; spiega, ma anche confonde. Solleva domande—ma non risponde a tutte. Risolve difficoltà—ma ne crea altre. Apre e chiude nello stesso tempo: apre, e nessuno chiude; chiude, e nessuno apre. È vita, ma è anche morte. È onore, ma è anche vergogna. È sapienza, ma anche follia. È guadagno e perdita; perdono e condanna; forza e debolezza; gioia e dolore; amore e odio; medicina e veleno; speranza e disperazione. È grazia, ma è anche giustizia; è legge, ma è anche liberazione dalla legge. È umiliazione di Cristo, ma è anche la sua esaltazione. È vittoria di Satana, ma allo stesso tempo la sua sconfitta. È la porta del cielo e la porta dell’inferno.
Guardiamo dunque alla croce come alla proclamazione divina e alla chiave d’interpretazione delle cose di Dio: la chiave del suo carattere, della sua Parola, delle sue vie, dei suoi propositi; il filo conduttore degli intrecci della storia del mondo e della Chiesa.