Teologia/Teologia riformazionale/1-2-12
1-2-12 Rivoluzione radicale
Prima di passare alla tesi conclusiva che emerge da questa panoramica, dobbiamo fare un passo indietro di uno o due secoli, fino all'epoca dell'Illuminismo. Insieme al secondo secolo, il diciottesimo si distingue come la svolta forse più decisiva nel dramma in divenire della teologia cristiana occidentale. È difficile immaginare una rivoluzione religioso-culturale più radicale. Essa esplose con tutta la sua forza per le strade di Parigi durante la Rivoluzione francese del 1789. Non si trattò, tuttavia, di un evento improvviso. Le sue radici sono riconducibili alle idee umanistiche dei pensatori rinascimentali del XIV e XV secolo. Il suo impatto iniziale fu frenato per un certo periodo dalla rinascita del cristianesimo storico avvenuta con la Riforma. Tuttavia, il movimento riprese vigore con l'ascesa della scolastica protestante nell'epoca successiva alla Riforma, caratterizzata da forti tendenze razionalistiche. Nell'Illuminismo, dunque, l'umanesimo rinascimentale e l'ortodossia razionale del pensiero protestante e cattolico raggiunsero la loro massima espressione. Un cambiamento radicale e di vasta portata nel pensiero cristiano stava prendendo piede con forza crescente.
Questa svolta rivoluzionaria può essere illustrata facendo riferimento ad Agostino e a Calvino. Entrambi sostenevano che la vera conoscenza consista nel conoscere Dio e noi stessi in modo interrelato (*Istituzione della religione cristiana*, 1:1:1), una convinzione condivisa con il cristianesimo storico. Prima dell'Illuminismo, ogni grande tradizione cristiana occidentale - sia essa cattolico-romana, luterana, calvinista, zwingliana, anglicana o anabattista - riconosceva, all'interno di questa relazione, la priorità della conoscenza di Dio. L'autorivelazione divina era accettata come realtà fondamentale e indiscutibile. La conoscenza di sé è secondaria. La realtà della Parola di Dio è certa, salda, al di là di ogni dubbio. Qualsiasi spazio per l'incertezza o l'insicurezza va ricercato nella risposta umana.
L'Illuminismo, tuttavia, ribaltò questo principio fondamentale della fede cristiana. Si posero interrogativi sul versante di Dio e punti esclamativi su quello dell'uomo. Progressivamente, il baricentro della teologia si spostò da Dio all'uomo. La sovranità di Dio lasciò il posto alla presunta autonomia dell'uomo. Si pensi al grido fragoroso della Rivoluzione francese: "Né Dio né padrone! L'uomo è misura di tutte le cose". Dio fu eclissato; si esaltò la grandezza dell'uomo. Il pensiero teocentrico passò in secondo piano, mentre quello antropocentrico assunse un ruolo centrale. La teologia divenne una forma raffinata di antropologia. Le norme trascendenti furono calate nel mondo e nel processo storico. L'idea biblica del regno di Dio fu trasposta in un'ideologia del conseguimento umano. La teologia concentrò sempre più la propria attenzione non sull'ontologia (l'ordine della creazione), bensì sull'epistemologia (le possibilità della conoscenza umana). Ciò, a sua volta, generò nella teologia moderna e contemporanea un fascino - se non addirittura un'ossessione - per i processi razionali di interpretazione. Tutte le questioni teologiche rilevanti vennero progressivamente ridotte a problemi ermeneutici. Una delle conseguenze più significative dell'Illuminismo fu, pertanto, il crescente interesse per la storia. Tale interesse favorì il progressivo risveglio della mentalità storica moderna nel corso del XVIII e del XIX secolo, fino a protrarsi nel XX secolo. Si spalancarono le porte allo storicismo contemporaneo. Se le teologie precedenti avevano posto un'enfasi eccessiva sull'"essere", quelle moderne iniziarono a privilegiare sempre più il "divenire". La condizione esistenziale, il processo evolutivo, la fluttuazione, il mutamento, la contingenza e l'immanenza vennero accolti come chiavi ermeneutiche per decifrare il senso della vita. È dunque comprensibile come i metodi storico-critici abbiano ottenuto ampio consenso, venendo riconosciuti come la via maestra per introdurre in teologia i "risultati certi del metodo scientifico".
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