Teologia/Teologia riformazionale/1-2-18
1-2-18 Una figura di transizione
Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) è una figura di transizione cruciale in quel movimento - avviato durante l'Illuminismo e che si sta realizzando sempre più ai nostri giorni - che segna il passaggio dai vecchi dualismi a nuovi monismi. Nonostante le sollecitazioni dei cristiani evangelici americani, che nel 1939 lo invitavano ad accettare la loro ospitalità - evitando così l'imminente scoppio della guerra in Europa e potendo coltivare la propria teologia al sicuro nel Nuovo Mondo -, Bonhoeffer sentì di dover tornare in Germania per imperativo di coscienza. Ritrovò la pace interiore solo dopo essersi imbarcato per fare ritorno in patria. Lì si unì alla Resistenza, partecipando attivamente al movimento clandestino, a un seminario segreto e al complotto per assassinare Hitler; per questo, infine, subì il martirio.
Come primo discepolo di Barth, Bonhoeffer scoprì che la teologia del suo maestro paralizzava gli sforzi dei cristiani volti a rinnovare la cultura. Il concetto barthiano di grazia si limita a tagliare trasversalmente la natura o a rimbalzarvi contro, senza però riorientarla o trasformarla in obbedienza a Dio. Esso chiama i cristiani a pregare per il cambiamento e a testimoniare contro il male, ma non offre alcuno stimolo per un'azione sociale cristiana volta a ricondurre l'ordine pubblico a una maggiore conformità con la volontà divina. Il Dio "totalmente altro" di Barth non diventa mai realmente un partner attivo in un programma strategico di riforma. Bonhoeffer si rese conto anche che la sua formazione nel pietismo luterano (Vangelo per la Chiesa, Legge per il mondo) si rivelava inadeguata sotto questo aspetto. Tale impostazione portava a ritirarsi nell'atmosfera di culto del santuario, senza alcuna capacità di incidere sulle lotte esistenziali che la Chiesa confessante tedesca stava affrontando in quel periodo. È quella che egli definiva "grazia a buon mercato".
Gli schemi tradizionali che contrapponevano la grazia alla natura o la collocavano al di sopra di essa si rivelarono impotenti. La potenza della grazia divina, concluse Bonhoeffer, deve essere sperimentata proprio dentro, sotto e insieme alla vita concreta dell'umanità - nella quotidianità più materiale - proprio nel crocevia delle vicende secolari. Egli auspicò dunque un "cristianesimo mondano". Egli parlava di «Dio in mezzo» e di «Cristo al centro» della realtà. In Cristo, Dio è entrato nel mondo e si è lasciato inchiodare a una croce. È proprio attraverso questa impotenza di Dio, fatta di sacrificio di sé, che Egli si accinge a conquistare l'umanità. Cristo è l'Uomo per gli altri. In Lui, Dio si perde nel mondo. «Davanti a Dio, e con Dio, viviamo senza Dio» (*Resistenza e resa*, p. 360). Nel tentativo di liberarsi dalla morsa paralizzante dei vecchi schemi natura/grazia, di fatto - qui dobbiamo limitarci a ipotesi fondate, dato che la morte prematura ha lasciato la teologia di Bonhoeffer incompiuta, aprendo la strada a una molteplicità di interpretazioni contrastanti e richiami contraddittori alla sua opera - Bonhoeffer risolve la grazia nella natura e con ciò, apparentemente, spalanca la porta alla possibilità di risolvere la trascendenza nella realtà temporale. Così la sua teologia, del tutto involontariamente a quanto pare, offre impulso all'emergere delle varie teologie moniste e della teologia del processo sviluppatesi nei decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale.
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