Teologia/Teologia riformazionale/1-4-4
1-4-4 Dualismo
Cosa dobbiamo intendere, dunque, per dualismo? Se non la distinzione tra Creatore e creatura, e se non l'antitesi, allora cosa? A un livello profondamente religioso, i dualismi smussano il taglio netto dell'antitesi. Invece di spingerci con tutto il cuore in una direzione spirituale o nell'altra, il dualismo consente una lealtà divisa. Invece di condurre a una dedizione univoca, traccia una linea di demarcazione nel mondo e sceglie di camminare su entrambi i lati, seppur con passo diseguale. Il dualismo conferisce all'antitesi spirituale uno statuto ontologico, definendo alcune parti, aspetti, settori, attività o ambiti della vita (i ministeri della chiesa) come buoni e altri (la politica) come meno che buoni o addirittura malvagi.
In termini molto pratici, per esempio, i dualismi ci permettono di considerare la domenica come il giorno del Signore. Ma a chi appartengono, allora, gli altri giorni? Il denaro della decima è considerato consacrato al Signore, mentre del resto possiamo fare ciò che più ci aggrada. Una nota dualistica trova eco anche nell'inno evangelico "Trova il tempo per essere santo...", dimenticando che l'idea biblica di santità non è qualcosa di limitato a certi momenti. Possiamo trovare il tempo per mangiare, dormire e svagarci, ma non per essere santi. La santità è un orientamento religioso che vale per la vita nella sua interezza e in ogni sua parte. Ogni dualismo, tuttavia, spezza l'unità religiosa della vita contrapponendo la fede alla ragione, la grazia alla natura. Impone scelte illusorie. Tenta di tenere un piede nel cosiddetto ambito sacro e l'altro in quello secolare. Non riconosce che la vita cristiana, nel suo complesso, è sacra in quanto consacrata al Signore e che, allo stesso tempo, l'intera vita è anche secolare, nel senso di un coinvolgimento nella realtà concreta e quotidiana.
Il dualismo conferisce al peccato uno statuto ontologico intrinseco. Alcuni aspetti della nostra vita nel mondo sono considerati intrinsecamente, o per natura, malvagi; o, quantomeno, godono di uno status inferiore rispetto ad altri. Alcune vocazioni sono ritenute più elevate e sante di altre: il celibato è considerato più puro del matrimonio; la teologia in senso stretto più nobile dei suoi prolegomeni razionali, della filosofia o delle altre scienze; l'evangelizzazione più santa dell'impegno sociale. In certi ambiti la fede conta, in altri no, o non allo stesso modo; alcuni settori della vita sono religiosi, altri religiosamente neutri. Tali dicotomie tra fatti e valori continuano a mietere innumerevoli vittime.
In ultima analisi, dunque, il dualismo può essere definito come una confusione tra struttura e direzione. Si tratta di una concezione della realtà in cui due dimensioni terrene sono viste in contrapposizione reciproca, e tale opposizione (antitesi) viene proiettata a ritroso, in senso ontologico, nelle strutture stesse della creazione. Di conseguenza, alcune attività vitali e strutture storiche sono considerate suscettibili di redenzione, mentre altre lo sono, nella migliore delle ipotesi, solo in misura assai limitata. Alla luce della nostra precedente analisi storico-teologica, tutto ciò appare familiare, richiamando concezioni di lunga data.
In alcune religioni mondiali, questo conflitto dualistico tra bene e male viene proiettato sugli dèi stessi. Assume la forma di un dualismo assoluto: si pensi, ad esempio, alla mitologia greca con lo scontro tra Zeus e i Titani; alle superstizioni di molte religioni etniche, che credono nell'esistenza di spiriti ostili e benevoli pervadenti il mondo; o al manicheismo, con la sua contrapposizione tra il Dio buono dello spirito e il malvagio Demiurgo della materia. Anche nella teologia cristiana occidentale si riscontrano tracce di un simile dualismo assoluto, come nella distinzione luterana tra *Deus revelatus* e *Deus absconditus*. Nemmeno la teologia riformata è stata sempre immune da tali tendenze dualistiche. Nei dualismi, la norma divina viene sempre o tenuta a distanza, separata dalla vita quotidiana (al "piano di sopra"), oppure identificata con qualche aspetto della vita (al "piano di sotto"), oppure assume la forma di una duplice normatività che oscilla dialetticamente tra i due ambiti. Il dualismo è un tentativo ingannevole di rifiutare la vita nel mondo (in parte) accettandola al contempo (in parte). Esso tende a spezzare, anziché assorbire, la tensione tra il "già" e il "non ancora" propria della visione biblica del regno venturo: alcuni aspetti della vita sono considerati come già soggetti alla signoria di Cristo, altri come non ancora tali. La fede cristiana viene spesso messa in relazione solo estrinsecamente con l'attività intellettuale e di studio. Tutti questi dualismi rendono impossibile rendere giustizia al messaggio biblico di creazione, caduta e redenzione intese come realtà unitarie e integrali; essi, infatti, infrangono l'unità dell'ordine della creazione, legittimano la realtà del peccato in un ambito o nell'altro della vita, limitano la portata cosmica del messaggio biblico di redenzione e confinano la testimonianza cristiana a settori circoscritti dell'esistenza.
In sintesi, si può affermare che la distinzione tra Creatore e creatura è una realtà ontica permanente. L'antitesi sussiste come realtà storica attuale. Il dualismo, tuttavia, costituisce una distorsione concettuale della realtà.
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