Teologia/Teologia riformazionale/1-5-13/Commento
Commento a 1-5-13
La tesi di Spykman è sorprendentemente netta: la teologia è importante, ma proprio per questo deve conoscere il proprio posto, il proprio oggetto e i propri limiti. Il problema non è dunque semplicemente «troppa teologia», ma una teologia che pretende di diventare una disciplina totalizzante. Spykman arriva addirittura a dire che la teologia non deve essere più considerata la «regina delle scienze», perché, se Cristo è Re di tutto, non c'è bisogno di una regina...
1. Il punto decisivo: la teologia non è «la scienza di tutto»
Questa è probabilmente la cosa più importante da capire.
Nella concezione tradizionale, teologia significa letteralmente «discorso su Dio» o «studio di Dio». Da qui può facilmente derivare questa idea:
Dio è il Creatore di tutto → dunque la teologia parla di Dio → dunque la teologia può parlare di tutto.
Spykman dice: no.
La realtà è una, creata da Dio, ma è possibile studiarla attraverso diverse discipline, ciascuna delle quali possiede una propria prospettiva e un proprio oggetto.
Egli scrive esplicitamente che la teologia è: «una disciplina tra le altre».
Essa possiede un oggetto specifico e deve concentrarsi su un particolare aspetto della realtà.
Quindi potremmo rappresentare così la posizione di Spykman:
Dio è Signore di tutto > ma non tutto è oggetto della teologia > le diverse discipline studiano diversi aspetti della realtà creata > la filosofia cerca una comprensione complessiva della realtà > la teologia studia specificamente la dimensione della fede/confessione
Questa distinzione è fondamentale.
2. E qui credo che si trovi il punto d'incontro con la preoccupazione della totalizzazione
Chi denuncia il carattere «totalizzante» della teologia, immagino che il suo bersaglio sia una situazione nella quale la teologia diventa una specie di super-scienza cristiana autorizzata a pronunciarsi direttamente su ogni cosa.
Spykman respinge precisamente questa concezione. Dice infatti: «Non deve cercare di essere tutto per tutti».
E aggiunge che la teologia: «non deve tentare di usurpare il ruolo della filosofia come scienza che offre una visione d'insieme, né invadere il campo di indagine specifico delle altre discipline scientifiche».
Questa frase è straordinariamente importante per la filosofia riformazionale.
3. Facciamo un esempio: la biologia
Supponiamo che un teologo studi la vita.
Può certamente chiedersi: «Che cosa significa, alla luce della fede cristiana, che la vita è creata da Dio?». Questa è una domanda teologica legittima. Ma non dovrebbe pretendere che la teologia sostituisca la biologia rispondendo direttamente a domande quali:
- come funzionano le cellule;
- come avviene la mitosi;
- quali sono i meccanismi genetici;
- come funziona un determinato organismo.
Queste sono domande biologiche. Il fatto che la vita sia creata da Dio non rende la biologia una sottodisciplina della teologia. E questo è precisamente il senso della filosofia riformazionale della sovranità delle sfere/modalità: la realtà creata possiede una ricca diversità di aspetti, ciascuno dotato di una propria struttura normativa.
La fede cristiana deve illuminare tutto, ma la teologia non deve colonizzare tutto.
4. Un esempio ancora più delicato: la politica
Qui la questione diventa molto interessante. Una teologia può certamente dire: «L'uomo è creato a immagine di Dio». Può anche dire: «Il potere politico è sottoposto alla legge di Dio».
Può riflettere sulla giustizia, sull'autorità, sulla responsabilità, sul peccato, sulla dignità umana. Ma da ciò non segue automaticamente che il teologo sia autorizzato a determinare scientificamente quale sia il migliore sistema economico, quale sia la migliore costituzione politica, quale politica fiscale adottare, quale sia il modello migliore di amministrazione pubblica, ecc.
Queste sono questioni che coinvolgono:
- scienza politica;
- economia;
- sociologia;
- diritto;
- storia;
- statistica;
- ecc.
La teologia può fornire la dimensione confessionale e le convinzioni ultime, ma non può sostituirsi alle discipline che studiano le strutture specifiche della realtà.
Ed è proprio qui che Spykman critica quello che chiama l'uso improprio del termine «teologia» in espressioni come «teologia politica», «teologia della liberazione», ecc., quando tali studi diventano in realtà analisi di fenomeni politici, sociali ed economici.
5. Ma attenzione: Spykman non sta dicendo che la teologia debba occuparsi soltanto della Bibbia
Questo sarebbe l'altro estremo.
È molto interessante che egli rifiuti due riduzioni opposte. La prima: teologia = studio di tutto ciò che è religioso È troppo ampia.
La seconda: teologia = studio della Bibbia È troppo ristretta.
Spykman lo dice esplicitamente alla fine del capitolo: la nuova impostazione dovrebbe evitare sia di dare alla teologia «un peso eccessivo», estendendola allo studio della religione in generale, sia di darle «un peso insufficiente», limitandola allo studio della Bibbia. Questa è una distinzione molto raffinata.
6. Allora qual è precisamente l'oggetto della teologia?
Qui arriviamo al cuore del capitolo. Spykman presenta la proposta di John C. Vander Stelt di sostituire teologia con pistologia, dal greco pistis, «fede».
Non è una proposta terminologica marginale. Cerca di rispondere proprio alla domanda: Che cosa studia propriamente la teologia? La risposta sarebbe: la dimensione della fede dell'esistenza umana. Spykman cita Vander Stelt: «L'oggetto dell'indagine teologica non è più Dio, la rivelazione o la religione».
Perché? Perché Dio, la rivelazione e la religione riguardano tutte le discipline, anche se vengono affrontati da prospettive differenti. Ciò che distingue la teologia è la sua attenzione alla: «fede come caratteristica peculiare dell'esistenza della creatura».
Questa è probabilmente la definizione più importante di tutto il capitolo.
7. Che cosa significa «dimensione della fede»?
Qui bisogna stare attenti: Spykman non intende soltanto: «avere fede in Gesù». La dimensione pistica è più ampia.
Vander Stelt distingue almeno tre aspetti.
Primo: la fede come atto
È l'atto umano del credere, confessare, aderire. Questa è la fides qua: la fede mediante la quale crediamo.
Secondo: la fede come contenuto
È ciò che crediamo: Dio, creazione, peccato, Cristo, redenzione, risurrezione, ecc. Questa è la fides quae: la fede che viene creduta.
Terzo: la fede come dimensione della realtà
Ed è questo il passaggio più filosoficamente riformazionale. Ogni essere umano vive sulla base di convinzioni ultime. Tutti, in qualche modo, «credono» in qualcosa. Anche chi dice: «Io non credo in niente». sta comunque vivendo sulla base di certe convinzioni fondamentali circa la realtà, l'uomo, la verità, il bene, il significato della vita, ecc.
Spykman parla quindi della dimensione pistica della realtà creata.
8. E qui la teologia incontra direttamente la filosofia riformazionale
Questo è forse il punto più bello del capitolo.
Spykman stabilisce una specie di gerarchia funzionale: Scrittura > visione cristiana del mondo > filosofia cristiana + teologia > le diverse scienze specialistiche
Ma attenzione: non è una piramide nella quale la teologia sta sopra le altre discipline. È piuttosto una rete di discipline differenziate ma interconnesse. La Scrittura fornisce le convinzioni fondamentali. La comunità cristiana sviluppa una visione cristiana del mondo.
La filosofia cristiana cerca di elaborare teoricamente quella visione nella sua ampiezza. La teologia analizza sistematicamente la dimensione confessionale/fiduciale della vita.
Le altre discipline studiano i diversi aspetti della realtà. Quindi: la teologia non è il tetto dell'edificio; è una stanza importante dell'edificio.
E l'edificio appartiene interamente a Cristo.
9. Questo cambia anche il significato di «Cristo è Signore di tutto»
Ci sono due modi completamente diversi di dire: «Cristo è Signore di tutto».
Primo modo — totalizzante
«Cristo è Signore di tutto, quindi tutto deve diventare teologia.». Spykman rifiuta questa conclusione.
Secondo modo — riformazionale
«Cristo è Signore di tutto, quindi ogni disciplina deve essere esercitata davanti a Cristo, ma ciascuna deve rispettare il proprio oggetto, la propria struttura e i propri limiti.» Questo è molto più vicino al pensiero riformazionale.
Cristo è Signore della biologia. Ma la biologia non diventa teologia.
Cristo è Signore dell'economia. Ma l'economia non diventa teologia.
Cristo è Signore della politica. Ma la politica non diventa teologia.
Cristo è Signore della filosofia.Ma la filosofia non diventa teologia.
E, simmetricamente: la teologia non diventa biologia, economia, politica o filosofia.
10. Per questo Spykman arriva a una conclusione quasi paradossale
Dice: «laddove Cristo è Re di tutto, non c'è bisogno di una regina». È una frase bellissima. La vecchia concezione della teologia come regina scientiarum rischia di introdurre una gerarchia: Teologia > tutte le altre scienze.
La filosofia riformazionale preferisce invece: Cristo > tutta la realtà creata > diverse modalità/aspetti > diverse discipline scientifiche ognuna con propri compiti, oggetti e norme.
La sovranità di Cristo non richiede la sovranità accademica della teologia. Anzi, proprio perché Cristo è Signore di tutto, ogni disciplina può essere esercitata direttamente davanti a lui.
11. Questo illumina anche la differenza fra filosofia riformazionale e teologia riformata
Qui tocchiamo una questione che mi sembra particolarmente importante per il tuo lavoro su Dooyeweerd, Vollenhoven, Clouser e Spykman.
La teologia domanda, in senso molto semplificato: Che cosa confessiamo riguardo a Dio, alla sua rivelazione e alla fede cristiana? La filosofia riformazionale domanda: Come è strutturata la realtà creata e come possiamo comprenderla nella sua unità e diversità alla luce della rivelazione biblica?
Non sono due concorrenti. Sono due imprese teoriche differenti che partono dalla medesima visione cristiana fondamentale.
Spykman dice espressamente che filosofia e teologia hanno una base comune: la Scrittura fornisce le «convinzioni di controllo» che plasmano entrambe, mentre la visione cristiana del mondo fa da ponte fra fede biblica e riflessione teorica.
12. Ecco allora come formulerei la questione
L'osservazione: «Tutto dipende da come si definisce la teologia, il suo ruolo e i suoi limiti» può essere sviluppata in maniera molto più precisa:
Nella prospettiva riformazionale, il problema non è stabilire se la teologia debba essere centrale o marginale, ma determinarne correttamente l'oggetto e la funzione. La teologia è una disciplina legittima e indispensabile, ma non è una metadisciplina che assorbe tutte le altre. Essa studia teoricamente la dimensione confessionale o pistica della vita e della fede cristiana. La filosofia cristiana, invece, ha un compito più ampio: elaborare una visione d'insieme della realtà creata nella sua unità e nella sua diversità. Le altre scienze studiano ciascuna particolari aspetti della creazione. Tutte, però, sono sottoposte alla signoria di Cristo e devono essere esercitate in coerenza con la visione cristiana del mondo.
Questa formulazione rende perfettamente comprensibile perché si possa criticare una teologia «totalizzante» senza per questo svalutare la teologia.
Anzi, paradossalmente, limitare la teologia significa valorizzarla, perché significa riconoscerle un compito proprio che non deve essere confuso con quello della filosofia o delle altre scienze.
E c'è un ultimo elemento che mi sembra particolarmente importante per la precedente riflessione su Spykman: la filosofia riformazionale non propone di sostituire la teologia con la filosofia. Spykman insiste piuttosto sulla loro differenziazione e collaborazione. La filosofia cristiana fornisce una prospettiva complessiva sulla realtà; la teologia approfondisce la dimensione della fede; entrambe ricevono dalla Scrittura le loro fondamentali «convinzioni di controllo». tempodiriforma.it
In questo senso, la formula più efficace potrebbe essere: Non una teologia che domina tutte le scienze, ma tutte le scienze — teologia compresa — sotto la signoria di Cristo, ciascuna secondo il proprio compito.
Questa mi sembra una formulazione molto fedele allo spirito del paragrafo 1-5-13 di Spykman e, nello stesso tempo, un ottimo punto di partenza per capire perché la filosofia riformazionale considera problematica la tradizionale idea della teologia come regina scientiarum.