Teologia/Teologia riformazionale/1-5-14
1-5-14 La dogmatica come branca della teologia
Così come non si dovrebbe permettere al linguaggio comune di dettare il significato della teologia, lo stesso vale per la dogmatica. L'uso corrente la associa spesso a pronunciamenti perentori e autoritari, volti a mettere a tacere con forza altri punti di vista («Parla sempre con un tale tono di autorità dogmatica!»). I teologi si sono spesso guadagnati la dubbia fama di praticare tale imperialismo «dogmatico», sebbene questa forma di arroganza non sia loro esclusiva. Il punto fondamentale, tuttavia, è che tale «dogmatismo» non ha nulla a che fare con la definizione della dogmatica.
Come dobbiamo intendere, dunque, la natura, l'ambito e il compito di questa disciplina nota come teologia dogmatica - chiamata anche teologia sistematica o costruttiva? La dogmatica è, naturalmente, legata alla sua radice etimologica, «dogma». Entrambi i concetti, «dogma» e «dogmatica», racchiudono una vasta gamma di significati; il primo, peraltro, vanta una storia più antica del secondo. Il concetto di «dogma» affonda le radici nel pensiero greco classico. In ambito filosofico, esso indicava un'idea teorica saldamente fondata. In ambito giuridico, designava un ordine autorevole, come un editto reale. Il termine «dogma» fece il suo ingresso anche nel Nuovo Testamento, dove il suo uso è assai più ampio rispetto all'accezione tipica della teologia dogmatica odierna. Vi si riferisce, a seconda dei casi, a un decreto imperiale (Luca 2:1; Atti 17:7), a un'ordinanza divina (Efesini 2:15; Colossesi 2:14) o alle decisioni ufficiali di un'assemblea ecclesiale (Atti 16:4).
Nei primi secoli dell'era cristiana, gli insegnamenti consolidati delle scuole filosofiche greche continuarono a essere definiti «dogmi». Man mano che il Vangelo penetrava nel mondo greco-romano, il dogma cristiano - proclamato ormai come la verità delle Scritture - entrò in rotta di collisione con i dogmi accettati dall'Impero. Sulla scia dei grandi concili ecumenici, e con la progressiva strutturazione gerarchica ed ecclesiale del cristianesimo delle origini, i dogmi vennero definiti sempre più come dichiarazioni dottrinali emanate da assemblee ecclesiali. Essi venivano considerati sostanzialmente equivalenti ai simboli di fede e alle confessioni della cristianità. Tale accezione si mantenne, in linea di massima, anche durante l'epoca medievale. Nel corso dell'antichità e del Medioevo, tuttavia, nessuna branca della riflessione teologica cristiana rivendicò per sé il titolo di "dogmatica". Si tratta di uno sviluppo di origine relativamente recente, emerso nel XVII secolo, all'indomani del Rinascimento e della Riforma. Con l'avvento della modernità, lo studio dei dogmi (la dogmatica) si estese fino a comprendere non solo l'analisi dei simboli di fede e delle confessioni (la simbolica), ma anche le "sentenze" teologiche dei Padri. Inoltre, man mano che la teologia si allontanava dai confini ecclesiali per immergersi nel clima intellettualmente vivace dell'università moderna, la dogmatica assunse un carattere sempre più scientifico e teorico. Data la metodologia fortemente razionalistica propria della tradizione scolastica nell'ambito dell'ortodossia protestante, la dogmatica venne considerata sempre più come il coronamento di tutte le altre discipline teologiche. Gli studi biblici, la storia della Chiesa e gli altri ambiti della ricerca teologica dovevano fornire i materiali con cui il dogmatico poteva procedere alla "costruzione del sistema".
È ormai giunto il momento di abbandonare tali pretese trionfalistiche. La dogmatica, infatti, è chiamata a svolgere un ruolo di coesistenza e di servizio ("pro-esistenza") all'interno della più ampia comunità accademica. Come tutti gli altri studiosi cristiani, i dogmatici sono chiamati a un ruolo di servizio, rispondendo alle necessità della comunità cristiana. Un simile atteggiamento potrebbe contribuire notevolmente ad abbattere le barriere problematiche esistenti tra i dogmatici e gli altri teologi, così come tra i teologi in generale, i filosofi e gli altri studiosi. Potrebbe inoltre favorire relazioni migliori tra l'accademia e la Chiesa, tra il pulpito e i banchi, tra il culto domenicale e il lavoro del lunedì, oltre a sostenere le organizzazioni cristiane presenti nella società. Questa concezione della dogmatica, intesa come collaborazione, solleva anche interrogativi importanti per la formazione teologica: ad esempio, la dogmatica dovrebbe essere praticata nel contesto interdisciplinare dell'università o in quello più appartato del seminario? O in entrambi?
Qui la dogmatica è intesa come studio della vita di fede della comunità cristiana, così come essa viene formulata nei dogmi. La fede cristiana è, naturalmente, qualcosa di più del dogma; tuttavia, il dogma ne costituisce una delle espressioni. Esso rappresenta l'aspetto cognitivo e riflessivo della fede, che prende forma in un insieme di convinzioni e dottrine fondamentali. Ciò include i simboli di fede e le confessioni della cristianità, altre dichiarazioni di fede, le dottrine e le tradizioni della chiesa, nonché le scuole di pensiero teologico sviluppatesi attorno ad esse. Questo progetto di dogmatica riformata si propone di riesporre i principali dogmi del cristianesimo occidentale in un'ottica biblica, cercando di valorizzarne la validità comprovata dal tempo e, al contempo, di rivalutarne la rilevanza per l'epoca attuale. Ciò richiede un dialogo critico che sia al servizio della crescita spirituale e dello sviluppo teologico. Una dogmatica di questo tipo – critica ma affermativa – deve poggiare su solide basi confessionali, mantenendo però un carattere costantemente riformatore. L'indifferenza dogmatica è da considerarsi inammissibile, poiché un simile atteggiamento è incapace di offrire alcun contributo costruttivo alla risoluzione delle questioni teologiche contemporanee. Come afferma Regin Prenter:
"Una risoluzione è possibile solo quando il dogmatico si colloca all'interno della propria comprensione, così come l'ha ricevuta da quella confessione... Partendo da tale posizione, egli deve innanzitutto cercare di riconoscere quale comprensione del messaggio degli scritti biblici legittimi la sua collocazione. Attraverso uno studio costante degli scritti biblici, deve poi essere disposto a correggere tale comprensione nella misura in cui il contenuto della testimonianza biblica lo richieda. Ne conseguirà la disponibilità ad ascoltare gli interrogativi che altre interpretazioni degli scritti biblici potrebbero rivolgere alla sua stessa comprensione. La condizione necessaria affinché, nel dibattito ecumenico, si possa assumere una posizione diversa è che non si sia, in alcuna circostanza, indifferenti alla propria posizione. Nulla ostacola la comprensione delle istanze di altre comunità confessionali quanto l'indifferenza dogmatica verso la propria comunità di appartenenza" (Creation and Redemption, p. 29).
Sintesi
Alla luce dell'analisi di G. J. Spykman, la teologia dogmatica si configura non quale esercizio di un autoritarismo ideologico, bensì come lo studio rigoroso della vita di fede della comunità cristiana, di cui i dogmi rappresentano l'aspetto cognitivo, riflessivo e confessionale. In fedele continuità con la tradizione riformata, essa si propone come una disciplina critica e al contempo affermativa, saldamente radicata nelle confessioni di fede e costantemente riformata dalla normativa delle Sacre Scritture, al fine di riesporre le verità del cristianesimo occidentale dimostrandone la perenne validità e l'imprescindibile rilevanza contemporanea. Il servizio, o "pro-esistenza", che tale disciplina rende consiste nel porsi a fianco della Chiesa e dell'accademia per promuovere la crescita spirituale e il discernimento teologico, operando per abbattere le dicotomie tra il pulpito e i banchi, tra il culto domenicale e le fatiche del lunedì, e tra la riflessione accademica e l'impegno nelle organizzazioni cristiane all'interno della società; così, rifiutando ogni sterile indifferenza dottrinale, la dogmatica assolve al suo nobile compito di equipaggiare il popolo di Dio per una difesa e una declinazione costruttiva della fede in ogni sfaccettatura dell'esistenza, rispondendo con saggezza alle istanze del nostro tempo.
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