Teologia/Teologia riformazionale/2-2-4

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2-2-4 Antropologia teologica

La Bibbia non è un manuale di antropologia, sia essa filosofica, culturale o teologica. Dovremmo quindi astenerci dal parlare di "antropologia giovannea" o di "antropologia paolina". La Bibbia non è quel tipo di libro; non ci fornisce dati teorici. Non è questo il suo intento né il suo scopo. Essa si rivolge a noi in modo religioso, non teologico; empirico, non astratto; pratico, quotidiano e basato sul senso comune, non teorico; nella nostra interezza di esseri umani, non in tutte le nostre modalità, estremamente diversificate, di essere umani.

Di conseguenza, la Scrittura ci pone di fronte a una visione dell'uomo, ma non a una teoria dell'uomo. Non offre alcuna dottrina scientifica sull'uomo (o su Dio, sulla terra o sulla Chiesa, se è per questo). Tuttavia, traccia chiaramente i punti di riferimento rivelativi che definiscono chi siamo. Inoltre, ciò che la Bibbia dice di noi è suscettibile di riflessione teologica, e la sua luce deve guidare e illuminare i nostri studi antropologici. Essa si rivolge a noi come creature sociali, economiche e politiche, ma non lo fa in termini politicamente, economicamente o socialmente qualificati; piuttosto, mette a fuoco questi e tutti gli altri aspetti della vita umana in una prospettiva confessionale. Senza nemmeno suggerire un'antropologia teologica preconfezionata, essa rivendica l' "uomo nella sua interezza" in modo profondamente religioso, integralmente unitario e incentrato sulla dimensione confessionale. Solo indossando gli "occhiali" della Scrittura noi cristiani siamo attrezzati per entrare nel campo dell'antropologia teologica. In questo studio dogmatico dell'uomo dobbiamo quindi rispettare i limiti comuni a ogni impresa teorica. Infatti, come ogni scienza, la teologia non è in grado di trattare l'uomo nella totalità del suo essere; si concentra invece sull'aspetto della fede nella sua vita. Così come altri studiosi indagano cosa significhi essere umani dal punto di vista biologico, psichico o linguistico, l'antropologia teologica indaga l'uomo in una prospettiva confessionale. Tali limiti si riflettono in modo marcato nelle esperienze più personali e cruciali della nostra vita: la nascita e la morte. Entrambi questi eventi-limite personali sfuggono a una riflessione critica su di sé; possiamo esaminare tali misteri solo indirettamente. L'analisi teologica della conoscenza di sé deve dunque limitarsi a un'osservazione rigorosa della vita umana compresa tra la nascita e la morte.

Pertanto, la conoscenza di sé nel suo senso più profondo non dipende da intuizioni scientifiche, nemmeno da quelle dei teologi. «Dopotutto», come afferma Berkouwer,

". . . la teologia, in quanto scienza, non dispone di una metodologia speciale capace di attingere a ciò che altre scienze — che pure si occupano di aspetti della natura umana — non riescono a raggiungere. Né il suo scopo può ridursi alla mera ripetizione di quanto la filosofia e le scienze specifiche hanno già scoperto sull'uomo. Né si può affermare che la teologia, quale regina delle scienze, tratti una sorta di conoscenza arcana dell'essere umano o ne possieda la chiave". (Man: The Image of God, pp. 29-30)

Per costruire un modello cristiano dell'uomo, dobbiamo quindi rivolgerci alle strutture e alle funzioni del comportamento umano, così come sono normate e sostenute dall'ordine della creazione. Tuttavia, consapevole degli effetti del peccato — capaci di sovvertire l'ordine creato e di distorcere le facoltà conoscitive — un'antropologia cristiana deve lasciare che la luce della Scrittura illumini tale impresa.

La Scrittura è dunque indispensabile per ricondurre la conoscenza di sé dell'uomo alla sua giusta prospettiva. Essa si rivolge a noi nella totalità dei nostri molteplici modi di essere umani, e lo fa al cospetto del Signore. Il suo obiettivo principale non è informarci sui meccanismi interni ed esterni che regolano le varie sfaccettature della condotta umana; per tali dati dobbiamo rivolgerci allo studio delle nostre abitudini di creature. Ciò che la Scrittura compie è porci sotto lo sguardo scrutatore di Dio, nella dimensione di integrità religiosa della nostra esistenza. In quella relazione di patto possiamo iniziare a discernere i principi fondamentali su cui plasmare i presupposti basilari, le metodologie e le teorie per affrontare l'antropologia teologica. Citando ancora una volta Berkouwer: «Dalle Scritture emerge chiaramente che l'interesse è rivolto all'uomo nella sua interezza, all'uomo completo, all'uomo reale così come si presenta al cospetto di Dio, nel legame religioso tra la totalità del suo essere e Dio» (*Man: The Image of God*, p. 31). Nell'antropologia, non meno che nella cosmologia, è di fondamentale importanza comprendere chiaramente l'interconnessione tra la rivelazione legata alla creazione e quella legata alla redenzione.

L'antropologia teologica può contribuire ad approfondire e arricchire la vera conoscenza di sé, ma non può generarla. Altrimenti, sarebbero stati gli scribi, i farisei e i dottori della legge — gli esperti di teologia dell'epoca di Gesù — a fare da apripista. Invece, la vera conoscenza di sé, che volge il cuore al Signore, è sorta nei poveri e negli umili. Affidarsi alla teologia per questo scopo è fuorviante. Come afferma Dooyeweerd:

"... in quanto scienza dogmatica degli articoli della fede cristiana, la teologia non è più in grado di condurci a una reale conoscenza di noi stessi e di Dio di quanto lo siano la filosofia o le scienze particolari che si occupano dello studio dell'uomo. Questa conoscenza centrale può essere solo il risultato della rivelazione di Dio tramite la Parola, operante nel cuore — il centro religioso della nostra esistenza — per la potenza dello Spirito Santo". (In the Twilight of Western Thought, pp. 184-85)

La riflessione antropologica attinge a quella profonda conoscenza di sé che nasce dalla forza coinvolgente della Parola di Dio, accompagnata dall'azione dello Spirito che convince il cuore. La conoscenza religiosa è il fondamento di quella teologica. Infatti, la Parola di Dio si rivolge a noi innanzitutto in quanto creature umane — condizione che tutti condividiamo — e solo in secondo luogo come persone impegnate nella riflessione teorica. La religione è alla base della teologia. L'essere umani ha la priorità sull'essere teologi. Il modo in cui rispondiamo alla Parola di Dio determina l'impostazione del nostro fare teologia. Citando ancora una volta Dooyeweerd:

"In questo senso centrale e radicale, la Parola di Dio, penetrando fino alla radice del nostro essere, deve diventare la forza motrice centrale dell'intera vita cristiana nell'ambito dell'ordine temporale, con la sua ricca varietà di aspetti, sfere professionali e compiti. Di conseguenza, il tema centrale della creazione, della caduta nel peccato e della redenzione dovrebbe costituire anche il punto di partenza e la forza motrice del nostro pensiero teologico e filosofico". (In the Twilight of Western Thought, p. 187)

A suo modo, anche Gilkey sottolinea questi stessi concetti. Egli sostiene che «per il cristiano il mondo è un ambito di strutture definibili e relazioni reali; è dunque un possibile oggetto di studio sia scientifico che filosofico». Tuttavia, tale studio implica «intuizioni pre-filosofiche», ovvero «decisioni che costituiscono il fondamento, piuttosto che la conclusione», del pensiero cristiano. Alla luce di ciò, il cristiano «confessa di essere colui che riceve la rivelazione, anziché l'artefice dell'intuizione». Egli sa, pertanto, che «sia il suo intero essere, sia l'essere delle cose finite che incontra, sono reali eppure dipendono, oltre che da se stessi, da una potenza trascendente». Di conseguenza, «egli sa ora che, pur essendovi un ordine intrinseco nella sua vita, si tratta di un ordine che rimanda oltre se stesso a un significato più profondo. La coerenza della sua stessa vita [si rivela] non autosufficiente... Così, quando osserva il mondo, sa che, sebbene vi possa trovare un ordine, la fonte ultima di significato trascende tuttavia sia la sua scienza che la sua filosofia» (Maker of Heaven and Earth, pp. 117, 135, 137).


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