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Sintesi del capitolo
Spykman considera il tempo, la storia e la cultura come dimensioni strettamente connesse dell'unica creazione di Dio. Il tempo rende possibile la successione e lo sviluppo degli eventi; la storia esprime il corso della vita umana e delle comunità nel tempo; la cultura comprende le forme di vita, le istituzioni e le attività attraverso le quali le persone trasformano e organizzano il mondo.
Questa visione si oppone sia al fatalismo, che considera la storia governata da un destino ineluttabile, sia al dualismo che svaluta la vita terrena in favore di una realtà spirituale concepita come completamente separata dalla creazione. La prospettiva biblica presenta invece la storia come un processo dotato di un'origine e di un fine, orientato verso il compimento del Regno di Dio.
La cultura non è automaticamente buona né cattiva: è il risultato dell'attività umana e delle risposte che le persone e le comunità danno all'ordine e alla volontà di Dio. Perciò la sovranità divina non elimina la responsabilità umana, ma la rafforza. Le persone sono chiamate a impiegare il tempo ricevuto e a partecipare responsabilmente alla vita culturale, sociale ed economica.
La speranza cristiana non consiste nell'abbandonare la creazione, ma nell'attendere il compimento del disegno di Dio e il rinnovamento del mondo. La storia umana acquista così significato all'interno della creazione, dell'alleanza e della redenzione, senza essere ridotta né a un processo autonomo né a una successione di eventi privi di scopo.