Confessioni di fede/Credo apostolico

Il Credo apostolico

Il Credo o Simbolo degli apostoli (Symbolum apostolorum o Symbolum apostolicum) è una prima affermazione della fede cristiana, probabilmente del I o II secolo, ma nella sua forma attuale più probabile dopo il Credo niceno all'inizio del IV secolo d.C. Le specificità teologiche del credo sembrano essere una confutazione della prima eresia dello gnosticismo. Il Credo degli Apostoli è ampiamente utilizzato da un certo numero di denominazioni cristiane sia per scopi liturgici che catechetici, più visibilmente dalle chiese liturgiche di tradizione occidentale, comprese le chiese luterane , anglicane ed episcopali e le chiese cattoliche romane. Fino al XV secolo venne attribuito agli stessi apostoli.

Storia

La parola Symbolum a sé stante comparve in un testo cristiano nel III secolo, nell'epistolario di Tascio Cecilio Cipriano: Cipriano chiamò questa preghiera il «Simbolo della Trinità» e la riconobbe quale parte integrante del rito del battesimo.

Il titolo di Symbolum Apostolicum («Simbolo degli Apostoli») compare in una lettera del 390 circa, inviata dai partecipanti del concilio di Milano a papa Siricio e firmata tra gli altri da Ambrogio di Milano, nella quale si legge: «Si presti credito al Simbolo degli Apostoli, che la Chiesa Romana ha costantemente conservato e tramandato nella sua [originale] purezza». Nella lettera è già presente la tradizione, riferita da Rufino ma a lui precedente, secondo la quale ciascuno dei dodici apostoli scrisse uno dei dodici articoli di fede del Symbolum, ispirati dallo Spirito Santo[8] il giorno di Pentecoste. Questa tradizione era viva nei primi secoli del Cristianesimo e perdurò in tutto il Medioevo, rafforzando l'autorità della formula ormai diventata sacra.

Si sa inoltre che anche nella Chiesa antica i battezzandi pronunciavano una formula di professione di fede, che non si è conservata; non vi sono ragioni di credere che un nuovo Credo abbia sostituito quello apostolico prima del Concilio di Nicea, si può dunque ritenere che la formula usata fosse quella riportata in questa versione.

Secondo alcuni studiosi, la frase «creatore del cielo e della terra» fu aggiunta nel VII secolo.

Scritti dei secoli V e VI indicano che questa preghiera, nei primi secoli della Chiesa, era considerata talmente sacra da non poter essere neppure scritta, ma soltanto memorizzata; questo spiegherebbe la mancanza di fonti scritte dirette antiche in favore di semplici allusioni o rimandi e di una tradizione orale.

I Dodici mentre scrivono il Credo Apostolico, direttamente ispirati dallo Spirito Santo (manoscritto del XIII secolo). Il più antico testo era ispirato al Vangelo secondo Matteo 28,29, quale parte del mandato apostolico ({Passo biblico|Matteo 28:16-20}}), e si è ipotizzato al riguardo che esistesse in forma scritta già a partire dal II secolo, nota anche come «forma romana».

Se singoli articoli di fede del Credo apostolico attuale sono presenti in autori quali Ireneo di Lione, Tertulliano, Novaziano, Marcello di Ancira, Ambrogio di Milano, Agostino d'Ippona, Tirannio Rufino, Niceta di Remesiana ed Eusebio Gallo, il testo completo di quello che oggi è noto come Credo Apostolico appare per la prima volta nell'opera De singulis libris canonicis scarapsus ("Estratti dai libri canonici") di Pirmino di Murbach composta tra il 710 e il 714.

Carlo Magno, re dei Franchi dal 768, impose il Credo apostolico su tutti i suoi territori, finché la Santa Sede non accettò di sostituirlo all'Antico Simbolo Romano, in uso da secoli

Fra i critici, il tedesco Adolf von Harnack, lo storico del Cristianesimo e teologo protestante, ipotizzò una datazione del Symbolum molto più tarda dell'età apostolica, risalente al V secolo

Sebbene il testo latino e greco si riferisse specificamente alla resurrezione della carne (σαρκὸς ἀνάστασιν, carnis resurrectionem), le versioni adottate dalla Chiesa Cattolica, Chiesa d'Inghilterra, Chiesa Luterana e Metodista parlano più genericamente di resurrezione del corpo.

Il riferimento alla Comunione dei Santi non è presente nel Credo niceno e nell'antico simbolo romano.


Formula

È composto di 12 articoli:

Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra
e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito da Spirito Santo, nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa universale, la Comunione dei Santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna. Amen.

In latino:

1. Credo in Deum Patrem omnipotentem, Creatorem caeli et terrae,
2. et in Iesum Christum, Filium Eius unicum, Dominum nostrum,
3. qui conceptus est de Spiritu Sancto, natus ex Maria Virgine,
4. passus sub Pontio Pilato, crucifixus, mortuus, et sepultus;
5. descendit ad inferos, tertia die resurrexit a mortuis;
6. ascendit ad caelos, sedet ad dexteram Dei Patris omnipotentis:
7. inde venturus est iudicare vivos et mortuos.
8. Credo in Spiritum Sanctum,
9. sanctam Ecclesiam Catholicam, sanctorum communionem,
10. remissionem peccatorum,
11. carnis resurrectionem,
12. vitam aeternam. Amen.

 

IL COLORE BRUNO. La difficoltà e il rigore del cristianesimo primitivo sotto le persecuzioni; inoltre: la tradizione monastica.

GLI ARCHI PURPUREI. L'entrata delle grotte o catacombe, dove si riunivano i primi cristiani in segreto. Inoltre: la forma delle finestre gotiche.

LA CROCE CON ANCORA. La sicurezza in Cristo, come trovata dagli apostoli, alcuni dei quali erano pescatori.

IL PESCE. Antico simbolo della fede cristiana, forse un segno di riconoscimento segreto. Le lettere della parola greca per "pesce" possono essere usate come le prime lettere della frase: "Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore".

IL CALICE. La Cena del signore, e quindi la comunione fraterna della Chiesa primitiva.

LA CROCE CAPOVOLTA. Pietro, portavoce degli apostoli che, secondo la leggenda, sarebbe stato crocifisso a testa in giù perché si riteneva indegno di subire una morte simile a quella del suo maestro.