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Indice generale

Custodisci in buon deposito (M. H. Smith)

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VI. IL PECCATO E I SUOI EFFETTI

Lettura biblica: Genesi 3

"Perché faccio ciò che so essere sbagliato" chiede un ragazzo a suo padre. Anche tutti noi ci facciamo spesso domande di questo tipo. Perché intorno a noi c'è tanto male? Perché c'è tanto crimine? Perché i ricchi ed i privilegiati sembrano essere inclinati ad infrangere la legge tanto quanto i poveri e degli emarginati?

I filosofi a queste domande hanno fornito molte risposte, ma nessuna di queste sembra dare ragione sufficiente alla prevalere nel mondo del peccato e della malvagità. Solo la Bibbia ci può dire esattamente perché siamo come siamo.

La domanda di fondo che si chiede da dove è venuto il male, non è però una a cui la Bibbia dà risposta. Perché l'eterno, sovrano ed onnipotente Iddio permette al peccato di guastare il suo buon creato? Noi questo non lo sappiamo, perché a questo riguardo la Scrittura tace.

Possiamo avere un piccolo conforto nel sapere che il peccato non ebbe origine nell'uomo, ma fu introdotto nel mondo da Satana, il quale a sua volta è una creatura decaduta, respinta per questo dalla presenza di Dio (vedi Apocalisse 12:9). Questo misterioso evento, che avvenne nella dimensione dello spirito, può in qualche modo spiegare perché non possiamo risolvere il problema dell'origine ultima del peccato.

Un patto d'opere

L'uomo era stato originalmente creato buono. Era giusto per natura e inclinato a fare ciò che piace a Dio, perché in lui non c'era peccaminosità. Era stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, e Dio aveva dichiarato che questo coronamento della stessa creazione era molto buono (vedi Genesi 1:31).

Una delle benedizioni che l'uomo aveva ricevuto era la libertà -poteva scegliere di fare ciò che voleva. Questo dono della libertà, però, comportava il rischio di fare una scelta sbagliata e perdere così la sua rettitudine. La gloria di Dio sarebbe stata naturalmente promossa se la sua creatura razionale avesse volontariamente scelto di servire Lui piuttosto che essere come un automa, incapace di fare altrimenti che obbedire a Dio.

Dato che l'uomo era stato creato con una capacità naturale di rapportarsi in modo significativo con Dio, venne stabilito con lui un patto o alleanza, e lui godeva di comunione personate con il suo creatore.

Come creatura razionale era suo dovere servire il Creatore e fare tutto ciò che gli era richiesto. Al fine di portare l'uomo alla scelta cosciente di servirlo liberamente, Dio lo pose in una situazione di prova. Egli designò uno degli alberi dell'Eden "l'albero della conoscenza del bene e del male". L'uomo poteva avvalersi liberamente di tutto ciò che l'Eden offriva, ma il fatto che era ciononostante anche lui una creatura doveva essergli sempre chiaro: aveva dei limiti, e questi limiti erano rappresentati dalla proibizione che Dio gli aveva fatto di nutrirsi del frutto di quel particolare albero.

La prova consisteva nel fatto che era solo il preciso comando di Dio che avrebbe contraddistinto questo dagli altri alberi del giardino. Dio aveva scelto quest'albero, rispetto agli altri per mettere l'uomo davanti alla scelta di obbedire o non obbedire a Dio solo perché era Dio, e senza discutere sul significato di quest'ordine. Come creatura razionale che sapeva che Dio era il suo Creatore e che godeva di un'intima comunione con Lui, Adamo non aveva ragione per mettere in questione l'obbedienza a questo comando.

Questa prova è comunemente chiamata "il patto d'opere". E' stata così chiamata perché il privilegio di continuare a godere delle benedizioni di Dio era condizionale all' "opera" di Adamo, cioè alla sua obbedienza. Essa è stata pure chiamata "il patto della vita", per ciò che implicava nel caso che Adamo avesse obbedito. Se avesse mangiato dell'albero proibito, sarebbe sicuramente morto (Genesi 2:17). D'altra parte, se avessero obbedito a Dio avrebbe continuato a vivere e probabilmente, dopo questo periodo di prova, avrebbe guadagnato la vita eterna.

La Bibbia ci dice pure che Adamo non è il capostipite naturale dell'umanità, ma pure capo o rappresentante di un'alleanza che coinvolgeva pure tutti i suoi discendenti. Quando Adamo agiva, egli agiva in rappresentanza di noi tutti; quando cadde in peccato, tutti noi è come se avessimo peccato in lui (vedi Romani 5:12-19). Potrebbe anche non piacerci questa dottrina dell'imputazione a noi del peccato di Adamo quando pensiamo alla caduta, ma, quando consideriamo Gesù Cristo (il secondo Adamo), il quale opera in nostro favore nel morire in rappresentanza del popolo del patto, ci rallegriamo che egli sia il nostro rappresentante "federale" e che la sua giustizia venga imputata a noi.

Adamo, come originalmente era stato creato, e nella funzione di parte con la quale era stato stipulato questo patto, doveva servire iddio ed esserne il suo vero portavoce (profeta), il suo vero adoratore (sacerdote) e il suo vero amministratore delegato (re). Quando cadde in peccato (Genesi 3:6) egli aveva pervertito queste tre funzioni. Divenne un falso interprete del mondo e della sua realtà, e quindi falso portavoce. Egli cessò di adorare Iddio in verità, violando così la sua funzione sacerdotale. Pure il suo dominio sulla terra venne ad essere corrotto perché ora esercitava autorità per la propria gloria e non per la gloria di Dio.

La tentazione e la caduta

Satana fu estremamente astuto nell'avvicinarsi ad Adamo ed Eva al fine di sedurli a peccare. Non fece un attacco diretto contro Adamo, ma si presentò alla loro stessa pari in modo molto insidioso- attraverso Eva. Dio aveva infatti identificato l'albero proibito prima di aver creato Eva (Genesi 2:15-17), così lei non aveva udito questa proibizione direttamente da Dio, ma attraverso la mediazione profetica di Adamo. Il fatto di essere stata non direttamente coinvolta nel comandamento del Signore la rese più suscettibile ad essere tentata.

Vediamo pure il modo in cui Satana le ha formulato la sua prima domanda suggerendole che non era ragionevole per Dio impedire loro di nutrirsi del frutto di tutti gli alberi del giardino (Genesi 3:1). Per tutta risposta Eva indicò che potevano si mangiare da tutti gli alberi, ma quando menzionò l'albero proibito, Eva disse di più di ciò che Dio aveva loro di fatto proibito. Dio aveva loro comandato di non mangiarne, ma lei aveva aggiunto: "...e non lo toccate" (Genesi 3:3). Dobbiamo fare attenzione a non far dire a Dio di più di quello che abbia effettivamente detto. Qualcuno ha detto che chi oggi proibisce ciò che Dio permette, domani permetterà ciò che Dio proibisce! Eva pare che sia caduta proprio in questo tipo di errore.

Dopo aver dapprima usato un approccio indiretto, Satana ora compie il suo attacco frontale, chiama Dio un bugiardo e dice: "No, non morrete affatto" (Genesi 3:4). Vediamo allora proprio qui il fulcro di tutta la faccenda perché davanti ad Eva vengono messe due affermazioni contrarie. Dio aveva detto che se ne avessero mangiato, sarebbero sicuramente morti (Genesi 2:17), Satana affermava che questa affermazione semplicemente non era vera, e così questo metteva Eva difronte alla scelta fra verità e menzogna. Quando Eva scelse di obbedire a Satana, ella seguiva il padre delle menzogne (Giovanni 8:44).

Oltre a chiamare Iddio un bugiardo, Satana continuò ad ingannare Eva al riguardo degli effetti che il mangiare del frutto proibito avrebbe causato: "...ma Iddio sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri s'apriranno, e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male" (Genesi 3:5). Paolo ci dice che Eva in questo era stata ingannata (1 Timoteo 2:14), e lei prese del frutto e ne mangiò, come pure: "ne dette anche a suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò" (Genesi 3:6).

Spesso ci si chiede quando Eva peccò la prima volta. Nonostante la sua suscettibilità ad essere tentata, ella non aveva infranto il comandamento di Dio se non quando mangiò del frutto proibito. Per definizione biblica, il peccato è la trasgressione della legge di Dio (1 Giovanni 3:4). L'unica legge che Adamo ed Eva avevano ricevuto era il comando di non mangiare dell'albero del bene e del male.

Satana aveva detto ad eva che se lei avesse mangiato il frutto proibito, avrebbe ottenuto conoscenza del bene e del male. Certamente essi ottennero la conoscenza del male peccando contro Dio, ma essi persero nel contempo la conoscenza del bene. Se avessero obbedito a Dio e non avessero mangiato dell'albero della conoscenza del bene e del male, essi avrebbero ottenuto una somiglianza completa con Dio nel fatto di respingere il male e la scelta consapevole del bene. In altre parole, per loro non era necessario peccare per ottenere la conoscenza del bene e del male.

Nel leggere il racconto della tentazione di Eva, potremmo essere tentati di attribuire a lei ogni colpa. L'apostolo Paolo, però, ci dice chiaramente che fu la disobbedienza di Adamo a portare il peccato e la morte nel mondo (Romani 5;:12-19). Era il deliberato peccato di Adamo e non l'inganno fatto ad Eva che qui ci si riferisce (vedi 1 Timoteo 2:14).

Le conseguenze della caduta

Subito dopo aver peccato Adamo ed Eva morirono spiritualmente. Essi furono ripieni di un senso di colpa, e questo lo si vede chiaramente nel loro tentativo di coprirsi per la vergogna e poi di nascondersi da Dio (Genesi 3:7,8).

Prima di poter comprendere ciò che significa morte spirituale, dobbiamo comprendere che cosa vuol dire morte. Di solito parliamo di qualcuno come morto quando la vita è stata ritirata da quel corpo. Fondamentale all'idea stessa di morte, è quindi la separazione . Così l'essere umano, che era stato fatto per avere comunione con Dio, può essere considerato spiritualmente morto quando viene infranta questa comunione spirituale. Il peccato separa l'uomo da Dio -questa è la morte spirituale. Adamo ed Eva morirono nel momento stesso in cui peccarono.

La prova di questa comunione infranta può essere chiaramente vista nel colloquio che Adamo ed Eva ebbero con Dio dopo la caduta. Dapprima cercano di nascondersi da Dio, ma Dio li cerca e li trova (Genesi 3:8,9). Notate attentamente il fatto che essi non cercano di trovare Lui. In secondo luogo la risposta che Adamo ed Eva rivolgono a Dio, non era di pentimento, ma una colpevolizzazione di altri. Tacitamente Adamo persino incolpa Dio per avergli dato la donna che lo avrebbe trascinato a peccare (Genesi 3:12).

Allora Iddio pronuncia sui ribelli le sue maledizioni. La prima maledizione viene rivolta al serpente -Satana- in cui Dio annuncia che sarebbe intervenuto ed avrebbe spezzato l'empia alleanza che Eva aveva fatto col diavolo, conseguendone vittoria attraverso la discendenza di lei (Genesi 3:15). Poi Iddio maledice Eva nell'area specifica che la rende donna, cioè, la facoltà di procreare, la quale sarebbe stata dolorosa. Ciononostante, per la sua grazia, Dio attenua il suo giudizio con la promessa che sarebbe ciononostante stata in grado di generare figlioli. La terza maledizione cade sull'uomo nel fatto che ora il terreno sarebbe stato maledetto, e che avrebbe da ora in poi guadagnato il suo cibo con il sudore della fronte. Questa maledizione è pure attenuata dalla misericordia di Dio dal fatto che l'uomo sarebbe stato effettivamente capace a garantirsi la vita tramite il lavoro. Sia l'uomo che la donna furono poi maledetti nel fatto che avrebbero sofferto anche la morte fisica.

Questi elementi della maledizione rimangono con noi a tutt'oggi. Cimiteri in tutto il mondo ci rammentano della piaga del peccato che grava sull'umanità. Se i nostri progenitori non avessero peccato, non ci sarebbero cimiteri e si sarebbe potuti continuare a vivere per sempre. Anche la creazione stessa fu disturbata gravemente dal peccato umano, perché Paolo ci dice che: "sappiamo che fino ad ora la creazione geme ed è in travaglio" (Romani 8:22).

Noi non siamo solo soggetti alle miserie di questa vita, siamo pure soggetti all'eterna ira di Dio. tutti gli esseri umani che discendono da Adamo per generazione ordinaria sono passibili di tutte le pene che risultano dal suo peccato. Ogni essere umano dalla caduta di Adamo in poi, nasce con una natura di peccato. Ecco perché Davide poteva dire: "Ecco, io sono stato formato nell'iniquità, e la madre mia mi ha concepito nel peccato" (Salmo 51:5).

Se continuiamo nel peccato rimaniamo nella morte spirituale e al di fuori della vitale comunione con Dio. Per questo Isaia descrive così il peccatore: "Ma gli empi sono come il mare agitato quando non si può calmare e le sue acque cacciano fuori fango e pantano. non c'è pace per gli empi, dice il mio Dio" (57:20,21).

Tutti coloro che muoiono fisicamente mentre ancora sono spiritualmente morti dovranno passare l'eternità nella sofferenza lontano da Dio in un posto che comunemente si chiama inferno. Felicemente, però, Iddio ha provveduto un rimedio per i nostri peccati nella persona del Suo Figliolo Gesù Cristo, il quale ha preso su di sé le sanzioni giuridiche di Dio morendo sulla croce come punizione per tutti i nostri peccati e vincendo la morte risorgendo dai morti.

Non è stata solo la razza umana ad essere soggetta all'ira di Dio dal peccato di Adamo, ma pure i terribili effetti del peccato furono visibili nei loro immediati discendenti. Caino, il primo figlio di Adamo ed Eva, dimostrò quanto male vi era in lui per l'assassinio di suo fratello Abele. Da quel momento il male si sviluppa nella razza umana, come chiaramente visibile dalla discendenza di Caino (vedi Genesi 4:16-24. Sembra che Dio si sia ritirato dagli affari dell'umanità durante il primo periodo della sua storia, per risultarne solo che la malvagità aveva così pervaso l'intera razza umana che questo le aveva fatto meritare il giudizio del diluvio.

La Scrittura descrive vividamente la situazione nei giorni di Noè dopo che la linea dei pii si era mescolata con quella degli empi: "E l'Eterno vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra, e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo" (Genesi 6:5). Osservate come in questo brano si parli del fatto che il peccato avesse preso profonda radice nel cuore umano. La depravazione che Adamo aveva portato alla sua discendenza includeva l'intera natura umana, cosicché: "la terra era corrotta davanti a Dio; la terra era ripiena di violenza" (Genesi 6:11).

E' impressionante notare come la ragione addotta per non più inviare un diluvio è formulata in quasi le stesse parole di quelle usate per spiegarne il primo: "Io non maledirò più la terra a cagione dell'uomo, Poiché i disegni del cuore dell'uomo sono malvagità fin dalla sua fanciullezza" (Genesi 8:21). Ciò che qui viene aggiunto è l'affermazione che il peccato dell'uomo è operante fin dalla fanciullezza -cioè la natura peccaminosa dell'uomo la si eredita. L'essere umano nasce con essa, e non importa quante minacce di punizione o castighi gli si rivolgano, egli non la cambierà.

Ciò di cui l'uomo ha bisogno la Bibbia lo chiama "un nuovo cuore". Ecco perché Gesù disse a Nicodemo secoli più tardi: In verità, in verità io ti dico, che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il Regno di Dio" (Giovanni 3:3). Questo è l'unico modo possibile in cui possa essere affrontato con efficacia il problema del peccato, e questo è assolutamente necessario per la salvezza. Possiamo essere veramente riconoscenti del fatto che questa provvigione di grazia ci sia disponibile in Gesù Cristo.

Domande di revisione

  • 1. Prima della sua caduta, l'uomo aveva in sé un qualche seme di peccato?
  • 2. Quando avvenne in pratica il primo peccato dell'uomo?
  • 3. Perché fu il peccato di Adamo e non quello di Eva la ragione per cui esso si è trasmesso a tutta la sua discendenza?
  • 4. Quale fu l'effetto del peccato di Adamo sulla sua discendenza?
  • 5. Perché noi tutti siamo sottoposti alla maledizione per il peccato?
  • 6. Che cos'è assolutamente necessario per la nostra salvezza?

Domande di discussione

  • 1. Dove è cominciato il peccato?
  • 2. Perché Dio ha permesso che il peccato si insinuasse nel creato?
  • 3. Com'era possibile che una creatura creata buona cadesse nel peccato?
  • 4. Come si può comparare la tentazione di Eva con quelle che avvengono oggi? C'è in tutte queste tentazioni un modello regolare che sempre si ripete? Come possono compararsi con le tentazioni di Cristo?
  • 5. Perché Iddio lasciò che il peccato ed il male comparissero anche oltre il diluvio?
  • 6. E' giusto per Dio permettere che noi ereditiamo il peccato dai nostri genitori?