Predicazioni/Luca/Diventa il prossimo

Da Tempo di Riforma Wiki.

Ritorno


Diventa il prossimo

... lo scopo di questa mia mail è che tu possa aiutarmi a comprendere una apparente contraddizione, sulla quale molte chiese fanno confusione. Leggendo in Luca 10:30 Gesù narra del Samaritano che soccorre lo sfortunato viandante, prendendosene cura. Alla fine Gesù (nel versetto 36) rivolgendosi al suo interlocutore, gli chiede chi egli consederi “IL PROSSIMO” del viandante e quegli gli risponde “il samaritano”. Perché questa risposta mi stride? Il comandamento di amare il prossimo come te stesso è rivolto “ai samaritani” o “ai viandanti” ?

25 Ed ecco, un certo dottore della legge si alzò per metterlo alla prova e gli disse: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. 26 Ed egli gli disse: “Nella legge che sta scritto? Come leggi?”. 27 Egli, rispondendo, disse: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, e con tutta l'anima tua, e con tutta la forza tua, e con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso”. 28 Gesù gli disse: “Tu hai risposto rettamente; fa' questo e vivrai”. 29 Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”. 30 Gesù, replicando, disse: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e s'imbatté nei briganti i quali, spogliatolo e feritolo, se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31 Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa via; lo vide, ma passò oltre dal lato opposto. 32 Così pure un levita, giunto in quel luogo, lo vide, ma passò oltre dal lato opposto. 33 Ma un samaritano che era in viaggio, giunto presso di lui, lo vide, ne ebbe compassione 34 e, accostatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra dell'olio e del vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a un albergo e si prese cura di lui. 35 Il giorno dopo, presi due denari, li diede all'oste e gli disse: 'Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, quando tornerò, te lo renderò'. 36 Quale di questi tre ti pare essere statoil prossimo di colui che s'imbatté nei ladroni?”. 37 E quello rispose: “Colui che gli usò misericordia”. E Gesù gli disse: “Va' e fa' anche tu la stessa cosa”.

In effetti, secondo il testo, "prossimo" è colui che manifesta misericordia ["il prossimo di colui che s'imbatté nei ladroni"v. 36].

Gesù ribalta la domanda che l'esperto di diritto religioso poneva nel v. 29 a uno didiventare prossimoamando. “Non pensare a chi sono loro, ma a chi tu sei”, è stata la sua risposta. Oltre a rispondere apertamente alla domanda del dottore della legge, Gesù lo indirizza all'autorità che entrambi accettavano, l'Antico Testamento. Inoltre, ponendo questa contro-domanda Gesù si mette nella posizione di valutare la risposta del dottore della legge piuttosto che far valutare la sua risposta dal dottore della legge. Ci dunque è stato "prossimo" del malcapitato? Il sacerdote e il levita che passavano, e non si curavano di lui, e non gli davano sollievo, né con le parole né con le azioni; o il Samaritano, che gli ha fatto tutte le cose gentili e generose di cui sopra?

Enrico Bosio scrive nel suo commentario: "Qui Gesù applica la parabola al suo interrogante. Si noti che non rispose direttamente alla domanda del legale: Chi devo io amare come mio prossimo? ma vi rispose ciò nonostante in modo chiarissimo, mostrando quell'amore esercitato da un forestiero verso uno che le sue antipatie nazionali lo avrebbero condotto ad evitare. Molto destramente volse egli la quistione dal modo di porla del legale: "Chi devo io amare come il mio prossimo" a quello più significativo: "Quale è l'uomo che dimostra un amore come quello?" costringendolo a dare una risposta ben diversa da quella che avrebbe amato dare, una risposta che condannava la propria nazione, e lodava un uomo che apparteneva ad una razza profondamente odiata" (Commentario esegetico-pratico dei quattro Evangeli del Rev. Roberto Gualtiero Stewart, Dott. in Teol., già pastore della Chiesa Scozzese a Livorno. Terza edizione, riveduta ed alquanto abbreviata dal Prof. Enrico Bosio, D. D; Torre Pellice, Libreria Editrice Claudiana, 1929).

Matthew Henry così commenta questo testo:

"Cristo consegna alla legge divina il suo interlocutore e gli ordina di seguirne la direzione. Benché conoscesse i pensieri e le intenzioni del suo cuore, gli risponde secondo la saggezza e la bontà della domanda che poneva. Gli risponde così con una domanda: cosa c'è scritto nella legge? Come leggi? Egli era venuto per catechizzare Cristo, e per conoscerlo; ma Cristo lo catechizza, e gli fa conoscere Sé stesso. Gli parla da avvocato, da esperto di diritto: gli studi della sua professione lo avrebbero informato; pratichi secondo la sua conoscenza, e non gli mancherà la vita eterna. Notate, sarà di grande utilità per noi, nel nostro cammino verso il cielo, considerare ciò che è scritto nella legge e ciò che vi leggiamo. Dobbiamo ricorrere alle nostre bibbie, alla legge, come ora è nelle mani di Cristo, e camminare nella via che lì ci viene mostrata. È una grande misericordia che abbiamo scritto la legge, che in tal modo l'abbiamo ridotta a certezza, e che così è in grado di diffondersi più lontano e di durare più a lungo. Avendola scritta, è nostro dovere leggerla, leggerla con intelligenza e fare tesoro di ciò che leggiamo, affinché, quando si presenta l'occasione, possiamo dire ciò che è scritto nella legge e come leggiamo. A questo dobbiamo fare appello; con questo dobbiamo provare le dottrine e porre fine alle controversie; questo deve essere il nostro oracolo, la nostra pietra di paragone, la nostra regola, la nostra guida. Cosa c'è scritto nella legge? Come leggiamo? Se c'è luce in noi, avrà riguardo a questa luce".