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C’è qualcosa di ancor più importante della famiglia?

La famiglia è un valore centrale per la fede ebraica e cristiana. L’istituzione della famiglia procede dalla volontà di Dio che ne ha fatto un’istituzione creazionale fondante ed imprescindibile della natura e della società umana. La distinzione e l’unione “produttiva” di maschio e femmina è stata benedetta da Dio e santificata. La famiglia fornisce un ambiente di affetto e protezione insostituibile della sua progenie che garantisce ad essa la loro appropriata educazione. Essa è il fondamento dell’intera società. Più che mai, come cristiani, abbiamo il dovere vivere e trasmettere i valori familiari sulla base dei ricchi principi biblici. L'attuale crisi della famiglia tradizionale e i vari tentativi di ridefinirla la mettono oggi volentieri in questione come se fosse qualcosa di “superato”. Non esistono, però “modelli alternativi“ alla famiglia: è insostituibile.

Per quanto, però, la famiglia sia importante e da sostenere senza compromessi, nella scala dei valori biblici c’è qualcosa di ancora più importante della famiglia. Lo troviamo nell’insegnamento ed esempio dello stesso Gesù nel testo biblico che esaminiamo oggi: vangelo secondo Marco, capitolo 3, dal versetto 31.

“Nel frattempo giunsero i suoi fratelli e sua madre e, fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare. Or la folla sedeva intorno a lui; e gli dissero: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro, dicendo: «Chi è mia madre, o i miei fratelli?». Poi guardando in giro su coloro che gli sedevano intorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli. Poiché chiunque fa la volontà di Dio, questi è mio fratello, mia sorella e madre»” (Marco 3:31-35).

Non sappiamo molto sulla famiglia di Gesù. Nel tempo in cui avviene questo episodio Gesù ha una trentina d'anni, e dei Suoi genitori pare essere in vita solo Sua madre. I vangeli ci parlano pure di fratelli e sorelle di Gesù. Sembrano un nucleo familiare molto unito, solidale secondo la migliore tradizione ebraica. Sembrano, infatti, sinceramente preoccupati quando Gesù inizia il Suo ministero di predicazione e di guarigione, raccogliendo intorno a Sé dei discepoli e denunciando apertamente il comportamento delle autorità religiose e civili. Perché sono preoccupati? Quanto Gesù sta facendo e dicendo dà loro l'impressione che Gesù, figlio e fratello, sia davvero „impazzito“. Poco prima, infatti, mentre Gesù predicava, erano venuti persino a „riprenderselo“, quasi per „salvarlo da Sé stesso“: “E quando i suoi parenti udirono ciò, uscirono per prenderlo, perché dicevano: «Egli è fuori di sé»” (Marco 3:21)

Già, ...perché mai Gesù non fa come tutti gli altri uomini della sua età? Che mai ha per la testa? Egli sembra solo „andare in cerca di guai“ mentre potrebbe invece svolgere quietamente la sua professione, farsi una propria famiglia, tenendosi lontano dalla politica ed osservando le regole del comportamento sociale e religioso „accettabile“? Gesù non ha nemmeno studiato per fare il predicatore o il maestro! Non può assumersi compiti che non gli competono! Per forza, poi, gli altri reagiscono! Chi crede d'essere? Che ritorni alla ragione! Che se ne torni a casa tranquillo! Così facendo mette in pericolo anche la sua famiglia! Questa è la voce della sua famiglia!

Le esigenze della famiglia

E' per questi motivi che la sua famiglia si preoccupa e cerca ripetutamente di riportarlo a casa, anche se con scarso successo... Ecco così che nel nostro episodio: “Nel frattempo giunsero i suoi fratelli e sua madre e, fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare“ (31). Gesù stava discutendo in una casa con scribi e Farisei, come pure predicando, ma i Suoi familiari rimangono fuori. Già questo è significativo: vogliono „rimanersene fuori“, non vogliono essere coinvolti nelle „follie“ di Gesù, non vogliono apparire compiacenti verso l'attività di Gesù. ...loro non c'entrano! In ogni caso la folla è tanta e non possono fare altro che far passare la voce da uno all'altro fino a raggiungere Gesù: „Torna a casa, abbiamo bisogno di te! Abbiamo bisogno di braccia per lavorare e far funzionare la nostra azienda familiare!“. E' per questo che il testo dice: “Or la folla sedeva intorno a lui; e gli dissero: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e ti cercano»” (32).

Le “esigenze della famiglia“ sono legittime, comprensibili. Potremmo persino sostenere che Gesù stesse trascurando i doveri che aveva verso la Sua famiglia! Molti odierni “sostenitori della famiglia” sarebbero d'accordo questa affermazione.

I propositi di Dio

La reazione di Gesù, però, non è quella che potremmo aspettarci da Lui. Gesù avrebbe potuto dire: „E' vero, scusate, non sto onorando i miei doveri familiari, non sto ubbidendo a mia madre, ho pensato di essere più saggio di tutti i miei fratelli e sorelle messe assieme! Sto dando un cattivo esempio alla gente! Scusatemi, adesso congedo tutti e me ne ritorno a casa! Ho sbagliato!“. No, Gesù non risponde così… Come, di fatto, Gesù risponde potrebbe persino sembrare irriverente, anzi, offensivo, scandaloso: “Egli rispose loro: «Chi è mia madre, o i miei fratelli?»” (33).

Ma come? Certamente Gesù non dice questo per mancanza di rispetto o disprezzo verso la Sua famiglia. Gesù si è sempre occupato della Sua famiglia. Egli rispetta il comandamento che dice: „Onorerai tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra che l'Eterno, il tuo DIO, ti dà“ (Esodo 20:12). Persino prima di morire in croce Gesù affida la cura di Sua madre al discepolo Giovanni. „Poi disse al discepolo: “Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quel momento il discepolo l'accolse in casa sua” (Gv. 19:27). La stessa comunità cristiana, guidata da Giacomo, fratello di Gesù, ospiterà Maria: “Tutti costoro perseveravano con una sola mente nella preghiera e supplica con le donne, con Maria, madre di Gesù, e con i fratelli di lui” (Atti 1:14).

Salvo restando la necessità di sostenere la propria famiglia, Gesù dice che c'è qualcosa di ancora più importante della famiglia: i propositi di Dio, il Suo Regno, l’umanità redenta a che Dio chiama ad edificare. Ecco così Gesù che: “Poi guardando in giro su coloro che gli sedevano intorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli”(34).

Gesù qui dice che i rapporti naturali, come quelli della famiglia, passano in secondo piano rispetto a quelli dell'Evangelo. Gesù delinea qui delle priorità, una scala di valori. Prima viene Dio! I legami familiari, persino quelli fra madre e figlio, per quanto importanti, non sono assoluti. L'ubbidienza ai genitori è importante, ma se questa contraddice l'obbedienza verso Dio, essa deve essere disattesa: prima viene Dio. Lo stesso vale verso le autorità: i principi biblici prescrivono, è vero, il rispetto e l'ubbidienza alle autorità. Se però esse ostacolano o contraddicono l'ubbidienza alla Parola di Dio, bisogna disubbidire alle autorità. Pietro e gli apostoli, a cui le autorità proibiscono di predicare Cristo, dice: “Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini”(Atti 5:29).

Una volta Gesù aveva invitato un uomo a seguirlo come Suo discepolo. Gli aveva detto: «Seguimi». “Poi disse ad un altro: «Seguimi!». Ma quello rispose: «Signore, permettimi prima di andare a seppellire mio padre». Gesù gli disse: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va' ad annunziare il regno di Dio». Ancora un altro gli disse: «Signore, io ti seguirò, ma permettimi prima di congedarmi da quelli di casa mia». Gesù gli disse: «Nessuno che ha messo la mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio»” (Luca 9: 59-62). Qui certamente non voleva dire che non bisognasse dare degna sepoltura al proprio padre, oppure che non bisognasse salutare quei di casa propria, ma che se i legami familiari sono una scusa, un pretesto o un ostacolo per non seguire Cristo, essi vanno lasciati, ad essi bisogna provvedere diversamente.

Per Gesù è così importante la priorità e l'amore che deve essere rivolto a Dio, che, in confronto, tutto il resto è simile all’odio! Polemicamente un giorno Gesù aveva detto: „Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie e figli, fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo“ (Luca 14:26). In modo ancora più enfatico, Gesù dice: „Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre, tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell'uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. E chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la ritroverà“ (Mt. 10:34-39).

Legami condizionati

Ecco, così che nel nostro testo, Gesù si guarda intorno e identifica fra la folla i suoi discepoli come la Sua autentica famiglia. Dice: “Poiché chiunque fa la volontà di Dio, questi è mio fratello, mia sorella e madre“ (35). Maria, la madre di Gesù, aveva ricevuto da Dio un compito molto importante. Essa, però, è solo strumentale ai piani di Dio. Quando la madre di Gesù interferisce con i tempi della missione di Gesù, Egli la redarguisce e le dice: «Che cosa c'è tra te e me, o donna? L'ora mia non è ancora venuta» (Giovanni 2:4). I legami di sangue fra Maria e suo figlio Gesù, sono di importanza relativa e la dignità accordata a Maria in certi ambienti religiosi è esagerata. Maria, la madre di Cristo, non deve essere posta sullo stesso livello di Cristo, o persino a maggiore. Essa ha ricevuto grazia come ogni altro credente, anche se compiti diversi. Il compito che ha ricevuto, per quanto importante, non la rende particolarmente meritoria o potente. Così dice il vangelo di Luca: “Or avvenne che, mentre egli diceva queste cose, una donna della folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e le mammelle che ti hanno allattato». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che odono la parola di Dio e l'osservano»“ (Luca 11:27,28). E' lo stesso concetto che Gesù annunzia nel nostro testo! Ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica è ciò che più conta. 

Il valore della comunità cristiana

La famiglia, quindi, i legami naturali, hanno un valore relativo, condizionato, subordinato rispetto alla vita a cui il Signore Gesù ci chiama. Il bisogno umano di appartenere, di non essere solo è autentico. Iddio dice in Genesi: “Non è bene che l'uomo sia solo” (Genesi 2:18). La coppia, la famiglia, è la condizione normale, voluta da Dio per tutti. E' una meravigliosa benedizione avere una famiglia autenticamente cristiana che vive in fede ed in obbedienza alla volontà rivelata di Dio, che insieme loda il Signore e Lo prega, che insieme legge ogni giorno la Bibbia e partecipa ogni domenica al culto comunitario. Essere chiamati da Dio a partecipare al Suo Regno ed espanderlo, talvolta, però, può voler dire abbandonare legami naturali quando sono ad esso di impedimento. Gesù fa, però, una precisa promessa: «In verità vi dico che non c'è nessuno che abbia lasciato casa o genitori o fratelli o moglie o figli, per il regno di Dio, che non ne riceva molte volte tanto in questo tempo, e nell'età a venire la vita eterna» (Luca 18:29,30). Che cosa vuol dire „ricevere molte volte tanto in questo tempo“ ...casa, moglie, fratelli, genitori, figli? Significa vivere la bellezza di avere fratelli e sorelle nella fede. Ecco che cosa intende dire Gesù quando dice: „Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre“. La comunità cristiana è chiamata ad essere una famiglia allargata ispirata dalla stessa fede e dallo stesso amore, che edifica una comunione tale in cui tutti possono vincere la loro solitudine ed essere umanamente e spiritualmente soddisfatti. Quando lo Spirito Santo, nei Salmi, dice: “DIO fa abitare il solitario in una famiglia” (Sl. 68:6), Egli intende la comunione solidale dei credenti. E' nella comunità cristiana che coloro che non possono avere una propria famiglia, persone sole, anziane, malati, invalidi, ma non solo, possono vedere soddisfatti i loro bisogni sociali.

Se leggete il libro degli Atti, noterete come è la comunità cristiana che si occupa delle vedove (molto comuni allora) e dei malati. E' in essa che essi possono trovare la migliore solidarietà. Così sarà spesso nel corso della storia quando si vede come i cristiani siano gli unici a dare accoglienza ai bisognosi! La chiesa cristiana è fatta di piccole comunità in cui ci si possa realmente provvedere l’uno per l'altro. E' una gran cosa, una gioia, quella di „essere imparentati“ attraverso la fede, con coloro che sono in comunione con Cristo, avere comunione con coloro che sono in comunione con Cristo, perché essi sono il corpo di Cristo, „carne della Sua carne“. Ecco la famiglia cristiana „allargata“ che lo stesso Signore Gesù preferisce a quella naturale. Grazie a Dio, la madre di Gesù, e i Suoi stessi fratelli naturali, saranno convertiti a Dio e parteciperanno alla comunità cristiana di Gerusalemme. 

Conclusione

La famiglia naturale è importante, ma lo è ancora di più la famiglia in Cristo. La fede ebraica e cristiana onora la famiglia naturale, la promuove e la protegge. Essa, però, non è di importanza assoluta, ma relativa. Il servizio di Dio, il Regno di Dio, la causa di Dio, è più importante ancora. Per quanto la famiglia sia importante, nella fede cristiana c'è qualcosa di ancora più importante: la comunità dei credenti, di coloro che credono in Gesù, Lo ascoltano, Lo amano, Lo servono, vogliono camminare sulla Sua via. Se coloro che sono legati a noi per parentela condividono tutto questo sarà per noi una grande gioia. Se però essi „si fermano fuori“, essi acquisteranno per noi importanza relativa.... Gesù, “...girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre»“ (34, 35). Che il Signore ci dia di vivere e di valorizzare la comunità cristiana, di volervi e potervi partecipare ed edificarla! Che noi si possa dire con il Salmista: “Tutta la mia affezione è riposta negli uomini santi ed onorevoli che sono sulla terra” (Salmo 16:3).

Paolo Castellina, Riduzione di una predicazione del 20.08.05.