Predicazioni/Proverbi/Un sano timore di Dio: ammonimento e consolazione

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Un sano timore di Dio: ammonimento e consolazione  (Proverbi 1:7; 9:10) 

In un’epoca come la nostra dove si parla della “eclisse di Dio” nella consapevolezza comune, concetti come “il timor di Dio” o essere “timorati di Dio” risultano incomprensibili ed equivocati e suscitano persino derisione.  Essere “timorati di Dio”, però, è un aspetto centrale per la fede ebraica e cristiana. Esso definisce e caratterizza un sano e costruttivo concetto di umanità e ne garantisce vita e prosperità morale e spirituale nel senso più ampio del termine.  Oggi esamineremo che cosa sia nella Bibbia il timor di Dio, sia come ammonimento che come consolazione.

Eclisse di Dio?

In un’epoca come la nostra dove si parla della “eclisse di Dio” nella consapevolezza della maggior parte della popolazione, concetti come “il timor di Dio” o essere “timorati di Dio” sanno di “roba vecchia”, sono persino incomprensibili ai più ed equivocati. Non raramente suscitano pure derisione.

La prefazione della pubblicazione mensile di VisioneTV del dicembre 2023 dal titolo “L’esilio di Dio” [1] osserva: “L’odierno processo di desacralizzazione ha progressivamente bandito il sacro ed eliminato il divino, considerando quest’ultimo come un’inutile, superflua eredità del passato. Cacciato Dio e reso il cielo vuoto, l’Uomo si è ritagliato sempre più spazio, ponendosi non solo al centro dell’universo, ma ritagliandosi anche il ruolo di demiurgo, abbracciando con esaltazione prometeica le derive del post-umano. (...) Dio, infatti, è diventato l’unico argomento che genera scompiglio e inquietudine, determinando violente reazioni censorie anche da parte di chi si dice formalmente credente. Persino l’attuale Papa Francesco sembra avere pudore nel discutere di questioni metafisiche, nell’offrire a ogni singolo individuo una strada e una prospettiva di salvezza eterna, sulla base di una interpretazione della vita e del mondo orientata e chiara sul piano escatologico. Parlare oggi di Dio – specie del Dio cristiano – crea scandalo in larghe fette di popolazione, avvelenate da decenni di becero materialismo, che sconfina nello scientismo più grottesco, misera parodia del sacro, che deturpa e offende la potenza della logica annullando il libero discernimento”.

Essere “timorati di Dio”, e vivere in quella prospettiva, però, è un aspetto centrale per la fede ebraica e cristiana. Esso definisce e caratterizza un sano e costruttivo concetto di umanità e ne garantisce la vita e la prosperità nel senso più ampio del termine. Come dice il libro biblico dei Proverbi: “Il timore dell'Eterno è il principio della scienza (...) Il principio della sapienza è il timore dell'Eterno, e conoscere il Santo è l'intelligenza” (Proverbi 1:7; 9:10). Nel libro degli Atti degli Apostoli, quando la diffusione della fede cristiana si stabilizza in un periodo di pace e serenità, è scritto: “Così la Chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria aveva pace, essendo edificata, e, camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, moltiplicava” (Atti 9:31). Che cosa significa vivere nel timore del Signore e perché questo deve caratterizzare la normalità della nostra vita? Perché si tratta di un concetto positivo e costruttivo? Lo esaminiamo sommariamente oggi.

Che cos’è la paura o timore

Secondo il vocabolario della lingua italiana [2], la paura è descritta come uno stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso. Più o meno intenso secondo le persone e le circostanze - così continua la descrizione - essa assume il carattere di un turbamento forte e improvviso, che si manifesta anche con reazioni fisiche, quando il pericolo si presenti inaspettato, colga di sorpresa o comunque appaia imminente. Il timore, d’altro canto [3], è definito in primo luogo come la condizione o lo stato d’animo di chi teme, di chi pensa possa verificarsi un evento dannoso, doloroso o comunque spiacevole, al quale vorrebbe sottrarsi.

Nella Bibbia, però, il concetto di paura o timore è considerato soprattutto dalla prospettiva relazionale. Esso ha a che fare con le dinamiche del potere, con i rapporti esistenti fra il superiore e l’inferiore, fra chi è in posizione di autorità e coloro che ne sono o devono esserne sottomessi. Quando l’autorità asserisce il suo potere, essa minaccia e spesso mette legittimamente in azione sanzioni punitive contro chi mette in questione tale autorità e vorrebbe sfuggirle, e quindi “fa paura”, “incute timore”.

La Bibbia fa, certo, una chiara distinzione fra autorità legittime e non legittime. Nel primo caso la paura o il timore serve a preservare l’ordine nella società, nel secondo caso si può parlare forze che operano prevaricazione, ingiustizia ed oppressione - il che giustifica azioni miranti a liberarcene. Esistono quindi autorità che esercitano un potere legittimo. In Romani 13 l’apostolo Paolo scrive: “Il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene, ma, se fai quel che è male, temi, perché egli non porta la spada invano, poiché egli è un ministro di Dio, per infliggere una giusta punizione contro colui che fa il male” (Romani 13:4). Vi sono però anche autorità non legittime e ingiuste che abusano del loro potere come quella del Faraone egiziano che rende schiavi e terrorizza il popolo di Israele. Per la loro liberazione Dio stesso interviene promuovendo varie strategie atte a risolvere questa situazione. Allo stesso modo abbiamo la temibile, spaventosa potenza oppressiva della “bestia” descritta da Apocalisse 13, che apparirà negli ultimi tempi, ma che si  riscontra pure in vari momenti della storia.

Bisogna pure tenere conto che nella Bibbia sono importanti, a questo riguardo, gli accordi o patti fra le parti che altrimenti sarebbero in temibile conflitto, e che stabiliscono per loro diritti e doveri, come pure che comportano sanzioni penali per i trasgressori: essi dissipano la paura. Questi patti servono per mantenere la pace e l’armonia nella società fra le parti tramite un accordo da esse sottoscritto. Oltre quindi alla paura ed al timore come stato emotivo si deve così parlare, in prospettiva biblica, del giusto timore da avere verso un’autorità legittima come quella di Dio, Signore del creato, dell’autorità dei genitori sui figli o delle autorità politiche che, quando si sottomettono esse stesse all’autorità ultima di Dio e delle Sue leggi supreme, esercitano una giusta e necessaria funzione di regolazione della società. Questo è esemplificato nel libro dei Re dove troviamo: “Temettero il re perché vedevano che la sapienza di Dio era in lui per amministrare la giustizia” (1 Re 3:28). Ed è proprio da questo che deriva il concetto di “timore reverenziale” che dobbiamo a Dio, ai nostri genitori o agli anziani in genere: “Ciascuno rispetti sua madre e suo padre” (Levitico 19:3) dice il comandamento, che si applica pure ad ogni autorità legittima. Di questo timore ne parla anche il vocabolario della lingua italiana quando, come secondo significato parla di esso come del rispetto profondo, accompagnato da un senso di soggezione verso l’autorità legittima.

Il tipo giusto di timore, infatti, è quello che induce a provare soggezione, riverenza, e rispetto. Lo vediamo rappresentato nel libro dell’Esodo con una contraddizione solo apparente, quando, di fronte alla potente manifestazione di Dio sul Sinai che proclama al Suo popolo, tramite Mosè, la Sua Legge suprema, base del patto che lo lega a Dio (il suono di trombe, lampi e fumo): “Mosè disse al popolo: “Non temete, poiché Dio è venuto per mettervi alla prova, affinché ci sia in voi timore di Dio, e così non pecchiate” (Esodo 20:20). Mosè incoraggia gli Israeliti a non aver paura che Dio li colpisca arbitrariamente e senza motivo ma che debbano avere verso di Lui timore reverenziale. Li informa, cioè, che il Signore Iddio si era rivelato in un modo così terrificante proprio per tenerli lontani dal male e impedire loro di peccare.

Timor di Dio come dono dello Spirito Santo

È sempre il vocabolario della lingua italiana che ci dà, così, una terza accezione del termine “timore”, quella in particolare che si riferisce al “timore di Dio”. Dice: “Nella teologia cristiana, il timore di Dio è uno dei doni dello Spirito Santo, per cui vengono infusi nei credenti riverenza e pietà filiale verso Dio. Nell’uso corrente, scrupoloso sentimento di soggezione a Dio e di rispetto dei suoi comandamenti e dei precetti biblici” [3].

Rammentate il testo biblico che avevo menzionato all’inizio: “Così la Chiesa (...) aveva pace, essendo edificata, e, camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, moltiplicava” (Atti 9:31)? Che cos’è la Chiesa? Persone che la grazia di Dio in Gesù Cristo ha salvato dalla giusta e temibile ira di Dio (il giudizio di Dio dei peccatori, trasgressori della Sua Legge suprema) attraverso il ravvedimento e la fede nella Persona ed opera di Gesù Cristo. Di questo giudizio di Dio ogni creatura umana, decaduta com’è nel peccato, farebbe bene ad averne paura, anzi terrore, rinunciando ad ogni illusione di salvezza a buon mercato. La giustizia di Dio è “roba seria” e cadrà senza remissione sul capo di ogni peccatore impenitente. La Scrittura dice: “il salario del peccato è la morte” (Romani 6:23 a). Infatti: “È spaventoso cadere nelle mani del Dio vivente” (Ebrei 10:31). Gesù stesso dice: “temete ... colui che può far perire e l'anima e il corpo nella geenna” (Matteo 10:28), cioè Dio, tradotto anche dal Martini e dal Tintori: “Temete ... colui che può mandar in perdizione e l'anima e il corpo all'inferno”. Per questo l’annuncio dell’Evangelo della predicazione apostolica è chiaro: “...e con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: ‘Salvatevi da questa perversa generazione’” (Atti 2:40).

Se, però è vero, com’è vero, che il salario del peccato è la morte, “il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 6:23 b). Difatti tutti coloro che si ravvedono dalla loro ribellione a Dio e trasgressione ai Suoi giusti comandamenti e si affidano all’opera salvifica di Gesù, il Cristo, sono liberati dalla condanna che grava su di loro, perché Gesù Cristo l’ha presa Egli stesso su di Sé per loro. “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio” (Efesini 2:8). La predicazione apostolica non lascia spazio ad incertezze al riguardo: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo” (Atti 2:38).

Camminare con Dio 

E qual è il dono dello Spirito Santo? Quello di “camminare nel timore del Signore”. Questo concetto appare, fra l’altro, già nei tempi più remoti del popolo di Dio. Pensate al personaggio di Enoch in Genesi: “Enoc camminò con Dio; poi scomparve, perché Dio lo prese” (Genesi 5:24). Questo significa che era riconciliato con Dio, poiché due non possono camminare insieme se non si mettono d'accordo, come dice la Scrittura stessa: “Due uomini camminano forse insieme se prima non si sono accordati?” (Amos 3:3). La sua vita era pia, giusta e sobria. Camminare con Dio, avere timor di Lui, significa mettere Dio sempre davanti a noi e agire sempre guardando a Lui, preoccupandosi costantemente, in tutte le cose, di compiacere Dio e di non offenderlo mai. Questa era la sua preoccupazione e il suo impegno costante. Mentre gli altri vivevano per sé stessi e per il mondo, egli viveva per Dio. Dio era la gioia della sua vita. Enoch sarebbe stato poi “rapito” da Dio stesso per essere portato in un mondo migliore. Poiché egli non aveva vissuto come il resto dell'umanità, “Per fede Enoc fu trasportato perché non vedesse la morte e non fu più trovato, perché Dio l'aveva portato via, poiché prima che fosse portato via fu di lui testimoniato che era piaciuto a Dio” (Ebrei 11:5). Egli non apparteneva più a questo mondo ed era stato trasformato come lo saranno tutti i figlioli di Dio autentici, quelli che saranno in vita alla seconda venuta di Cristo. Coloro che iniziano a camminare con Dio sin da giovani possono aspettarsi di camminate con Lui a lungo, comodamente e facilmente. Il cammino stabile del vero cristiano nella santità, durante tutta la sua vita, finché Dio vorrà, farà grande bene a quella vita di fede a cui molti si oppongono e di cui molti abusano.

L’insegnamento del Nuovo Testamento è esplicito a questo riguardo. “Compite la vostra salvezza con timore e tremore” (Filippesi 2:12), obbedire a Dio con profonda riverenza evitando tutto ciò che potrebbe dispiacergli. Dobbiamo temere l'apostasia, servendo Dio con santo timore: “... siamo riconoscenti e offriamo ... a Dio un culto accettevole, con riverenza e timore!” (Ebrei 12:28-29). Il timore del Signore si esprime così nella sottomissione reverenziale alla Sua volontà.

Vivere come timorati di Dio 

Con una corretta comprensione del timore del Signore apprezziamo il valore del timore del Signore come rivelato nei Proverbi. Che cosa dunque vuol dire “camminare nel timore del Signore”: odiare ciò che è male agli occhi di Dio: “Il timore dell'Eterno è odiare il male; io odio la superbia, l'arroganza, la via del male e la bocca perversa” (Proverbi 8:13). “Il timore dell'Eterno conduce alla vita; chi lo possiede si sazia, e passa la notte senza essere visitato da alcun male” (Proverbi 19:23). Avremo una vita soddisfacente, risparmiata da molti mali. Infatti: “C'è grande sicurezza nel timore dell'Eterno; egli sarà un rifugio per i figli di chi lo teme. Il timore dell'Eterno è fonte di vita e fa evitare le insidie della morte” (Proverbi 14:26-27). Saremo spinti ad allontanarci dal male: “Con la bontà e con la fedeltà si espia la colpa, e con il timore dell'Eterno si evita il male” (Proverbi 16:6); “Il frutto dell'umiltà e del timore dell'Eterno è ricchezza, gloria e vita” (Proverbi 22:4).

Sviluppare timore del Signore 

Come sicoltiva e sviluppa un santo timore di Dio?  “... per mezzo della parola di Cristo” (Romani 10:17), letta, meditata, “assorbita”, praticata. Israele era chiamato a  riunirsi per leggere e ascoltare la Parola: “... leggerai questa legge davanti a tutto Israele, in modo che egli la oda. Radunerai il popolo, uomini, donne, bambini, con lo straniero che sarà nella tua città, affinché odano, imparino a temere l'Eterno, il vostro Dio, e abbiano cura di mettere in pratica tutte le parole di questa legge. E i loro figli, che non ne avranno ancora avuto conoscenza, lo udranno e impareranno a temere l'Eterno, il vostro Dio, tutto il tempo che vivrete nel paese del quale voi andate a prendere possesso, passando il Giordano” (Deuteronomio 31:10-13).

Quando si legge la Parola di Dio, si dovrebbe acquisire un sano grado di timore del Signore. L’apostolo Pietro così ci avverte: “... i cieli di adesso e la terra per la medesima parola sono custoditi, essendo riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empi. Ma voi, carissimi (...) poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà, aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio, per mezzo del quale i cieli infuocati si dissolveranno (...)  perciò, carissimi, aspettando queste cose, fate di tutto per essere trovati, agli occhi suoi, immacolati e irreprensibili nella pace” (2 Pietro 3:7-14).

Il timore di Dio è quindi sia un valore negativo, per ammonire i peccatori impenitenti e i disubbidienti, sia positivo in quanto rispetto per Dio. Dobbiamo tenere questi due aspetti in equilibrio. Alcuni parlano solo dell'amore di Dio e non hanno timore del Signore. Altri leggono solo del giudizio di Dio e non sanno nulla della Sua amore misericordioso. L'uno sviluppa un atteggiamento di permissività che sminuisce la santità e la giustizia di Dio. L'altro sviluppa una psicosi di terrore che dimentica la Sua grazia e compassione.

Conclusione 

Chi si conforma ad un tempo come il nostro largamente privo del timore di Dio non potrà che raccogliere gli amari frutti del suo traviamento, ma chi vive nel timore reverenziale di Dio, con fede e ubbidienza a Lui trova vita e la sua stessa umanità. Come scrive l’Apostolo:  “Tu invece, seguendo la tua durezza e il tuo cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d'ira per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna a quelli che con la perseveranza nell'operare il bene cercano gloria, onore e immortalità, ma a quelli che sono contenziosi e non ubbidiscono alla verità ma all'ingiustizia, ira e indignazione. Tribolazione e angoscia sopra ogni anima d'uomo che fa il male, (...) ma gloria, onore e pace a chiunque opera bene” (Romani 2:5-10). Se desideriamo essere veramente saggi, allora cominciamo con il timore del Signore, comprenderlo, apprezzarlo e svilupparlo nella nostra vita di figlioli di Dio!

Paolo Castellina, 2 Dicembre 2023

Note

[1] https://visioneditore.it/prodotto/lesilio-di-dio-visione-08-2023/  

[2] https://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/paura/

[3] https://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/timore/