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Chiamati a vivere con integrità

Una virtù rara ma essenziale

Conoscete l’espressione “essere tutto d’un pezzo”? Molti si chiedono se “convenga” ancora oggi essere “tutto d'un pezzo”! Questa espressione descrive una persona integra, dalla dirittura morale ineccepibile, dalla costanza di comportamento e, nella migliore accezione, del carattere fermo e deciso. Esiste ancora una persona siffatta? Oggigiorno tendiamo persino a dubitare che possa esistere veramente, e che uno che così venga considerato nasconda “sicuramente” qualcosa, che sia fondamentalmente un ipocrita. Per quanto nessuno in questo mondo possa considerarsi “perfetto”, si tratta di sospetti ingiusti, spesso addotti per giustificare la propria mancanza di integrità! 

Una persona integra magari è rara, in ogni caso l’integrità morale e spirituale è ciò a cui ci chiama la Parola di Dio, che di essa ce ne dà numerosi esempi, come è detto di Giobbe: “C'era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest'uomo era integro e retto; temeva Iddio e fuggiva il male” (Giobbe 1:1). Soprattutto abbiamo il Signore e Salvatore Gesù Cristo, al quale, come Suoi discepoli, dobbiamo conformarci.

Il Salmo 26

Sul concetto di integrità vogliamo riflettere oggi sulla base delle espressioni del Salmo 26. Ascoltiamolo, e poi espanderemo un poco ciò che esprime.

Fammi giustizia, o Eterno, perch'io cammino nella mia integrità, e confido nell'Eterno senza vacillare. Scrutami o Eterno, e mettimi alla prova; prova le mie reni ed il mio cuore. Poiché ho davanti agli occhi la tua benignità e cammino nella tua verità. Io non mi siedo con uomini bugiardi, e non vo con gente che simula. Io odio l'assemblea de' malvagi, e non mi seggo con gli empi. Io lavo le mie mani nell'innocenza, e così fo il giro del tuo altare, o Eterno, per far risuonare voci di lode, e per raccontare tutte le tue meraviglie. O Eterno, io amo il soggiorno della tua casa e il luogo ove risiede la tua gloria. Non mettere l'anima mia in un fascio coi peccatori, né la mia vita con gli uomini di sangue, nelle cui mani è scelleratezza, e la cui destra è colma di presenti. Quant'è a me, io cammino nella mia integrità; liberami, ed abbi pietà di me. Il mio piè sta fermo in luogo piano. Io benedirò l'Eterno nelle assemblee (Salmo 26).

Il termine “integrità” deriva dall’aggettivo “integro” intero, intatto; lo stato di una cosa che possiede tutte le sue parti, i proprî elementi e attributi, che conserva intatta la propria unità e natura, o che non ha subìto danni, lesioni, diminuzioni quantitative o qualitative. L'integrità è il concetto etico di basare le proprie azioni su un quadro coerente di principi, il massimo accordo possibile tra i propri ideali e valori e l'applicazione degli stessi nella vita reale. L'integrità personale è l'osservanza del sistema di valori personali rispetto al proprio linguaggio e alle proprie azioni. Ci possono essere altri quadri di riferimento, ma per noi che ci basiamo sull’insegnamento autorevole delle Sacre Scritture ebraiche e cristiane, il sistema di valori di riferimento è quello della legge di comportamento stabilita da Dio e che riflette il Suo carattere intrinseco. Una persona integra vive e agisce nella consapevolezza che le sue convinzioni personali, le sue norme e i suoi valori sono espressi nel suo comportamento. L'integrità personale è stata contrassegnata come lealtà verso se stessi, ma rispetta anche l'integrità e la dignità degli altri e si sforza di non violarle. L'affermazione che delle singole persone sono "integre" significa che queste persone sono "incorruttibili" e posseggono valori profondamente radicati, imprescindibili, ai quali sono ancorati permanentemente e dai quali non possono essere dissuasi.

1. Il Salmo chiede a Dio che gli si faccia giustizia, perché viene ingiustamente accusato di disonestà, di ipocrisia, di secondi fini. No, si tratta di accuse false e capziose perché, egli dice “Io cammino nell’integrità”. Nel linguaggio biblico “camminare” vuol dire portarsi, comportarsi, vivere in modo integro. Questo implica sia pubblicamente nei suoi rapporti con gli altri (con i singoli, in famiglia, nella comunità di fede, nel mio rapporto con le istituzioni e le autorità) che privatamente, anche quando nessuno lo vede - Dio, però lo vede comunque...

2. “Confido nell'Eterno senza vacillare” (1). Egli sa che il Signore Iddio rimane sempre fedele alle Sue promesse, quelle che ha scolpite nella roccia del Suo Patto. Su di essa il Salmista poggia fermamente i suoi piedi. Non è una banderuola, non ondeggia a seconda del vento o accennando di cadere per mancanza di stabilità, oppure a forti percosse ricevute. Le sue facoltà facoltà intellettuali e spirituali non sono annebbiate e confuse.

3. “Scrutami o Eterno, e sperimentami; prova le mie reni ed il mio cuore” (2). Egli è disponibile ad essere messo in questione. Non teme che Dio esamini, vagli, la sua condizione interiore. I reni e il cuore erano visti allora come la sede della propria volontà, coscienza e carattere morale. Il Salmista non si nasconde, non pretende necessariamente che tutto sia a posto, ma è disposto a fare un check up interiore e correggere ciò che non è come dovrebbe essere.

4. “Poiché ho davanti agli occhi la tua benignità e cammino nella tua verità” (3). Il Salmista è consapevole della fedeltà e lealtà del Signore, conosce la parola di verità che egli ha pubblicato e questo lo motiva a rimanere fedele al Signore e conservare la sua purezza morale.

5. “Io non mi siedo con uomini bugiardi, e non vo con gente che simula. Io odio l'assemblea de' malvagi, e non mi seggo con gli empi” (4,5). L’apostolo Paolo dirà: “Non v'ingannate: Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi” (1 Corinzi 15:33). Con esse non intende fare compromessi né indugiarvi per non correre il rischio di essere eventualmente accusato di compiacenza con esse. Non si conforma in modo acritico all’ambiente circostante, al suo gruppo di appartenenza o a quanto dicono “le autorità”. La sua testimonianza è per la verità oggettiva, che intende vivere e proclamare. L’Apostolo scrive ancora: “Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; anzi, piuttosto riprendetele” (Efesini 5:11). Denunziare il malfare è un dovere del cristiano, come dice Gesù: “Non giudicate secondo l'apparenza, ma giudicate con giusto giudizio” (Giovanni 7:24). Non disdegna il contatto con gli altri, ma fa bene attenzione a non apparire un “collaborazionista” con chi tollera e fa il male. 

6. “Io lavo le mie mani nell'innocenza, e così fo il giro del tuo altare, o Eterno, per far risonare voci di lode, e per raccontare tutte le tue maraviglie. O Eterno, io amo il soggiorno della tua casa e il luogo ove risiede la tua gloria” (6,7,8,). Dopo essersi purificato da ogni colpa (non ipocritamente come Pilato!), il Salmista entra nel tempio di Dio alla Sua presenza con gioia e riconoscenza e magnifica le Sue opere. "Io benedirò l'Eterno nelle assemblee" (12b). L'incontro con il Signore nell'assemblea dei fedeli è la fonte della sua forza ed integrità.

7. La sua integrità morale e spirituale non è per lui occasione di vanto e pretese. Dice: "Non metter l'anima mia in un fascio coi peccatori, né la mia vita con gli uomini di sangue, nelle cui mani è scelleratezza, e la cui destra è colma di presenti. Quant'è a me, io cammino nella mia integrità; liberami, ed abbi pietà di me" (9-11). Corruzione, azioni scellerate, complicità con assassini, e gente ribelle a Dio ed alla sua legge, è frutto della grazia di Dio che da tutto questo lo ha liberato.

Per tutto questo alla fine può allora dire: "Il mio piè sta fermo in luogo piano" (12). Dopo aver camminato nell'integrità può finalmente fermarsi al termine della sua vita con una posizione finalmente sicura dalla quale niente e nessuno lo potrà più smuovere.

Il compimento in Cristo

Descrivendo le responsabilità a cui Dio lo aveva chiamato come testimone dell’Evangelo, l’apostolo Paolo esclama: “E chi è sufficiente a queste cose?” (2 Corinzi 2:16), vale a dire: “E chi è mai all'altezza di questi compiti?”. Lo stesso si potrebbe dire per l’integrità a cui siamo chiamati come cristiani. Con molte contraddizioni ed incoerenze come noi tutti abbiamo, come potremmo manifestare l’integrità alla quale Dio ci chiama, l’integrità testimoniata da tanti eroi della fede nei tempi della Bibbia e anche oggi? Ce lo dice la Scrittura stessa, come si esprime la lettera agli Ebrei: “Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Ebrei 12:1-2). Il Salvatore Gesù Cristo, infatti, non solo si pone davanti a noi come nostro esempio, ma come l’autore e il perfezionatore, il compitore della nostra fede. Egli, infatti, “...ci è stato fatto da Dio sapienza, e giustizia, e santificazione, e redenzione” (1 Corinzi 1:31). Dio fà la grazia di accreditare la giustizia di Cristo a tutti coloro che si affidano a Lui per essere salvati dai loro peccati, e li incammina in un processo di rinnovamento e santificazione, com’è scritto: “...avete svestito l'uomo vecchio coi suoi atti e rivestito il nuovo, che si va rinnovando in conoscenza ad immagine di Colui che l'ha creato” (Colossesi 3:10).

Si, chi meglio del Signore e Salvatore Gesù Cristo può vantare la Sua completa integrità davanti a Dio? La Sua completa integrità era qualcosa che anche i Suoi avversari erano disposti ad ammettere, e lo dicevano non semplicemente per lusingarlo. Dovevano ammettere, per quanto riluttanti, che Gesù era sincero, fedele nel parlare di Dio verità, senza paura davanti a chiunque, sia una folla che un re. In Matteo 22:16 è scritto “E gli mandarono i loro discepoli con gli Erodiani a dirgli: Maestro, noi sappiamo che sei verace e insegni la via di Dio secondo verità, e non ti curi di alcuno, perché non guardi all'apparenza delle persone”. In questo testo, il termine “verace” corrisponde a “una persona integra” e traduce la parola greca “alethes”. Essa, quando corrisponde ad “integrità” ha cinque attributi o descrizioni, vale a dire “vero, autentico, affidabile, attendibile, valido”.

I tratti dell’integrità

Il Salvatore Gesù Cristo riflette perfettamente le caratteristiche ed il carattere di Dio. Parliamo spesso delle caratteristiche di Dio: compassione, santità, rettitudine, giustizia e misericordia, solo per citarne alcune. Ma la Bibbia parla anche del carattere di Dio: Egli non cambia mai: lo stesso ieri, oggi e per sempre: “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi, e in eterno” (Ebrei 13:8). È fedele, degno di fiducia, vero e leale. Si può contare su di lui. La sua Parola è eterna. Come Dio di integrità, desidera per le creature umane una vita di integrità e la promuove attraverso l’opera di Cristo. Egli ci chiama a non avere alcuna discrepanza tra la nostra vita pubblica e la propria vita privata. Le persone integre non hanno nulla da nascondere e nulla da temere. L'integrità non è reputazione: l'opinione che gli altri hanno di noi. L'integrità non è successo: i nostri risultati. L'integrità incarna la somma totale del nostro essere e delle nostre azioni. L'integrità non è qualcosa che abbiamo, ma qualcosa che siamo. Si manifesta inevitabilmente in ciò che facciamo e diciamo. L'integrità è necessaria perché le persone ci stanno guardando. Il nostro comportamento corrisponderà alle nostre convinzioni? Il nostro carattere corrisponde alla nostra confessione di fede?

Autenticità. Il nostro “camminare” deve corrispondere al nostro parlare. Dobbiamo vivere in modo tale che la nostra famiglia, la chiesa e gli amici sappiano che chi diciamo di essere e siamo. Viviamo senza doppiezza o inganno? Quando tutto viene messo a nudo, il nostro nome, la reputazione e il carattere sono tutto ciò che abbiamo. Per il bene delle nostre chiese, delle nostre famiglie e delle nostre stesse vite, è necessaria una vita di integrità. In effetti, l'integrità è essenziale quanto la salute spirituale, le priorità familiari e lo sviluppo personale. A lungo termine, l'integrità è ciò che conta davvero. Per vivere con integrità è necessario che ci si comporti in modo autentico. Paolo scrive: "...onde possiate distinguere fra il bene ed il male, affinché siate sinceri e irreprensibili per il giorno di Cristo" (Filippesi 1:10). Sincero è una parola latina, che significa "senza cera". È nato nel mercato. Nell'antica Roma, se qualcuno voleva una statua autentica di alta qualità, scolpita da qualcuno che era orgoglioso della sua lavorazione, si avventurava nel mercato degli artigiani di Roma e cercava degli stand con un cartello: "sine cera" o "senza cera". Negli stand "sine cera" si poteva trovare quello vero. Nessun difetto, nessun insabbiamento, nessun affare losco. Gli uomini e le donne integri sono quegli individui rari e duraturi che sono la cosa reale. Non hanno difetti nascosti e nessun programma nascosto. Sono autentici e genuini.

Onestà. Un modo in cui l'autenticità si rivela è dire sempre la verità. Il libro dei Proverbi insiste molto su questo: “Le labbra bugiarde sono un abominio per l'Eterno, ma quelli che agiscono con sincerità gli sono graditi” ; “L'integrità degli uomini retti li guida, ma la perversità dei perfidi è la loro rovina” (Proverbi 12:22; 11:3). Riflettiamo il carattere di Dio quando diciamo la verità, perché "Dio... non può mentire" (Tito 1:2). L'onestà è sempre stata difficile da trovare. Diogene, il filosofo greco, accendeva una candela durante il giorno e viaggiava alla ricerca di una persona onesta. Pare che 97 persone su 100 raccontino bugie, circa mille volte l'anno. L'onestà è come un boomerang. Le nostre parole, insieme a chi siamo, viaggiano sempre al punto di partenza. Ogni volta che gli individui si impegnano in attività disoneste di qualsiasi tipo, i risultati tornano a perseguitarli. La persona integra è diversa. Lui o lei è quella razza rara che mantiene la sua parola, rispetta gli impegni e dice la verità, anche se costa. Dire la verità vince sempre. Lo scrittore dei Proverbi dice: "Chi cammina nell'integrità cammina sicuro, ma chi va per vie tortuose sarà scoperto" (Proverbi 10:9, NIV).

Convinzioni sicure. L'integrità non riguarda solo l'autenticità e il dire la verità; si tratta anche di convinzioni. Una persona di integrità rappresenta ciò che è giusto. Non si può essere una persona integra senza profonde convinzioni. Sanno in cosa credono e perché. Le convinzioni sono le molle dell'azione, le forze trainanti della vita. Ciò che un uomo vive sono le sue convinzioni. Martin Luther King diceva spesso ai suoi figli: "Se un uomo non ha nulla per cui valga la pena morire, allora non è adatto a vivere". La convinzione deve basarsi sulla conoscenza della verità come enunciata nella Scrittura. La giusta conoscenza necessaria per plasmare la nostra convinzione deriva dall'essere intimamente a conoscenza della Parola di Dio. Senza conoscere e praticare i principi biblici appassiamo come l'erba nel fuoco della tentazione.

La convinzione dell’atleta olimpionico Eric Liddell di onorare la domenica come giorno di riposo da dedicare a Dio l’aveva portato a rinunciare a una gara domenicale alle Olimpiadi del 1924 a Parigi. Pochi giorni dopo, prima di un'altra gara per la quale non si era preparato ma gli era stato permesso di gareggiare, un compagno di gara aveva messo in mano a Eric un biglietto: "Chi mi onora, lo onorerò". Eric aveva corso rispettando le sue convinzioni. Aveva onorato Dio; e, Dio lo aveva onorato. Eric Liddell vinse la gara e la medaglia d'oro.

Conclusione

Dio desidera che i suoi seguaci vivano con integrità, anche se non sarà facile. Vivere con un carattere simile a Dio, essere la stessa persona in privato e in pubblico e vivere la nostra fede - essere fedeli all'insegnamento biblico - è difficile e scomodo, ma è quello a cui siamo chiamati. Dio in Cristo ci dà tutte le risorse disponibili per diventarlo. Scegliere di essere reali, onesti e di avere incrollabili convinzioni sarà sempre una sfida in un mondo che accetta (e a volte) applaude la mancanza di tutto questo. Eppure l'integrità ha un impatto e influenza coloro che ci circondano, in particolare i nostri figli, naturali e spirituali. Solo il tempo dirà l'impatto che il nostro “camminare nell’integrità” e il nostro parlare avranno sui nostri figli e sui loro figli.

Paolo Castellina, 27 settembre 2021