Predicazioni/2Pietro/Non miti e favole ma fatti concreti e ben documentati

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Non miti e favole ma fatti concreti e ben documentati

Non mancano oggi, come ce ne sono sempre stati, conclamati “esperti” che mettono in questione, discreditandola, la fede cristiana. Dicono che si baserebbe su miti e favole indegne di essere credute da “persone intelligenti”. Di queste accuse erano consapevoli gli apostoli stessi che contestavano a viva voce queste argomentazioni, contrapponendovi sicure evidenze e testimonianze. Esaminiamo oggi che cosa ci dice al riguardo la seconda lettera di Pietro, al capitolo primo.

Polemiche nient’affatto nuove

Famoso per le sue polemiche antireligiose, il matematico torinese Piergiorgio Odifreddi scrive in un articolo dal titolo: “E venne un mito chiamato Gesù” pubblicato dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti: “Nessun adulto sano di mente crede alle favole su Gesù bambino, ma non sono soltanto i bambini a credere alle storie su Gesù adulto” [1]. Credere a ciò che il Nuovo Testamento dice su Gesù non sarebbe quindi per persone “sane di mente”. Rincara però la dose quando dice che il cristianesimo: “...essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro fortuna, sono stati condannati a non esserlo” [2].

Secondo Odifreddi e altri, non sarebbe del tutto chiara l’esistenza storica stessa di Gesù, che, lui dice, forse era solo “sostanzialmente un ebreo dissidente e riformatore” come alcuni altri di quel tempo. Pare, però, non avere dubbi che quello predicato dai cristiani fin dall’antichità non sia che solo un mito, una favola creata ad arte. Gesù di Nazareth, “era una persona molto diversa da quello della storia”, da accostarsi solo a “una serie di simili miti su altri eroi e divinità antiche: dall’Osiride egiziano al Krishna indiano, dal Mitra persiano all’Ercole greco”. L’Odifreddi sembra oggi così dedicare la sua vita pubblica a contestare la fede cristiana spiegandoci i motivi per i quali tali “favole” siano ancora oggi credute o fatte credere.

Avremmo anche noi molti argomenti per spiegare i motivi dell’arrogante incredulità dei “negazionisti” come quello che ho citato. Nulla però di nuovo in questo: non si tratta, infatti, di un fenomeno moderno. Già nell’antica Roma c’erano scrittori come: Celso, Porfirio, lo stesso imperatore Giuliano l’apostata, Luciano di Samosata, Crescenzio di Cirene, ecc. che si erano distinti nella polemica credendo di potere smantellare la fede cristiana discreditandola. Ad essi avevano ampiamente risposto apologeti cristiani come Origene e Agostino d'Ippona. L’unica differenza è che gli increduli moderni non hanno dubbi nel credere incondizionatamente ai molto discutibili dogmi dello scientismo moderno [3] e del razionalismo, visti come espressioni di progresso.

 La consapevolezza e le esortazioni di Pietro 

L’apostolo Pietro era ben consapevole che, nell’annunciare l’Evangelo di Gesù Cristo,  sarebbe stato accusato di diffondere “miti” e favole”, e lo contesta a viva voce. Ascoltate che cosa scrive nella sua seconda epistola:

“E stimo cosa giusta, finché io sono in questa tenda, di risvegliarvi  ricordandovele, perché so che presto dovrò lasciare questa mia tenda, come il Signore nostro Gesù Cristo mi ha dichiarato. Ma mi sforzerò affinché, dopo la mia partenza, abbiate sempre modo di ricordarvi di queste cose. Poiché non è con l'andare dietro a favole artificiosamente composte che vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà. Poiché egli ricevette da Dio Padre onore e gloria quando giunse a lui quella voce dalla magnifica gloria: “Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto”. E noi stessi udimmo quella voce che veniva dal cielo, quando eravamo con lui sul monte santo. Abbiamo pure la parola profetica più ferma, alla quale fate bene a prestare attenzione, come una lampada splendente in luogo oscuro, finché spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori, sapendo prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura procede da un'interpretazione personale, poiché non è dalla volontà dell'uomo che venne mai alcuna profezia, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2 Pietro 1:13-21).

Pietro scrive questa lettera per incoraggiare i cristiani a vivere una vita conforme a giustizia e verità perché, dice: “voi foste fatti partecipi della natura divina, dopo essere fuggiti dalla corruzione che è nel mondo per via della concupiscenza” (1:4). Li incoraggia a vivere secondo un elenco di virtù che inizia con la fede, procede verso l'eccellenza morale e termina con l'affetto e l'amore fraterno (1:5-7). Egli assicura loro che “facendo queste cose, non inciamperete mai. Così, infatti, vi sarà largamente provveduta l'entrata nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo” (1:10-11).

In questa lettera, Pietro affronta così il problema dei maestri di menzogne, che, in particolare, negano la seconda venuta di Cristo (3:4-7) e accusano gli apostoli di promuovere “favole artificiosamente composte” (1:16). Queste negazioni eliminano, di fatto, un importante incentivo per i cristiani a vivere una vita morale ed etica. Se Cristo, infatti, non tornasse, se non vi fosse niente al di là di questa vita, le persone non sarebbero davvero motivate a vivere il tipo di vita che Cristo vorrebbe che vivessero. Essi piomberebbero ineluttabilmente nel degrado morale e spirituale che oggi è particolarmente evidente, nonostante gli appelli dei moderni filosofi a “vivere razionalmente”.

Così Pietro invita questi cristiani ad attendere con grande aspettativa “il giorno del Signore [che] verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno arse” (3:10). Li chiama a prepararsi per quel giorno con una vita di “santità di condotta e pietà” (3:11).

Gli oppositori della fede cristiana, così come i moderni “revisionisti” che sono anche all’interno delle chiese, nonostante le loro pretese, “hanno occhi pieni di adulterio e non possono smettere di peccare; adescano le anime instabili; hanno il cuore esercitato alla cupidigia; sono figli di maledizione. Lasciata la strada dritta, si sono smarriti, seguendo la via di Balaam, figlio di Beor che amò il salario dell'ingiustizia” (2:14-15).

Uno scossone ogni tanto per svegliarci

L’esortazione di fondo che l’apostolo Pietro fa anche a noi è di rimanere incrollabilmente fedeli all’autorevole testimonianza biblica, senza lasciarci sedurre da quelle che anche Paolo considera: “le opposizioni di quella che falsamente si chiama scienza” (1 Timoteo 6:20).

Ecco così che Pietro riteneva giusto, necessario, anzi urgente, mentre era in questo mondo, “risvegliare” le coscienze dei cristiani, scuotendole, rammentando loro le sicure fondamenta della fede cristiana: “E stimo cosa giusta, finché io sono in questa tenda, di risvegliarvi  ricordandovele, perché so che presto dovrò lasciare questa mia tenda, come il Signore nostro Gesù Cristo mi ha dichiarato. Ma mi sforzerò affinché, dopo la mia partenza, abbiate sempre modo di ricordarvi di queste cose” (1:14-15). Particolarmente oggi, la martellante propaganda di questo mondo empio è seducente anche per i cristiani e li fa addormentare e vorrebbe far abbandonare o almeno alterare la loro fede! Gli eletti di Dio, però, non cedono a queste seduzioni. Essi si attengono “ostinatamente” alla Parola che Dio stesso ha loro provveduto, tramandando loro gli scritti apostolici. Sono fatti per farci rammentarci sempre queste cose facendoci ignorare le lusinghe degli increduli, qualunque siano le loro abili argomentazioni, anzi, smontandole!

 Non si tratta di favole 

Imprimiamoci così bene nella mente ciò che Pietro qui dice: “Poiché non è con l'andare dietro a favole artificiosamente composte che vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo” (1:16). Quello che le versioni italiane traducono con “favole”, nel testo originale greco è “miti”. Benché sicuramente abbiano anche una funzione culturale positiva [4], i miti sono racconti di fantasia, che fingono di essere la verità; fabbricazioni che sostituiscono  o idealizzano ciò che è reale e vero.

Alcune comunità cristiane si erano lasciate influenzare da credenze e miti pagani che circolavano in quel periodo. Questi miti potevano essere storie leggendarie o fiabe fantastiche riguardanti divinità o figure sovrannaturali. Pietro, nell'affermare che ciò che lui e gli altri apostoli hanno annunciato riguardo a Gesù Cristo non sono "favole artificiose" o "miti," contesta con forza l'idea che il cristianesimo sia una delle tante tradizioni mitologiche o leggende del tempo. Pietro sottolinea che ciò che ha predicato riguardo a Gesù Cristo è basato su fatti concreti e testimonianze dirette. Gli apostoli non stavano inventando storie fantastiche su Gesù; invece, erano testimoni oculari degli eventi riguardanti la vita, la morte e la risurrezione di Gesù. L'uso del termine greco "μύθοις" (mithois), tradotto come "favole" o "miti," può essere inteso come un rifiuto di qualunque narrazione fantastica o leggendaria che potesse essere associata alle loro affermazioni. Pietro vuole affermare la veridicità e l'autenticità della sua testimonianza e degli insegnamenti riguardo a Gesù Cristo, presentando la fede cristiana come una realtà storica e spirituale basata sulla verità e sulla rivelazione divina.

Oggi noi viviamo in quello che è stato definito “l’impero della menzogna” dove ufficiali “fact checkers” o “cacciatori di bufale” vorrebbero difenderci dalle menzogne proprio quando sono loro a diffonderle! Quante menzogne, infatti, dando voce a conclamati “esperti”, i principali mass-media propinano su presunte epidemie e altrettanto presunti vaccini, presunti cambiamenti climatici e presunte soluzioni, presunte “necessarie” guerre e un altrettanto necessario “resettaggio” globale. Tutto apparentemente “per il nostro bene”, ma sicuramente al servizio dei nuovi “padroni universali”!

Gli apostoli mettevano in guardia i cristiani di allora contro le menzogne che, con molti meno mezzi di oggi, venivano diffuse. Non occupatevi, dicevano, “di favole e di genealogie senza fine, le quali producono discussioni, anziché promuovere la dispensazione di Dio, che è fondata sulla fede” (1 Timoteo 1:4), “Schiva le favole profane e da vecchie, esercitati invece alla pietà” (1 Timoteo 4:7); “... non dando retta a favole giudaiche né a comandamenti d'uomini che voltano le spalle alla verità” (Tito 1:14).  Come allora, molti un giorno “distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole” (2 Timoteo 4:4), ma gli apostoli del Signore Gesù sono testimoni oculari della Sua maestà, della Sua vita, morte e risurrezione e non mentono.

Fatti concreti

Benché oggigiorno si trova sempre chi negherebbe qualsiasi cosa, fosse anche la narrazione meglio documentata, tutto ciò che riguarda il Signore e Salvatore Gesù Cristo è fondato non su miti e favole, ma su evidenze testimoniali, esperienze concrete e su secoli di storia.

Nel nostro testo l’apostolo fa prima di tutto riferimento alla gloria del Cristo, della quale lui e gli altri discepoli erano stati testimoni oculari: la sua vita,  opere, insegnamento, sofferenza, morte e risurrezione (prefigurata nell’episodio menzionato della Trasfigurazione). Notevole, poi, come l’Apostolo metta in evidenza particolare la testimonianza degli antichi profeti di Israele, “la parola profetica più ferma”. La testimonianza apostolica (che noi chiamiamo Nuovo Testamento) e la testimonianza profetica (che noi chiamiamo Antico Testamento), sono la documentazione di base, l’autorevole “deposito della fede” che da secoli, anzi, millenni, il popolo di Dio confessa essere Parola di Dio, regola della sua fede della sua condotta. Sfidando l’incredulità, l’apostolo ci esorta dicendo: “... alla quale fate bene a prestare attenzione, come una lampada splendente in luogo oscuro, finché spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori”. Tutto ciò non procede da “interpretazione personale” ma da coloro che hanno parlato “perché sospinti dallo Spirito Santo”.

La realtà è molto più vasta di ciò che i pregiudizi e la cecità degli increduli pretendono che sia, oppure anche a ciò che è immediatamente presente ai nostri sensi o alla stessa ricerca scientifica. Attenersi al sicuro fondamento della rivelazione biblica è la sfida che il popolo di Dio rivolge anche alla nostra generazione. Gesù disse: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Luca 21:33).

Paolo Castellina, 30 luglio 2023

Note

[1] https://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/25/venne-mito-chiamato-gesu/

[2] Un buon articolo risponde alla questione in: https://www.ildolomiti.it/blog/riccardo-petroni/ecco-perche-odifreddi-sbaglia-quando-dice-che-gesu-non-e-mai-esistito-e-che-nessun-adulto-sano-di-mente-crede-alle-favole-su-gesu-bambino  

[3] https://www.tempodiriforma.it/mw/index.php?title=Teopedia/Scientismo    

[4] Cfr. https://www.tempodiriforma.it/mw/index.php?title=Teopedia/Mito