Corsi/Essere cristiani/16

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Indice generale

Essere cristiani (J. I. Packer)

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Il Credo, o Simbolo apostolico. Credo in Dio padre onnipotente, creatore del cielo e della terra. E in Gesù Cristo, suo figlio unigenito, Signor nostro, il quale fu concepito di Spirito santo, nacque da Maria vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto. Discese nel soggiorno dei morti, il terzo giorno risuscitò, salì al cielo, siede alla destra di Dio, padre onnipotente.  Di là ha da venire a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito santo, la santa chiesa universale, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione dei corpi e la vita eterna. Amen.

16. La remissione dei peccati

Che cosa sono i peccati? Il peccato, dice il Catechismo Abbreviato di Westminster, è "qualsiasi mancanza di conformità o trasgressione alla legge di Dio". Quest'espressione fa eco a 1 Giovanni 3:4 che dice: "il peccato è violazione della legge". Vi sono pure altri aspetti tra i quali

  1. una trasgressione in rapporto a Dio come Legislatore,
  2. ribellione in rapporto a Dio come legittimo Sovrano,
  3. mancanza nel centrare il segno in rapporto a ciò che eravamo destinati ad essere fin dall'inizio
  4. colpevolezza in rapporto a Dio come Giudice,
  5. impurità in rapporto a Dio come a Colui che è Santo.

Il peccato è una perversione che tocca ciascuno di noi in ogni aspetto della nostra vita. Indipendentemente da Gesù Cristo, nessun essere umano potrà mai liberarsi da una tale infezione. Essa appare nei nostri desideri come pure nelle nostre motivazioni ed azioni. Il libro di preghiera della Chiesa Anglicana insegna a dire: "Abbiamo seguito troppo le invenzioni ed i desideri del nostro cuore… Abbiamo lasciato incompiute quelle cose che avremmo dovuto fare, e (spiritualmente) in noi non c'è alcunché di sano".

Agli occhi di Dio il peccato è il problema fondamentale in ciascuno di noi, perché la Scrittura afferma: "I tuoi occhi sono troppo puri per sopportare la vista del male" (Abacuc 1:13). Scopriamo che la vita è per noi come un campo minato: più cerchiamo di evitare il peccato, e più ce lo troviamo fra i piedi.... E difatti ci fa inciampare! Troppo tardi ci rendiamo conto di aver messo il piede dove non avremmo dovuto. Noi infrangiamo la promessa di amare Iddio e gli altri con tutto noi stessi. Qual è il risultato di ciò? "Di fatto, l'ira di Dio si manifesta dal cielo contro tutti gli uomini, perché lo hanno rifiutato e hanno commesso ogni specie di ingiustizia soffocando la verità" (Romani 1:18).

La buona notizia, però, è questa: il peccato può essere rimesso, perdonato. Centrale per l'Evangelo è un "ma", il glorioso "ma" del Salmo 130:3,4: "Se tu dovessi tener conto delle colpe, o Eterno, chi potrebbe resistere, o Signore? Ma presso di te è il perdono, perché tu sia temuto". Qui "temere Dio" significa "rendergli culto con fedeltà".

Vitale e reale

Il perdono, la remissione, è qualcosa che avviene in un contesto di rapporto personale. Significa riaccogliere in amicizia coloro che ti sono contrari, che ti hanno fatto del male, ti hanno offeso e calpestato. Il perdono è compassionevole: esso mostra una benevolenza non meritata verso il trasgressore, Il perdono è creativo: rinnova un rapporto finito male, e, inevitabilmente, il perdono costa molto. Il perdono di Dio è l'esempio supremo di tutto questo, perché si tratta di Dio che riabilita, con grande amore, la comunione con una creatura umana colpevole e condannata. Ne ha pagato Lui stesso il prezzo, quello della morte in croce.

Se il nostro peccato fosse imperdonabile dove dovremmo essere noi? Una cattiva coscienza è la più universale fra le esperienze - e la più maledetta. Non c'è cambiamento esteriore che ci possa sollevare da essa. Te la porti dietro ogni ora del giorno. Più sei coscienzioso, più la consapevolezza di aver deluso e fatto del male ad altri e a Dio ti darà la caccia. Senza perdono non puoi aver pace. L'inferno, indubbiamente, è anche una cattiva coscienza che, con tutte le sue forze, ti strappa la tua stessa carne nel nome di Dio, qui e nell'aldilà.

Martin Lutero ne aveva fatto esperienza

Un uomo, afflitto dal proprio peccato, un giorno scrisse a Martin Lutero. Il Riformatore, che aveva egli stesso sofferto lungamente l'agonia del medesimo problema sulla sua pelle, aveva risposto: "Impara a conoscere Cristo e Lui crocifisso. Impara a cantargli e a dirgli: Signore Gesù, Tu sei la mia giustizia. Io sono il tuo peccato. Tu hai preso su di te ciò che spettava a me. Tu diventasti ciò che non eri affinché io potessi diventare ciò che non ero. Confrontate questo con ciò che dice Paolo: "Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui" (2 Corinzi 5:21), tradotto anche come: "Cristo non ha mai commesso peccato, ma Dio lo ha caricato del nostro peccato per riabilitarci dinanzi a sé per mezzo di lui" (TILC). "Collègati con Gesù, il Signore vivente, per fede, e il grande scambio avverrà. Attraverso la morte sacrificale di Gesù, Dio ti accoglie come giusto, e cancella i tuoi peccati. Questa è la giustificazione, il perdono, e la pace.

Paolo in Romani e Galati, ed i Riformatori stessi dopo di lui, più che di perdono parlano di "giustificazione". Questo perché la giustificazione è qualcosa di più del perdono: significa non solo lavati dalle colpe del passato, ma anche accettazione e il dono di diventare, agli occhi di Dio, un giusto, anzi, un giustificato. Inoltre, la giustificazione è un atto finale, definitivo, essendo una decisione che Dio non ritratterà mai. Questa è la base della nostra certezza. Un semplice perdono non sarebbe altro che una tolleranza temporanea. La giustificazione, in questo modo - l'assoluzione pubblica e la riabilitazione di fronte al tribunale di Dio - è di fatto un concetto più ricco.

Solo per fede

Nel passato (oggi le cose sono meno nette), i Cattolici-romani non coglievano quanto fosse decisiva la giustificazione che in Cristo si ottiene. Non comprendevano neppure come la rettitudine (giustizia) di Cristo ("il sangue e l'obbedienza di Cristo"), ne fosse l'unica base. Non si rendevano conto che il nostro compito era proprio quello di smetterla di pensare di potercela guadagnare, e semplicemente accoglierla come un dono della grazia e dell'amore di Dio. Essi, così, insistevano sul fatto che i sacramenti, le "buone opere", e i patimenti del purgatorio (un luogo di fantasia) fossero necessari supplementi per essere alla fine veramente accolti. Infatti, pensavano che fossero la base sulla quale il perdono potesse essere accordato. I Riformatori, però, predicavano, tanto quanto l'apostolo Paolo, che in Cristo possiamo ottenere piena e totale accettazione, un atto decisivo di perdono qui e adesso. E' solo per fede, dicevano.

Perché solo per fede? Perché solo la giustizia di Cristo può essere la base per il perdono e di pace, e Cristo e i Suoi doni possono essere ricevuti con un atto di fede. Fede non significa solo credere alla verità che Dio proclama, ma confidare in Cristo, prendere ciò che Egli offre, e poi rallegrarci grandemente nel conoscere ciò che ci è stato accordato.

Hai tu già ricevuto il dono del perdono che Dio ti vuole offrire sulla base dell'opera di Cristo? Lo si può facilmente perdere di vista. Paolo diceva che gli Israeliti l'hanno perduto di vista. La loro tragedia era che il loro zelo per Dio li aveva condotti a stabilire la loro propria giustizia - cioè a pensare di guadagnarsi l'accettazione di Dio. Essi "non si sono sottomessi alla giustizia di Dio", cioè al modo che Dio aveva scelto per accordare perdono e giustificazione confidando nell'opera di Cristo solo). Vedi Romani 10:2-10. La patetica verità è che noi peccatori nel profondo del cuor nostro riteniamo di essere giusti o di potere noi stessi guadagnarsi quanto necessario! Noi costantemente ci giustifichiamo, ed odiamo ammettere che in noi vi sia qualcosa di seriamente sbagliato, una qualsiasi cosa che Dio possa usare contro di noi. Dobbiamo proprio fare violenza ai nostri istinti perversi, a questo punto, prima che sia possibile in noi un'autentica fede. Dio ci salvi dal ripetere nella nostra vita la tragedia di tanti israeliti!

Per lo studio biblico ulteriore

Giustificazione in Cristo per fede, indipendentemente dalle opere: Romani 5; 10:1-13; Galati 2:15-3:29; Filippesi 3:4-16.

Domande per lo studio e la riflessione

  1. Che cos'è il perdono, e che cosa esso compie a livello personale per chi lo riceve?
  2. Che intendeva Lutero quando diceva: "Tu diventasti ciò che non eri affinché io potessi diventare ciò che non ero"?
  3. Perché il perdono da parte di Dio può venirci solo per fede?

(16, continua) Scrivete i vostri commenti, risposte, e domande all'indirizzo di EMail: paolocastellina@tempodiriforma.it  Vi risponderò volentieri!