Letteratura/Grazia che abbonda/02

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GRAZIA CHE ABBONDA AL PRIMO DEI PECCATORI (di John Bunyan, 1666)

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GRAZIA CHE ABBONDA AL PRIMO DEI PECCATORI

ovvero: breve relazione della copiosa misericordia di Dio in Cristo verso il suo povero servo John Bunyan


Le origini, l’educazione, le prime esperienze religiose

I) In questa mia relazione del misericordioso operare di Dio sulla mia anima, non sarà inopportuno se, in primo luogo, vi faccio, in poche parole, un accenno alla mia estrazione, e al modo in cui sono cresciuto, cosìcché la bontà e la generosità che Dio mi ha usato possano essere innalzate e magnificate agli occhi dei figli degli uomini.

2) Per quanto riguarda la mia nascita, essa fu, come molti ben sanno, di bassa e insignificante estrazione; infatti la casa di mio padre era di umilissimo rango, e tenuta in nessun conto da tutte le famiglie del luogo. Perciò non ho da vantarmi, come tanti altri, di sangue nobile e di alta condizione per quanto riguarda la mia nascita corporale; ma, tutto considerato, io esalto la Maestà divina, poiché per questa strada mi ha condotto in questo mondo, a partecipare della grazia e della vita che è in Cristo per mezzo dell’Evangelo.

3) E tuttavia, nonostante l’umiltà e la pochezza dei miei genitori, piacque a Dio di dar loro l’ispirazione di mandarmi a scuola, per imparare a leggere e scrivere; la qual cosa io riuscil a conseguire, proporzionatamente al livello raggiunto dagli altri figli di povera gente, anche se, per mia vergogna, devo confessare che presto perdetti quel poco che avevo imparato, quasi completamente, e molto prima che il Signore compisse la sua benigna opera di conversione sulla mia anima.

4) Per quanto riguarda la mia vita naturale, nel periodo in cui vivevo senza Dio, essa si svolgeva seguendo l'andazzo di questo mondo, e nello spirito che opera oggi negli uomini ribelli (Ef. 2:2,3). Era mio piacere essere preso prigioniero dal demonio per fare la sua volontà (2 Ti. 2:26); essere colmo di ogni iniquità; e tutto ciò agì e si manifestò così intensamente, sia nel mio cuore che nella mia vita, e fin da quando ero bambino, che avevo pochi eguali (specialmente considerando i miei anni, che erano teneri, essendo pochi) nel maledire, spergiurare, mentire e bestemmiare il santo nome di Dio.

5) Sì, ero così fermo e radicato in queste cose, che esse divennero una mia seconda natura; la qual cosa, come io stesso ho in seguito considerato con calma, offendeva così gravemente il Signore, che egli, anche nella mia infanzia, mi intimoriva e mi spaventava con sogni terrificanti, e mi atterriva con sogni terribili. Infatti spesso, dopo aver trascorso questo e quel giorno nel peccato, sono stato tormentato, mentre ero a letto addormentato, dal timore di demoni, di spiriti maligni, che, come allora pensavo, si davano da fare per condurmi via con sé; e di questo non potei mai liberarmi.

6) Inoltre a quel tempo ero grandemente tormentato e turbato dal pensiero del giorno del giudizio, giorno e notte, e tremavo pensando ai terribili tormenti del fuoco dell'inferno; e temevo continuamente che mi sarebbe toccato di trovarmi alla fine in mezzo a quei demoni e nemici infernali, che sono legati laggiù le catene e i vincoli dell'eterna oscurità.

7) Queste cose, in verità, quand'ero un bambino li nove o dieci anni, angustiavano talmente la mia anima, che spesso, nel mezzo dei miei molti divertimenti e futilità infantili, fra i miei vani compagni, il mio spirito si deprimeva e si tormentava; e tuttavia non riuscivo a liberarmi dei miei peccati. Ero sopraffatto dalla disperazione della vita e spesso desideravo o che non ci fosse l'inferno o che io fossi un demonio, supponendo che demoni fossero solo tormentatori; cosicché, se io avessi dovuto necessariamente scendere laggiù, avrei potuto essere un tormentatore, piuttosto che un tormentato.

8) Poco dopo, questi terribili sogni mi abbandonarono, e presto li dimenticai; infatti, i miei piaceri interruppero presto il ricordo di essi, come se non fossero mai esistiti: perciò, con maggiore avidità, secondo la forza della natura, io allentai le redini alle mie brame, e provai piacere in tutte le trasgressioni alla legge di Dio; cosicché, finché non giunsi al matrimonio, io fui il capo banda di tutti i giovani che mi facevano compagnia in tutte le forme di vizio e di empietà.

9) Sì, le brame e i frutti della carne avevano un tale predominio in questa mia povera anima che, se non fosse intervenuto un miracolo della preziosa grazia preveniente, non solo sarei perito sotto i colpi della giustizia eterna, ma mi sarei anche esposto ai rigori di quelle leggi che conducono alcuni al disonore e ad un’aperta vergogna agli occhi del mondo.

10) In quei giorni, il pensiero della religione mi era molto gravoso: non potevo applicarmici, né sopportavo che altri lo facessero; cosicché, quando solo vedevo qualcuno che leggeva nei libri riguardanti la pietà cristiana, mi sentivo come in prigione. «Eppure, dicevo a Dio: "Ritìrati da me! Io non mi curo di conoscere le tue vie!"» (Gb. 21:14,15). Ero privo di ogni buon interesse; il Cielo e l'inferno erano entrambi fuori dalla mia vista e dalle mie intenzioni; e la salvezza e la dannazione erano l'ulta io dei miei pensieri: «Oh, Signore, tu conosci la mia vita, e le mie vie non ti sono ignote».

11) Tuttavia ricordo bene che, per quanto potessi peccare con sommo diletto e facilità, e trovar piacere nella indegnità dei miei compagni, eppure anche allora, quando vedevo compiere azioni malvagie da parte di quelli che facevano professione di bontà, il mio spirito tremava. Soprattutto una volta, quando ero al culmine della mia vanità, l'udire uno giurare di essere stimato una persona pia, fu un tale colpo sul mio spirito, che ll cuore mi dolse.

12) Ma Dio non mi abbandonò completamente, ma mi seguì sempre, non con condanne, ma con giudizi misti a misericordia. Infatti una volta mi capitò un crampo in mare, e a stento scampai all'annegamento; un'altra volta caddi fuori da una barca nel fiume Bedford, ma ancora la misericordia divina mi conservò in vita; inoltre, un'altra volta che ero in un campo con uno dei miei compagni, accadde che una vipera attraversasse la strada maestra; io, che avevo un bastone in mano, la colpì il sul dorso; e, avendola tramortita, le april a forza la bocca con il bastone, e le strappai via la lingua con le dita; con quell'atto, se Dio non fosse stato misericordioso con me, avrei potuto per la mia ostinazione condurmi da solo alla morte.

13) Quest'altra cosa notai con gratitudine verso Dio: quand'ero soldato, insieme ad altri fui scelto per andare ad assediare un certo posto; ma quand'ero pronto a partire, uno della compagnia espresse il desiderio di andare al mio posto; e, avendo io acconsentito, prese il mio posto; e all'assedio, mentre era di sentinella, fu colpito al capo da un proiettile di moschetto e morì.

14) In questi casi, come ho già detto, c'erano giudizio e misericordia, ma nessuno dei due risvegliò la mia anima alla rettitudine, per cui io peccai ancora, e diventai sempre più ribelle a Dio, e noncurante della mia salvezza.