Letteratura/Grazia che abbonda/03

Da Tempo di Riforma Wiki.


Indice generale

GRAZIA CHE ABBONDA AL PRIMO DEI PECCATORI (di John Bunyan, 1666)

Capitoli: 01 - 02 - 03 - 04 - 05 - 06 - 07 - 08 - 09 - 10 - 11 - 12

 

Il matrimonio. Il contrasto interiore tra la virtù dei santi e i vizi


15) Poco dopo questi avvenimenti, cambiai il mio stato e mi sposai, e fu la mia fortuna imbattermi in una moglie il cui padre era considerato devoto: questa donna ed io ci unimmo in condizioni di estrema povertà (fra tutti e due non avevamo di suppellettili domestici, che un piatto e una posata) tuttavia ella da parte sua aveva "Il sentiero dell'uomo comune verso il Cielo" (n1) e "La pratica della pietà" (n2), che suo padre le aveva lasciato quand'era morto. In questi due libri io ero solito leggere qualche volta con lei, ed in essi trovai anche alcune cose che mi risultarono piacevoli (ma a quel tempo non vi trovai alcun motivo di persuasione). Inoltre mia moglie mi diceva spesso che uomo pio fosse suo padre, e come biasimasse e correggesse i vizi, sia in casa sua, che presso i vicini; e che vita rigorosa e santa avesse condotto, sia a parole che con i fatti.

16) Perciò quei libri, sotto questo aspetto, anche se non toccarono il mio cuore tanto da farlo risvegliare riguardo alla mia triste e colpevole condizione, tuttavia fecero nascere in me qualche desiderio nei confronti della religione; cosìcché, non conoscendo niente di meglio, mi conformai con ardore alla religione del tempo, vale a dire: andavo in Chiesa due volte al giorno, e fra i primi, e là con grande devozione dicevo e cantavo come facevano gli altri; e tuttavia persistevo nella mia vita dissoluta; ed inoltre, ero così pervaso dallo spirito di superstizione che adoravo, e con grande devozione, perfino tutte le rose (altare maggiore, sacerdoti, chierici, vestimenti, servizio e tutto il resto) che appartenevano alla Chiesa; e consideravo sante tutte le cose che vi erano contenute; e soprattutto, ritenevo che il sacerdote e il chierico fossero oltremodo felici e indubbiamente colmi di benedizioni, poiché essi erano, come allora credevo, i servitori di Dio, ed avevano un ruolo importante ciel sacro tempio a svolgervi un compito da lui affidato.

17) Questo concetto divenne così forte in me in poco tempo, che mi bastava vedere un sacerdote (anche se conduceva una vita ignobile e corrotta), allorché il mio spirito si sentisse soggetto a lui, lo riverisse, e si unisse a lui; sì, pensavo che per l'amore che portavo loro (ritenendo che erano ministri di Dio), avrei potuto sdraiarmi ai loro piedi, e farmi calpestare da loro; tanto il loro nome, il loro abito, il loro lavoro mi avevano intossicato e stregato.

18) Trascorso in questo stato un periodo abbastanza lungo, un altro pensiero si affacciò alla mia mente, e cioè se eravamo degli «Israeliti» o no: infatti, avendo trovato nelle Scritture che essi un tempo erano il popolo prediletto da Dio, pensavo che, se io fossi stato di quella stessa razza, la mia anima sarebbe stata necessariamente felice. Ancora una volta scoprii dentro di me un gran desiderio di chiarire questo punto, ma non sapevo come; infine lo chiesi a mio padre, che mi disse che non eravamo Israeliti, pertanto, perdute le speranze, conformai il mio spirito a ciò, e persistetti in questa posizione.

19) Ma per tutto quel tempo, non ero conscio del pericolo e del male che provenivano dal peccato; non consideravo che il peccato mi avrebbe dannato, qualunque religione io seguissi, a meno che non fossi trovato in Cristo; anzi, non pensavo mai a Lui, e neppure se esisteva o no. Così vaga l'uomo, finché è cieco, ma si affatica in vanità: poiché non conosce la via che conduce alla città di Dio: "La fatica dello stolto lo stanca, perché egli non sa neppure la via della città" (Ec. 10:15).

20) Ma un giorno, fra tutti i sermoni che faceva il nostro pastore, ce ne fu uno che trattava il giorno del riposo, e di come fosse peccato infrangerlo, sia con il lavoro, sia con i divertimenti, o con altre cose; (ora io, nonostante la mia religione, ero uno che trovava molto diletto in tutti i generi di vizi, ed era proprio quello il giorno in cui mi ci dedicavo maggiormente). Perciò conformai la mia coscienza a quel sermone, pensando ed essendo convinto che il pastore l'aveva fatto con lo scopo di farmi presente la mia cattiva condotta; ed in quel momento mi resi talmente conto, come mai prima d'allora, di quanto grande fosse la mia colpa, che ancora lo ricordo; ma sull'istante ne fui enormemente oppresso, e, quando il sermone terminò, tornai a casa con un gran peso sul cuore.

21) Questo, per un poco, attutì lo slancio dei miei diletti migliori, e mi amareggiò i piaceri precedenti; ma badate, tutto questo non durò a lungo; infatti, non appena ebbi ben pranzato, questo turbamento abbandonò la mia mente, e il mio cuore ritornò al suo vecchio corso; e come fui lieto che quelle preoccupazioni mi avessero abbandonato, e che il fuoco si fosse spento, così da poter peccare di nuovo senza controllo! Perciò, quando ebbi soddisfatto il mio corpo con il cibo, scacciai il sermone dalla mia mente, e ritornai con gran diletto alla mia vecchia consuetudine di divertimenti e giochi d'azzardo.

22) Ma lo stesso giorno, nel bel mezzo di una partita alla lippa, mentre stavo per lanciare il secondo Follo, improvvisamente piombò sulla mia anima una voce dal Cielo, che disse: «Vuoi abbandonare i tuoi peccati e andare in Cielo, o conservare i tuoi peccati e andare all'inferno?». Ciò mi procurò un'enorme confusione, perciò, abbandonati gli arnesi di gioco sul terreno, guardai verso il cielo; e fu come se con gli occhi della mente io avessi visto il Signore Gesù che mi guardava dall'alto, come se fosse molto scontento di me, e come se mi minacciasse severamente di qualche pesante punizione, per queste ed altre empie abitudini.

23) Avevo appena finito di fare queste considerazioni dentro di me, quando si rafforzò in me questa conclusione (infatti il precedente avvertimento mi aveva posto di fronte ai miei peccati): che ero stato un grande e grave peccatore, e che ora era troppo tardi per ricercare il Cielo, poiché Cristo non mi avrebbe perdonato, né avrebbe scusato le mie trasgressioni. Allora presi a meditare anche su ciò; o mentre ci riflettevo, e temevo che così sarebbe stato, sentii che il mio cuore affondava nella disperazione, concludendo che era troppo tardi; perciò decisi dentro di me che avrei continuato a peccare; infatti pensavo che, comunque, la mia situazione non era sicuramente infelice, sia nel caso che abbandonassi i miei peccati, che nel caso che vi persistessi: non potevo che essere dannato; e se così doveva essere, tanto valeva che fossi dannato per molti peccati invece che per pochi.

24) Mi ero fermato nel bel mezzo del gioco, in mezzo a tutti i presenti, senza però dir nulla; ma, essendo giunto a questa conclusione, mi ributtai disperatamente nel gioco; e ricordo bene che al momento quella specie di disperazione si impossessò talmente della mia anima, che ero persuaso che non avrei potuto mai trovare un altro conforto se non nel peccato; infatti il Cielo se n'era già andato, e non dovevo pensarci più: perciò scoprii dentro di me un gran desiderio di peccare a sazietà, tanto che pensavo continuamente a quale peccato potevo commettere, per poterne assaporare la dolcezza; e mi affrettai quanto più potei a riempire il mio stomaco di ghiottonerie, per timore di morire prima di aver soddisfatto i miei desideri, la qual cosa io temevo grandemente. Io dichiaro davanti a Dio che non mento dicendo queste cose, e non invento quello che dico : quelli erano veramente, fortemente e con tutto il cuore i miei desideri; il buon Dio, la cui misericordia è imperscrutabile, mi perdoni queste mie colpe.

25) Io son sicuro che questa tentazione del demonio capita alle povere creature più spesso di quanto molti possano pensare, tanto da sopraffare il loro spirito, indurendo il loro cuore, disponendolo bassamente, e intorpidendo la loro coscienza; e questa disposizione il demonio furtivamente e astutamente alimenta di tale disperazione che, sebbene la loro anima non sia molto colpevole, essi pervengono dentro di sé alla segreta conclusione che non ci sono speranze per loro: «Poiché essi hanno amato il peccato, e perciò la volontà va dietro al peccato (Gr. 2:25 & 18:12) (n3).

26) Perciò io persistetti nel peccato con grande avidità, sempre lamentando di non poter essere soddisfatto come avrei voluto; e così continuai per un mese, o forse più. Ma un giorno, mentre stavo di fronte alla vetrina di un negozio vicino a casa, imprecando, bestemmiando e facendo il pazzo, com'era mia consuetudine, mi udì la proprietaria che stava seduta nel negozio; ed essa, sebbene fosse una persona dissoluta ed empia, affermò che io bestemmiavo ed imprecavo in maniera così spaventosa che essa si sentiva tremare ad ascoltarmi; ed inoltre mi disse che ero il peggior bestemmiatore che avese mai udito in vita sua, e che così facendo avrei rovinato i giovani di un'intera città, se solo fossero venuti in mia compagnia.

27) A questo rimprovero io ammutolii, e mi vergognai segretamente, ma anche di fronte al Dio dei Cieli; perciò, mentre ero là a capo chino, desideravo con tutto il cuore di poter essere ancora un bambino, e che mio padre potesse insegnarmi a parlare senza questo turpe modo di bestemmiare: infatti io pensavo di esserci così abituato, che era inutile pensare di emendarmi, perché non lo ritenevo più possibile.

28) Come accadde non so, ma da quel momento io abbandonai a tal punto la bestemmia, che il constatarlo fu una gran sorpresa anche per me; e mentre prima non sapevo parlare se non facendo precedere e seguire ad ogni parola un'imprecazione, per rendere le mie espressioni più autorevoli, ora, senza più farlo, parlavo meglio e con più piacevolezza di prima; tuttavia, per tutto questo tempo, non conobbi Gesù Cristo, né abbandonai i miei divertimenti e giochi.

29) Ma poco dopo presi a frequentare un povero uomo che faceva professione di religione, il quale, come allora mi parve, conversava piacevolmente di Scritture e di questioni religiose; perciò, avendo concepito un certo amore e una certa simpatia per duello che diceva, presi a dedicarmi alla mia Bibbia, e a trovar gran diletto a leggerla, specialmente per quanto riguardava la parte storica: infatti, quando si trattava delle Epistole di san Paolo e di altre Scritture del genere, non riuscivo a separarmene, pur essendo ancora ignaro e della corruzione della mia natura, e del desiderio e del merito di Gesù Cristo di volermi salvare.

30) Perciò intrapresi qualche emendamento esteriore, sia nel modo di parlare che in quello di vivere, mi proposi di seguire i Comandamenti, come strada per giungere al Cielo; ad essi mi sforzai di attenermi, mi parve di riceverne conforto, tutte le volte che li osservavo; quando ogni tanto ne infrangevo uno, la mia coscienza si affliggeva: e allora mi pentivo, dicevo di esserne spiacente, e promettevo a Dio di far meglio la prossima volta; e da ciò traevo di nuovo aiuto, poiché pensavo di compiacere Dio tanto quanto qualsiasi altro uomo in Inghilterra.

31) Continuai così per circa un anno, e durante quel periodo i nostri vicini mi considerarono un uomo molto pio, un uomo nuovo e devoto, e si meravigliarono molto nel vedere un cambiamento così grande e straordinario nella mia vita e nelle mie maniere; ed era veramente così, anche se non conoscevo ancora né Cristo, né la Grazia, né la Fede, né la Speranza; eppure, come ho potuto constatare in seguito, se allora fossi morto, la mia situazione sarebbe stata orribile; ebbene, questo continuò per dodici mesi o forse più.

32) In verità, i miei vicini erano sbalorditi di questa mia grande conversione da una vita straordinariamente irriverente ad un'altra di tipo morale; e ne avevano ben donde : infatti questo mio mutamento era tanto grande come quello che avesse fatto rinsavire un pazzo. Perciò essi incominciarono a lodarmi, ad encomiarmi, a parlar bene di me, sia in mia presenza che non. Ora, dicevano, ero diventato pio, ed un uomo veramente onesto. Quando appresi che questo era quello che dicevano e pensavano di me, ne fui assai compiaciuto: poiché, sebbene non fossi altro che un povero sepolcro imbiancato, amavo sentir parlare di me come se fossi veramente pio. Ero fiero della mia devozione; e facevo tutto quello che facevo, sia perché mi vedessero, sia perché parlassero bene di me: e questo continuò per dodici mesi e forse più.

33) Ora dovete sapere che prima io mi dilettavo molto a suonare le campane, ma, poiché la mia coscienza incominciava a intenerirsi, pensavo che questa fosse una pratica vana, perciò mi costringevo a rinunciarvi; tuttavia la mia inclinazione a ciò era ancora forte, per cui ero solito andare alla torre campanaria e stare a guardare: ma non osavo suonare. Tuttavia pensavo che neanche questo si sarebbe trasformato in religione, eppure mi facevo violenza e continuavo a stare a vedere; ma presto incominciai a pensare che cosa sarebbe successo se fosse caduta una delle campane; allora decisi di mettermi sotto la trave principale che attraversava il campanile da lato a Iato, pensando che lì sarei stato al sicuro; ma allora ricominciai a pensare che se la campana fosse caduta con una oscillazione, prima avrebbe colpito il muro, e poi, rimbalzando su di me avrebbe potuto uccidermi nonostante tutto il trave. Questo pensiero mi fece raggiungere la porta del campanile dove, pensavo, sarei stato abbastanza al sicuro perché, se una campana fosse caduta, avrei potuto rifugiarmi dietro duci spessi muri, ed essere salvo.

34) In seguito, andai ancora a veder suonare le campane, ma senza oltrepassare la porta del campanile; e allora mi venne in mente che cosa sarebbe successo se il campanile fosse caduto, e il pensiero che poteva anche cadere, per quanto ne sapevo, per tutto il tempo in cui stavo là a guardare, mi turbava u tal punto e con tanta insistenza, che non osavo più stare sulla porta, ma ero costretto a fuggire in preda al terrore.

35) Un altro problema fu il ballo, che non riuscii ad abbandonare se non dopo un anno intero; ma in tutto quel tempo, quando pensavo di osservare questo o quel comandamento, o facevo a parole o con i fatti qualcosa che io ritenevo buono, sentivo una gran pace nella coscienza, e pensavo dentro di me che Dio ora non poteva fare a meno di essere contento di me, o, per dirla alla mia maniera, pensavo che nessun uomo in Inghilterra potesse compiacere Dio meglio di me.

36) Ma da quel povero infelice che ero, continuavo ad essere ignaro di Gesù Cristo, e sarei morto continuando a voler dimostrare la mia rettitudine, se Dio nella sua misericordia non mi avesse messo maggiormente in evidenza la mia condizione naturale.
 


(n1) Arthur Dent's Plain Man's Pathway to Heaven [The plaine mans path-way to heauen: wherein euery man may clearly see, whether he shall be saued or damned : set forth dialogue wise, for the better vnderstanding of the simple, by Arthur Dent, London: Imprinted for Robert Dexter, and are to be sold at the signe of the brazen serpent in Powles Church-yard, 1601].
(n2) Lewis Bayly's Practice of Piety. Versione italiana antica in: http://www.riforma.net/libri/praticapieta/index.htm
(n3) "Guarda che il tuo piede non si scalzi e che la tua gola non s'inaridisca! Ma tu hai detto: "Non c'è rimedio; no, io amo gli stranieri e andrò dietro a loro!" (Gr. 2:25); "'Ma costoro dicono: "È inutile; noi vogliamo camminare seguendo i nostri pensieri, vogliamo agire ciascuno seguendo la caparbietà del nostro cuore malvagio" (Gr. 18:12)