Letteratura/Attributi/06

Da Tempo di Riforma Wiki.

Indice generale

Gli attributi di Dio (A. W. Pink)

Prefazione - 01 - 02 - 03 - 04 - 05 - 06 - 07 - 08 - 09 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19

 

6. La sovranità di Dio


La sovranità di Dio può essere definita come l‘esercizio della Sua signoria (vedi capitolo precedente). Essendo infinitamente elevato al di sopra della creatura più elevata, Egli è l’Altissi­mo, il Signore del cielo e della terra. Soggetto a nessuno, influenzato da nessuno, assolutamente indipendente, Dio si comporta come Gli piace, solo come a Lui piace, sempre come a Lui piace. Nessuno può frustrare i Suoi piani, nessuno può ostacolarlo. La Sua Parola espressamente dichiara: «Il mio piano sussisterà e farò tutto quello che mi piace» (Isaia 46:10). «Egli agisce come vuole con i ‘esercito del cielo e con gli abitanti della terra. Nessuno può fermare la sua mano e dirgli: “Che cosa fai?”» (Daniele 4:35). La divina sovranità significa che Dio è Dio di fatto, e non solo di nome, che Egli siede sul trono dell’universo, dirige ogni cosa, ed opera ogni cosa «secondo il consiglio della sua volontà» (Efesini 1:11).

Charles Haddon Spurgeon, nel suo sermone su Matteo 20:15, disse giustamente:

“Non c’è attributo più consolante per i Suoi figlioli che la sovranità di Dio. Nelle circostanze più avverse, nelle prove più severe, essi credono che sia stata la Sua sovranità a disporre le loro afflizioni, che la Sovranità a farle loro superare, e che la Sovranità le può santifi­care. Non c‘è nulla che meriti di essere difeso a spada tratta da parte dei figlioli più della dottrina della sovranità del loro Padre su tutto il creato - la Regalità di Dio su tutte le opere delle Sue mani - il Trono di Dio e il Suo diritto a sedere su quel Trono. D’altro canto, non esiste dottrina che sia più odiata dai figlioli di questo mondo, nessuna verità che essi maggiormente calpesti­no, che la stupenda, certissima dottrina della sovranità dell’infinito Yahweh. Gli uomini permetterebbero a Dio di stare in qualunque altro luogo, eccetto che sul Suo trono. Gli permetterebbero di stare nel Suo laboratorio per forgiare mondi e stelle. Gli permetterebbero di stare allo sportello della Sua banca per dispensare elargizioni e benedizioni. Gli permetterebbero di sostenere la terra e di tener dritte le sue colonne, di illuminare i luminari del cielo, o di governare le onde degli oceani; quando però Dio sale sul Suo trono, le sue creature digrignano i denti. Noi però proclamiamo un Dio ben stabilito sul Suo trono, il Suo diritto di disporre di ciò che è Suo come più gli piace, di disporre delle Sue creature come meglio ritiene opportuno, senza consultarle al riguardo; è allora che ci fischiano contro e ci scagliano tutte le loro esecrazioni che fingono di non udire e di non comprendere, perché un Dio sul Suo trono non è un Dio che loro amino. È un Dio sul Suo trono, però, che noi amiamo predicare. È un Dio sul Suo trono quello del quale solo abbiamo fiducia”.

«L ‘Eterno fa tutto ciò che gli piace, in cielo e in terra, nei mari e in tutti gli abissi» (Salmi 135:6). Si, caro lettore, tale è l’imperiale Potentato rivelato nelle Sacre Scritture. Senza rivali quanto a maestà, illimitato in potenza, inalterato da alcunché di esterno a Sé stesso. Noi viviamo però in tempi in cui persino gli “ortodossi” sembrano aver paura di ammettere la giusta Deità di Dio. Essi affermano che esagerare la sovranità di Dio escluda troppo la responsabilità umana; mentre è proprio la responsabilità umana si fonda sulla sovranità di Dio e ne è lo stesso prodotto. «Ma il nostro Dio è nei cieli, e fa tutto ciò che gli piace» (Salmi 115:3). Egli sovranamente ha deciso di porre ciascuna delle sue creature in quella particolare posizione che sembrava buona ai Suoi occhi. Egli ha creato gli angeli: alcuni Egli ha posto in posizione di poter scegliere, ad altri Egli ha dato una condizione immutabile davanti a Lui (1 Timoteo 5:2 1), rendendo Cristo loro capo (Colossesi 2:10). Non dimentichiamo che gli angeli che peccarono (2 Pietro 2:5) erano altrettanto Sue creature degli angeli che non peccarono. Egli aveva previsto che essi sarebbe­ro caduti, ciononostante Egli li aveva posti nella condizione mutevole di creature e sopportato che essi cadessero, sebbene Egli non fosse l’Autore del loro peccato. Allo stesso modo Dio sovranamente aveva posto Adamo nel giardino dell’Eden in condizione di poter scegliere. Se Gli fosse piaciuto, Egli avrebbe potuto negargli una tale possibilità; Egli lo avrebbe potuto porre nella stessa permanente condizione degli angeli fedeli, Egli lo avrebbe potuto porre in una posizio­ne tanto sicura ed immutabile quanto quella che i Suoi santi possiedono in Cristo. Invece, Egli scelse di porlo nell’Eden in condizione di responsabilità creaturale, affinché sussistesse o cadesse nella misura in cui si fosse conformato alla sua responsabilità –l’obbedienza al suo Fattore.

Adamo doveva render conto a Dio della sua obbedienza alla legge che Egli gli aveva dato. Qui c’era responsabilità, responsabilità incontesta­bile, verificabile e possibile nelle condizioni più favorevoli. Ora, Dio non aveva posto Adamo in posizione di responsabi­lità creaturale con facoltà di scegliere perché era doveroso che Egli lo facesse. No, Dio non aveva alcun “dovere” di farlo, anzi, non era tenuto nemmeno a dare loro vita, cioè, non aveva alcun obbligo di creare, ma lo ha fatto, sovranamente. Dio è sovrano, la Sua volontà è suprema. Dio è legge a Sé stesso e Lui stesso stabilisce che cosa sia giusto fare. Non vi sono criteri di giustizia assoluti a cui Lui debba sottomettersi: è sempre giusto quello che Lui ritiene di fare, Egli è l’assoluto. Guai al ribelle che metta in questione la Sua sovranità: «Guai a chi contende con chi l’ha formato, un frammento di vasi di terra con altri frammenti di vasi di terra. Dirà l’argilla a chi la forma: “Che fai?”» (Isaia 45:9).

Ancora: il Signore Iddio ha sovranamente posto Israele in posizione di poter scegliere. I capitoli 19, 20, e 21 di Esodo ne danno una prova chiara e piena. Essi erano stati sottoposti ad un’Alleanza che esigeva da parte loro delle opere. Dio aveva loro dato certe leggi, e le Sue benedizioni sulla loro nazione - sarebbero state condizionali all’osservanza, - da parte loro, dei Suoi statuti. Israele, però, si era dimostrato “dal collo duro” ed “incirconciso di cuore”. Si era ribellato a Yahweh, aveva abbandonato le Sue leggi, si era rivolto a falsi dei, aveva apostatato. Di conseguenza, il giudizio divino era loro caduto addosso, erano stati consegnati nelle mani dei loro nemici, dispersi per tutto il mondo, e sono rimasti a tutt’oggi sotto il pesante sguardo di disapprovazione di Dio.

Era stato Dio, nell’esercizio della Sua alta sovranità, a porre Satana ed i suoi angeli, Adamo, e Israele nelle rispettive loro posizioni di responsabilità. La Sua sovranità, però, lungi dal togliere, responsabilità dalle Sue creature, è stata proprio quella che ha dato loro la facoltà di scegliere, che ha dato loro le responsabilità che ha ritenuto di dover dare. In virtù di questa stessa sovranità Egli si dimostra Signore su tutti.

C’è dunque perfetta armonia fra la sovranità di Dio e la responsabilità delle Sue creature. Molti hanno detto nella loro più totale follia che è del tutto impossibile indicare dove finisca la sovranità di Dio e dove inizi la responsabilità della creatura. Qui però è dove la responsabilità della creatura inizia: il sovrano decreto del Creatore. Per quanto riguarda poi la Sua sovranità, ad essa non c’è e non ci sarà mai una “fine”!

Ecco ulteriori prove che la responsabilità della creatura si basa proprio sulla sovranità di Dio. Quante cose vi sono nella Scrittura che erano giuste proprio perché Dio le aveva coman­date, e che non sarebbero giuste se Dio non le avesse comanda­te! Che diritto aveva Adamo di mangiare i frutti degli alberi dell’Eden? Il permesso del suo Fattore (Genesi 2:16), senza il quale egli sarebbe stato solo un ladro!

Che diritto aveva Israele di spogliare gli egiziani dei loro oggetti d’argento, d’oro e dei vestiti (Esodo 12:35)? Nessuno, fintanto che Yahweh non li avesse autorizzati a farlo (Esodo 3:22). Che diritto aveva Israele di ammazzare così tanti agnelli per i sacrifici? Nessuno, eccetto che per il fatto che Dio l’aveva loro comandato. Che diritto aveva Israele di massacrare i cananei? Nessuno, eccetto che per il fatto che Yahweh lo aveva loro ordinato. Che diritto ha il marito di esigere sottomissione da sua moglie? Nessuno, salvo che Dio glielo ha ordinato. Potremmo ancora andare avanti. La responsabilità umana si basa sulla sovranità divina.

Ancora un esempio dell’esercizio che Dio fa della Sua assoluta sovranità. Dio ha posto i suoi eletti su un piano diverso da quello di Adamo e di Israele. Egli ha posto i Suoi eletti in posizione di assenza di condizioni. Nell’Alleanza eterna Gesù Cristo è stato costituito loro Capo, ha preso responsabilità su Sé stesso ed operato per loro una giustizia dal carattere perfetto, imbattibile, ed eterna. È stato Cristo ad essere posto in posizione di dipendenza dalla legge «sottoposto alla legge, perché riscattasse quelli che erano sotto la legge», con quest’unica infinita differenza: gli altri avevano fallito, mentre Lui non lo ha fatto né lo poteva fare. E chi ha posto Cristo su questo piano condizionale? Il Dio Trino. Era la volontà sovrana che Lo aveva così stabilito, l’amore sovrano che lo aveva inviato, e la sovrana autorità che Gli aveva assegnato il Suo compito.

Certe condizioni sono state poste davanti al Mediatore. Egli doveva essere reso simile a carne di peccato; Egli doveva magnificare la legge e renderla onorevole; Egli doveva portare sul Suo corpo sulla croce i peccati del popolo di Dio; Egli doveva per loro compiere un’espiazione completa, Egli doveva sopportare so di Sé gli strali dell’ira di Dio, Egli doveva morire ed essere sepolto. Se avesse adempiuto a queste condizioni Egli avrebbe avuto una ricompensa: Isaia 53:10-12. Sarebbe divenuto il Primogenito fra molti fratelli; Egli avrebbe avuto un popolo con il quale condividere la Sua gloria. Sia benedetto per sempre il Suo nome, Egli ha adempiuto a queste condizioni, e proprio per averlo fatto, il Padre si è impegnato, con giuramen­to solenne, di preservare nel tempo e benedire per l’eternità ciascuno di quelli per cui il Suo incarnato Figlio ha fatto da Mediatore. Proprio perché Egli ha preso il loro posto, essi ora condividono il Suo. La Sua giustizia è la loro, la Sua vita è la loro. Per loro non c’è nessuna condizione da adempiere, nemmeno una singola responsabilità per loro da adempiere per ottenere eterna beatitudine. «Con un ‘unica offerta, infatti, egli ha reso perfetti per sempre coloro che sono santificati» (Ebrei 10:14).

Ecco dunque la sovranità di Dio manifesta di fronte a tutti, evidente nei diversi modi in cui Dio ha voluto trattare con le sue creature. Parte degli angeli, Adamo, Israele, sono stati posti nella posizione di dover adempiere a delle condizioni: le benedizioni su di loro sarebbero continuate se avessero ubbidito e fossero restati fedeli a Dio. In netto contrasto con loro, il “piccolo gregge” (Luca 12:32), nel contesto dell’Alleanza di Dio, dei consigli di Dio, del Figlio di Dio, è stato posto sul piano di assenza di condizioni per sempre. Le loro benedizioni dipendono da quello che Cristo ha compiuto per loro. «Tuttavia il saldo fondamento di Dio rimane fermo, avendo questo sigillo: “Il Signore conosce quelli che sono suoi “» (2 Timoteo 2:19). Il fonda­mento sul quale stanno gli eletti di Dio è un fondamento perfetto; nulla ad esso può essere aggiunto né sottratto (Ecclesiaste 3:14). Ecco così la manifestazione più alta e più grande dell’assoluta sovranità di Dio. È vero, e ha ogni diritto di farlo, che: «egli fa misericordia a chi vuole, e indurisce chi vuole» (Romani 9:18).