Quando Dio trasforma il male in bene

30 Ottobre 2026 Paolo Castellina 0

Che cosa significa credere nella provvidenza di Dio quando la vita ci mette di fronte all’ingiustizia, alla sofferenza e a situazioni che sembrano sfuggire a ogni controllo? Partendo dalla storia di Giuseppe, che trova il suo epilogo in Genesi 50:15-21, questa predicazione riflette su come Dio possa trasformare in bene anche ciò che uomini hanno concepito per fare del male. Attraverso le vicende di Giuseppe, scopriamo che la provvidenza divina non elimina la responsabilità umana, non rende buono il male e non ci garantisce che ogni difficoltà avrà una soluzione immediata. Ci insegna, però, a non disperare quando non comprendiamo gli avvenimenti, a vivere con responsabilità e a rinunciare alla vendetta, cercando la riconciliazione. La vicenda di Giuseppe ci conduce infine a Gesù Cristo, nella cui morte e risurrezione troviamo la certezza che il male e la morte non avranno l’ultima parola.

Una revisione sempre necessaria   

23 Ottobre 2026 Paolo Castellina 0

In occasione della Domenica della Riforma, questa predicazione ci invita a considerare la necessità di una verifica periodica della nostra vita cristiana, personale e comunitaria. Come un’automobile deve essere sottoposta a controlli per accertarne la sicurezza e individuare eventuali difetti, così anche la pratica della nostra fede deve essere sempre di nuovo riesaminata alla luce della Parola di Dio. Partendo da 2 Pietro 1:3-11, rifletteremo sul pericolo di una fede sterile, sulla necessità di crescere nelle virtù cristiane e sul coraggio di correggere ciò che deve essere corretto. La Riforma non è soltanto un evento da ricordare, ma un richiamo a lasciarci esaminare e trasformare dalla Parola di Dio, cominciando da noi stessi e dalla nostra comunità cristiana.

Non consegnare a Cesare ciò che appartiene a Dio

16 Ottobre 2026 Paolo Castellina 0

«Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio» (Matteo 22:21) è una delle parole di Gesù più frequentemente citate quando si parla del rapporto fra fede cristiana, Stato e vita pubblica. Ma che cosa significa realmente distinguere ciò che appartiene a Cesare da ciò che appartiene a Dio? Questa predicazione rilegge il celebre episodio della moneta mostrando che Gesù non sta creando due mondi separati, uno religioso e uno secolare, ma riconoscendo un’autorità civile reale e, nello stesso tempo, i suoi limiti. Cesare può avere ciò che legittimamente gli appartiene, ma non può pretendere ciò che appartiene a Dio: la nostra coscienza, la nostra fedeltà ultima e, in definitiva, noi stessi. Una riflessione sulla signoria di Dio e di Cristo che invita a distinguere senza separare e a vivere ogni dimensione dell’esistenza davanti a Dio.

Che cosa abita nella nostra mente?

9 Ottobre 2026 Paolo Castellina 0

Viviamo immersi in un flusso continuo di informazioni, immagini e opinioni che contribuiscono a formare il nostro modo di pensare. In Filippesi 4:8-9 Paolo ci invita perciò a esercitare un attento discernimento, concentrando la mente su ciò che è vero, onorevole, giusto, puro, amabile, virtuoso e degno di lode, e traducendo poi questi valori in una vita concreta. In un’epoca nella quale non tutto ciò che ci viene proposto è vero o buono, il cristiano è chiamato né a chiudersi davanti al mondo né a conformarsi ad esso, ma a riconoscere il bene dovunque lo incontri e a rifiutare ciò che corrompe. Che cosa stiamo permettendo di abitare nella nostra mente? Da questa domanda prende avvio una riflessione sul rapporto fra ciò che coltiviamo interiormente, ciò che diventiamo e la promessa conclusiva dell’apostolo: «Il Dio della pace sarà con voi».

La forza di un cuore mansueto

2 Ottobre 2026 Paolo Castellina 0

Come può una persona essere veramente forte senza diventare aggressiva, e mansueta senza diventare debole? Viviamo in una cultura che ci insegna ad affermare noi stessi, a difendere i nostri diritti e a non lasciarci mettere i piedi in testa; ma anche l’assertività, quando è dominata dall’ego, può trasformarsi in orgoglio, conflitto e continua necessità di avere ragione. Gesù, invece, si presenta come «mansueto e umile di cuore» e invita i suoi discepoli a imparare da lui. Come vedremo nella riflessione biblica di questa domenica, basata su Matteo 11:25-30, la sua mansuetudine non è passività, ma forza sotto controllo, una forza che nasce dalla fiducia in Dio e libera dal peso di dover continuamente difendere e affermare sé stessi. E questo conduce al “riposo dell’anima”.