Non consegnare a Cesare ciò che appartiene a Dio

16 Ottobre 2026 Paolo Castellina 0

«Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio» (Matteo 22:21) è una delle parole di Gesù più frequentemente citate quando si parla del rapporto fra fede cristiana, Stato e vita pubblica. Ma che cosa significa realmente distinguere ciò che appartiene a Cesare da ciò che appartiene a Dio? Questa predicazione rilegge il celebre episodio della moneta mostrando che Gesù non sta creando due mondi separati, uno religioso e uno secolare, ma riconoscendo un’autorità civile reale e, nello stesso tempo, i suoi limiti. Cesare può avere ciò che legittimamente gli appartiene, ma non può pretendere ciò che appartiene a Dio: la nostra coscienza, la nostra fedeltà ultima e, in definitiva, noi stessi. Una riflessione sulla signoria di Dio e di Cristo che invita a distinguere senza separare e a vivere ogni dimensione dell’esistenza davanti a Dio.

Che cosa abita nella nostra mente?

9 Ottobre 2026 Paolo Castellina 0

Viviamo immersi in un flusso continuo di informazioni, immagini e opinioni che contribuiscono a formare il nostro modo di pensare. In Filippesi 4:8-9 Paolo ci invita perciò a esercitare un attento discernimento, concentrando la mente su ciò che è vero, onorevole, giusto, puro, amabile, virtuoso e degno di lode, e traducendo poi questi valori in una vita concreta. In un’epoca nella quale non tutto ciò che ci viene proposto è vero o buono, il cristiano è chiamato né a chiudersi davanti al mondo né a conformarsi ad esso, ma a riconoscere il bene dovunque lo incontri e a rifiutare ciò che corrompe. Che cosa stiamo permettendo di abitare nella nostra mente? Da questa domanda prende avvio una riflessione sul rapporto fra ciò che coltiviamo interiormente, ciò che diventiamo e la promessa conclusiva dell’apostolo: «Il Dio della pace sarà con voi».

La forza di un cuore mansueto

2 Ottobre 2026 Paolo Castellina 0

Come può una persona essere veramente forte senza diventare aggressiva, e mansueta senza diventare debole? Viviamo in una cultura che ci insegna ad affermare noi stessi, a difendere i nostri diritti e a non lasciarci mettere i piedi in testa; ma anche l’assertività, quando è dominata dall’ego, può trasformarsi in orgoglio, conflitto e continua necessità di avere ragione. Gesù, invece, si presenta come «mansueto e umile di cuore» e invita i suoi discepoli a imparare da lui. Come vedremo nella riflessione biblica di questa domenica, basata su Matteo 11:25-30, la sua mansuetudine non è passività, ma forza sotto controllo, una forza che nasce dalla fiducia in Dio e libera dal peso di dover continuamente difendere e affermare sé stessi. E questo conduce al “riposo dell’anima”.