Cercasi… (Giovanni 4:23-24) 

Domenica 12 Marzo 2023 – Terza domenica di Quaresima

Letture bibliche: Salmo 95; Esodo 17:1-7; Romani 5:1-11; Giovanni 4:5-42

(Servizio di culto completo con predicazione, 55′)

(Solo predicazione, 20′)

In fondo ai giornali quotidiani spesso appaiono lunghe liste di annunci a pagamento preceduti dall’espressione “cercasi”. Possono essere offerte di lavoro, appartamenti, garage, oggetti di antiquariato, automobili, e chi più ne ha più ne metta. C’è chi in quel modo persino cerca moglie o marito, e poi specifica come dovrebbe essere. Alla fine c’è una casella postale o un numero di telefono per rispondere all’annuncio. Avete mai fatto voi pubblicare annunci di “cercasi” oppure risposto a uno d’essi?

Una volta Gesù di Nazareth, parlando con una donna, le aveva fatto sapere che Dio, il Creatore e Signore del cielo e della terra, pubblica un particolare annuncio: “Cercasi chi gli renda culto in spirito e verità”. La si può leggere anche oggi. Curiosa richiesta in un mondo in cui le “persone religiose” sono ancora molte. Questo, però, non è quello che possa sembrare.

Ascoltiamo il testo di tutto l’episodio dell’incontro fra Gesù e quella donna, come lo troviamo nel vangelo secondo Giovanni.

“Giunse dunque a una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al podere che Giacobbe diede a suo figlio Giuseppe; e là c’era la fonte di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso la fonte. Era circa l’ora sesta. Una donna samaritana venne ad attingere l’acqua. Gesù le disse: “Dammi da bere” (Perché i suoi discepoli erano andati in città a comprare da mangiare). La samaritana allora gli disse: “Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?”. Infatti i Giudei non hanno relazioni con i Samaritani. Gesù rispose e le disse: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: ‘Dammi da bere’, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato dell’acqua viva”. La donna gli disse: “Signore, tu non hai nulla per attingere e il pozzo è profondo, dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu più grande di Giacobbe nostro padre che ci diede questo pozzo e ne bevve egli stesso con i suoi figli e il suo bestiame?”. Gesù rispose e le disse: “Chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo, ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna”. La donna gli disse: “Signore, dammi di quest’acqua, affinché io non abbia più sete e non venga più fin qui ad attingere”. Gesù le disse: “Va’ a chiamare tuo marito e vieni qua”. La donna gli rispose: “Non ho marito”. E Gesù: “Hai detto bene: ‘Non ho marito’, perché hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”. La donna gli disse: “Signore, io vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che è a Gerusalemme il luogo dove bisogna adorare”. Gesù le disse: “Donna, credimi; l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, poiché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. Dio è spirito e quelli che l’adorano bisogna che lo adorino in spirito e verità”. La donna gli disse: “Io so che il Messia (che è chiamato Cristo) deve venire; quando sarà venuto, ci annuncerà ogni cosa”. Gesù le disse: “Sono io che ti parlo!”. In quel mentre giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che egli parlasse con una donna, ma pure nessuno gli chiese: “Che cerchi?” o: “Perché discorri con lei?”. La donna lasciò dunque la sua secchia, se ne andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto; non potrebbe essere lui il Cristo?”. La gente uscì dalla città e veniva a lui. Intanto i discepoli lo pregavano, dicendo: “Maestro, mangia”. Ma egli disse loro: “Io ho un cibo da mangiare che voi non conoscete”. Perciò i discepoli si dicevano l’uno all’altro: “Forse qualcuno gli ha portato da mangiare?”. Gesù disse loro: “Il mio cibo è di fare la volontà di colui che mi ha mandato e di compiere l’opera sua. Non dite voi che ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Alzate gli occhi e guardate le campagne come già sono bianche da mietere. Il mietitore riceve premio e raccoglie frutto per la vita eterna, affinché il seminatore e il mietitore si rallegrino insieme. Poiché in questo è vero il detto: ‘L’uno semina e l’altro miete’. Io vi ho mandati a mietere là dove non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete entrati nella loro fatica”. Molti Samaritani di quella città credettero in lui a motivo della testimonianza resa da quella donna: “Egli mi ha detto tutte le cose che ho fatto”. Quando dunque i Samaritani andarono da lui, lo pregarono di trattenersi da loro ed egli si trattenne là due giorni. E molti di più credettero a motivo della sua parola e dicevano alla donna: “Non è più a motivo di quel che tu ci hai detto, che crediamo, perché abbiamo udito da noi e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo” (Giovanni 4:5-42).

Mentre i discepoli di Gesù, dunque, si erano recati nel vicino villaggio a comprare del cibo, Gesù, stanco per il cammino, rimane ad attenderli presso un pozzo. Sono le ore più calde della giornata. Gesù ha sete, e quando una donna giunge al pozzo per attingere acqua, Gesù le chiede di poter bere dalla sua brocca. Inizia così una conversazione fra Gesù e la donna. Gesù è sensibile e compassionevole e così Lui legge nel cuore di quella donna la sua situazione, i suoi problemi, le sue necessità. Dopodiche Gesù rivela a lei quale Egli è veramente, il Salvatore del mondo che Dio Padre ha inviato, Colui che può rispondere efficacemente ai bisogni più profondi dell’animo umano. Diverse sono le cose che vengono toccate nella conversazione fra Gesù e questa donna e che il racconto cita. Fra queste vorrei metterne oggi in evidenza una in particolare: “Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, poiché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. Dio è spirito e quelli che l’adorano bisogna che lo adorino in spirito e verità” (23-24).

Un rapporto necessario 

Dio richiede, o cerca, dei “veri adoratori”. Dio cerca persone che Gli rendano il culto che Gli è dovuto in spirito e verità, persone che si rapportino personalmente a Lui e lo facciano nel modo giusto, come dovrebbero, come Lui vuole – il che è la cosa che più conta.

Gesù mette qui in evidenza qualcosa che anche la donna con la quale parla pure ritiene importante, cioè il nostro personale rapporto con Dio. L’essere umano, infatti, è stata creata da Dio per intrattenere uno speciale rapporto con Lui, tanto che l’uomo e la donna siano realizzati e soddisfatti nel mantenere e coltivare un rapporto vivo con Lui. Proprio come Gesù cercavo un contatto personale con questa donna e con tutti coloro che incontrava, Iddio lo vuole altresì stabilire con ciascuno di noi. Questo rapporto, però, non può essere un rapporto casuale, perché Iddio Padre, secondo le parole di Gesù, richiede, esige, cerca “veri adoratori” che lo adorino “in spirito e verità”.

Per noi la parola qui usata: “adoratori” è molto strana, ma essa significa semplicemente il fatto che Dio cerca persone che mantengano rapporto vivo con Lui, che Lo onorino e Lo rispettino, che Gli ubbidiscano con fiducia, consapevoli di chi Lui sia e di chi siamo noi. In altri termini, Iddio cerca persone che si rapportino a Lui come Egli intende ed è giusto. Il nostro personale rapporto con Dio è essenziale, ma esso deve anche avvenire in spirito e verità, cioè come Dio vuole, nei termini giusti, nel modo corretto. Non si tratta di cerimonie religiose o riti da eseguire, né pellegrinaggi a luoghi più o meno santi, o comunque nel modo che noi riteniamo più opportuno. Si tratta della “conversazione” costante fra noi e Dio, così come Gesù aveva conversato quel giorno con quella donna. Questo è “un culto fatto in Spirito e verità”, quel rapporto personale e costante con Dio vissuto nell’ottica di Cristo. Questo non è solo possibile, ma anche essenziale. Come state voi a questo riguardo? Se questo tipo di rapporto con Dio non lo avete ancora concretizzato o comunque non nei termini che Egli si aspetta da voi, Egli vi chiama a farlo attraverso questo testo lo facciate. Farlo non è mai troppo tardi e non è mai troppo presto. Voi potreste rispondere a questo annuncio di “cercasi”. “Quella persona che cerchi sono io!” Gli rispondete.

L’essenza del culto 

Un ministro di Dio del passato scrisse: “Rendere a Dio il culto che Gli è dovuto significa risvegliare la coscienza con la santità di Dio, nutrire la mente con la verità di Dio, purgare l’immaginazione con la bellezza di Dio, aprire il cuore all’amore di Dio, consacrare la volontà ai propositi di Dio” (W. Temple). Questo è esattamente ciò che è avvenuto a quella donna al pozzo, dopo aver incontrato Gesù.

1. Risvegliare la coscienza con la santità di Dio. La santità di Dio era diventata per questa donna particolarmente apparente dopo aver incontrato il Cristo. Gesù, infatti, aveva scoperto e messo in rilievo alla coscienza di lei, l’immoralità della vita che fino a quel momento aveva condotto, come pure la purezza di Dio in Cristo. Questo l’aveva portata al ravvedimento e ad una vita rinnovata secondo la volontà di Dio. Allo stesso modo il culto nella prospettiva di Cristo significa incontrarlo nella Sua Parola che, tramite lo Spirito Santo, ci impartisce da una parte la forte impressione della santità di Dio, e dall’altra della miserevole condizione della nostra vita rovinata dal peccato e destinata solo al giudizio di Dio. Questo ci spinge al ravvedimento e a cercare un intenso rapporto col Salvatore Gesù Cristo, l’unico in grado di pagare il prezzo del nostro peccato e permetterci sia di poter stare alla presenza di Dio e rinnovare così la nostra vita.

2. Nutrire la mente con la verità di Dio. La donna del racconto tramite il suo rapporto con Cristo, viene nutrita, “dissetata”, per usare l’immagine qui utilizzata, con la verità di Dio. La Persona di Cristo, la Sua Parola, le comunica una gioia straordinaria, quella di chi finalmente vede soddisfatta la sua anima. Gesù fa capire a questa donna ciò che più vale e più le serve, non cioè una religione formale e impotente, ma la via che porta ad un autentico e fecondo rapporto con Dio. Rendere a Dio il culto che Gli è dovuto significa, infatti, fare esperienza della Realtà ultima, attingere alla fonte della vita, immergersi nella Parola di Dio, nutrirsene. Gesù, Parola di Dio, disse: “Io sono il pane vivente che è disceso dal Cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; or il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo …  e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Giovanni 6:51,54).

3. Purgare l’immaginazione con la bellezza di Dio. La bellezza di un Dio riscoperto al di là delle aride cerimonie di una religione formale, aveva purificato, riformato, l’immaginazione religiosa di questa donna, i suoi pensieri, le sue opinioni contrarie alla verità. Credeva che un luogo di culto o determinate cerimonie fossero più efficaci di altre. Questo, però, è indifferente nella prospettiva di Cristo. Il culto che Dio esige è quello fatto nello spirito ed in verità. Anche oggi c’è gente che corre qui e là cercando cercando di aver rapporti con Dio in modi diversi da quelli che Egli ha stabilito nella Sua Parola. Di tutto questo ci dobbiamo liberare, riformare – checché ne dica la tradizione religiosa. E’ il Cristo della Bibbia che dobbiamo ascolare. Il culto autentico viene suscitato in noi quando siamo ricondoti alla verità, alla sostanza del “solo Cristo”. Forme e rituali non producono il culto. Potremmo usare tutte le tecniche ed i metodi che vogliamo, avere la migliore liturgia possibile, ma non avremo un autentico culto fintanto che lo Spirito non tocca il nostro spirito, facendoci giungere a contemplare ed apprezzare la Sua bellezza, la bellezza di un culto “in spirito e verità. Allora potremo entrare in una vera atmosfera cultuale.

4. Aprire il cuore all’amore di Dio. In Cristo il cuore di questa donna si apre all’amore di Dio, un amore che era venuto alla sua ricerca. Gesù non ha incontrato questa donna “per caso”. Gesù una volta aveva detto: “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto sia permanente; affinché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, egli ve lo dia (Giovanni 15:16). Nel caso di questa donna è Gesù che abbatte i pregiudizi di carattere sessuale, razziale, morale e culturale e che la chiama ad un rapporto personale con il Messia che è venuto anche per lei. Gesù disse: “Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Giovanni 6:44). Il culto, così, è la risposta umana all’iniziativa divina. La Scrittura è colma di esempi delle iniziative di Dio per ristabilire e conservare la comunione con i Suoi figli. Dio è come il padre del figliol prodigo che attende con ansia suo figlio, pronto a corrergli incontro non appena lo veda per dargli il benvenuto a casa. Infine:

5. Il culto in spirito e verità è consacrare la volontà ai propositi di Dio. L’incontro con Cristo è tale da mobilitarla e da consacrarla a servire i propositi di Dio. La vediamo infatti tornare al suo villaggio e senza paura annunciare a tutti di avere incontrato il Salvatore suo e loro. Superando ogni senso di vergogna questa donna parla di Gesù a tutto il villaggio. La gente, incuriosita ne esce per incontrare Gesù di persona constatano di persona la verità di Gesù. Il culto, quindi, deve diventare per “il vero adoratore” qualcosa che mobilita a servizio di Dio e degli altri. Venire al culto è come “venire a rapporto” dal nostro comandante affinché egli ci dia le istruzioni da eseguire.

Conclusione 

Oggi, così, è come se voi aveste aperto un giornale per concentrarvi non nelle sezioni dello sport o degli annunci funebri… ma quelle su cui è scritto “cercasi”. Avete trovato “Cercasi chi rende a Dio un culto in spirito e verità” e avete detto: “Questo annuncio è per me. Ora gli rispondo favorevolmente. Io sono il ‘vero adoratore’ che Dio cerca”.  E’ così? Se sì allora l’annuncio vi invita a mettervi in contatto con Cristo, all’indirizzo indicato! E’ quello della preghiera. In rapporto con Lui scoprirete quale sia il vero culto del quale Egli si compiace. La vostra coscienza verrà allora risvegliata alla santità di Dio e al vostro peccato e vi incamminerete su un sentiero di conversione. In contatto con Cristo nutrirete e disseterete veramente la vostra anima alla Sua Parola. Scoprirete la bellezza di Dio e questa visione vi purificherà da ogni superstizione e falsa religione. In Lui il vostro cuore si aprirà alla manifestazione del grande ed immeritato amore per voi, e vi consacrerete a Lui affinché con tutto voi stessi serviate i propositi di Dio. Avverrà questo per noi oggi come risultato del nostro incontro di oggi con Cristo? Che così possa davvero essere, alla Sua gloria e per la vostra salvezza, proprio com’era avvenuto per quella donna samaritana al pozzo di Sichem.

Paolo Castellina, riduzione e rielaborazione del 3-3-2023 di una mia predicazione del 21-02-2001.


Per la videoconferenza

Il testo del vangelo di Giovanni 4:5-42 racconta l’incontro tra Gesù e una donna samaritana presso un pozzo. Gesù chiede alla donna dell’acqua da bere, ma sposta la conversazione su questioni che vanno oltre le formalità verso una discussione sulla vera adorazione svelando alla donna la Sua identità. La donna è colpita dalle parole di Gesù e corre nel villaggio per condividere la sua esperienza. Gli abitanti del villaggio vogliono così incontrare direttamente Gesù e molti credono in lui.

I temi del messaggio del brano sono:

  • La misericordia e la grazia di Dio: Gesù si rivolge a una donna samaritana, che era considerata una peccatrice, dimostrando la misericordia e la grazia di Dio che non guarda alla condizione sociale o al passato di una persona.
  • L’adorazione: Gesù afferma che la vera adorazione non ha a che fare con il luogo o il rito, ma con l’adorazione in spirito e verità.
  • La rivelazione di sé: Gesù svela alla donna il suo vero sé come il Messia atteso, il Figlio di Dio.
  • La conversione: La donna samaritana è convertita a Cristo e condivide la sua esperienza con gli abitanti del villaggio, portando molti a credere in Gesù.

Alcune domande per approfondire ed attualizzare ciò che è proposto nel testo potrebbero essere:

  • Come possiamo essere testimoni della misericordia e della grazia di Dio verso le persone che sono state emarginate dalla società?
  • Cosa significa adorare Dio in spirito e verità e come possiamo praticarlo nella nostra vita quotidiana?
  • Come possiamo portare alla fede in Gesù persone che non Lo conoscono ancora oggi veramente, come la donna samaritana ha fatto con gli abitanti del villaggio?
  • La preservazione delle differenze culturali è importante ma può diventare un ostacolo alla comunicazione fra le persone. In che modo si possono conciliare le due cose?
  • Come possiamo applicare il messaggio sul vero culto di Dio in situazioni di conflitto e divisione all’interno della Chiesa?
  • Come possiamo individuare la sete spirituale nella vita degli altri e offrire loro “l’acqua viva” di cui parla Gesù?
  • Quali sono le sfide che le donne affrontano nella nostra società e come possiamo impegnarci per promuovere la loro dignità e uguaglianza?
  • Come possiamo affrontare la nostra vulnerabilità e fragilità come la donna samaritana, e trovare la forza e la speranza in Gesù?

Come possiamo essere aperti al cambiamento e alla trasformazione come gli abitanti del villaggio che hanno incontrato Gesù e si sono convertiti alla sua fede?