Confessioni di fede/Augustana/16

Indice generale

Confessione augustana (1530)

Prefazione - Confessioni_di_fede/Augustana/01/I Dio - Il. Il peccato originale - III. Il Figlio di Dio - IV. La giustificazione- V. Il ministero della chiesa - VI. La nuova obbedienza - VII. La chiesa - VIII. Che cos’è la chiesa? - IX. Il battesimo - X. La cena del Signore - XI. La confessione - XII. La penitenza o conversione - XIII. Funzione dei sacramenti - XIV. L’ordine ecclesiastico - XV. I riti della chiesa - XVI. La vita nella società civile XVII. Il ritorno di Cristo per il giudizio - XVIII. Il libero arbitrio - XIX. La causa del peccato - XX. Fede e buone opere - XXI. Il culto dei santi - XXII. La cena del Signore con ambedue le specie - XXIII. Il matrimonio dei preti - XXIV. La messa - XXV. La confessione - XXVI. La distinzione degli alimenti - XXVII. I voti monastici - XXVIII. Il potere ecclesiastico - Conclusione

XVI. La vita nella società civile

Per ciò che riguarda la vita civile insegnano che le istituzioni civili legittime sono buone opere di Dio e che ai cristiani è lecito ricoprire cariche pubbliche, esercitare la funzione di giudice, pronunciare sentenze in base alle leggi imperiali e alle altre norme vigenti, stabilire le pene in conformità alle leggi, far guerra per giusti motivi, militare negli eserciti, stipulare contratti secondo le leggi, avere delle proprietà, prestare giuramento su richiesta dei magistrati, ammogliarsi o prendere marito.

L’assoluzione si identifica con l’Evangelo. Secondo Lutero, è l’Evangelo ad avere il «potere delle chiavi»: chiunque lo ascolta e lo accoglie è ipso facto assolto e il pastore o il prete può solo attestare il perdono divino.

Condannano gli anabattisti che vietano questi doveri civili ai cristiani.

Condannano anche coloro che non fanno consistere la perfezione evangelica nel timore di Dio e nella fede, ma nella fuga dai doveri civili. L’Evangelo richiede infatti la giustizia eterna del cuore, ma intanto, in questo tempo, non abolisce l’organizzazione politica ed economica dello stato, anzi esige in primo luogo che siano mantenute come istituzioni divine e che in quelle istituzioni si pratichi l’amore del prossimo.

Pertanto i cristiani devono necessariamente obbedire ai loro magistrati e alle leggi, fatta eccezione quando comandino di commettere peccato, perché in questo caso si deve «obbedire a Dio anziché agli uomini» (At. 5:29).