Speranza per le vittime di conflitti permanenti (Matteo 5:5)

Matteo 5:5

Domenica 7 Gennaio 2024 – prima domenica dell’anno

(Servizio di culto completo con predicazione, 54′ 49″)

(Solo predicazione, 31′ 16″)

Conflitti permanenti

La tragedia di questo nostro mondo è che da sempre esso è campo di battaglia di forze economiche, politiche e militari che se ne contendono il predominio, l’egemonia. Questo riguarda anche territori e regioni che sono oggetto di contesa. Eccitati da ideologie o presi a forza, per questo si arruolano, si addestrano, si schierano e si mandano a morire uomini e oggi sempre di più anche donne, inquadrandoli in milizie ed eserciti di combattenti. Per quanto sia talvolta necessario difendere il proprio territorio, famiglie ed averi da aggressori, la maggior parte delle persone non sono fanatiche guerrafondaie e non hanno alcuna intenzione di andare a combattere. Vorrebbe solo starsene in pace a casa propria con i propri cari e col proprio lavoro quotidiano – e questo non è affatto “egoismo” come pretendono i propagandisti mendaci delle guerre! Mi ricordo di racconti tramandati della mia famiglia che parlavano della tragedia dei contadini piemontesi costretti dallo Stato nella prima e seconda guerra mondiale ad andare a combattere e morire lontani da casa contro gente sconosciuta per cause che non li riguardavano minimamente. Queste “cause” erano per loro incomprensibili ambizioni di fanatici nazionalisti e, soprattutto, gli interessi di pochi potenti. Questa gente, semplice ed umile, era davvero trattata senza scrupoli come semplice “carne da cannone” –  e ancora accade in certe nazioni.

Questa gente pacifica, semplice e umile è essenzialmente quella a cui si riferisce il Salvatore Gesù Cristo quando, nel Sermone sul Monte, Egli afferma: “Beati i mansueti, perché erediteranno la terra” (Matteo 5:5). Mi piace vedere in questa Sua frase uno scenario di questo genere: quando i diversi contendenti si azzufferanno per il loro predominio su un pezzo di terra o sul mondo intero, e per questo si distruggeranno a vicenda, arriverà il momento in cui la terra verrà finalmente lasciata da Dio solo ai superstiti mansueti ed essi potranno viverci felici, indisturbati e in pace. Si tratta forse questo di un sogno irrealizzabile, di un “ideale” astratto, di un pio desiderio, o magari di un rimando ad un indefinibile “regno dei cieli” in una dimensione diversa dalla nostra? No, si tratta di “un programma d’azione”, del programma di Gesù che sarà un giorno realizzato pienamente da Dio e del quale fin da oggi Egli ne mette le basi dandoci di viverne le primizie.

Una delle Beatitudini

Ascoltiamo prima di tutto l’intero brano chiamato delle Beatitudini, nel vangelo di Matteo al capitolo 5 dal versetto 1 all’12, dopodiché ci concentreremo solo sul versetto 5 che dice appunto “Beati i mansueti, perché erediteranno la terra”. Cercheremo di capire chi siano questi “mansueti” e che cosa si intenda per la terra che essi “riceveranno in eredità”.

“Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e, postosi a sedere, i suoi discepoli si accostarono a lui. Ed egli, aperta la bocca, insegnava loro dicendo: “Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli. Beati quelli che fanno cordoglio, perché saranno consolati. Beati i mansueti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché a essi misericordia sarà fatta. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati quelli che s’adoperano alla pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Beati voi, quando vi oltraggeranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi” (Matteo 5:1-12).

Dunque, Gesù dice “Beati (o felici) i mansueti, perché erediteranno la terra”, anche tradotto con: “Beati i miti, perché erediteranno la terra”. Interpretando, la traduzione interconfessionale lo rende così: “Beati quelli che non sono violenti: Dio darà loro la terra promessa”.

In italiano l’aggettivo “mansueto” significa docile, mite e trattabile, chi non ha natura aggressiva o violenta. È detto generalmente di animali domestici come l’agnello, la pecora o il bue, come in “le pecore seguivano mansuetamente il pastore”. Riferito agli umani indica persone tranquille, pacifiche, di carattere dolce e paziente, “che non farebbero male ad una mosca”. L’aggettivo “mite”, altresì, è detto di persona che ha carattere dolce e umano, disposto alla pazienza e all’indulgenza, che si comporta con umanità, senza severità e durezza.

La mansuetudine biblica

“I mansueti” nell’accezione moderna non rende completamente il senso del termine originale del testo del vangelo, perché il nostro termine tende a dare l’idea di debolezza, passività, rassegnata resilienza, cosa che non è intesa in questo senso.

Di fatto qui Gesù fa riferimento alle parole del Salmo 37:11 che dice: “Ma i mansueti erediteranno la terra e godranno abbondanza di pace”. In quel Salmo il popolo di Dio ha perso la sua terra a causa dei loro malvagi compatrioti, ma il Salmista assicura loro che i malvagi “saranno presto falciati come il fieno e appassiranno come l’erba verde” (v. 2) e lo invita dicendo: “Confida nell’Eterno e fa’ il bene; abita il paese e coltiva la fedeltà” (v. 3).  Egli promette: “Ancora un poco e l’empio non sarà più; tu osserverai il suo luogo ed egli non vi sarà più” (v. 10). Sono stati gli empi e coloro che non sono stati fedeli al Patto stabilito da Dio con il suo popolo a far si che il giudizio di Dio si abbattesse sulla terra in cui essi dimoravano e fosse devastata e poi dominata dai loro avversari. Un residuo di persone fedeli a Dio, “i mansueti”, però, sarebbe ritornato e la terra della promessa sarebbe stata loro restituita, non grazie alle loro forze, ma come un’eredità di Dio, quella che Egli promette ai Suoi fedeli, appunto “i mansueti”. L’Antico Testamento usa la parola “mansueto” non per descrivere un tratto della personalità impostato a passività, ma per indicare coloro che si affidano volentieri a Dio soltanto per il loro essere e benessere, coloro che non confidano nella violenza e nella prevaricazione.

La parola ebraica tradotta “mansueti” nel Salmo 37 è in ebraico anawim, lo stesso di “povero”. È usata per descrivere Mosè: “Ora Mosè era un uomo molto mansueto, più di ogni altro uomo sulla faccia della terra” (Numeri 12:3). Mosè dimostra il suo carattere di “anawim” al roveto ardente. Ha paura di guardare la manifestazione di Dio (Esodo 3:6). Poi protesta: “Chi sono io per andare dal Faraone e per trarre i figli di Israele dall’Egitto?” (Esodo 3:11), come pure: “… ecco, essi non mi crederanno e non ubbidiranno alla mia voce, perché diranno: ‘L’Eterno non ti è apparso’” (Esodo 4:1). Infine, in preda alla disperazione, dice: “Ahimè, Signore, io non sono un oratore; non lo ero in passato, e non lo sono da quando tu hai parlato al tuo servo; poiché io sono lento di parola e di lingua” (Esodo 4:10).

MA, per quanto umile possa essere alla presenza di Dio, Mosè non era certo timido quando appare davanti al Faraone. Non esita ad agire, anche quando le sue azioni provocano le dolorose piaghe che devastano gli egiziani. La sua mitezza riemerge quando gli Israeliti mettono in piedi un vitello d’oro per adorarlo come se fosse una divinità e Mosè implora Dio per la loro vita (Esodo 32:11-14). In quell’occasione non è timido nemmeno al cospetto di Dio, ma sostiene in modo persuasivo che Dio dovrebbe risparmiare il popolo. Il suo cuore è misericordioso verso gli israeliti che affrontano l’ira di Dio. Poi, però, infrange le tavole della Legge con rabbia quando trova la gente che si diverte ai piedi della montagna adorando il vitello d’oro che chiamano loro Dio. Era uno dei biblici anawim, ma difficilmente sarebbe stato debole o indeciso.

Il termine greco delle Beatitudini è οἱ πραεῖς, al singolare “praus”. Gesù definisce sé stesso con questo termine quando dice: “Prendete su voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore e voi troverete riposo alle anime vostre” (Matteo 11:29). Matteo descrive Gesù come un re “praus”, che cavalca un asino” nelle parole: “Dite alla figlia di Sion: ‘Ecco, il tuo re viene a te, mansueto, e montato sopra un’asina, e un asinello, puledro d’asina’” (21:5). Gesù prende a modello di “praus” al processo, dove rifiuta di difendersi. È equilibrato e ha il controllo sulla situazione, ma si rifiuta di avanzare pretese o di impostare una linea difensiva. Tuttavia, difficilmente potremmo definire Gesù debole o remissivo, timido. Capovolge i tavoli dei cambiavalute e usa una frusta per scacciare i venditori dal tempio. Frusta i farisei con la lingua. Esercita autorità sulle malattie e sui demoni. Insegna con autorità. Difficilmente potremmo definirlo “un mite” come di solito noi pensiamo alle persone miti!

Se Mosè e Gesù sono modelli di anawim e praus , il loro comportamento suggerisce il vero significato di queste parole. Né Mosè né Gesù erano ambiziosi nella ricerca dell’arricchimento personale o dell’esaltazione di sé stessi. Entrambi, tuttavia, erano energici nel sostenere un principio o nel proteggere i vulnerabili. Potremmo dire, quindi, che anawim e praus dovrebbero essere tradotti con “misericordiosi”, piuttosto che “mansueti”. Ma ancora più importante era la fonte della loro forza. Sia Mosè che Gesù sapevano di agire non con la forza umana, ma con il potere di Dio. Una persona del genere può lavorare in silenzio, con fiducia, certa che, con l’aiuto di Dio, prevarrà. “Mansueto” o “mite”, quindi, essenzialmente è “la disposizione dello spirito quando accettiamo fiduciosamente la sovranità e la volontà di Dio sulla nostra vita ubbidendogli senza discutere o opporgli resistenza.

Ereditare la terra

Qual’è la promessa che Dio in Gesù fa ai mansueti? Secondo quello che di solito si sente predicare dalla religione consolatoria ci aspetteremmo che Gesù dicesse che essi ereditino “il paradiso” o “il cielo”, vale a dire una “felicità ultraterrena” nell’aldilà, come per dire: “Abbiate pazienza, sopportate quaggiù le ingiustizie e in cielo avrete la vostra ricompensa”. No, Gesù dice: “Beati i mansueti, perché erediteranno la terra”. Non dice di lasciare pure la terra agli empi che se la contendono e voi otterrete “il cielo”…

La promessa di Gesù, è vero, ricalca quella fatta da Dio agli israeliti fedeli a Dio che avrebbero ottenuto la terra di Canaan. Quest’ultima, però, non era che un simbolo, una prefigurazione (come tante altre nell’Antico Testamento) del fatto che l’intero globo terracqueo, appartenendo a Dio, sarebbe stato “dato in eredità” ai Suoi figlioli, le persone fedeli a Lui e quindi “mansueti”. Essi sono “l’Israele spirituale”, composto dai credenti in Lui di ogni popolo e nazione. L’apostolo Paolo scrive: “Poiché la promessa di essere erede del mondo non fu fatta ad Abraamo o alla sua discendenza in base alla legge, ma in base alla giustizia che viene dalla fede” (Romani 4:13) in Cristo. Poiché Cristo “ha ereditato” Egli stesso la sovranità sulla terra, essendo Lui autenticamente “la discendenza” di Abraamo (Galati 3:16), coloro che sono di Cristo, sono in comunione con Lui, ne sono altresì “eredi”, com’è scritto: “Ora, se siete di Cristo, siete adunque progenie d’Abrahamo, ed eredi secondo la promessa” (Galati 3:30). La promessa di Dio a Israele in Cristo è stata superata, non ha più senso in quanto tale. La promessa doveva espandersi, perché lo stesso ‘popolo di Dio’ si era espanso”, l’eredità della terra è stata ampliata o “universalizzata”: l’attenzione ora è su tutta la terra, ereditata sia da Giudei che da altre genti in Cristo.

Importante è pure sottolineare che i mansueti erediteranno la terra non solo “alla fine dei tempi”, ma che ne sono fin da oggi come le primizie del mondo che verrà. Della terra essi sono “i legittimi titolari” fin da oggi, gli abitanti più degni, vivendo essi fedelmente secondo l’insegnamento di Cristo. Come nel Salmo 37 le qualità di coloro che ereditano la terra erano: fiduciosa attesa del Signore, mitezza, giustizia, rettitudine e cura per i poveri – tutte enfatizzate come buone qualità in tutto il salmo. Ecco così che dobbiamo leggere Matteo 5:5 avendo come sfondo tutte le Beatitudini. Le otto Beatitudini descrivono le qualità del popolo di Dio nella nuova storia. Queste sono descrizioni della comunità nel suo insieme. Ciò significa che coloro che ereditano la terra non sono solo i mansueti, ma anche i poveri in spirito, gli afflitti, gli affamati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace e i perseguitati per amore della giustizia e di Gesù. Gesù riafferma qui, nello spirito del Salmo 37, cosa significa essere il popolo dell’alleanza di Dio, il vero Israele – luce e sale del mondo (Matteo 5:13–16). Il Sermone sul Monte è una sfida ad “essere Israele”, popolo di Dio, a governare la propria vita, la propria famiglia, il proprio territorio e, alla fine, il mondo intero, secondo l’insegnamento e l’esempio del Cristo. Lo faranno: è una promessa. Il Regno di Dio trascende tutte le dimensioni geografiche ed è stato universalizzato. La speranza cristiana non è quella di fuggire da questa terra al cielo, ma la restaurazione di questa terra come Dio l’aveva intesa fin dall’inizio. È vero che il regno di Dio avviene in due fasi (inaugurato, poi realizzato pienamente), ma c’è una continuazione tra ciò che è stato inaugurato e ciò che sarà realizzato pienamente, una concreta progressione. Vi è una dimensione presente e una dimensione futura.

Conclusione

Com’è possibile essere e rimanere mansueti nella completa accezione biblica del termine, come lo era Gesù, come lo era Gesù Cristo? Facciamo guerre, infatti, perché la guerra “ce la portiamo dentro”. L’apostolo Giacomo scrive: “Da dove vengono le guerre e le contese fra voi? Non è forse dalle passioni che si agitano nelle vostre membra? Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi contendete e guerreggiate; non avete, perché non domandate; domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri” (Giacomo 4:1-3).

La risposta è affidandoci al Signore e Salvatore Gesù Cristo come Suoi discepoli. Egli così opererà in noi, tramite lo Spirito Santo, una progressiva purificazione del nostro cuore dalle multiformi e malefiche espressioni del peccato. L’apostolo Paolo scrive: “Il frutto dello Spirito … è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo (…) Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze. Se viviamo per lo Spirito, camminiamo altresì per lo Spirito. Non siamo vanagloriosi, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri” (Galati 5:22-26). Questo si trasformerà in una vita rinnovata ad immagine di Cristo nella nostra famiglia, nel nostro territorio, nella nostra nazione, in tutta la terra. Questo si diffonderà pian piano ed avremo la terra “come nostra eredità”, l’eredità dei figlioli di Dio. Allora: “Gli empi periranno; i nemici dell’Eterno, come grasso di agnelli, saranno consumati e andranno in fumo” (Salmo 37:20).

Paolo Castellina, 30 Dicembre 2023.

 Appendice

1

“Per mansueti intende le persone di indole mite e gentile, che non si lasciano facilmente irritare dalle offese, che non sono pronte a offendersi, ma sono pronte a sopportare qualsiasi cosa pur di non fare azioni simili a uomini malvagi. Quando Cristo promette a tali persone l’eredità della terra, potremmo ritenerlo estremamente insensato. Coloro che respingono calorosamente ogni attacco e la cui mano è sempre pronta a vendicare le offese, sono piuttosto coloro che rivendicano per sé il dominio della terra. E l’esperienza certamente dimostra che quanto più la loro malvagità è sopportata con mitezza, tanto più essa diventa audace e insolente. Da qui nasce il proverbio diabolico: ‘Bisogna ululare coi lupi, perché subito i lupi divoreranno chiunque si farà pecora’. Ma Cristo pone la propria protezione, e quella del Padre, in contrasto con la furia e la violenza degli uomini malvagi, e dichiara, con buone ragioni, che i miti saranno signori ed eredi della terra. I figli di questo mondo non si pensano mai al sicuro, ma vendicano ferocemente le ferite che sono state loro fatte e difendono la loro vita con “armi da guerra” (Ezechiele 32:27). Ma come dobbiamo credere, che solo Cristo è il guardiano della nostra vita, tutto ciò che ci resta è ‘nasconderci all’ombra delle sue ali’ (Salmi 17:8). Dobbiamo essere pecore, se vogliamo essere considerati parte del suo gregge. Si obietterà forse che quanto detto finora è contraddetto dall’esperienza. Suggerirei innanzitutto di considerare quanto le persone feroci siano disturbate dalla propria irrequietezza. Mentre conducono una vita così tempestosa, sebbene siano stati cento volte signori della terra, mentre possiedono tutto, certamente non possiedono nulla. Per i figli di Dio, invece, rispondo che, anche se non poggiano il piede su ciò che è loro, godono di una residenza tranquilla sulla terra. E questo non è un possesso immaginario; poiché sanno che la terra in cui abitano è stata loro donata da Dio. Inoltre, la mano di Dio si interpone per proteggerli dalla violenza e dal furore degli uomini malvagi. Benché esposti ad ogni specie di attacco, soggetti alla malizia degli uomini malvagi, circondati da ogni genere di pericolo, sono al sicuro sotto la protezione divina. Almeno hanno già un assaggio di questa grazia di Dio; e questo basta loro finché non entrano, nell’ultimo giorno, in possesso dell’eredità del mondo” (Giovanni Calvino, Commentario a Matteo).

2

“Beati i miti che non si lasciano facilmente irritare; che sopportano con pazienza le offese e gli affronti; comportarsi cortesemente e affabilmente con tutti; hanno i pensieri più meschini di sé stessi e i migliori degli altri; non invidiano i doni e le grazie degli altri; sono disposti a lasciarsi istruire e ammonire dal più meschino dei santi; si sottomettono tranquillamente alla volontà di Dio, nelle dispensazioni avverse della provvidenza; e attribuiscono tutto ciò che hanno e sono alla grazia di Dio. La mitezza, o umiltà, è molto preziosa e lodevole. Gli ebrei, pur essendo un popolo orgoglioso, altezzoso e adirato, non possono fare a meno di elogiarlo: «La saggezza, il timore e la mansuetudine, dicono , sono di grande stima ; ma la mansuetudine è più grande di tutti loro’. Avevano due dottori molto importanti al tempo di Cristo, Hillell e Shammai; l’uno era di indole mite, l’altro di carattere iroso: quindi, dicevano: “Che un uomo sia sempre mite come Hillell, e che non sia arrabbiato come Shammai”. Qui la mitezza è da considerare non come una virtù morale, ma come una grazia cristiana, frutto dello Spirito di Dio; che era eminentemente in Cristo, ed è molto ornamentale per i credenti; e di grande vantaggio e utilità per loro, nell’udire e ricevere la parola; nel rendere ragione della speranza che è in loro; nell’istruire e ristabilire coloro che si sono allontanati, sia in principio che in pratica; e in tutta la loro vita e le loro conversazioni; e serve molto a raccomandare la religione agli altri: coloro che la possiedono e la esercitano, sono ben graditi a Dio; quando sono sconsolati, li consola; quando hanno fame, li sazia; quando vogliono una direzione, lui la dà loro; quando viene offeso, li farà bene; dà loro più grazia qui e gloria nell’aldilà. La benedizione esemplificata, alla quale prenderanno parte, è: erediteranno la terra. Non la terra di Canaan, anche se a ciò si può alludere; né questo mondo, almeno nella sua situazione attuale; poiché questo non è il riposo e l’eredità dei santi: ma piuttosto la “nuova terra”, che sarà dopo che questa sarà bruciata; in cui dimoreranno solo le persone qui descritte; e chi lo erediterà, in virtù del loro essere eredi di Dio e coeredi di Cristo; di cui è la terra e tutto ciò che la contiene. Sebbene alcuni pensino che il paradiso sia qui concepito, e sia così chiamato, in parte per amore di varietà di espressione, da Matteo 5:3 e in parte in allusione alla terra di Canaan, un suo simbolo; e può essere chiamata terra, o paese, cioè celeste, in opposizione a questo terrestre; come la Gerusalemme celeste si oppone a quella terrena, e che sarà un’eredità gloriosa. Il passaggio a cui si fa riferimento è Salmi 37:11” (John Gill, Commentario a Matteo).