Confessioni di fede/Westminster/Catechismo minore/cmw018
Catechismo minore di Westminster |
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18. D. In che cosa consiste la peccaminosità di quella condizione in cui è decaduto l'Uomo?
R. La peccaminosità della condizione in cui è caduto l'Uomo consiste nella colpa in cui è incorso Adamo con il suo primo peccato, nel difetto di giustizia originale e corruzione dell'intera sua natura (chiamata comunemente peccato originale), insieme a tutti i peccati attuali che da essa derivano.
Riferimento biblico
- "Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato... Poiché, fino alla legge, il peccato era nel mondo, ma il peccato non è imputato quando non c'è legge. Eppure, la morte regnò, da Adamo fino a Mosè, anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Però, la grazia non è come la trasgressione. Perché se per la trasgressione di uno solo, molti sono morti, a maggior ragione la grazia di Dio e il dono della grazia proveniente da un solo uomo, Gesù Cristo, sono stati riversati abbondantemente su molti. Riguardo al dono non avviene quello che è avvenuto nel caso dell'uno che ha peccato; perché dopo una sola trasgressione il giudizio è diventato condanna, mentre il dono diventa giustificazione dopo molte trasgressioni. Infatti, se per la trasgressione di uno solo la morte ha regnato a causa di quell'uno, tanto più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo di quell'uno che è Gesù Cristo. Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini. Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l'ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti" (Romani 5:12-19);
- "Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri" (Efesini 2:1-3);
- "... invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte" (Giacomo 1:14-15);
- "Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni" (Matteo 15:19).
Commento
La domanda n. 18 del Catechismo minore di Westminster chiede: "In che cosa consiste la peccaminosità di quella condizione in cui è decaduto l'Uomo?". Ad essa risponde: "La peccaminosità della condizione in cui è caduto l'Uomo consiste nella colpa in cui è incorso Adamo con il suo primo peccato, nel difetto di giustizia originale e nella corruzione dell’intera sua natura (chiamata comunemente peccato originale), insieme a tutti i peccati attuali che da essa derivano".
La questione che tratta questa risposta concerne la radice e il frutto del peccato. Fra gli altri testi biblici che ne parlano si può evidenziare Romani 5:12, che dice: "... come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, e in questo modo la morte si è estesa su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato".
Alla radice del peccato c’è la colpa originale, cioè la responsabilità del primo peccato di Adamo, che rappresentava tutto il genere umano. In lui, tutta la nostra stirpe ha peccato e ne condivide la condanna.
C’è poi il difetto di giustizia originale: la creatura umana ha perduto quella perfetta rettitudine e comunione con Dio che possedeva all’inizio. Da questa perdita nasce la corruzione della sua natura — una tendenza universale al male che tocca mente, cuore e volontà. Questo è ciò che chiamiamo peccato originale.
Infine, da questa radice corrotta scaturiscono i peccati attuali, fattivi, cioè i pensieri, le parole e le azioni peccaminose che compiamo ogni giorno. La nostra condizione non è solo di colpa, ma anche di impotenza morale: non possiamo non peccare, a meno che Dio non ci rinnovi per grazia.
Il peccato non è solo un atto, ma una malattia dell’anima. È come una sorgente avvelenata che contamina tutto ciò che ne scaturisce. Questa consapevolezza non deve portarci alla disperazione, ma all’umiltà e alla fiducia nella grazia di Cristo, venuto proprio per risanarci.
L’Evangelo non si limita a perdonare i nostri peccati esterni: Cristo guarisce la radice stessa del male, rigenerando la nostra natura corrotta. Dove Adamo ha portato morte e rovina, Cristo porta vita e giustizia. In Lui siamo liberati non solo dalla colpa, ma anche dal dominio del peccato.
Ogni giorno, dunque, il credente è chiamato a riconoscere la profondità della propria caduta e la grandezza della redenzione. Solo chi comprende la gravità del peccato può gustare appieno la dolcezza del perdono.
Preghiamo. Signore santo, riconosco che il peccato non è soltanto nei miei atti, ma dentro di me. Il mio cuore è inclinato al male, e senza la Tua grazia non posso raddriz
Altro commento
La condizione di peccato nella quale è decaduto l'essere umano consiste nel fatto che (1) tutti siamo colpevoli del primo peccato di Adamo; (2) siamo tutti privi della nostra originaria giustizia; (3) la nostra natura è totalmente corrotta. Questo viene chiamato 'peccato originale' ed esso si accompagna a tutte le trasgressioni che di fatto ne derivano.
Che cosa aera avvenuto quando Adamo peccò?
- Egli è morto spiritualmente davanti a Dio.
- E' divenuto soggetto alla sofferenza fisica, alla malattia ed alla morte.
- Ha perduto la sua innocenza, divenendo ingiusto ed empio, colpevole e perduto, nemico ed estraneo a Dio1
- Se fosse morto nei suoi peccati (senza ravvedersene) avrebbe sofferto una condanna eterna.
Non c'è dunque nulla di buono nell'uomo? Dipende dal come consideriamo la questione: dal punto di vista di Dio o dal punto di vista umano. Dio non trova nell'uomo alcun bene che possa fargli guadagnare un posto in cielo. Per quanto riguarda, invece, la rettitudine o la condizione dell'essere degno del cielo, Dio dice che non esiste affatto, l'uomo è totalmente corrotto2 . Per 'totalmente corrotto' si intende che il peccato ha influenzato ogni parte dell'essere umano e che, nonostante non commetta di fatto tutti i peccati, l'uomo è potenzialmente in grado di commetterli3 . Inoltre si intende che egli è del tutto incapace di piacere a Dio, per quanto riguarda la salvezza4 . Dio non vede solo ciò che una persona ha di fatto commesso, ma ciò che essa è di per sé stessa. Dio infine, non permette che tutti gli uomini giungano al massimo della loro depravazione.
- Gli ha lasciato la riprensione della coscienza (Romani 12:5),
- Gli ha lasciato il freno delle leggi e delle autorità civili (Romani 13:1-5);
- Gli ha lasciato la paura della morte (Ebrei 12:5);
- Gli ha lasciato l'influenza della famiglia, dell'educazione, della società.
Comprendete però come tutto questo sia pure piuttosto labile, fragile e comunque non sufficiente a rendere l'uomo buono. Lasciato a sé stesso l'uomo è incline al male.
Note
- Confronta: Genesi 3:7; Efesini 2:1-3.
- Confronta: Isaia 1:6.
- Geremia 17:9; Romani 3:10-18; 7:18.
- Genesi 8:21; Salmi 58:3; 1Samuele 16:7Genesi 6:5; Romani 8:8; 3:12.