Confessioni di fede/Westminster/Catechismo minore/cmw100
Catechismo minore di Westminster |
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100. D. Che cosa ci insegna la prefazione alla Preghiera del Signore?
R. La prefazione alla Preghiera del Signore, cioè: "Padre nostro, che sei nei cieli" ci insegna ad accedere a Dio con ogni santa riverenza e fiducia, come figli verso il loro padre, un padre in grado e pronto ad aiutarci, e che noi dovremmo pregare per e con gli altri.
Riferimento biblico
- "Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;" (Matteo 6:9);
- "E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!»" (Romani 8:15);
- "Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!" (Luca 11:13);
- "Pietro dunque era custodito nella prigione; ma fervide preghiere a Dio erano fatte per lui dalla chiesa" (Atti 12:5);
- "Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini" (1 Timoteo 2:1).
Commento
La domanda numero 100 del Catechismo minore di Westminster chiede: "Che cosa ci insegna la prefazione alla Preghiera del Signore?". Ad essa risponde: "La prefazione alla Preghiera del Signore, cioè: “Padre nostro, che sei nei cieli” ci insegna ad accedere a Dio con ogni santa riverenza e fiducia, come figli verso il loro padre, un padre in grado e pronto ad aiutarci, e che noi dovremmo pregare per e con gli altri".
Questa domanda parla delle espressioni iniziali del "Padre nostro", la preghiera che Gesù ci ha insegnato, vale a dire: "Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;" (Matteo 6:9). Esse trattano della riverenza filiale e della fiducia comunitaria dei figlioli di Dio.
La prefazione della Preghiera del Signore non è una semplice formula introduttiva, ma una vera e propria scuola di preghiera. In poche parole essa tiene insieme due dimensioni che la Scrittura non separa mai: la maestà trascendente di Dio (“che sei nei cieli”) e la Sua prossimità paterna (“Padre nostro”).
Dio non viene ridotto a un interlocutore alla pari, né collocato in una distanza inaccessibile. È Padre, ma è il Padre che regna; è vicino, ma rimane santo. La teologia riformata ha sempre insistito su questo equilibrio: la preghiera nasce da una adozione reale, fondata in Cristo, e si esprime con riverenza, non con familiarità superficiale.
Dire “Padre nostro” significa ricordare a noi stessi chi siamo mentre preghiamo. Non individui isolati che avanzano pretese, ma figli accolti che parlano a un Padre buono e potente. Questo libera la preghiera dalla paura servile, ma anche dalla leggerezza irreverente.
Inoltre, il nostro corregge una spiritualità ripiegata su sé stessa. Anche quando siamo soli, preghiamo come membri di un corpo, portando davanti a Dio i pesi, le necessità e le speranze delle altre persone. La vera preghiera cristiana non è mai egoistica: nasce dalla comunione dei santi e la rafforza.
🙏 Preghiamo. Padre nostro che sei nei cieli, insegnaci a pregare con cuore umile e fiducioso. Donaci di accostarci a Te come figli amati, con rispetto santo e con piena fiducia nella Tua bontà. Allarga il nostro cuore, perché non preghiamo solo per noi stessi, ma per e con tutte le persone che Tu chiami Tue. Per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.
Ulteriore commento
"Padre nostro": Ci insegna la necessità di avere un giusto rapporto con Dio. Senza di questo non possiamo pregare in modo accettabile. Non è vero che Dio è per tutti Padre e noi tutti siamo suoi figlioli. Lo possiamo diventare per adozione solo accettando Gesù Cristo come personale Salvatore e Signore. Solo allora potremo così pregare! "Che sei nei cieli" non significa che Egli sia per noi così lontano tanto da non poterlo raggiungere (ad es. l'Islam) o che sia aggiungibile tramite qualcuno che gli sia particolarmente vicino (santo o madonna), ma Egli si è avvicinato a noi in Cristo. Egli, poi, è "in cielo", c'è cioè una distanza di rispetto. Dio è Dio, è nel cielo, e ciononostante vuole essere chiamato Padre. Egli è al contempo lontano e vicino. Il cristianesimo biblico evita così gli estremi di un Dio irraggiungibile e quelli di un Dio con il quale è da prendere per scontata una famigliarità "terra-terra" (vedi figura). La preghiera, infine è da farsi insieme, ("nostro"), è la preghiera della comunità dei credenti riunita.