Confessioni di fede/Westminster/Catechismo minore/cmw044
Catechismo minore di Westminster |
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44. D. Che cosa ci insegna la prefazione del Decalogo?
R. La prefazione del Decalogo ci insegna che proprio perché Dio è il Signore, il nostro Dio e il nostro Redentore noi siamo tenuti ad osservare tutti i Suoi precetti.
Riferimenti biblici
- "...di concederci che, liberati dalla mano dei nostri nemici, lo serviamo senza paura, in santità e giustizia, alla sua presenza, tutti i giorni della nostra vita" (Luca 1:74-75);
- "...ma come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo». E se invocate come Padre colui che giudica senza favoritismi, secondo l'opera di ciascuno, comportatevi con timore durante il tempo del vostro soggiorno terreno; sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia." (1 Pietro 1:15-19).
Commento
La domanda numero 44 del Catechismo minore di Westminster chiede: "Che cosa ci insegna la prefazione del Decalogo?". Ad essa risponde: "La prefazione del Decalogo ci insegna che proprio perché Dio è il Signore, il nostro Dio e il nostro Redentore, noi siamo tenuti ad osservare tutti i Suoi precetti".
La prefazione del Decalogo, rammentiamolo, dice: "Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù” (Esodo 20:2). L'idea che intende esprimere questa risposta del Catechismo è che la nostra deve essere un’obbedienza che nasce dalla gratitudine.
Questa prefazione non è un semplice titolo introduttivo: è il cuore pulsante dell’intera Legge morale. Prima ancora di comandare, Dio si presenta: “Io sono il Signore, il tuo Dio, il tuo Redentore”. Egli fonda l’obbedienza non sulla paura, ma sulla relazione: apparteniamo a Lui.
Le tre espressioni fondamentali sono decisive:
- Il Signore – Colui che ha autorità assoluta e diritto di comandare.
- Il tuo Dio – Colui che si è legato a te in un patto di grazia.
- Colui che ti ha redento – Il Liberatore che ti ha tratto dalla schiavitù.
L’obbedienza cristiana non nasce dall’ansia, ma dalla gratitudine liberata. Non obbediamo per essere salvati: obbediamo perché siamo stati salvati. È la logica della grazia: prima la redenzione, poi la Legge come via di vita.
Il cristiano moderno è spesso tentato di leggere la Legge con sospetto, come un peso o un residuo del passato. Ma il Signore ce la consegna come un dono, e inserita nella cornice di un amore già dimostrato.
La prefazione ci ricorda che:
- La Legge non è un muro che ci esclude, ma un sentiero che ci guida.
- Non è una gabbia, ma una protezione.
- Non è un modo per guadagnarci Dio, ma un mezzo per camminare con Lui.
Viviamo in un tempo in cui l’autorità viene messa in discussione e ogni limite appare irritante. Questa pagina della Scrittura ci riporta invece a un principio dimenticato: la vera libertà non è l’assenza di comandamenti, ma l’obbedienza al Dio che libera. Per questo, i comandamenti non iniziano con “Tu devi…”, ma con “Io sono il Signore, il tuo Dio…”. È il linguaggio di un Padre che ricorda al figlio il suo amore prima di indicargli la via.
🙏 Preghiamo. Signore, nostro Dio e nostro Redentore, tu ci hai liberati dalla schiavitù del peccato e ci hai chiamati alla libertà dei figli. Fa’ che riconosciamo nella tua Legge non un peso, ma un dono; non un vincolo, ma un cammino di vita buona. Rendici pronti a ubbidirti con cuore riconoscente, perché tu sei il Signore, il nostro Dio, il nostro Liberatore. Amen.